Venezuela bolivariano, petrolio, e propaganda di guerraLa recente approvazione della Legge organica sugli idrocarburi (gennaio 2026)
della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha suscitato non poche reazioni e,
come era prevedibile, ha scatenato una nuova ondata di propaganda ostile, da
parte di settori legati all’imperialismo occidentale, ma anche disinformazione e
mistificazione, spesso condite di retorica ideologica e frasi scarlatte. Il
contesto della riforma è noto: la continuità dello Stato e del processo
rivoluzionario bolivariano; la mobilitazione delle forze politiche e sociali
bolivariane e socialiste; la resistenza, a difesa delle istituzioni politiche e
delle conquiste sociali della Rivoluzione bolivariana, nel contesto
dell’aggressione, della pressione militare e della campagna ostile posta in
essere dagli Stati Uniti, che hanno portato, il 3 gennaio, al sequestro manu
militari di un presidente legittimo, in carica, il presidente della Repubblica
Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, e della prima combattente, la
giurista e deputata Cilia Flores. Respinti l’assalto e il tentativo di colpo di
stato, Delcy Rodriguez, già vicepresidente esecutiva con Maduro, svolge ora la
funzione di presidente incaricata del Venezuela bolivariano.
Attraversiamo dunque il nuovo quadro normativo. L’articolo 1 della legge
inquadra l’oggetto, ora ampliato in modo da ricomprendere e “regolare tutto ciò
che riguarda l’esplorazione, l’estrazione, la raccolta, il trasporto, lo
stoccaggio, la lavorazione, la valorizzazione, la raffinazione,
l’industrializzazione, la commercializzazione, la conservazione e l’utilizzo
degli idrocarburi”. Alla definizione dell’oggetto, si accompagna il quadro di
principi posti a sovrintendere il raggiungimento degli obiettivi previsti dalla
legge, vale a dire “i principi di sovranità energetica, proprietà pubblica dei
giacimenti, massimizzazione della rendita, sicurezza giuridica, trasparenza
contrattuale, tutela ambientale e adattamento alla transizione energetica”. È
sulla base di questi presupposti, nel quadro fissato dalla legge in relazione
alla totale proprietà pubblica dei giacimenti, che la legge interviene ad
ampliare la gamma di società che possono svolgere le “attività primarie” nel
settore degli idrocarburi, vale a dire quelle “relative all’esplorazione,
ricerca di giacimenti, estrazione, raccolta, trasporto e stoccaggio iniziale”,
proponendo che possano ora essere svolte direttamente dal Governo o tramite
società di proprietà esclusiva dello Stato; da società miste in cui lo Stato
detiene una partecipazione di maggioranza che gli conferisce il controllo
azionario; o da società private domiciliate in Venezuela, nell’ambito di
contratti stipulati con società di proprietà esclusiva della Repubblica
Bolivariana stessa o sue controllate”.
In altri termini, la riforma garantisce allo Stato la proprietà e, in
riferimento alle società miste, il controllo azionario, mentre, tra le società
che possono essere operatori nella realizzazione delle attività primarie (prima
riservate allo Stato, alle sue società e alle società miste), sono ora incluse
le società private domiciliate nel Paese, esclusivamente attraverso contratti
stipulati con società di proprietà dello Stato o sue controllate, sotto forma di
contratti pubblici, di durata determinata, e con clausole che garantiscano gli
equilibri economici e il quadro normativo. Di conseguenza, la riforma interviene
sul regime delle società miste, ad esempio fissando requisiti e condizioni per
l’esercizio delle attività primarie, lasciando invariati quanto attiene alla
durata massima di venticinque anni, prorogabile per un periodo non superiore a
quindici anni; le indicazioni sull’area in cui devono essere svolte le attività;
e la conservazione dell’infrastruttura destinata alle attività stesse. La legge
è dunque, a tutti gli effetti, la risposta della Rivoluzione bolivariana al
nuovo contesto geoeconomico legato all’aggressione statunitense, alla pressione
internazionale cui il Paese è sottoposto, e alle conseguenze della guerra
economica che subisce, con un vero e proprio blocco economico e un sistema di
oltre mille misure coercitive unilaterali, del tutto arbitrarie e criminali,
imposte, dagli Stati Uniti, proprio per soffocare e strangolare l’economia
venezuelana, per diffondere privazione e malcontento, per cercare di colpire il
processo rivoluzionario, che va avanti.
