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La ‘ira funesta’ di Trump per lo stop di Capitol Hill alla sua “furia epica”
Mercoledì 3 giugno la Camera dei deputati USA ha deliberato che le truppe attualmente impegnate in Medio Oriente nella guerra all’Iran devono essere immediatamente ritirate dal fronte e sollecitato il presidente della nazione ad attenersi alla Costituzione e alla War Powers Resolution del 1976, ovvero ad astenersi da ogni attività bellica che non sia stata prima autorizzata dal Congresso federale. Nel post pubblicato il 4 giugno su Truth.com Trump ha reagito definendo tale delibera “insignificante”, perché la considera un patetico tentativo di mettergli i bastoni tra le ruote (“limitare i miei poteri di guerra”) mentre il conflitto in Iran si sta concludendo proprio per merito suo (“le mie negoziazioni”) e, specificando che è stata approvata da “4 repubblicani corrotti e tutti i democratici”, commentando: > Chi mai farebbe una cosa così antipatriottica? > > I democratici sono affetti dalla sindrome anti-Trump. Piuttosto che ammettere > un’altra, dopo le tante altre, mie vittorie, preferirebbero che il nostro > Paese fallisse. > > Tutt’altra storia invece è quella dei quattro repubblicani. Sono dei buffoni! > E dovrebbero vergognarsi di se stessi. > > MAGA!!! In effetti la mozione era stata proposta molto tempo fa, ma la votazione è stata rimandata più volte e, come evidenzia Associated Press (AP), “È la quarta volta che la Camera tenta di frenare la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran … man mano che cresceva il malcontento politico, ogni volta che i democratici hanno presentato la mozione sui poteri di guerra il numero di voti a favore è aumentato”, incrementando di poco però abbastanza. L’approvazione infatti è stata raggiunta con l’assenso di 215 deputati, pochi più dei 208 contrari, però sufficienti a sbilanciare gli equilibri. Politico specifica che i quattro deputati repubblicani che Trump accusa di averlo tradito sono Tom Barrett del Michigan, Warren Davidson dell’Ohio, Brian Fitzpatrick della Pennsylvania e Thomas Massie del Kentucky (in foto), che aveva già accusato il leader del proprio partito di aver omesso di pubblicare la documentazione sul caso Epstein e contrario all’operazione “furia epica” contro l’Iran fin dall’inizio dell’offensiva. E, siccome al voto della Camera dei deputati seguirà quello del Senato, in questa fase rileva anche il fatto, nel frangente evidenziato da AP, che “Il Senato ha approvato una propria risoluzione sui poteri di guerra il mese scorso, quando alcuni senatori repubblicani si sono dissociati dal presidente repubblicano”. L’iter però potrebbe venire bloccato da Trump, che – come riferisce ADN Kronos – “ha ripetutamente manifestato l’intenzione di contrastare qualsiasi tentativo del Congresso di limitare i suoi poteri di guerra” e, come presidente degli Stati Uniti, “potrebbe porre il veto” all’attuazione del provvedimento e così non procedere al ritiro delle truppe dal Medio Oriente. «Sul piano giuridico il voto della Camera è in larga parte simbolico – osserva un collaboratore di Limes, Lorenzo Noto, nell’intervista pubblicata da Affaritaliani – Sul piano politico, però, è tutt’altro che insignificante. Segnala una crepa visibile nel fronte repubblicano, la prima concretamente tangibile dopo quattro mesi di guerra». “Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di non voler riprendere una guerra su vasta scala contro l’Iran a meno che Teheran non provochi nuove vittime tra i militari statunitensi schierati nella regione – riferisce Vatican News – Formalmente la Casa Bianca continua a considerare valida la tregua entrata in vigore ad aprile, nonostante gli scontri e gli attacchi registrati nelle ultime settimane. Sul fronte dei rapporti con Israele, il presidente americano ha inoltre cercato di ridimensionare le recenti tensioni con il premier, Benjamin Netanyahu, definendolo «un grande partner». Trump ha rivendicato