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Le bufale del governo Meloni, sotto procedura d’infrazione: rapporto deficit/pil oltre 3%
Il governo Meloni, impresentabile per ideologia e frequentazioni della sua classe dirigente, privo di scrupoli e di qualunque tratto di competenza e merito, ha a mio avviso un buon argomento dalla sua. E cioè che nulla può e vuole realmente mutare scostandosi da un solco segnato dalla crisi del 2012 e poi dall’emergenza Covid. Così, mentre si esercita sul saggio tradizionale della insostenibilità del sistema pensionistico, deve andarci piano a tradurre in una qualche forma pratica le sacrosante osservazioni sulla composizione del nostro debito pubblico. Perché su questo non mente. Sul disavanzo ha pesato anche la coda del Superbonus 110% e i costi del boom del 110% del post Covid oggi li sentiamo soprattutto sul debito: sono 40 miliardi in più nel ‘26, altri 20 nel ‘27. Sul disavanzo, tuttavia, continua a pesare la quota parte dei bonus edilizi rimasti in vita dopo il brusco stop imposto dal Mef nel marzo ‘24, non trascurabili, anche se il loro costo sul bilancio è spalmato in dieci anni. Nel ’25 sono stati contabilizzati nuovi bonus 110% per oltre 5 miliardi. E le cose non vanno meglio per tutto quell’insieme dei vantaggi fiscali e bonus che sono al centro delle politiche dell’emergenza infinita (virus, energia, guerra) e sono divenute la Bibbia (vedi i report di Draghi e Letta) del presente. Ci siamo messi davanti agli occhi un paio di occhiali nazionalsocialisti (alla lettera) e farfugliamo su scenari di armageddon con il drago cinese che ci attende alle soglie dell’inferno. Ieri sono entrato in uno store fisico cinese e vedevo scaffali quasi vuoti. Non arrivano merci da mesi. Gli operatori sono italiani e aspettano una lettera che li licenzierà o ridurrà il loro contratto a part time. Loro sono il drago? Mi sarei aspettato che questa complessità venisse almeno affrontata dai sindacati e invece leggo che per la Cgil tutto è peggiorato, perciò “occorre cambiare strada, partendo dal tassare gli extraprofitti e riassegnare i 23 miliardi nel 2026-2028 destinati al riarmo”. Insomma una lettera a Babbo Natale, perché sul riarmo non c’è una opposizione unita in Italia e non c’è neppure a maggioranza nella UE, dove si sta invece realizzando una coalizione che punta sulla difesa comune europea come obiettivo prioritario, con quello già dato per scontato della stabilità finanziaria. Forse che la CES (confederazione europea dei sindacati) ha promosso qualche iniziativa per portare avanti una riforma fiscale o un quadro che elimini ingiustizie e paradisi? No, anzi ora tutti a chiedere le ZES, porti franchi per tutelare aree circoscritte, ma che ben presto si riveleranno utili mezzi per eludere la leva fiscale. Si dirà che è per rendere competitivo il paese, ma andatelo a dire ai dipendenti di quello store domani. Concludo con alcune annotazioni spicciole. Lo sforamento del deficit 2025 non è “colpa” del Superbonus 110% perché non c’è stata una coda importante, e «inattesa», come dice il Mef, delle agevolazioni edilizie che ha fatto sballare i conti. Oltre 5 miliardi, ma bastava una calcolatrice gratuita e si sarebbe potuto fare due più due, anzi solo meno due, visto che l’obiettivo di deficit è stato mancato “solo” per poco meno di 2 miliardi. Il governo aveva stimato per il 2025 una spesa di 3,3 miliardi per i Superbonus ancora attivabili, ma sono arrivate fatture per 8,4 miliardi. Di meno ne potevano arrivare, ma persino di più ed una contabilità seria che non gioca d’azzardo avrebbe dovuto prevedere il massimo esigibile secondo quanto ricevuto e accettato con le domande. Sono tutti crediti cedibili, «payable», secondo la Ue, dicono, come se fosse una interpretazione arbitraria. Mentre sono minor gettito e quindi meno entrate. E per questo sono stati conteggiati nel calcolo del deficit per il 2025. Il Mef ha avviato una verifica sulle fatture del 2025 comunicate attraverso l’Agenzia delle Entrate entro il termine del 16 marzo. Sarebbero emerse operazioni sospette per «centinaia di milioni». Se fossero crediti inesistenti verrebbero cancellati dal deficit, con l’aggiornamento contabile Istat di settembre. Potremmo scoprire che il deficit 2025 era sotto il 3%? Perché è questo che vogliono farci intendere. Risposta secca: no! Anche, se il volume di operazioni illecite si rivelasse importante in pratica cambierebbe poco. Altra bufala. Ma il Superbonus non era finito? Da dove vengono queste fatture? Riguardano le deroghe ai crediti 110% con sconto in fattura e cessione del credito (immobili nelle aree sisma e delle onlus) e i crediti 65% per i condomini che avevano presentato le pratiche per accedere ai bonus entro ottobre 2024. Il Superbonus è cessato a dicembre 2025. Da gennaio le agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie sono tornate al livello ordinario: 50% per la prima casa, 36% per la seconda, con tetto di 96 mila euro, senza cessione del credito e sconto in fattura. I vecchi 110% pesano anche sul debito? “Ancora per 40 miliardi nel 2026 e altri 20 il prossimo anno. Poi la gran massa dei crediti maturati nel 2021-22 esaurirà i suoi effetti.” La verità che non conviene alla Meloni ma neppure alla sinistra che lo ha varato? Le minori entrate si protrarranno fino al 2035-2036. E proprio perché il governo, per alleggerirsi oggi, ha introdotto una spalma