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ROTTA BALCANICA: IL PATTO EUROPEO SULLA MIGRAZIONE HA PEGGIORATO LE CONDIZIONI DEI RICHIEDENTI ASILO DETENUTI IN BULGARIA
Il Collettivo Rotte Balcaniche denuncia in una lettera aperta il rapido deterioramento delle condizioni detentive e il mancato rispetto dei diritti umani più basilari dei richiedenti asilo nel centro chiuso di Pastrogor, in Bulgaria. In quel luogo, attivisti e attiviste del Collettivo stanno raccogliendo le segnalazioni dei richiedenti asilo sono trattenuti e soggetti a restrizioni della libertà personale, divieti di visita e rigidi controlli mentre attendono l’esame della loro domanda. Le condizioni umanitarie, riportano le testimonianze dei detenuti raccolte dal Collettivo, sono in rapido deterioramento anche in seguito all’approvazione del Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo. Tra le violazioni denunciate la mancata assistenza medico-sanitaria, la scarca qualità alimentare che provoca la perdita di peso delle persone rinchiuse, il divieto arbitrario di visita imposto anche ad attiviste ed attivisti del Collettivo che, oltre al sostegno materiale, raccolgono le denunce dei richiedenti asilo. Non sono mancate inoltre le violenze fisiche degli agenti di polizia contro chi ha provato a protestare sia all’interno che all’esterno del centro di Pastrogor. Anche alcuni membri del Collettivo sono stati arrestati per la loro attività di osservazione e denuncia e per essersi mobilitati con presidi e manifestazioni, alle quali i piccoli paesi della Bulgaria sud orientale non erano abituati. Ci riporta quanto osservato in Bulgaria, Giovanni del Collettivo Rotte Balcaniche. Ascolta o scarica Pubblichiamo la lettera che il Collettivo Rotte Balcaniche ci ha inviato in redazione. 
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: CONTRO CAROVITA, GUERRE E TAGLI ALL’ISTRUZIONE ANNUNCIATA UN’ASSEMBLEA STUDENTESCA A CAMPO MARTE. APPUNTAMENTO LUNEDÌ 26 OTTOBRE
La protesta nelle scuole non si ferma. Si allunga ogni giorno che passa l’elenco delle occupazioni contro carovita, mancanza di futura, collasso della scuola pubblica e dl Valditara con tetto agli alunni di origine migrante Istituti occupati a Napoli, Bologna, Torino, Roma, Firenze e Cosenza. Contro le politiche economiche del governo Meloni, la guerra e il riarmo, il definanziamento della scuola pubblica il Collettivo Onda Studentesca di Brescia ha annunciato un’assemblea pubblica, con appuntamento lunedì 26 ottobre, alle 15.30 a Campo Marte. Ne parla a Radio Onda d’Urto Matilde, compagna del C.O.S. Ascolta o scarica. Di seguito volantino e comunicato ASSEMBLEA STUDENTESCA: CAROVITA, GUERRE E TAGLI ALL’ISTRUZIONE💥 Oggi ci troviamo tra carovita, salari da fame, precarietà, tagli all’istruzione e guerre, e mentre si finanzia il genocidio in Palestina il nostro futuro viene sacrificato in nome del profitto. Ma la Gen Z non è disposta a restare a guardare. Le piazze tornano a riempirsi, la rabbia si trasforma in mobilitazione e una domanda diventa sempre più urgente: come possiamo organizzarci per cambiare davvero le cose? Ne parleremo insieme in un dibattito aperto sulla Gen Z in piazza, sulle dinamiche delle mobilitazioni e sulla necessità di unire le diverse forme di lotta. Come vogliamo scendere in piazza? Come possiamo costruire una forza collettiva capace di incidere? Non basta arrabbiarsi: dobbiamo incontrarci, organizzarci e lottare insieme. 🔥 Vieni a discuterne, porta le tue idee e la tua rabbia. Il futuro non si aspetta: si costruisce collettivamente.
