La guerra silenziata e oscurataPalestina
Nella notte, bombardamento con l’artiglieria a Rafah e Khan Younis. Gli
elicotteri hanno sparato raffiche di pallottole contro le tende a Mawassi. Sono
continuate anche di notte le operazioni di distruzione delle costruzioni per
raderle al suolo e lasciare spazio alla “Nuova Gaza” di Netanyahu e Trump.
Ieri, l’aeronautica militare ha bombardato una costruzione abitata da sfollati a
Hay Zeitoun, uccidendo 4 persone e ferendo una decina di persone. Come al solito
i cecchini hanno impedito i soccorsi, sparando contro il personale della
protezione civile.
Nella stessa giornata di ieri altre 3 persone sono state uccise in diversi
attacchi a Jebalia, Hay Tuffah e Khan Younis. Il giorno prima erano stati uccisi
27 civili in diverse stragi, ma i media internazionali hanno voltato la faccia
dall’altra parte.
L’esercito israeliano si sta preparando ad un’occupazione militare permanente di
Gaza. Il confronto tra immagini satellitari registrate a ottobre 2025 e altre
riprese a gennaio 2026, dimostra che sono state costruite a Rafah delle basi
militari con la presenza di carri armati, a un centinaio di metri dal valico con
l’Egitto; le basi sono attorniate da alti cumuli di sabbia per nasconderle
all’occhio dei passanti.
A Gaza, Israele blocca l’ingresso di carburanti. Gli ospedali hanno una riserva
molto limitata e si rischia la chiusura totale di ogni attività sanitaria. Il
Ministero della Salute palestinese nella Striscia di Gaza ha lanciato un appello
per chiedere aiuto, mettendo in guardia dal collasso totale di ciò che resta del
sistema sanitario che lotta per sopravvivere, e descrivendo la situazione sul
campo come un deliberato “genocidio sanitario” da parte degli occupanti
israeliani, che ha trasformato gli ospedali in semplici “posti di attesa
forzata” per migliaia di feriti e malati destinati a morte certa.
Oltre alla mancanza di carburanti, per far funzionare i generatori elettrici, si
registra l’esaurimento delle medicine e del materiale sanitario di consumo.
Un ragazzo palestinese di 15 anni è stato colpito da pallottole di guerra, a
Gerusalemme est occupata. Le forze israeliane hanno condotto inoltre attacchi su
larga scala e una campagna di rastrellamenti con arresti in diverse città e
villaggi della Cisgiordania.
Una forza speciale dell’esercito israeliano, su un veicolo civile, ha sparato
con i mitra contro un gruppo di ragazzi che giocavano nel villaggio di
Al-Ayzarie, ad est di Gerusalemme. I militari hanno impedito i soccorsi per
circa un’ora, con il chiaro intento di attendere la morte del ragazzo, prima di
permettere all’ambulanza palestinese di accompagnarlo in ospedale, dove è
ricoverato in gravi condizioni.
In seguito all’aggressione dei coloni, ieri mattina, a Massafer Yatta,
l’esercito ha fatto irruzione nel villaggio di Ragium A’ala, per fare ulteriori
“indagini”. Hanno arrestato due giornalisti palestinesi, due attivisti
internazionali e uno locale. La logica perversa dell’occupazione militare:
invece di arrestare gli aggressori, i soldati interrogano e arrestano le vittime
e tutti coloro che tentano di smascherare la faccia brutale del colonialismo
ebraico in Palestina.
Altri due giornalisti palestinesi, Hatem Hamdan e Bushra Taweel, sono stati
arrestati a nord di Ramallah, mentre stavano svolgendo un’inchiesta sulle
confische delle terre dei contadini palestinesi, con pretesti militari, per
consegnarle poi ai coloni ebrei, per allargare gli insediamenti coloniali in
Cisgiordania.
Il villaggio di Qasra è assediato da 5 colonie ebraiche illegali. Le aggressioni
contro la popolazione autoctona sono quasi quotidiane. Ieri una cinquantina di
coloni ebrei hanno invaso con un trattore i terreni agricoli ad est del
villaggio e proceduto, protetti dai soldati, a sradicare tutti gli olivi.
Un’azione coloniale per deportare i nativi.
Global Sumoud Flotilla
Due notizie che non leggerete sulla stampa scorta mediatica: la preparazione
della GSF annunciata il 5 febbraio a Johannesburg in Sud Africa, e lo sciopero
dei portuali di 21 porti internazionali contro le navi delle armi.
Gli attivisti hanno confermato il loro impegno umanitario in soccorso alla
popolazione di Gaza, sottoposta a genocidio permanente da parte di Israele, che
continua a uccidere, malgrado siano passati 4 mesi dalla falsa tregua. Partenza
da Barcellona il 29 marzo, poi da Tunisia, Italia e Grecia. Ci saranno a bordo
delle 100 imbarcazioni, tra gli altri, oltre mille professionisti, dai medici
agli ingegneri, per dare un messaggio di speranza alla popolazione di Gaza
assediata e bombardata, nel disinteresse delle cancellerie complici che
continuano a foraggiare di armi il governo del ricercato internazionale per
crimini di guerra e contro l’umanità.
I portuali si mobilitano contro le guerre
Ieri, 6 febbraio, i lavoratori portuali in tutto il Mediterraneo sono scesi
contro le guerre. I sindacalisti dell’USB scrivono: “La ZIM Virginia carica di
armi è rimasta ferma al largo delle coste di Livorno ma non ha potuto
attraccare: c’è lo sciopero in corso dei portuali che la blocca. La stessa cosa
è successa alla ZIM New Zealand, che era prevista per la mattina al porto di
Genova e alla ZIM Australia, che avrebbe dovuto attraccare a Venezia e poi a
Ravenna. Ed anche la MSC EAGLE III, diretta in Israele, che doveva arrivare a
Ravenna ha rimandato i suoi programmi”.
Un’azione internazionale che è rimasta relegata nelle testate locali. I
guerrafondai temono il pacifismo nonviolento.
I portuali non lavorano per la guerra! In sciopero i lavoratori portuali di
circa 21 tra porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando
Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina.
Ecco l’elenco delle iniziative che si sono svolte ieri Sciopero internazionale
dei portuali contro il traffico delle armi
ANBAMED