Stop ai fossili, la carovana ecologista da Santa Marta a Ravenna
In Colombia, a Santa Marta, dal 24 al 29 aprile, si tiene il summit globale per
l’uscita dai fossili promossa da Paesi Bassi e Colombia, al quale parteciperanno
quarantacinque Stati (stranamente ci sarà anche l’Italia).
E’ un appuntamento del quale si sta parlando pochissimo, soltanto pochi articoli
di alcuni giornali e qualche servizio radiotelevisivo ne danno notizia, e solo
sui canali comunicativi del mondo associativo se ne discute un po’ di
più. Eppure, la situazione mondiale catastrofica, che nelle ultime settimane ha
preso soprattutto la forma dei “nuovi” sviluppi della guerra mediorientale, con
tutta la drammaticità della “questione Stretto di Hormuz”, sta dimostrando ,
qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, che il legame guerre-dipendenza dai
fossili, non solo è strettissimo, ma è la ragione stessa dell’esplodere dei
conflitti, dei massacri, dei genocidi. E pur di mettere le mani su quanto più
petrolio e gas possibile, la maggior parte dei criminali che guidano il mondo, è
disposta a rischiare la distruzione del genere umano.
Mentre, intanto, la crisi climatico-ambientale avanza a passi da gigante
battendo sempre nuovi record, configurando così una sorta di derby su chi, fra
guerre e impazzimento della situazione ecologica, riuscirà per primo a mettere
fine all’avventura umana sul pianeta Terra.
La città colombiana di Santa Marta ospiterà la prima conferenza globale
interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili, con l’obiettivo
esplicito di colmare il divario tra impegni dichiarati e politiche
effettivamente perseguite, divario che ha caratterizzato (anche molto prima
dell’avvento dell’era Trump) le scelte della maggior parte dei governi e di
moltissime forze politiche, non solo delle destre negazioniste.
In qualche modo in risposta all’inefficacia e alle estenuanti trattative nei
vertici COP, Santa Marta cerca (almeno si spera) di costruire strumenti e
alleanze mirati ad accelerare davvero la transizione energetica, al fine di
portare confronto e scelte dalle dichiarazioni alle decisioni operative. Con
l’obiettivo dichiarato e primario della progressiva eliminazione di carbone,
petrolio e gas.
In questo periodo, siamo di fronte all’evidenza della spirale disastrosa in cui
ci porta il mantenimento della dipendenza dal fossile; crisi energetica e
tensioni geopolitiche risultano strettamente intrecciate al controllo delle
risorse fossili, e l’energia continua a essere il più importante fattore di
conflitto e di ridefinizione degli equilibri globali. La scelta di molti governi
di rafforzare la dipendenza da fonti fossili (anche se, in teoria, nel breve
periodo), rallentando gli investimenti nella transizione, non fa che peggiorare
la situazione.
Santa Marta proverà a rilanciare un’agenda alternativa, fondata sulla
progressiva dismissione dei combustibili fossili come condizione non solo
ambientale, ma anche politica ed economica per una maggiore stabilità globale,
chiedendo ai vari Paesi di aderire a un percorso vincolante. La crisi climatica
non può essere affrontata solo attraverso la gestione delle emissioni, ma
richiede un intervento diretto sulla produzione e sull’uso delle fonti, causa
prima del problema.
Una specifica attenzione sarà dedicata ai temi della giustizia climatica, della
redistribuzione dei costi della transizione e del ruolo della finanza, per unire
al superamento dell’era fossile una nuova prospettiva di eguaglianza e di
giustizia sociale.
Fra i Paesi che parteciperanno, concordi nella convinzione di dare ascolto alla
scienza e di procedere, in modo urgente e coordinato, verso l’eliminazione di
gas, carbone e petrolio, si dovrà cercare di costruire una coalizione
internazionale capace di tenere insieme la riduzione delle emissioni e la
gestione delle dinamiche sociali legate all’abbandono delle fonti fossili.
In questa prospettiva, giunge inattesa la partecipazione dell’Italia,
considerato che negli ultimi mesi il governo ha operato scelte energetiche
difficilmente conciliabili con gli obiettivi della conferenza: principalmente,
il rinvio della chiusura delle centrali a carbone fino al 2038, il ruolo
centrale attribuito al gas, le posizioni espresse in sede Ue per la
soppressione degli Ets.
Quello che interessa di più, ad ogni modo è la presenza significativa della
società civile, rappresentata da reti internazionali, movimenti climatici,
organizzazioni sindacali e realtà territoriali, per un totale di oltre 2.600 le
organizzazioni. La Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile sarà presente con
una sua delegazione.
In Italia organizzazioni ambientaliste, movimenti per il clima, sindacati e
realtà della società civile, stanno promuovendo percorsi di mobilitazione e
pressione istituzionale, che sostengono di fatto gli obiettivi della conferenza,
legandoli alle realtà e alla vita quotidiana dei territori.
In Emilia Romagna, l’11 aprile è partita una Carovana promossa da RECA (Rete
Emergenza Climatica e Ambientale) e da AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti
Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna). Dopo le prime due tappe a Piacenza e
a Parma, e dopo gli attesi appuntamenti nelle altre province emiliane, dalla
metà di maggio la Carovana approderà in Romagna, con iniziative – nell’ordine –
a Faenza, Imola, Forli e Cesena, Ravenna e infine a Rimini; per poi continuare
nelle settimane successive verso Ferrara e convergere definitivamente a Bologna
con un importante convegno regionale il 14 e 15 di giugno.
La tappa ravennate avrà luogo sabato 23 maggio, con appuntamenti a Punta Marina
e a Casalborsetti, luoghi simbolo della pervasività del sistema fossile nei
nostri territori e con la richiesta netta e pressante di avviare, anche in sede
locale, un percorso di riduzione, finalizzata all’eliminazione, delle fonti
fossili. E l’auspicio che una vera pianificazione gestita democraticamente possa
portare alla loro sostituzione quanto più possibile rapida con un nuovo
modello, basato sulle rinnovabili, sulla produzione decentrata e diffusa, su un
vero piano di risparmio, efficientamento e moderazione dei consumi energetici.
E’ chiaro che, in questo quadro, il messaggio che emerge sia dalle mobilitazioni
locali e generali, sia da importanti iniziative multipolari come il vertice di
Santa Marta, è che si apra un ciclo politico che metta realmente al centro la
questione energetica e la transizione ecologica. Ma per costruire questo
scenario, bisogna che prenda forza una visione complessiva in cui il settore
dell’energia venga “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni
comuni. Non è più sostenibile che le necessità vitali delle persone e degli
ecosistemi debbano dipendere ed essere subordinate alle speculazioni
finanziarie, alle bufere geopolitiche e in generale ad una logica di mercato,
nella quale gli interessi di pochi sopravanzano di gran lunga quelli di intere
popolazioni.
La posta in gioco va oltre Santa Marta. Nel contesto di oggi, segnato da crisi e
disuguaglianze crescenti, la transizione oltre i combustibili fossili è la
questione regina, e riguarda non solo la sfida climatica, ma anche la stabilità
internazionale, la giustizia sociale e la democrazia.
Campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile
Redazione Romagna