Insegnamento non più una professione dignitosa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, alla luce
dei più recenti dati ufficiali pubblicati dall’Istat, richiama con fermezza
l’attenzione delle istituzioni sul progressivo squilibrio tra dinamica dei
prezzi e condizioni materiali di vita, con particolare riferimento alla
sostenibilità economica della funzione docente.
Le rilevazioni relative al mese di marzo 2026 evidenziano un incremento
dell’indice nazionale dei prezzi al consumo pari allo 0,5% su base mensile e
all’1,7% su base annua, in risalita rispetto al mese precedente. Tale andamento
è determinato in misura significativa dalla crescita dei prezzi dei beni
energetici e, soprattutto, dall’accelerazione dei beni alimentari non lavorati,
che raggiungono variazioni prossime al +4,7%, incidendo direttamente sui consumi
primari e incomprimibili delle famiglie.
A tali dinamiche generali si affianca un elemento di particolare criticità
evidenziato sempre dai dati territoriali Istat: l’accentuata differenziazione
del costo della vita tra le città italiane. In alcune realtà urbane l’impatto
dell’inflazione assume dimensioni particolarmente rilevanti. Como si colloca al
vertice con un’inflazione del 2,7% e un aggravio annuo di 816 euro per una
famiglia media; seguono Belluno con +2,6% e +678 euro e Grosseto con +2,4% e
+649 euro. Anche grandi contesti urbani come Roma registrano effetti
significativi, con +2,3% e un incremento di spesa pari a 645 euro. Ulteriori
città come Bolzano (+1,9%, +630 euro), Pistoia (+2,3%, +622 euro) e Rimini
(+2,2%, +606 euro) confermano la diffusione del fenomeno. Di particolare rilievo
è il dato di Cosenza, che presenta il tasso di inflazione più elevato (+3,1%)
pur con un aggravio inferiore (+603 euro), a dimostrazione di strutture di
consumo già fortemente compresse.
La natura qualitativa dell’inflazione in atto assume rilievo determinante: non
si tratta di una crescita diffusa e neutra dei prezzi, bensì di una dinamica
selettiva che colpisce in modo più incisivo le componenti essenziali della
spesa. Tale disomogeneità territoriale si traduce in una compressione concreta
del principio di uguaglianza sostanziale, determinando condizioni di vita
profondamente diversificate a seconda del contesto geografico.
Sotto il profilo distributivo, le rilevazioni evidenziano come l’inflazione
incida in misura apparentemente più contenuta sulle famiglie con minore capacità
di spesa; tuttavia, tale dato non attenua l’impatto reale sui redditi fissi, i
quali risultano strutturalmente meno in grado di assorbire aumenti anche
modesti, soprattutto quando riferiti a beni essenziali.
In questo quadro, emerge con particolare gravità la condizione dei docenti di
ruolo costretti a prestare servizio fuori sede. Tali lavoratori, già sottoposti
a vincoli di mobilità stringenti, si trovano a sostenere costi abitativi e di
sussistenza crescenti in contesti ad alta pressione inflattiva, senza che le
retribuzioni, sostanzialmente rigide, registrino adeguamenti coerenti. Ne deriva
una frattura tra costo della vita e trattamento economico che si pone in
evidente tensione con il principio costituzionale di proporzionalità e
sufficienza della retribuzione.
Il CNDDU ritiene necessario esplicitare come tale condizione stia assumendo, per
un numero crescente di docenti, i tratti di una vera e propria mobilità
permanente e forzata, assimilabile a una dimensione di “nomadismo lavorativo”.
L’impossibilità di sostenere stabilmente i costi della vita nei territori di
assegnazione induce infatti molti insegnanti a continui spostamenti, a soluzioni
abitative temporanee o precarie e a una frammentazione della propria esistenza
personale e familiare. Questa condizione, oltre a incidere sulla qualità della
vita, determina un progressivo impoverimento economico e sociale, compromettendo
la possibilità di costruire un progetto di vita stabile e dignitoso.
In tale contesto, il rischio di abbandono della professione si configura come un
esito sempre più concreto. Non si tratta di una scelta dettata da disaffezione,
ma di una conseguenza diretta dell’insostenibilità economica, in molti casi
aggravata dal fatto che i costi della vita nei territori ad alta inflazione
tendono a pareggiare o addirittura superare le retribuzioni percepite. La
funzione docente, in tali condizioni, perde progressivamente attrattività, con
gravi ripercussioni sulla tenuta del sistema educativo nazionale.
La prospettiva di ulteriori incrementi del costo della vita, anche in relazione
al venir meno di misure di contenimento quali la riduzione delle accise sui
prodotti energetici, rischia di consolidare questa dinamica, accentuando le
disuguaglianze e aggravando la crisi di sostenibilità della professione.
Alla luce di quanto sopra, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina
dei Diritti Umani rivolge un appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito,
Giuseppe Valditara, affinché si proceda con urgenza all’adozione di misure
strutturali volte a ristabilire un equilibrio tra costo della vita e
retribuzione del personale docente. In particolare, si ritiene necessaria
l’introduzione di un meccanismo permanente di adeguamento retributivo su base
territoriale, ancorato agli indici ufficiali Istat, nonché la previsione di
specifiche misure di sostegno per i docenti fuori sede, anche attraverso
interventi in ambito fiscale e abitativo.
Un simile intervento si configura non come misura eccezionale, bensì come
attuazione coerente dei principi di equità, solidarietà e tutela del lavoro
pubblico, nonché come condizione imprescindibile per garantire la sostenibilità
della funzione docente e la piena esigibilità dei diritti sociali.
Il CNDDU ribadisce, infine, che l’inflazione non può essere considerata un mero
indicatore economico, ma rappresenta un fattore strutturale che incide sulla
dignità delle persone e sull’effettiva realizzazione dei diritti fondamentali.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
Redazione Italia