Cerchi olimpici che colano petrolio
Greenpeace contesta la presenza tra i principali sponsor delle Olimpiadi e
Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 del colosso del petrolio e del gas Eni, le
cui emissioni di gas serra minacciano la sopravvivenza della stagione invernale
e dei Giochi stessi. “È assurdo, ha dichiarato Federico Spadini della campagna
Clima di Greenpeace Italia, che fra i principali partner dei Giochi Olimpici e
Paralimpici di Milano Cortina figurino aziende che, con le loro emissioni fuori
controllo, rischiano di far scomparire il ghiaccio e la neve da cui dipendono le
Olimpiadi Invernali».
Nel lungo termine, si stima infatti che le emissioni di Eni per il solo 2024
(pari a 395 Mt CO₂eq) a livello globale potrebbero fondere 6,2 miliardi di
tonnellate di ghiaccio glaciale, che corrisponderebbero a oltre la metà (58%)
del volume dei ghiacciai alpini italiani. È quanto ha svelato l’associazione
Greenpeace con un video diffuso pochi giorni fa, realizzato dallo Studio
Birthplace: https://www.youtube.com/watch?v=Xm8mfvmJ18Q.
Greenpeace ha anche inviato una lettera aperta al Comitato Olimpico
Internazionale (CIO) per chiedere di rinunciare alle sponsorizzazioni delle
aziende del gas e del petrolio, a partire da Eni, per salvaguardare i Giochi
presenti e futuri. “Consentire a società del petrolio e del gas, come Eni, si
legge nella missiva, di sponsorizzare i Giochi Olimpici e Paralimpici significa
permettere operazioni di “reputation laundering” che contraddicono direttamente
i valori olimpici, in particolare l’impegno a rispettare gli atleti e le atlete,
a proteggere l’ambiente e a servire l’interesse pubblico. Questo mina la
credibilità degli atleti e delle atlete che già denunciano l’impatto della crisi
climatica sui loro sport, indebolisce la fiducia del pubblico nel Movimento
Olimpico e allinea i Giochi ad aziende le cui azioni minacciano il futuro stesso
dello sport.
Già sponsor della nazionale di calcio italiana, Eni investe grandi risorse
economiche in sponsorizzazioni e cause legali per difendere la propria immagine,
ma investe molto meno nella transizione energetica di cui abbiamo urgente
bisogno. Nel 2024, ad esempio, per ogni euro investito in Plenitude (la sua
presunta divisione “verde” che in realtà comprende tanto energie rinnovabili
quanto gas fossile e ricerca sul nucleare), Eni ha investito 7,7 euro nel
settore petrolifero e del gas.
Nello stesso anno, Eni ha avviato una causa per diffamazione, ancora in corso,
nei confronti di Greenpeace Italia per aver diffuso un report sulle morti
premature attribuibili alle emissioni di gas serra di cui secondo l’associazione
è l’azienda è responsabile. L’associazione ambientalista e nonviolenta fa
riferimento ad uno studio commissionato dallo stesso Comitato Olimpico
Internazionale (CIO), dal quale emerge che entro il 2080 oltre la metà delle
località idonee a ospitare i Giochi Olimpici Invernali non potrà più farlo a
causa del riscaldamento globale, alimentato dalle aziende dei combustibili
fossili come Eni.
Tonnellata dopo tonnellata di gas e petrolio bruciati potrebbero compromettere
per sempre i luoghi che oggi ospitano le Olimpiadi Invernali. E senza neve e
ghiaccio non ci saranno più Giochi Invernali. “I risultati di questa analisi, si
legge nelle conclusioni dello studio del CIO, indicano chiaramente che un futuro
a basse emissioni comporta un rischio molto inferiore per il numero di
potenziali località ospitanti che possono essere considerate climaticamente
affidabili.
Percorsi di emissioni più elevati porteranno i cambiamenti climatici a superare
le soglie delle attuali strategie di mitigazione del rischio meteorologico,
riducendo la capacità di garantire competizioni di sport sulla neve eque e
sicure nella maggior parte delle località ospitanti entro la fine del XXI
secolo. Le profonde ripercussioni di un futuro ad alte emissioni sul patrimonio
culturale mondiale rappresentato dai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali
sottolineano l’urgenza di ridurre rapidamente le emissioni globali di gas serra”
(https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13683500.2024.2403133#d1e598).
Greenpeace ha anche avviato una petizione per chiedere al Comitato Olimpico
Internazionale di interrompere tutte le sponsorizzazioni delle aziende di
petrolio e gas, per fermare i colossi dei combustibili fossili, che sono tra i
maggiori responsabili della crisi climatica e per scongiurare che entro il 2080
oltre la metà dei luoghi che potrebbero ospitare le Olimpiadi Invernali non
potrà più farlo. Se vogliamo salvare i nostri ghiacciai, la neve e le montagne
per lo sport, per la natura, per noi e per le future generazioni, è l’appello di
Greenpeace, dobbiamo fermare chi inquina!
Qui per approfondire e per firmare la petizione:
https://www.greenpeace.org/italy/.
Giovanni Caprio