il ruolo decisivo svolto dagli Stati Uniti nelle operazioni militari contro l’Iran, sostenendo che Israele «non avrebbe potuto farcela senza di noi»”. «Sul piano militare – spiega Lorenzo Noto – il quadro è l’opposto di un negoziato in chiusura: negli ultimi giorni si sono verificati alcuni degli episodi più gravi dall’inizio della tregua. È plausibile un memorandum interlocutorio che congeli i combattimenti e riapra parzialmente Hormuz; molto meno probabile un accordo capace di risolvere il nodo strategico. Il rischio principale non è una guerra totale decisa a tavolino, ma un’escalation prodotta dall’accumulo di provocazioni reciproche e da una condizione pre-bellica permanente, intervallata da tregue più o meno lunghe. È lo scenario più preoccupante. Israele potrebbe continuare a colpire, l’asse iraniano a rispondere, Teheran a denunciare violazioni della tregua e Washington a trovarsi davanti a scelte non pianificate. Sullo sfondo pesa inoltre il crescente confronto tra Israele e Turchia, che rischia di aggravare ulteriormente le dinamiche regionali». «La guerra era nata scavalcando non solo gli alleati ma lo stesso Congresso – precisa Lorenzo Noto – Il voto rappresenta quindi il primo tentativo istituzionale di riportarla dentro una cornice di responsabilità politica condivisa. Non lega le mani a Trump, ma erode il capitale politico con cui potrebbe permettersi un’escalation. E il vincolo sembra già farsi sentire: secondo funzionari statunitensi, il presidente non intende riprendere una guerra su vasta scala a meno che Teheran non provochi vittime americane. Il voto è il termometro di questa prudenza, non la sua causa, ma rende più difficile invertirla. Quattro deputati repubblicani hanno rotto la disciplina di partito, confermando che il conflitto sta acquisendo un costo politico interno sempre meno sostenibile in vista delle elezioni di medio termine». Oltre che la guerra in Iran, sulle consultazioni autunnali incombono molte altre questioni, in particolare quella sulla legittimità dell’operato dell’ICE. E proprio oggi il quotidiano della capitale, la cui redazione ha sede in Capitol street di Washington DC, The Hill, informa che, confermando la sentenza del giudice John McConnell del tribunale distrettuale degli Stati Uniti nel Rhode Island, che aveva sancito che “lo stato di diritto deve applicarsi a tutti in modo equo e, come dimostra questo caso, l’USCIS non ha né ‘rispettato la legge’ né ‘agito correttamente’. Anzi, l’agenzia ha violato le stesse leggi sull’immigrazione che il Congresso le ha affidato il compito di amministrare” e ammonito l’amministrazione Trump per “aver intrapreso azioni volte a sconvolgere la vita di coloro che sono immigrati legalmente negli Stati Uniti”, un giudice federale “ha annullato una serie di provvedimenti emanati da Trump” e così imposto di “riesaminare le domande di cittadini provenienti da quasi 40 paesi”. Perciò per convincere gli americani che la sua furia epica si sta concludendo a buon fine grazie alle trattative da lui stesso condotte, un trionfo che lui vorrebbe celebrare in una data emblematica – il prossimo 4 luglio, 250° anniversario della nascita degli Stati Uniti d’America – il leader scaglia la sua ‘ira funesta’ contro i nemici della sua MAGA-patria: democratici e contestatori che lo avversano, repubblicani che lo smentiscono… e star che disertano il palcoscenico della festa per la sua gloriosa vittoria . > Mercoledì 24 giugno, alle 19:00, nella magnifica Washington, DC, ora > completamente rinnovata e una delle città più sicure al mondo, e per celebrare > i 250 anni di storia del nostro Paese, vi offriremo, DAL VIVO, il più grande > raduno di SEMPRE! Sarà speciale sotto ogni punto di vista: un raduno che porrà > fine a tutti i raduni! Non vogliamo cantanti senza talento, ma ben pagati per > farvi addormentare, abbiamo detto a tutti di restare a casa. Tutto ciò che > vogliamo siamo voi, io, alcuni oratori e la musica più bella mai suonata, la > stessa musica che avete ascoltato per anni! Avremo il favoloso Lee Greenwood > che mi introdurrà con quello che si è rivelato uno dei più grandi successi di > tutti i tempi, GOD BLESS THE USA, e lo straordinario Christopher Macchio, che > canterà Nessun Dorma, Hallelujah, Ave Maria, God Bless America e altri brani: > dai tempi del leggendario Luciano Pavarotti non si sentiva una voce simile! Il > raduno vedrà anche la partecipazione della meravigliosa banda dell’esercito > americano “Pershing’s Own” e del coro delle forze armate, nonché della banda > dei Marine degli Stati Uniti “The President’s Own”, con il coro congiunto > delle forze armate, tutti i vostri successi preferiti, PIÙ un distinto e > stimatissimo gentiluomo noto come il Presidente DONALD J. TRUMP! – Donald J. > Trump (@realDonaldTrump – Truth.com) / 4 giugno 2026 Maddalena Brunasti
June 5, 2026
Pressenza
Una deputata del Congresso accusa il ministro della guerra USA
La deputata democratica Yassamin Ansari ha annunciato ieri, lunedì 6 aprile, la propria intenzione di presentare una mozione di impeachment contro Pete Hegseth per aver aver commesso crimini di guerra in Iran e oltrepassato i poteri a lui conferiti dalla Costituzione americana. Yassamin Ansari ha dichiarato: > Come figlia di immigrati iraniani fuggiti da questo regime e come membro del > Congresso americano che ha giurato di proteggere la Costituzione degli Stati > Uniti, so che questa situazione non può continuare. ed esortato i suoi colleghi repubblicani a chiedere al presidente di porre fine alla “guerra suicida” prima che sia troppo tardi, avvertendo che “coloro che continueranno a seguirlo ciecamente avranno anche loro le mani sporche di sangue”. Nel comunicato stampa che ha divulgato critica aspramente il presidente Donald Trump, definendo “folli” le sue recenti dichiarazioni – comprese quelle della domenica di Pasqua – e avvertendo che stanno spingendo gli Stati Uniti e il mondo verso “un’altra guerra devastante e senza fine”. Inoltre afferma che Trump “minaccia di commettere crimini di guerra che violano la legge statunitense e le Convenzioni di Ginevra, oltre agli atti illegali e alle atrocità già commessi su suo ordine, tra cui la distruzione di scuole, ospedali e infrastrutture civili vitali”.   Yassamin Ansari (in persiano یاسمین انصاری‎; Seattle, 7 aprile 1992) è una politica e attivista statunitense di origini iraniane, membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato dell’Arizona dal 2025. …mentre era studentessa al liceo, si avvicinò al Partito Democratico e fu una sostenitrice della campagna elettorale di Barack Obama per le presidenziali del 2008. Frequentò poi l’Università di Stanford, conseguendo una laurea in relazioni internazionali. Durante il college, svolse uno stage nell’ufficio della deputata Nancy Pelosi e, dopo la laurea, fu selezionata per il John Gardner Fellowship Program che le consentì di lavorare nell’ufficio del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, per il quale svolse il ruolo di consulente politico senior, trascorrendo un anno a lavorare sull’Accordo di Parigi, restando poi a collaborare anche con il suo successore António Guterres… Yassamin Ansari si è distinta per il suo strenuo sostegno alle iniziative per il clima e per lo sviluppo sostenibile … dell’azione sindacale, dei diritti LGBT e del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza … a soluzioni di affitto a prezzi accessibili per combattere il problema dei senzatetto a Phoenix… in occasione della sua campagna elettorale per il Congresso fu appoggiata dal gruppo filo-israeliano Democratic Majority for Israel … [Wikipedia] Maddalena Brunasti
April 7, 2026
Pressenza
Congresso USA, presentata risoluzione per impedire a Trump un intervento armato a Cuba