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
LOTTE OPERAIE: STATO DI AGITAZIONE A VALDAGNO (VI). LA GXO PROPONE IL TRASFERIMENTO DI 83 LAVORATRICI DAL VENETO AL PIEMONTE
Si intensifica la mobilitazione dei dipendenti della GXO contro la proposta dell’azienda di trasferire 83 persone, in maggioranza donne, dal sito di Maglio di Sopra, frazione di Valdagno, provincia di Vicenza, al sito di Trecate, in provincia di Novara. Era arrivata il primo settembre la comunicazione della GXO, che si occupa della logistica per il marchio dell’alta moda “Valentino”, che annunciava il trasferimento di 83 lavoratori su 109 dal paese veneto a quello piemontese. Si tratta quindi di sradicare 83 nuclei familiari dal proprio territorio, oppure, di lasciarli senza un reddito. All’annuncio della GXO lavoratrici e sindacati avevano risposto già il 3 e il 4 settembre con un presidio e una manifestazione. Era seguito un incontro senza esiti favorevoli per i dipendenti il 9 settembre. Giovedì 17 settembre l’azienda incontrerà nuovamente le parti. Seguirà un’assemblea pubblica organizzata da ADL Cobas. Abbiamo fatto il punto sulla vertenza con Ylenia Carotta RSA ADL Cobas per il cantiere GXO. Ascolta o scarica Alleghiamo il comunicato stampa ricevuto in redazione dal Collettivo Karburo di Valdagno, che sostiene la protesta di lavoratori e lavoratrici. VALDAGNO CALLING – MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI DELLA GXO. Negli ultimi due giorni (3 e 4 settembre 2026) a Valdagno (VI) si è accesa la protesta dei lavoratori del comparto della logistica di “Valentino”, a seguito della comunicazione del 1 settembre di GXO (azienda multinazionale operante con appalto alla logistica all’interno dello stabilimento), che annunciava il piano di trasferimento del reparto presso la sede di Trecate, in provincia di Novara. Questa decisione aziendale risponde a motivi di razionalizzazione: il magazzino di Valdagno viene giudicato obsoleto e troppo lontano da aeroporti e arterie di distribuzione, nonostante il fatto che lo svincolo “Valle Agno” della “Superstrada Pedemontana Veneta” sia stato inaugurato a fine dicembre 2023. Il periodo di spostamento dovrebbe situarsi tra febbraio e marzo 2027 e si accompagna alla proposta di trasferimento di 83 lavoratori su 109 dal paese veneto a quello piemontese. E’ l’ennesimo attacco subito dai lavoratori della logistica di “Valentino”, i quali, prima del subentro di GXO nel 2021, si erano impegnati in vari cicli di mobilitazione, non ultimo quello svoltosi già a partire dal 2019 contro le condizioni di lavoro e i ritardi nella retribuzione dovuti alla esternalizzazioni, soprattutto presso cooperative come “Atlantide”. La stabilizzazione della condizione lavorativa, a cui GXO sembrava dovesse corrispondere, è durata però solo cinque anni. La composizione sociale dei lavoratori rende, per altro, particolarmente inaccettabile la proposta di trasferimento: la maggioranza è composta da donne, molte con mutui da pagare e figli da crescere. L’asettica proposta di trasferimento, quindi, equivale di fatto alla proposta di sradicamento di 83 nuclei famigliari dal territorio, oppure, nel caso di un probabile rifiuto in massa al trasferimento, corrisponderebbe all’ulteriore impoverimento del tessuto sociale dei comuni della Valle; un territorio che ormai non solo sente sempre più lontana la stagione della grande manifattura della “Marzotto”, ma che ancor più finisce per rimpiangere anche il cosiddetto “Miracolo del Nord-est”: un sogno ormai sbiadito in un’area martoriata dall’invecchiamento demografico e da un insaziabile consumo di suolo causato dalla speculazione edilizia e industriale. Su questo sfondo si sono mobilitati i lavoratori, ora come nelle stagioni precedenti organizzati per lo più sotto la sigla di ADL-Cobas, mettendo immediatamente in campo un presidio presso i cancelli della fabbrica giovedì 3 e un corteo per il centro città con presidio sotto il comune di Valdagno venerdì 4. Lavoratori e sindacati ora attendono un nuovo incontro con l’azienda il 9 settembre, ma hanno già ribadito la volontà di non cedere sul