Per salvare il Rojava e il suo esperimento di democrazia diretta
In Sardegna, come anche da altre parti d’Italia, per esempio a Milano e a Roma,
c’è chi si è ricordato della guerra in atto nel nord della Siria, ai confini con
la Turchia, nella regione a maggioranza curda del Rojava, nuovamente nell’occhio
del ciclone bellico. Lo fa cercando di penetrare la cortina del silenzio delle
televisioni e della stragrande maggioranza della stampa e indicendo una
manifestazione a Cagliari per il 14 febbraio. Una data che è anche quella della
ricorrenza del complotto internazionale che portò alla cattura, da parte di
agenti dei servizi turchi, del leader curdo Ocalan, nel 1999.
La regione del Rojava, è amministrata autonomamente dal 2012, è stata capace di
resistere ai miliziani dell’ISIS, durante la guerra civile siriana, per trovarsi
di nuovo oggi sotto attacco, da parte di milizie jiadiste, coperte dal governo
di Damasco. Al contempo sono schierati minacciosi i carri armati turchi, poco
più a nord.
Quel che si rischia è una possibile spartizione territoriale fra Turchia e Siria
di quei territori, ma soprattutto è in grave pericolo la possibilità che il
grande esperimento di autogoverno e di democrazia diretta agito dalla
popolazione del Rojava possa essere soffocato nel sangue. I curdi pagano, come i
palestinesi, il peccato di essere popolazioni d’intralcio al progetto
statunitense di dare delega a Israele per la governance del medio oriente. Ma
oltre a questo, risultano particolarmente scomodi a tutti i poteri forti, perché
hanno dimostrato che una vasta regione può amministrarsi autonomamente, con un
autogoverno dal basso, con l’equivalenza fra i generi, la convivenza interetnica
ed interreligiosa ed il rispetto per la natura. Una società contro lo stato,
come quelle di cui scriveva l’antropologo Pierre Clastres (1934-1977),
analizzando le relazioni fra gli indios guaranì nel secolo scorso? In un certo
senso si, anche se nel contesto della complessità contemporanea.
Nel Rojava è in atto da almeno quindici anni un esperimento sociale e politico
di grande portata: il confederalismo democratico. Un’idea che il leader curdo
Abdullah Ocalan ha maturato durante la sua lunghissima prigionia, mutuandola
almeno in parte dagli scritti dell’ecologista anarchico statunitense Murray
Boockin (1921-2006), l’ideatore del municipalismo libertario. L’idea di base è
quella di una fitta struttura partecipativa a rete, che coinvolga la popolazione
nelle decisioni più importanti per l’intera comunità, coordinandosi
territorialmente attraverso deleghe su mandato specifico, sempre revocabili
dalle assemblee che le hanno generate. Un sistema non dall’alto verso il basso,
ma dal basso verso l’alto. Un esperimento che, per un semplice umano sentimento,
si dovrebbe studiare e implementare, non aggredire e bombardare. Ma così non è.
L’Europa e l’Italia tacciono.
La manifestazione in appoggio al popolo curdo e alla resistenza del Rojava
inizierà a Cagliari in piazza Garibaldi alle ore 17. Un’importante occasione
per dire no alla politica del riarmo e per aiutare chi lotta e prova a
sperimentare un modo di vivere migliore.
foto di Redazione Sardigna
Carlo Bellisai