Il 25 marzo Nydia Velázquez, rappresentante di New York al Congresso degli Stati Uniti per il Partito Democratico, ha presentato una risoluzione che intende limitare i poteri di Donald Trump riguardo al possibile intervento armato a Cuba. La risoluzione intende impedire al presidente degli Stati Uniti di autorizzare un’eventuale azione armata nei confronti di Cuba senza il parere del Congresso; intende in sintesi impedire a Donald Trump, che magari quel giorno si è alzato con il piede sbagliato, di intraprendere qualsiasi intervento militare nei confronti di Cuba senza un mandato espresso dai deputati statunitensi. L’iniziativa è basata sull’articolo I della Costituzione, che conferisce al Congresso il potere esclusivo di dichiarare guerra. Velázquez ha denunciato che la politica estera di Trump è “fuori controllo”, avvertendo che le azioni bellicose mettono a rischio innumerevoli vite, sia statunitensi che straniere. Questa misura legislativa nasce come risposta alle recenti azioni aggressive della Casa Bianca, che includono un blocco energetico contro la più grande isola delle Antille e dichiarazioni su una possibile presa di Cuba. Nydia Velázquez ha dichiarato che mentre il suo paese è già immerso in una guerra con l’Iran, il presidente ha messo gli occhi su un cambio di governo a Cuba. “Il blocco militare di Trump, le sue minacce e la sua storia durante questo mandato dimostrano che il Congresso deve riaffermare la sua autorità costituzionale e fermare un’altra guerra disastrosa prima che sia troppo tardi”, ha aggiunto. Velázquez ha sottolineato che, sebbene l’esecutivo abbia il dovere di adottare misure per difendere gli Stati Uniti da qualsiasi attacco, “il Congresso non ha dichiarato guerra a Cuba, né a nessuna persona o organizzazione all’interno di quel paese caraibico, né ha promulgato un’autorizzazione legale specifica per l’uso della forza militare all’interno di Cuba o contro di essa.” L’iniziativa di Velázquez alla Camera dei Rappresentanti si aggiunge a una risoluzione dello stesso tipo presentata recentemente in Senato da Tim Kaine, Adam Schiff e Rubén Gallego. I senatori sostengono che il presidente Trump ha sistematicamente ignorato l’autorità del Congresso, citando precedenti attacchi contro Iran e Venezuela come pericolosi precedenti. Il senatore Kaine ha criticato la posizione del presidente, affermando che utilizza l’esercito come “guardia di palazzo” per eseguire azioni nei Caraibi senza rendere conto al popolo statunitense o fornire spiegazioni chiare sui suoi obiettivi, riferisce Telesur. Ovviamente tutto quello che possa permettere di scongiurare un intervento armato a Cuba è ben accetto, però non bisogna dimenticare che Joe Biden, democratico come Nydia Velázquez, ha fatto ben poco per Cuba. Non aver pensato o progettato interventi armati non lo assolve, dato che nessuna delle 243 misure aggiuntive al blocco economico, commerciale e finanziario di Donald Trump emesse durante la sua prima presidenza è stata cancellata dal democratico Biden. Viene da pensare che l’amore per Cuba di questi politici statunitensi sia solamente una mossa politica per mettere in difficoltà Donald Trump. In ogni caso ben vengano queste risoluzioni, sempre che poi non rimangano carta straccia perché non approvate per mancanza di una maggioranza. Ora bisogna vedere come si comporteranno i repubblicani. Inoltre non è poi scontato che il Congresso non autorizzi un intervento armato a Cuba, magari anche con i voti dei democratici. Fonte: https://www.telesurtv.net/ Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info   Redazione Italia
March 26, 2026
Pressenza
Il Congresso USA discute se rivedere gli impegni presi con l’Aukus
Che gli USA avessero dubbi sull’utilità dell’Aukus, l’alleanza militare tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia per il controllo dell’Indo-Pacifico, era stato fatto sapere sin dai primi mesi della seconda amministrazione Trump. Il Congresso statunitense ha ora messo nero su bianco quello che era stato paventato: l’Australia potrebbe non ricevere […] L'articolo Il Congresso USA discute se rivedere gli impegni presi con l’Aukus su Contropiano.
February 11, 2026
Contropiano