fronte della mobilitazione per salvare la logistica a Valdagno. Le sigle confederali, operanti soprattutto negli altri reparti dello stabilimento “Valentino”, si sono per il momento espresse attraverso un comunicato, con il quale hanno manifestato preoccupazione per il futuro dell’intero stabilimento e hanno avanzato -come oggetto di discussione con l’azienda- proposte di reinserimento tramite up-skilling (formazione professionale). Si è da subito mostrata disponibile all’aiuto anche l’amministrazione comunale. Oltre ai corpi intermedi e alle istituzioni, ci teniamo però a segnalare la solidarietà spontanea che ha accompagnato i lavoratori durante il picchetto di giovedì e il corteo di venerdì nel mezzo del mercato in piazza a Valdagno. In un territorio che sembrava per più versi anestetizzato a qualsiasi moto di solidarietà, a causa di decenni di propaganda leghista o -ultimamente- fascista, l’appoggio solidale sembra riemergere. Ai lavoratori, la cui composizione etnica è splendidamente mista, è infatti subito arrivato il plauso e la vicinanza degli esercenti del mercato e della cittadinanza: una vicinanza che è forse un’inconsapevole risposta pavloviana al richiamo della lunga storia operaia della valle dell’Agno, dove ogni persona ha lavorato o ha avuto parenti che hanno lavorato in “Marzotto”. La nostra volontà, come Collettivo, è quella di contribuire alla mobilitazione e al rafforzamento dello sforzo contrattuale dei lavoratori. Vorremmo, con loro, ribadire che “il lavoro e il reddito delle persone non possono essere un lusso”, nella speranza che la cooperazione fuori e dentro gli stabilimenti e la messa in comune delle intelligenze possa essere un’opportunità per strappare il territorio dalla morsa del cemento, del profitto cieco, del livore razzista e dell’abbandono. Collettivo Karburo, Valdagno 05/09/2026.
September 14, 2026
Radio Onda d`Urto
BULGARIA: TORTURATI RICHIEDENTI ASILO NEL CENTRO DI DETENZIONE DI PASTROGOR. LA DENUNCIA DEL COLLETTIVO ROTTE BALCANICHE
“Violenze normalizzate” dal nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Lo testimoniano compagne e compagni del Collettivo Rotte Balcaniche presenti in Bulgaria il 26 luglio, quando è scoppiata una rivolta nel lager per migranti di Pastrogor, nei pressi della frontiera turco-greco-bulgara. “Dopo settimane di mobilitazione delle persone in movimento contro la privazione della loro libertà (…) le telecamere di sorveglianza sono state spente e i detenuti sono stati picchiati e torturati”, scrive il Collettivo in un comunicato diffuso in italiano, inglese, greco e bulgaro. Attiviste e attivisti erano in presidio davanti al centro e hanno raccolto le testimonianze dirette dei pochi detenuti che ancora possiedono uno smartphone: “le persone hanno iniziato a scandire slogan come Libertà, Hurriya e Open camp! Open camp!, riunendosi gioiosamente, mentre all’esterno del centro di detenzione il Collettivo Rotte Balcaniche portava un saluto solidale. Contemporaneamente, alcune persone hanno tentato di evadere”. Poco dopo è arrivato il durissimo intervento della polizia che “con il volto coperto da passamontagna ha picchiato brutalmente i prigionieri in un evidente atto di rappresaglia”. Ancora più grave la presenza di minori, che non dovrebbero trovarsi in un centro chiuso. Prima della dura repressione della polizia, i richiedenti asilo erano mobilitati da settimane. Protestavano “collettivamente contro la loro detenzione. Molti di loro hanno partecipato a uno sciopero della fame, rifiutando il cibo immangiabile fornito dall’Agenzia statale per i rifugiati. Alcuni hanno organizzato diverse contestazioni”. Si tratta di un esempio di come un centro per migranti, aperto nel 2012 come centro di accoglienza e poi diventato un centro chiuso per richiedenti asilo, stia diventando un esperimento delle nuove leggi contenute nel Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Abbiamo approfondito la vicenda con Lotti e Cami del Collettivo Rotte Balcaniche, che il 26 luglio erano presenti in presidio fuori dal campo di Pastrogor. Ascolta o scarica Il comunicato stampa inviato in redazione dal Collettivo Rotte Balcaniche.  