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I portuali non lavorano per la guerra
Lo sciopero internazionale punto di partenza, la solidarietà può fermare il riarmo La giornata di Venerdì 6 ha visto cinque organizzazioni sindacali indire una giornata comune di lotta, con manifestazioni nei principali porti europei e italiani. La grande risonanza internazionale che ha avuto la prima giornata internazionale di lotta dei porti europei e mediterranei ha confermato quanto sia stata giusta la scelta fatta di porre la lotta alla guerra e all’economia di guerra come una delle questioni centrali per il futuro in Italia, in Europa e nel mondo. Una conferma che è arrivata anche sul piano della partecipazione di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici, cittadini, studenti e operai alle diverse manifestazioni che si sono svolte nei vari porti: al Pireo, ad Elefsina, a Bilbao, a Pasaia, a Mersin e anche a Marsiglia, Brema e Amburgo così come in 12 città italiane, Esprimiamo vicinanza ai portuali e cittadini del Marocco interessati dalle gravi inondazioni che hanno portato alla chiusura dei porti e all’impossibilità di svolgere qualsiasi iniziativa. Ringraziamo tutte quelle associazioni e movimenti che hanno scelto di appoggiare questa giornata e sono stati presenti alle manifestazioni, come il BDS, GMTG, Thousand Madleen, movimenti palestinesi, e molti altri. Abbiamo scelto di mettere al centro il ruolo che il lavoro e i lavoratori possono svolgere per non essere complici di questo meccanismo infernale e per fermare la deriva militarista del nostro continente. Una scelta che pone la solidarietà internazionale come strumento concreto e reale per opporsi all’imperialismo, ai genocidi e alle aggressioni ma si pone anche come fattore essenziale per difendere i salari, le condizioni di lavoro, la salute e sicurezza e il diritto alla pensione dei portuali. Quindi, forti di quanto fatto ieri, da oggi questo percorso continuerà verso una rafforzamento della solidarietà, verso un’altra giornata di lotta ancora più partecipata da più porti e da più lavoratori e lavoratrici anche di altri settori. Il 6 febbraio rappresenta un punto di partenza importante, perché porta sul tavolo del sindacalismo internazionale una questione fondamentale: il rifiuto dell’economia di guerra, del piano di riarmo e della militarizzazione dei porti mentre emergono con forza anche altre richieste: il rifiuto delle privatizzazioni, salari più alti, pensioni migliori e condizioni di sicurezza più adeguate per le lavoratrici e i lavoratori. Unione Sindacale di Base I portuali non lavorano per la guerra: lo sciopero internazionale punto di partenza, la solidarietà può fermare il riarmo Unione Sindacale di Base
February 7, 2026
Pressenza
La guerra silenziata e oscurata
Palestina Nella notte, bombardamento con l’artiglieria a Rafah e Khan Younis. Gli elicotteri hanno sparato raffiche di pallottole contro le tende a Mawassi. Sono continuate anche di notte le operazioni di distruzione delle costruzioni per raderle al suolo e lasciare spazio alla “Nuova Gaza” di Netanyahu e Trump. Ieri, l’aeronautica militare ha bombardato una costruzione abitata da sfollati a Hay Zeitoun, uccidendo 4 persone e ferendo una decina di persone. Come al solito i cecchini hanno impedito i soccorsi, sparando contro il personale della protezione civile. Nella stessa giornata di ieri altre 3 persone sono state uccise in diversi attacchi a Jebalia, Hay Tuffah e Khan Younis. Il giorno prima erano stati uccisi 27 civili in diverse stragi, ma i media internazionali hanno voltato la faccia dall’altra parte. L’esercito israeliano si sta preparando ad un’occupazione militare permanente di Gaza. Il confronto tra immagini satellitari registrate a ottobre 2025 e altre riprese a gennaio 2026, dimostra che sono state costruite a Rafah delle basi militari con la presenza di carri armati, a un centinaio di metri dal valico con l’Egitto; le basi sono attorniate da alti cumuli di sabbia per nasconderle all’occhio dei passanti. A Gaza, Israele blocca l’ingresso di carburanti. Gli ospedali hanno una riserva molto limitata e si rischia la chiusura totale di ogni attività sanitaria. Il Ministero della Salute palestinese nella Striscia di Gaza ha lanciato un appello per chiedere