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Il techno-horror videoludico
L’estetica del sospetto tra analog horror, Visitors e crisi dell’identità contemporanea. Da No, I’m not Human a Chilla’s Art, ecco uno dei racconti… L'articolo Il techno-horror videoludico sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
May 4, 2026
L'INDISCRETO
Kim Bohyun / Voce di una rabbia soffocata
Noh Jinseon, ispettrice di polizia coreana, si ritrova a seguire una pista lastricata di uomini uccisi in condizioni analoghe, una serie di delitti fotocopia fatta di cadaveri ustionati ricomposti in una posizione peculiare con la bocca piena di spugna per fiori. C’è qualcosa di familiare, in questi crimini, che parrebbero condurre sulle tracce di un serial killer. Ma la realtà è un’altra, meno ordinaria e molto più dolorosa, è la storia di una madre che si vede uccidere la figlia sotto gli occhi dall’ex fidanzato, un femminicidio fra i tanti che, a differenza di tutti gli altri, accende una scintilla che trasforma la madre in un essere soprannaturale, una creatura letale che si fa carico di una missione di vendetta non solo per la figlia, ma per tutte le donne sopraffatte e sterminate da uomini violenti. Sangue Madre, di Kim Bohyun, è un romanzo a metà fra il thriller e l’horror, una storia di vampiri con un risvolto etico e politico che tratta un tema attuale e complesso che la società, evidentemente non solo quella occidentale, sembra aver difficoltà a riconoscere come problema prima ancora che a rielaborare. E lo fa senza vittimismo, raccontando la rabbia legittima di chi vede la propria situazione minimizzata perché storicamente il mondo è sempre andato in una determinata direzione che variare sembra richiedere una volontà che non è presente in quantità sufficiente. Bohyun porta avanti la sua denuncia in maniera secca, mai retorica o compiaciuta, mettendo in scena una vicenda complessa che, in definitiva, si muove sui binari di azione e reazione sperimentando nella fiction ciò che quasi mai è possibile nella realtà: dare alle vittime una possibilità di riscatto che costringa i loro carnefici a pagare il prezzo pieno delle loro azioni, senza sconti dati dal non voler accettare colpe e responsabilità. Non esiste la clemenza per una creatura in grado di venirti a prendere e somministrarti una punizione che non ti saresti aspettato. Quella di Sangue Madre è una prosa asciutta e minimale, che percorre la distanza che la porta dritta al punto senza perdersi in abbellimenti e virtuosismi, così come regolare è il ritmo della narrazione che procede senza brusche accelerazioni o dilatazioni ad arte. Il senso è quello di veicolare un messaggio in maniera cruda e diretta pur senza indugiare nel gore o nell’ultraviolenza mostrata nei minimi dettagli. La scrittura di Bohyun è spartana perché il suo obiettivo è lasciare il lettore davanti a quel che vuol dire senza ornamenti che ne distorcano, amplificandola od ovattandola, la percezione. Il dolore è tale perché è nudo e crudo e la ferocia arriva senza mediazioni, quel che può fare il lettore è solo prenderla in pieno petto per com’è, senza appigli o barriere che lo separino dall’impatto. Un altro aspetto profondamente antiretorico di Sangue Madre è la mancanza di chiusura di un cerchio morale. La carneficina porta certamente a galla un aspetto di noi che non vogliamo guardare in faccia ma non lo risolve, non lo debella. Le donne continueranno a essere uccise dagli uomini violenti. La creatura vendicatrice è un faro di speranza, la possibilità di una comunità delle vite spezzate ma non mette un punto. Vendica e continuerà a vendicare, porta un’euforia forse oscena e scandalosa a chi la violenza l’ha in qualche modo sofferta ma dove c’è un vendicatore c’è un crimine da vendicare. Ma questa gioia, questa euforia, questa comunità che nascono al posto della pacificazione desiderata da chi forse ha la coda di paglia e preferisce una comoda forma di riconciliazione in cui alla fine a perderci sono le vittime, questo sentimento di rivalsa è ciò che rende Sangue Madre un libro sovversivo, perché se la tranquillità è serve a far dormire comodi gli oppressori allora gli oppressi che non fanno silenzio sono il segno che quel sonno al riparo dalle proprie responsabilità non è sempre possibile e non è mai giusto. L'articolo Kim Bohyun / Voce di una rabbia soffocata proviene da Pulp Magazine.