Una rivolta delle persone in movimento detenute in base al nuovo Patto europeo è stata brutalmente repressa dalla polizia bulgara. Nel centro di detenzione di Pastrogor, dopo settimane di mobilitazione delle persone in movimento contro la privazione della loro libertà, la repressione della polizia è ulteriormente aumentata domenica 26 luglio: le telecamere di sorveglianza sono state spente e i detenuti sono stati picchiati e torturati. Questo attacco rappresenta l’ennesimo esempio della violenza di Stato alle frontiere europee, che sta raggiungendo livelli senza precedenti dall’avvio, nel mese di giugno, dell’implementazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Per settimane, i detenuti di Pastrogor, a pochi chilometri dal confine con la Turchia, si sono mobilitati collettivamente per protestare contro la loro detenzione. Molti di loro hanno partecipato a uno sciopero della fame, rifiutando il cibo immangiabile fornito dall’Agenzia statale per i rifugiati. Alcuni hanno organizzato diverse contestazioni, rifiutandosi di lasciare la mensa e chiedendo cibo aggiuntivo e di migliore qualità. In risposta, almeno una persona è stata picchiata da un poliziotto, trattenuta in commissariato e costretta a firmare una dichiarazione di impegno a non partecipare ad alcuna futura protesta. La rivendicazione centrale di questa mobilitazione non era soltanto il miglioramento delle insopportabili condizioni del campo di Pastrogor – come le infestazioni di parassiti e il caldo estremo – ma soprattutto la fine della detenzione stessa. In una lettera, molti detenuti hanno rivendicato il rilascio e il trasferimento in un centro di accoglienza aperto per richiedenti asilo. Hanno inoltre chiesto di poter accedere a informazioni legali sulle ragioni della loro detenzione e sulla sua durata, informazioni che le autorità responsabili della gestione del centro di detenzione hanno deliberatamente negato. La mobilitazione si è intensificata il 26 di luglio, quando le persone hanno iniziato a scandire slogan come “Libertà, Hurriya” e “Open camp! Open camp!”, riunendosi gioiosamente mentre all’esterno del centro di detenzione il Collettivo Rotte Balcaniche portava un saluto solidale. Contemporaneamente, alcune persone hanno tentato di evadere. Dopo questo intenso momento di protesta e solidarietà, i detenuti sono tornati nelle loro stanze. Un’ora più tardi, i rinforzi della polizia hanno fatto irruzione nell’edificio: con il volto coperto da passamontagna e dopo aver spento le telecamere, hanno picchiato brutalmente i prigionieri in un evidente atto di rappresaglia. La vendetta è stata brutale: alcune persone hanno riportato decine di ematomi sul corpo dopo essere state colpite con i manganelli, subendo fratture alle mani alle gambe; altre sono state viste ricoperte di sangue; almeno una persona ha perso due denti dopo essere stata colpita con un pugno alla mascella da un poliziotto, e molto altro. Sono stati picchiati anche dei minori (che, per legge, non dovrebbero trovarsi in un centro di detenzione). Nel tentativo di nascondere le violenze commesse, la polizia ha distrutto un numero elevatissimo di telefoni, rendendo molto più difficile la comunicazione con e tra i prigionieri. Dodici persone sono state portate via dal centro, trattenute per 24 ore in una stazione di polizia, costrette a firmare dichiarazioni con cui si impegnavano a non prendere parte ad alcuna protesta in futuro e successivamente ricondotte a Pastrogor. Dopo questi fatti, una persona reclusa afferma: “Abbiamo capito che il governo vuole trattenere le persone in un centro mentre le loro domande di asilo vengono esaminate. Tuttavia, mantenere i richiedenti asilo in un centro chiuso per un periodo fino a tre mesi è ingiusto. Se lo scopo è semplicemente quello di esaminare le loro domande di asilo, dovrebbero invece essere accolti in un centro aperto, dove possano vivere in libertà mentre le loro pratiche vengono valutate. Trattenere le persone in un centro chiuso in queste circostanze è inutile e ingiusto, e questa realtà deve essere resa