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GIORNO DEL RICORDO: GOBETTI, “IL DOMINIO MEDIATICO NAZIONALISTA SI È IMPOSTO COME NARRAZIONE DI STATO”
Da 22 anni il 10 febbraio è istituito come Giorno del Ricordo, data che coincide con l’anniversario della firma del trattato di Parigi fra l’Italia e le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale (nel 1947) che prevedeva la cessione alla Jugoslavia di Zara, Fiume, quasi tutta l’Istria. Si tratta di una data molto vicina alla Giornata della Memoria, il 27 gennaio, e che riguarda invece le vittime dell’Olocausto nazista. Lo scopo ufficiale della legge è “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati del secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. La legge continua invitando a organizzare iniziative per diffondere la memoria di quegli eventi. Fin da subito però è apparso chiaro il tentativo non di raccontare la storia o approfondirla, ma di distorcerla in senso nazionalista. Per esempio nascondendo i crimini di guerra fascisti e falsificando i numeri. Gli storici e le storiche che in Italia si oppongono a questa narrazione sono una manciata. Tra loro, Eric Gobetti che ai nostri microfoni spiega che “ormai si sia imposto un dominio mediatico tale su questa narrazione nazionalista, che non c’è nemmeno più tanto bisogno di agitarsi. Mi pare che quest’anno i toni siano un po’ meno elevati rispetto agli altri anni essenzialmente per questo. Il dominio è tale che qualche voce fuori dal coro non cambia praticamente le cose, considerata la pressione che comunque esiste sul mondo della scuola e in tutti gli spazi pubblici“. L’unica cosa che ancora dà fastidio “è quando gli storici provano a parlare nelle scuole, perché è uno spazio libero di di comunicazione diretta con le nuove generazioni”. Le falsità in quello che viene raccontato sono diverse, ma sono pochissimi gli storici “che hanno voglia di mettersi in gioco, perché significa contrastare una narrazione che diventa una narrazione ufficiale dello Stato, accompagnata da minacce, censure, prese di posizioni politiche, eccetera. E se vuoi farla, quella battaglia, per quanto credi che sia giusta o ribadire la verità storica, devi essere molto coraggioso, disposto a rischiare il posto di lavoro se sei un docente. Insomma, sono cose che pochissimi hanno voglia di fare, per cui effettivamente siamo 4 o 5 in Italia alla fine che ci mettiamo in gioco su questa cosa”. La narrazione ufficiale dello Stato, secondo Eric Gobetti, “è eversiva rispetto alla democrazia e bisogna fare qualunque sforzo per contrastarla”. Gobetti nella sua intervista a Radio Onda d’Urto spiega le ragioni: “se tu metti sullo stesso piano la vicenda delle foibe con la Shoah, […] sostanzialmente racconti che i partigiani sono come i nazisti. E siccome i partigiani sono quelli che hanno portato la democrazia in Italia e che hanno scritto la Costituzione, praticamente se tu dici che quelli che hanno fatto la democrazia e la Costituzione sono dei nazisti, in pratica stai dicendo che la democrazia e la Costituzione sono cose sbagliate e che bisogna cambiarle, che è esattamente quello che sta cercando di fare questo governo, peraltro”. Nell’intervista Eric Gobetti riassume alcuni degli aspetti centrali della versione falsificata della storia: “Il primo è che questi territori del confine, il famoso confine orientale, sarebbero stati territori puramente italiani improvvisamente invasi da degli stranieri, da questi slavi stranieri. Ovviamente l’immagine è totalmente falsa, stiamo parlando di territori misti dove la presenza italiana c’è sempre esistita insieme ad altre presenze linguistiche e culturali sovrapposte, mischiate tra di loro. Quindi una realtà mista, meticcia che viene poi cancellata da 40 anni di violenze”. “Le violenze non vengono portate lì da questa invasione slava, ma al contrario cominciano con l’invasione italiana, cioè quando l’Italia annette questi territori dopo la prima guerra mondiale, quando il fascismo conduce la sua campagna di italianizzazione forzata nei confronti delle minoranze nazionali”, continua Gobetti. “L’Italia che invade la Jugoslavia, non è il contrario“. Inoltre la cosiddetta violenza delle foibe non fu una violenza anti-italiana, ma “violenze che sono rivolte contro i fascisti e contro i rappresentanti dello stato fascista o contro i collaborazionisti dei nazisti nel 1945. Poi tra le vittime ci sono anche persone diverse, perché ci sono altri fenomeni, vendette private eccetera, ma essenzialmente la logica di quelle violenze è una reazione, una vendetta rispetto alle violenze precedenti che colpisce sostanzialmente quelli che venivano ritenuti responsabili di quelle violenze, quindi fascisti e collaborazionisti dei nazisti”. Infine, l’esodo “viene condotto in gran parte a distanza di anni dalla fine della guerra, in una situazione di pace e non di violenza. Le persone non vengono uccise mentre se ne vanno, vanno via con calma, con tranquillità. Per ragioni complesse, si sentono obbligati a farlo perché non è un trasloco, è in qualche modo una fuga, ma una fuga fatta con calma, con tranquillità, a distanza di anni dalla guerra.” Ascolta l’intera intervista a Eric Gobetti, uno dei pochi storici che si oppone alla narrazione ufficiale attorno al Giorno del Ricordo, autore tra l’altro del libro “E allora le foibe?”, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. 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February 10, 2026
Radio Onda d`Urto