Milano Cortina, Olimpiadi a consumo di suolo
Incalzata dalle associazioni ambientaliste e non (Libera in testa), Simico, la
Spa a partecipazione pubblica a cui è affidata la realizzazione delle opere
olimpiche, riporta il loro stato di attuazione nel portale Open Milano Cortina
2026.
Chiariamo subito: non è affatto agile estrarre informazioni e il file
scaricabile delle opere è criptico. Questo già limita la lettura. Con pazienza
occorre aprire ogni scheda-progetto e scaricare i singoli dati: due pomeriggi di
lavoro che scoraggiano chiunque. Consultato il 13 gennaio 2026, il sito è
aggiornato al 31 ottobre 2025. Delle 98 opere, per 3,5 miliardi di euro, solo 56
sono state terminate, il 27,1% del valore totale; altre otto, per 216 milioni,
non è dato sapere quando inizieranno e quando finiranno e infine 34 devono
essere ancora terminate per un importo di 2,36 miliardi, il 66,8% del valore
delle opere olimpiche gestite da Simico.
Ma il grande imbarazzo sta nel fatto che ben 22 opere, per un valore totale di
circa 1,8 miliardi, saranno cantierizzate addirittura dopo l’inizio delle
Olimpiadi. Tutto normale? Possiamo dirci soddisfatti? Il Comitato olimpico
internazionale sa di questi pochi e frammentati dati su Open Milano Cortina
2026? Li ha confrontati con il documento di candidatura? Inoltre sul portale,
come noto, non sono riportate alcune mega opere come il villaggio olimpico di
Milano e l’enorme arena Santa Giulia dove il Comune ha speso in fretta e furia
altri milioni per fare strade temporanee che si sono rese necessarie per via dei
ritardi dei lavori (perché non fanno capo a Simico).
Vi è poi la questione ambientale, fiore all’occhiello della candidatura ma
completamente muta nel sito di Simico. Zero tracce degli effetti ambientali
delle opere, zero informazioni sul consumo di suolo, zero sull’emissione
equivalente di CO2, zero sugli esboschi, zero sulla perdita di biodiversità,
etc.. Come si può dire che queste sono Olimpiadi a impatto zero?
La quota della spesa pubblica olimpica per opere che saranno cantierizzate dopo
l’inizio delle Olimpiadi 2026 è del 51,7%. Alla faccia della legacy. Non c’è
festa dello sport senza trasparenza su impatti ambientali e consumo di suolo
Peraltro ben 57 opere (il 58,2% per il 20% della spesa) hanno balzato ogni tipo
di Valutazione di impatto ambientale (Via); otto sono state giudicate con
impatto negativo ma avviate ugualmente (169 milioni) e solo nove sono state
sottoposte a Valutazione d’impatto ambientale (pari a 1,57 miliardi, il 44,5%
del totale). Sul fronte delle opere “minori”, avviate in autonomia da Comuni,
Regioni e altri enti, nulla si sa. Eppure anche loro hanno eroso bilanci
pubblici, paesaggio, ambiente e suolo.
E quale sarà la legacy (maledetta parola amata dai politici) sul fronte
“immateriale”? Pubblicità, allestimenti temporanei, marketing, inviti, gettoni e
spese per ospiti, comparsate, “vip”, politici. Quanti soldi? Poi milioni di
costi “in kind” relativi all’uso di mezzi delle Pubbliche amministrazioni
durante i giochi, edifici, depositi e aree pubbliche; i costi delle forze
dell’ordine, del personale sanitario, degli staff dei volontari, etc.. Con quale
diritto lo sport può permettersi di spendere e degradare l’ambiente senza darci
conto? Dovremmo andarne orgogliosi?
A fine anno il presidente Sergio Mattarella ha detto: “Lo sport ha contribuito
alla crescita del Paese, a regalarci momenti di gioia, di orgoglio, di
appartenenza. Così come accade sempre ascoltando risuonare l’inno italiano in
una premiazione. Tutto questo si rinnoverà ancora una volta con i Giochi di
Milano Cortina”. Basta davvero lo sport e il nostro inno alle Olimpiadi per
dimenticare il diritto alla trasparenza e alla partecipazione, a conoscere in
dettaglio le spese pubbliche e a fingere assenza di impatti ambientali e zero
consumo di suolo? All’inno io piangerò.
Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al
Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza,
2024)
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