La Sicilia dei commissari: la mappa delle strutture straordinarie tra super-poteri e costi di gestione
PALERMO – C’è un governo parallelo che si muove sotto l’ombrello dell’emergenza.
Per superare le paludi della burocrazia ordinaria, la Sicilia si affida da anni
a una fitta rete di strutture commissariali straordinarie. Una galassia
istituzionale nata per gestire le grandi piaghe dell’isola – dal dissesto
idrogeologico ai rifiuti, fino ai depuratori fuorilegge – che gestisce un
portafoglio complessivo da oltre 2,5 miliardi di euro, muovendo ogni anno
milioni solo per il proprio funzionamento tecnico.
Al vertice di questa piramide c’è il Commissario di Governo contro il Dissesto
Idrogeologico, guidato dal presidente della Regione in veste di commissario
gratuito. Se il vertice non costa, la complessa macchina tecnica che siede a
Palermo ha un peso specifico: circa 1,5 – 2 milioni di euro all’anno per
consulenti, personale di supporto e incentivi alla progettazione. Risorse
prelevate direttamente dalle quote dei maxi-finanziamenti per cantieri blindati,
che sul territorio regionale valgono un tesoretto da oltre un miliardo di euro
per blindare colline e pareti rocciose, come quelle del palermitano Monte
Pellegrino.
Sempre sul tavolo della Presidenza della Regione poggia la neonata e strategica
Struttura Commissariale per l’Emergenza Rifiuti e la Valorizzazione Energetica.
Nata per sbloccare la costruzione dei termovalorizzatori (tra cui quello
programmato per la provincia di Palermo), questa macchina amministrativa
“brucia” circa 500.000 euro all’anno per nuclei di valutazione energetica e
consulenze ad altissima specializzazione, gestendo un piano d’investimenti da
800 milioni di euro per azzerare la crisi delle discariche.
C’è poi il capitolo delle grandi infrazioni europee, guidato dal Commissario
Straordinario Unico per la Depurazione delle Acque. Struttura di livello
nazionale che in Sicilia gestisce oltre 600 milioni di euro per rifare fognature
e depuratori storicamente inadeguati (dal polo di Acqua dei Corsari a Palermo
fino a Carini).
Il funzionamento della mega-struttura costa circa 2-3 milioni di euro all’anno
tra esperti esterni e personale distaccato, con i compensi dei subcommissari
fissati per legge sul tetto dei 100.000 euro lordi. Infine, sul fronte
post-calamità resiste la Struttura per la Ricostruzione dell’Area Etnea (sisma
2018): un apparato che assorbe circa 1,2 milioni di euro annui per i propri
uffici di supporto, erogando oltre 300 milioni di contributi ai territori
feriti.
Un modello d’urgenza permanente che se da un lato accelera le gare d’appalto,
dall’altro conferma come in Sicilia l’eccezione sia ormai diventata l’unica
regola per governare il territorio.
Michele Ambrogio