pubblica”. Il centro di Pastrogor è stato costruito nel 2012 come campo aperto per persone sottoposte alla procedura di richiesta di asilo. Nel dicembre 2025, per attuare il nuovo Patto europeo, le autorità bulgare hanno trasformato questo cosiddetto «centro di transito» in un centro di detenzione, un esito prefigurato dalla sua architettura carceraria e dal suo isolamento. Al suo interno viene applicata la nuova “aslyum border procedure”, uno stratagemma giuridico introdotto dal Patto che rafforza il ricorso alla detenzione prolungata delle persone in movimento. Inoltre, essa intensifica i rigetti sistematici e le deportazioni di massa, spesso attuate sotto forma di rimpatri “volontari” coercitivi con la collaborazione di Frontex e IOM. Mentre la durata delle detenzioni continua ad allungarsi, la nuova procedura di frontiera impone un termine di appena sette giorni per presentare ricorso contro il diniego della protezione. Si tratta di un ostacolo particolarmente grave, considerata l’assenza di informazioni e di assistenza legale fornite dalle autorità bulgare. La rapida attuazione del Patto ha provocato un forte aumento della reclusione delle persone in movimento in strutture di tipo carcerario. Nel solo centro di Pastrogor, il numero delle persone recluse è passato da poche decine prima del 12 giugno a oltre 220 alla fine di luglio. Si tratta di un’ulteriore escalation della guerra condotta dall’Unione europea e dai suoi Stati membri contro le persone in movimento. Normalizzando la detenzione su larga scala, questi centri rivelano sempre più chiaramente la loro natura di prigioni razziali. Eppure le persone continuano a lottare e a resistere: attraversano le frontiere, scavalcano le reti, gridando “Open camp!” dietro alle sbarre dei centri di detenzione al confine tra Bulgaria e Turchia e dovunque. Siamo con loro e la nostra solidarietà è incondizionata. Le loro rivendicazioni non resteranno inascoltate. Questi muri cadranno. Collettivo Rotte Balcaniche.  
August 12, 2026
Radio Onda d`Urto
DESENZANO (BS): PRESIDIO PER IL DIRITTO ALL’ABITARE, URGONO “MISURE PER ARGINARE IL TURISMO DI MASSA” E CASE POPOLARI
Si sono ritrovati in decine tra attiviste e attivisti nel pomeriggio di sabato, a partire dalle ore 15 in piazza Malvezzi, per chiedere risposte alle centinaia di cittadini e cittadine che hanno firmato negli scorsi mesi una petizione che chiede misure urgenti per arginare i problemi creati dal turismo di massa. Sul Garda infatti è oramai impossibile comprare casa per meno di 4 mila euro al metro quadro e gli affitti a lungo termini sono un miraggio. Al presidio organizzato dal Collettivo Gardesano Autonomo, a simboleggiare la mancanza di risposte da parte dell’amministrazione comunale desenzanese, la sagoma di cartone del sindaco Guido Malinverno, che non ha mai considerato seriamente le sollecitazioni del Collettivo. Una decina di giorni fa il tema del turismo di massa e le conseguenze sulla casa erano approdati in Consiglio comunale, che aveva preso atto della situazione emergenziale e dato il via a misure giudicate dal Collettivo estremamente blande. Per questo attiviste e attivisti, insieme alcuni residenti esasperati, hanno chiesto nuovamente al Comune di investire in case popolari, date le richieste di assegnazione sempre più numerose e incentivi a per chi affitta a lungo termine. Il collegamento dal presidio in corso con Alessandro Scattolo del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN: ANCORA ATTACCHI USA-ISRAELE. “STANNO DISTRUGGENDO TUTTO QUANTO UTILE ALLA VITA DELLE PERSONE”
