Vetralla (VT) orientamento scolastico tra militarizzazione e scelte vocazionali
Un ragazzo, forse un ex studente della scuola che ospita l’iniziativa segnalata
presso l’Istituto “A. Farnese” a Vetralla (VT), si ritrova, imbarazzato, con un
filo di voce, a spiegare come funziona il reclutamento nell’Arma. La divisa e lo
spadino al fianco non fanno che accentuare la differenza che lo distingue
dall’abbigliamento scanzonato dei ragazzi e delle ragazze che ascoltano.
Ipotizziamo si sia trattato del solito tentativo maldestro per “fare
orientamento”. INDIRE, INVALSI, altre agenzie tipo Job&ORIENTA, alcune
fondazioni, case editrici (la Giunti con la Lupa Marina, ma è solo un esempio),
cercano di trovare forme accattivanti per tracciare una strada futura agli
alunni e alle alunne delle scuole superiori.
Si delineano percorsi universitari per coloro che frequentano i licei, mentre si
cerca di rendere meno bui i tunnel che imboccano coloro che frequentano i
tecnici e i professionali: scelte precoci, dettate raramente da vocazioni e
passioni personali, ma dal reddito famigliare, dalle cultura e dalle zone di
provenienza.
Il professor Federico Batini – altro esempio fra i molti: basta scorrere la
pletora dei testi nel mercato librario – in campagna di altri
esperti-accademici, propone l’orientamento narrativo. Come trovare la propria
strada da adulti, dopo la scuola? Risposta, mediante la letteratura.
Insomma, la lettura edificante di scrittori e poeti in soccorso a difficili
vocazioni. Come se avere libri che ricordiamo di aver letto da adolescenti,
magari, indimenticabili, facesse di noi dei futuri professori di lettere o degli
scrittori. Forse… ma l’unico oriente a cui si spingono i giovani, è ancora e
sempre l’attività lavorativa, assai più banalmente.
Nel paradosso di un concetto del lavoro diventato labile, striato di mille
sfaccettature, il più delle volte umiliante, flessibile fino all’inconsistenza,
nella pletora dei contratti di ogni tipo che le aziende possono firmare con la
forza lavoro, o lasciare nel sommerso, nella palude dei non garantiti, precari,
inesistenti a vita.
Abbiamo già segnalato su questo sito che effettivamente un impiego garantito è
indossare una divisa. La coscienza di esser spesso impegnati con regole di
ingaggio pericolosamente violente, può sonnecchiare, o peggio perdersi
nell’orgoglio di svolgere un lavoro che conferisce una forma di potere. E questo
rende ancora più goffo, fino alla tenerezza, il contributo di questo giovane
militare, mentre spiega i passaggi per poter vestire la divisa.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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