aiuto, mettendo in guardia dal collasso totale di ciò che resta del sistema sanitario che lotta per sopravvivere, e descrivendo la situazione sul campo come un deliberato “genocidio sanitario” da parte degli occupanti israeliani, che ha trasformato gli ospedali in semplici “posti di attesa forzata” per migliaia di feriti e malati destinati a morte certa. Oltre alla mancanza di carburanti, per far funzionare i generatori elettrici, si registra l’esaurimento delle medicine e del materiale sanitario di consumo. Un ragazzo palestinese di 15 anni è stato colpito da pallottole di guerra, a Gerusalemme est occupata. Le forze israeliane hanno condotto inoltre attacchi su larga scala e una campagna di rastrellamenti con arresti in diverse città e villaggi della Cisgiordania. Una forza speciale dell’esercito israeliano, su un veicolo civile, ha sparato con i mitra contro un gruppo di ragazzi che giocavano nel villaggio di Al-Ayzarie, ad est di Gerusalemme. I militari hanno impedito i soccorsi per circa un’ora, con il chiaro intento di attendere la morte del ragazzo, prima di permettere all’ambulanza palestinese di accompagnarlo in ospedale, dove è ricoverato in gravi condizioni. In seguito all’aggressione dei coloni, ieri mattina, a Massafer Yatta, l’esercito ha fatto irruzione nel villaggio di Ragium A’ala, per fare ulteriori “indagini”. Hanno arrestato due giornalisti palestinesi, due attivisti internazionali e uno locale. La logica perversa dell’occupazione militare: invece di arrestare gli aggressori, i soldati interrogano e arrestano le vittime e tutti coloro che tentano di smascherare la faccia brutale del colonialismo ebraico in Palestina. Altri due giornalisti palestinesi, Hatem Hamdan e Bushra Taweel, sono stati arrestati a nord di Ramallah, mentre stavano svolgendo un’inchiesta sulle confische delle terre dei contadini palestinesi, con pretesti militari, per consegnarle poi ai coloni ebrei, per allargare gli insediamenti coloniali in Cisgiordania. Il villaggio di Qasra è assediato da 5 colonie ebraiche illegali. Le aggressioni contro la popolazione autoctona sono quasi quotidiane. Ieri una cinquantina di coloni ebrei hanno invaso con un trattore i terreni agricoli ad est del villaggio e proceduto, protetti dai soldati, a sradicare tutti gli olivi. Un’azione coloniale per deportare i nativi. Global Sumoud Flotilla Due notizie che non leggerete sulla stampa scorta mediatica: la preparazione della GSF annunciata il 5 febbraio a Johannesburg in Sud Africa, e lo sciopero dei portuali di 21 porti internazionali contro le navi delle armi. Gli attivisti hanno confermato il loro impegno umanitario in soccorso alla popolazione di Gaza, sottoposta a genocidio permanente da parte di Israele, che continua a uccidere, malgrado siano passati 4 mesi dalla falsa tregua. Partenza da Barcellona il 29 marzo, poi da Tunisia, Italia e Grecia. Ci saranno a bordo delle 100 imbarcazioni, tra gli altri, oltre mille professionisti, dai medici agli ingegneri, per dare un messaggio di speranza alla popolazione di Gaza assediata e bombardata, nel disinteresse delle cancellerie complici che continuano a foraggiare di armi il governo del ricercato internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità. I portuali si mobilitano contro le guerre Ieri, 6 febbraio, i lavoratori portuali in tutto il Mediterraneo sono scesi contro le guerre. I sindacalisti dell’USB scrivono: “La ZIM Virginia carica di armi è rimasta ferma al largo delle coste di Livorno ma non ha potuto attraccare: c’è lo sciopero in corso dei portuali che la blocca. La stessa cosa è successa alla ZIM New Zealand, che era prevista per la mattina al porto di Genova e alla ZIM Australia, che avrebbe dovuto attraccare a Venezia e poi a Ravenna. Ed anche la MSC EAGLE III, diretta in Israele, che doveva arrivare a Ravenna ha rimandato i suoi programmi”. Un’azione internazionale che è rimasta relegata nelle testate locali. I guerrafondai temono il pacifismo nonviolento. I portuali non lavorano per la guerra! In sciopero i lavoratori portuali di circa 21 tra porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina. Ecco l’elenco delle iniziative che si sono svolte ieri Sciopero internazionale dei portuali contro il traffico delle armi ANBAMED
February 7, 2026
Pressenza