Continuano senza sosta i bombardamenti israelo-Usa contro l’Iran. A Teheran ci sono stati i primi blackout elettrici. Colpita pure l’Università Imam Hossein, nel centro della capitale. In poco più di un mese di attacchi sono oltre 2000 le vittime civili accertate nel Paese, 10 volte tanto i feriti, 3 milioni le persone sfollate. L’Iran risponde sia con la repressione interna – impiccati almeno 2 giovani, ritenuti membri dei Mujaheddin del Popolo – mentre  all’estero si segnalano missili e droni lanciati su diversi paesi del Golfo e su Israele; qui è stata colpita e danneggiata una raffineria, al porto di Haifa. Forti esplosioni pure nel Kurdistan iracheno e nella capitale Bagdhad, lungo e oltre il confine con la Siria e in altre zone verso il Golfo. Qui un morto e ingenti danni materiali per l’attacco contro un impianto di desalinizzazione in Kuwait, su cui però l’Iran nega la proprie responsabilità, scaricandole invece su Israele, contro cui nelle ultime ore anche gli Houthi yemeniti hanno iniziato a scagliare alcuni droni e missili, minacciando di chiudere anche il Mar Rosso e a Suez. La guerra quindi rischia di espandersi ancora di più, con il Pentagono che prepara l’invasione via terra delle isole dello stretto di Hormuz, come Kharg, snodo petrolifero cruciale. “Decide Trump”, spiegano fonti della Casa Bianca.  Il piano diplomatico, invece, langue. Trump al riguardo continua a lanciare messaggi poco…lucidi: l’ultima di oggi vede il tycoon parlare da un lato di “grandi progressi” nei negoziati, “diretti e indiretti”, pur ribadendo di “essere pronto a distruggere Kharg e forse pure altre isole” dell’Iran. Sulla situazione interna al Paese, che da inizio aggressione ha chiuso completamente l’accesso a internet rendendo difficile avere informazioni. Gli aggiornamenti sull’Iran con Behrooz Sarabi, compagno iraniano del Collettivo Together For Iran Milano. Ascolta o scarica
March 30, 2026
Radio Onda d`Urto
ROMA: I COLLETTIVI DENUNCIANO LE MISURE REPRESSIVE DEL LICEO RIGHI CHE OSPITA LA NEGAZIONISTA NOEMI DI SEGNI
Noemi Di Segni, presidente dell’UCEI – l’Unione delle comunità ebraiche italiane, fervente sionista, militare dell’esercito israeliano prima di trasferirsi in Italia e tutt’oggi negazionista del genocidio a Gaza, è stata contestata ieri dalla comunità studentesca del liceo Righi di Roma. Per tenere una conferenza senza alcun contraddittorio, la Di Segni è stata scortata da 17 digossini fin dentro la scuola. Lo stesso liceo aveva cancellato un incontro previsto con lo storico israeliano antisionista Ilan Pappé. Per ospitare Di Segni però, il dirigente scolastico del Righi si è preoccupato di far imbiancare un murale che riproduceva una bandiera palestinese, eseguito durante le attività didattiche di un progetto di Disegno e storia dell’arte. Il dirigente ha anche fatto rimuovere una mostra fotografica degli studenti e delle studentesse sul genocidio in Palestina, posizionate nello stesso piano del murale e della conferenza. I collettivi studenteschi rilanciano con un’assemblea che si terrà mercoledì 28 gennaio, ore 17 nella piazzetta di via Puglie, sotto la scuola. Ci racconta quanto accaduto nel liceo Righi, Valerio studente del collettivo Ludus. Ascolta o scarica
January 27, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: ASSEMBLEA PUBBLICA SU SPAZI, CONFLITTI E MOVIMENTI, “CONTRO I PADRONI DELLA CITTÀ, IL GENOCIDIO E IL SUO MONDO”
È iniziata alle 11 a Milano nella ex scuola occupata di via Vallarsa 19 (metro gialla Lodi), l’Assemblea pubblica metropolitana su spazi, conflitti e movimenti. “Contro i padroni della città, il genocidio e il suo mondo. Blocchiamo tutto, liberiamo tutto” le parole d’ordine. L’azione, che sarà temporanea e durerà fino a questa sera, era stata annunciata già ieri. Dopo pranzo ci saranno altri tavoli di confronto e poi alle ore 15 si svolgerà un’assemblea plenaria finale. L’intento degli organizzatori è quello di aprire un confronto allargato con tutte le persone che si sono mobilitate lo scorso autunno e che hanno scosso la vita della città: dal corteo del 6 settembre in seguito allo sgombero del Leoncavallo, agli scioperi generali del 22 settembre e del 3 ottobre contro il genocidio in corso in Palestina. Una serie di mobilitazioni in “contrapposizione tra una marea popolare solidale e i padroni della città, responsabili dell’attacco economico, sociale e politico ai danni del territorio urbano, di chi lo abita, lo vive e lo attraversa”. L’assemblea di oggi intende fare in modo che non si chiuda la “passata finestra autunnale di conflitto” e capire assieme come continuare a partecipare. Tra le realtà promotrici, la Rete per l’autogestione, il CSA Lambretta, il Laboratorio Occupato Kasciavit e il Collettivo ZAM.  Il collegamento delle ore 11.55 con Francesco della nostra redazione che sta seguendo i lavori. Ascolta o scarica