In riferimento infatti al suo precedente giuridico, la Legge Antibloqueo
(ottobre 2020), questa interveniva sul “funzionamento dell’economia venezuelana
a livello nazionale e internazionale, nonché le sue relazioni commerciali,
finanziarie e con gli investitori esteri, sotto l’influenza diretta e indiretta
delle misure coercitive unilaterali e di altre misure restrittive o punitive che
incidono sul normale sviluppo dello Stato venezuelano”, attraverso il sostegno
agli investimenti, sia nazionali sia esteri, e la dinamizzazione del mercato
interno, anche sostenendo l’attività economica privata. Quest’ultima è presente
e attiva, nel sistema economico venezuelano, e può svolgere un ruolo importante
nel sostenere un’economia sottoposta a blocchi e misure coercitive criminali,
cioè a una vera e propria aggressione economica; ma è lo Stato ad avere il ruolo
centrale sulle risorse fondamentali e strategiche.
Secondo la Costituzione del 1999 (la “Costituzione di Chavez”), infatti, “lo
Stato promuove l’iniziativa privata, garantendo la creazione e la giusta
distribuzione della ricchezza, così come la produzione di beni e servizi che
soddisfino le necessità della popolazione, la libertà di lavoro, impresa,
industria, senza pregiudizio della facoltà di dettare metodi per pianificare,
razionalizzare e regolare l’economia e dare impulso allo sviluppo integrale del
Paese” (art. 112); al contempo, “quando si tratta di esportazione di risorse
naturali di proprietà dello Stato o della prestazione di servizi di natura
pubblica con o senza esclusività, lo Stato può assegnare concessioni a tempo
determinato, assicurando sempre l’esistenza di controprestazioni o contropartite
adeguate all’interesse pubblico” (art. 113); più in generale, “i giacimenti
minerari e di idrocarburi, di qualsiasi natura, esistenti sul territorio
nazionale, sotto il letto del mare territoriale, nella zona economica esclusiva
e nella piattaforma continentale, appartengono alla Repubblica Bolivariana del
Venezuela, costituiscono beni del demanio pubblico e sono, pertanto,
inalienabili e imprescrittibili” (art. 12).
Né privatizzazione né, tantomeno, “tradimento” dunque; e anche la pretesa
statunitense, di “appropriarsi del petrolio” del Venezuela è stata respinta.
Come ha osservato la presidente incaricata, Delcy Rodriguez, “insieme ai nostri
lavoratori, abbiamo firmato la riforma della Legge sugli idrocarburi, approvata
all’unanimità dall’Assemblea Nazionale, che rafforza la nostra sovranità
energetica e crea le condizioni per attrarre investimenti stimolando lo sviluppo
del Venezuela”. La legge ha l’obiettivo di stimolare la dinamica economica e
attrarre gli investimenti, nazionali ed esteri, ragion per la quale “stiamo
aprendo le porte a un’alleanza strategica per aumentare la produzione,
garantendo che ogni goccia di petrolio che aggiungiamo si traduca in maggiori
investimenti sociali e maggiore stabilità economica per il Paese”.
Riferimenti:
Presidenta Encargada: Ley de Hidrocarburos impulsa el desarrollo de Venezuela,
30.01.2026:
http://www.psuv.org.ve/temas/noticias/presidenta-encargada-ley-hidrocarburos-impulsa-desarrollo-venezuela
Ley de Reforma de la Ley Orgánica de Hidrocarburos:
https://it.scribd.com/document/985595900/Proyecto-Ley-Reforma-Hidrocarburos-260122-104815
Ley Antibloqueo:
https://observatorio.gob.ve/ley-antibloqueo
Immagine:
PDVSA – Wilfredor, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
Gianmarco Pisa