crediti obbligatorio dilazionandoli tutti al massimo previsto dei dieci anni. L’impatto previsto è di 150 miliardi di euro, che diventano 210 con il bonus facciate. L’impatto sarà a scalare, ovviamente, perché non tutte le rateazioni saranno lunghe dieci anni, ma le previsioni sono lungi dal ridurre a zero i 20 miliardi di partenza (che sottratti ai 210 iniziali possiamo dividere con una forbice tra 10 e 20 miliardi annui). Ah, dimenticavo, mica è finita la corrida dei bonus e ne abbiamo di transizioni! Tutto debito che sposta sul consolidamento di strumenti finanziari la fiscalità pubblica e aumenta il disavanzo di spesa corrente (che l’altro Big di questi anni, il PNRR, non può colmare perché guarda solo alle innovazioni. Plasticamente: il paese crolla per assenza di interventi ordinari e straordinari, ma in compenso ha fibra e corsi di educazione alla sicurezza. Dal campo largo al camposanto. Michele Ambrogio
April 29, 2026
Pressenza
Superbonus: le stucchevoli e incoerenti lamentele di Meloni
“Sciagurato Superbonus”: così Giorgia Meloni ha apostrofato per l’ennesima volta i crediti fiscali dovuti per il bonus con detrazione fiscale del 110% nel settore edilizio, in occasione dell’approvazione del Documento di Finanza Pubblica del 2026. ISTAT ed EUROSTAT hanno certificato che il bilancio italiano nel 2025 chiude con un deficit superiore al 3% rispetto al PIL: di conseguenza l’Italia rimane all’interno della procedura europea per deficit eccessivo. Da quando è al governo la Presidente del Consiglio dei Ministri, quando i conti non tornano, utilizza il Superbonus come capro espiatorio. È il caso di ricordare che il Superbonus è stato introdotto dal governo Conte bis nel 2020 a seguito della pandemia per far ripartire il settore dei cantieri edili ed è stato ridimensionato dal governo Draghi nei due anni seguenti. Il 17 settembre 2022, una settimana prima delle elezioni politiche che vedranno la vittoria del centrodestra e la nascita del governo attuale, Giorgia Meloni pubblica un video dal titolo: “Pronti a tutelare i diritti del Superbonus e a migliorare le agevolazioni edilizie” (si può ancora vedere nel sito giorgiameloni.it). “Da quando il Superbonus è stato istituito – afferma la leader di Fratelli d’Italia – sono già 16 gli interventi normativi che lo hanno modificato. Modifiche sempre più stringenti che hanno mandato in crisi migliaia di piccole imprese del settore edilizio che avevano fatto giustamente affidamento sulla misura del Superbonus e che hanno lasciato nel limbo migliaia di cittadini che avevano fatto altrettanto firmando contratti per lavori che poi sono stati bloccati spesso anche in corso d’opera.” “Fratelli d’Italia – conclude Giorgia Meloni – è sempre intervenuta chiedendo che non si cambiassero le regole in corso e proponendo più volte misure per sbloccare i crediti incagliati e per favorire la ripresa dei lavori nei cantieri. Noi vogliamo intervenire per tutelare i cosiddetti esodati del Superbonus, ovvero imprese e cittadini rimasti rispettivamente con crediti fiscali e lavori bloccati, rimasti prigionieri delle frequenti modifiche normative. Quindi è necessario accompagnare alla scadenza l’attuale formulazione della norma secondo il principio del legittimo affidamento, cioè nessuna modifica normativa per chi aveva già avviato i lavori che rientravano nel 110%”. Il 22 ottobre 2022 – un mese dopo la pubblicazione del video – nasce il governo Meloni, che nel febbraio 2023 – quattro mesi dopo – introduce il blocco della cessione dei crediti d’imposta collegati al Superbonus. A prescindere dalle legittime opinioni critiche sui bonus edilizi (in particolare nei confronti del bonus con detrazione al 110%) e persino da una complessiva valutazione sul rilancio del settore edilizio post pandemia, le reiterate rimostranze contro il Superbonus dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri risultano incredibili. Al quarto anno di governo Giorgia Meloni sta ancora cercando di dare la colpa ai crediti del Superbonus per il disavanzo dei conti pubblici. Francamente è diventata una lamentazione stucchevole. Quando si accetta di guidare un governo, si dovrebbe conoscere la situazione economica e finanziaria del Paese (il debito, il deficit, i crediti, le imposte, ecc.), ci si dovrebbe fare carico dello storico e mettere in atto politiche per migliorare la situazione. Perché non è obbligatorio per nessuno presentarsi alle elezioni (sostenendo una proposta) e nemmeno accettare di presiedere il governo (mettendo in atto esattamente l’opposto di quello che si era promesso). Chi lo fa deve assumersi tutte le responsabilità delle scelte. In ogni caso, resta il nodo dell’incoerenza e del palese contrasto tra le affermazioni della leader di Fratelli d’Italia nella campagna elettorale e le dichiarazioni di Giorgia Meloni Presidente del Consiglio dei Ministri. Con il dubbio che avesse ragione Pier Paolo Pasolini: “Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia”. Rocco Artifoni
April 23, 2026
Pressenza
Benvenuti al sud? …ma non per lavorarci!
Due articoli di Francesca Moriero e Luca Pons, tratti da Fanpage Al Sud si lavora meno e si guadagna peggio: 27 giorni in meno all’anno e stipendi più bassi del 35% Ogni anno un dipendente del Nord lavora quasi un mese in più di un collega del Sud. Non solo: guadagna di più, ha contratti più stabili e lavora in
February 7, 2026
La Bottega del Barbieri