Nell’Indice di percezione della corruzione l’Italia continua ad arretrare
L’Indice di Percezione della Corruzione, elaborato annualmente da Transparency
International, nasce nel 1995 ed è diventato il principale indicatore globale
della corruzione nel settore pubblico. L’Indice assegna un punteggio a 182 Paesi
e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel
settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne. Il punteggio
finale è determinato in base ad una scala che va da 0 (alto livello di
corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita). E in tale
indice 2025 l’Italia prosegue a marcia indietro, un dietrofront (-1) che rivela
un Paese in difficoltà nel quadro di un’Europa e un mondo che arretrano nella
lotta alla corruzione. Il punteggio dell’Italia nel CPI 2025 è di 53 e segna un
nuovo calo (-1) rispetto al 2024 (54), quando il punteggio ha subito la prima
inversione di tendenza dal 2012. Ossia dall’anno in cui il Paese ha scelto di
puntare sulla prevenzione della corruzione, con leggi e strumenti per anticipare
i rischi e rafforzare la trasparenza.
Secondo Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione
italiano risente delle ripercussioni dovute all’indebolimento delle misure
anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio. Nel 2025
l’Italia, insieme alla Germania, ha contrastato l’inserimento dell’abuso
d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione Europea attraverso la
Direttiva anticorruzione, proposta dalla Commissione Europea nel 2023 e
approvata in via provvisoria a dicembre 2025. Tra le carenze del sistema
nazionale di prevenzione della corruzione vi è poi anche la mancanza di una
legge organica sul lobbying. La proposta di legge sul tema, incompleta, è stata
approvata alla Camera a gennaio e passerà all’esame del Senato. Non meno
importanti sono anche: la mancanza di una regolamentazione complessiva sul
conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari
effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure
antiriciclaggio.
In ordine ai dati globali del CPI 2025, c’è da constatare come le democrazie,
solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o
alle democrazie imperfette, stiano registrando un preoccupante calo delle
prestazioni. Questa tendenza riguarda Paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada
(75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito
(70), la Francia (66) e la Svezia (80). In molti Paesi europei negli ultimi
dieci anni gli sforzi anticorruzione hanno subito una battuta d’arresto. Dal
2012, 13 Paesi dell’Europa occidentale e dell’UE hanno registrato un
significativo peggioramento, mentre solo sette hanno ottenuto miglioramenti. Un
altro fenomeno preoccupante è l’aumento delle restrizioni da parte di molti
Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione. Dal 2012, 36
dei 50 Paesi con un calo significativo dei punteggi CPI hanno anche registrato
una riduzione dello spazio civico.
“In un contesto mondiale nel quale i principi dello Stato di diritto e i
rapporti internazionali stanno progressivamente mutando”, ha sottolineato
Michele Calleri, Presidente di Transparency International Italia, “è
fondamentale per ciascuno di noi riaffermare con decisione che valori quali
l’integrità, la trasparenza e la responsabilità sociale sono ineludibili. Per
questo dobbiamo impegnarci nella realizzazione di un modello di società e di
rapporti umani che trovi più conveniente ed etica l’integrità rispetto alla
corruzione, la trasparenza rispetto al clientelismo e la responsabilità rispetto
all’omertà sociale.”
“Dopo il crollo di dieci posizioni dell’Italia nell’indice di percezione della
corruzione registrato nel 2024”, ha dichiarato il presidente dell’Autorità
nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia, intervenendo alla presentazione
dell’Indice di percezione della corruzione, “ora constatiamo un altro passo
indietro. È un lento veloce declino: la situazione nel nostro Paese non è
felice. Una tendenza che c’è già ed è quella di prendersela col termometro. Ma
questo è un indice che unisce tutto il mondo, che consente di misurare a livello
globale, è un termometro che va preso molto sul serio e mai sottovalutato. Il
fatto che si vada male, e che anche in Europa si siano fatti purtroppo passo
indietro, non deve essere un elemento che non fa guardare con preoccupazione i
passi indietro che ci sono stati. (…) Quello di cui abbiamo bisogno è non
sottovalutare l’indice che oggi segna un punteggio ma segue un trend, reagire
invece tutti insieme, con un colpo di reni, capendo che a questo è legata la
qualità della nostra democrazia, la fiducia che i cittadini hanno nelle
istituzioni. Questo è un compito che riguarda tutte le istituzioni, tutti i
cittadini, la società civile, un compito sul quale ci giochiamo molto del nostro
futuro.”
Qui per approfondire:
https://www.transparency.it/informati/news/cpi-2025-italia-conferma-dietrofront.
Giovanni Caprio