January 17, 2026
Radio Onda d`Urto
OCCUPAZIONI E PROTESTE PER LA PALESTINA: GLI AGGIORNAMENTI DA NAPOLI, TORINO E VERONA
Proseguono le mobilitazioni in solidarietà con il popolo palestinese. Repressione a Napoli questo sabato 25 ottobre: tre attivisti per la Palestina sono stati arrestati per aver contestato la partecipazione di Teva – azienda farmaceutica israeliana complice dell’occupazione e del genocidio in Palestina – al Pharmexpo della Mostra d’Oltremare a Napoli. Qui le forze di polizia hanno accerchiato i manifestanti, manganellandoli, identificandoli e, infine, gli arrestando tre attivisti. Per chiedere l’immediata liberazione di Dario, Mimì e Francesco questa mattina alle ore 11, proprio davanti alla Mostra d’Oltremare, è stata convocata una conferenza stampa mentre una assemblea pubblica si terrà sempre oggi alle ore 17 a Porta di Massa, per costruire il corteo di sabato 1 novembre. Gli aggiornamenti con Eddi del Laboratorio Iskra di Napoli. Ascolta o scarica   A Torino, invece, manganelli e arresti davanti al Liceo Einstein: dopo aver difeso la scuola dal volantinaggio di un gruppetto di neofascisti che cercavano di consegnare volantini contro la cosìdetta “cultura maranza”, studenti e studentesse sono stati raggiunti da un plotone di forze di polizia agli ingressi del liceo che li ha caricati, arrestando uno studente. Il collegamento con Nicola, studente del liceo Einstein. Ascolta o scarica Infine a Verona il collettivo studentesco autonomo TAMR, nato lo scorso maggio, ha occupato il polo Zanotto dell’ateneo scaligero nella giornata di domenica 26 ottobre. Duplice l’obiettivo della protesta: mantenere alta l’attenzione a livello accademico su quanto sta accadendo in Palestina e protestare contro “la stretta autoritaria del governo Meloni” sulle Università. Il Senato accademico dell’UniVr voterà domani una mozione presentata dalla comunità studentesca sulla questione palestinese. Inoltre il collettivo TAMR protesta contro la proposta di riforma del regolamento dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), agenzia sulla quale il governo intende imporre le proprie nomine sulla Presidenza. Ci racconta le ragioni dell’occupazione, Francesco Orecchio del collettivo studentesco autonomo TAMR. Ascolta o scarica  
October 27, 2025
Radio Onda d`Urto
DESENZANO (BS): DOCENTI E STUDENTƏ IN PIAZZA PER LA PALESTINA, SABATO 25 OTTOBRE
Nuova mobilitazione sulle rive del Benaco organizzata da docenti, studenti e studentesse per la Palestina. L’appuntamento con “La scuola per Gaza” è questo sabato 25 ottobre in piazza Malvezzi a Desenzano del Garda. In programma interventi e letture a partire dalle ore 15, musiche cantautorali a cura del collettivo Casa del Bao e Luca Rassu. Camminata “silenziosa” per la Palestina, alle ore 17.30, assieme alle Donne in cammino per la pace. Partecipa all’iniziativa anche la sezione locale dell’ANPI. Durante il pomeriggio per Gaza, oltre a diversi interventi, saranno organizzate anche attività per coinvolgere le persone presenti, quali un quiz e un laboratorio per costruire barchette in ricordo della Flotilla. Presente anche un banchetto con materiale autoprodotto per finanziare organizzazioni che operano in Palestina e materiale informativo sul mondo della scuola. Elemento propursore dell’iniziativa è il mondo della scuola che si sta muovendo da qualche settimana lungo le sponde meridionali del Garda. Sono stati due gli incontri a tema che si erano svolti a ottobre presso Casa dei Popoli Thomas Sankara per organizzare “La scuola per Gaza”. Il 21 settembre invece era stata piantata, sempre in piazza Malvezzi, la tenda dei Sanitari per Gaza, iniziativa durante la quale erano stati raccolti oltre 2 mila euro in favore dell’associazione PalMed Italia. La presentazione dell’iniziativa con Alessandro e Letizia del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica
October 22, 2025
Radio Onda d`Urto