April 25, 2026
Pulp Magazine
Anji Matono / 100 candele di paura
Ci si riunisce in una stanza, si accendono cento candele dopodiché i partecipanti raccontano un kwaidan (letteralmente storia, racconto di fantasmi), al termine del quale si spegne una candela. Il buio avanza nella stanza e si dice che una volta spente tutte le candele compaia un Aoandon, uno spirito maligno. Queste sono le regole di un antico gioco giapponese risalente al Periodo Edo (1603-1868, epoca di pace sotto lo shogunato Tokugawa), lo Hyakumonogatari kaidankai che significa “insieme di cento racconti fantastici”, le cui origini esatte sono tutt’oggi sconosciute. Si pensa che sia stato inventato da alcuni samurai come prova di coraggio per le giovani reclute o per scacciare la noia nelle rigide notti invernali.  Nel 1660 se ne trova menzione in una versione simile, l’Otogi Monogatari, in cui un singolo narratore raccontava le cento storie di paura a dei giovani samurai e spegneva le cento candele, ma di base il numero dei partecipanti è variabile mentre il numero delle candele dovrebbe essere pari a quello dei giocatori. La sua fama crebbe a tal punto che si diffuse anche tra i contadini e in città, e allo scopo di avere sempre storie nuove e misteriose le persone cercavano spunti nelle campagne, trasformando il passatempo in un vero e proprio fenomeno popolare.  Questo gioco è alla base di una nuova mini-serie di manga firmata Anji Matono in cui Yuma, un bambino delle elementari, dopo un tentativo fallito di suicidio, diventa ossessionato da una leggenda che la compagna di scuola Hina gli racconta per prendere tempo e dissuaderlo dal compiere il gesto. Se davvero è possibile vedere un fantasma, allora non resta altro da fare che raccontare cento storie di paura. Il lettore osserva Yuma nella sua camera e ascolta sera dopo sera i suoi racconti del terrore, accompagnandolo in un’avventura con l’incognita del risultato finale.  Il primo volume raccoglie una decina di storie, disturbanti, cupe, degli incubi ad occhi aperti, che in parte ricordano le scene altamente ansiogene tanto amate dal maestro del genere Junji Ito. Presenze inquietanti che ti seguono per strada ogni volta che metti piede fuori casa, tua moglie torna a casa ma in realtà è morta, una scuola vittima di una maledizione e così via in tensione crescente che culmina con l’episodio finale. Anche la camera di Yuma però muta in qualche modo, un cambiamento lento e impercettibile ma i più attenti coglieranno alcuni dettagli fondamentali.  Se siete in procinto di organizzare un pigiama party e non avete idea di come intrattenere gli ospiti potreste munirvi di alcune candele e provare un’esperienza davvero terrificante. L'articolo Anji Matono / 100 candele di paura proviene da Pulp Magazine.
April 23, 2026
Pulp Magazine
Alda Teodorani / Chirurgia fantascientifica
In un futuro imprecisato, Lara appare come la vittima dell’ennesimo femminicidio. Il suo corpo, ritrovato sul ciglio di una strada di campagna, viene individuato soltanto grazie al pigiama rosso che indossa. È a questo punto che il racconto si sdoppia e anche il corpo di Lara sembra dividersi: da una parte un passato che non passa, rappresentato dall’uomo sbagliato e da un matrimonio che discendendo gironi sempre più crudeli e violenti la condurrà fatalmente al suo esito terminale. Dall’altra un presente forse non meno doloroso e inquietante, dove Lara è immobilizzata e intubata sul lettino metallico di una sala operatoria, mentre un  chirurgo chiaramente non umano procede alla resezione di quelli che sono stati i suoi arti, superiori e inferiori, riducendola a un tronco sanguinolento isolato dal mondo esterno. La dimensione clinica di questo secondo contesto, innaffiato da abbondanti anestesie e coadiuavato dai robot ausiliari della chirurgia microinvasiva, non può far dimenticare che anche questo intervento, mirato alla rinascita cyborg di Lara e alla sua seconda vita, prevede comunque lo stupro della donna da parte di Newton, il chirurgo alieno che si nutre esclusivamente di carne coltivata e germogli. Mostruosa, bizzarra figura di padrone e salvatore di un pianeta ridotto allo stremo, la sua parabola dopo che – novello Pigmalione – avrà plasmato il nuovo corpo di Lara, dovrà aprirsi a sua volta a un esito non controllabile e, quindi, per lui imprevisto. Accreditata regina dell’horror e del giallo all’italiana, voce femminile fuori dal coro della “gioventù cannibale” anni ’90, Alda Teodorani torna ora, dopo congrua parentesi di riflessione, a confrontarsi con la letteratura di genere in questo sconvolgente racconto lungo che vede la luce nella nuova collana Intermundia, curata da Claudio Kulesko per D Editore. La scrittura di Teodorani è lineare ma disorientante nelle premesse della sua azione. Al catalogo di teste mozzate e di macelleria policlinica, la  tavolozza narrativa aggiunge ora, almeno per metà del racconto, un condensato di atmosfere da fantascienza weird. E forse sarebbe più esatto dire che la ricerca di un punto di vista completamente altro, non umano, una funzione certo non nuova e familiare a qualsiasi appassionato di horror, in questo caso approda, prendendo il lettore di sorpresa, al tropo più antico e popolare della letteratura di anticipazione. L’alieno, appunto. Ma lo scopo non cambia: catturare e restituire l’orrore che lo sguardo umano, compreso il suo doppio “soprannaturale”, nella variante gotica, non sembra più in grado di cogliere. L’orrore estremo che, ai limiti del corpo, e attraverso la tecnica, unisce oggi la vita alla morte, lasciandoci liberi di sognare anche la felicità della carne. È appunto in questa interzona che Lara, resuscitata grazie agli organi  artificiali usciti da una stampante 3D, tornerà anche a fare i conti con il proprio desiderio, un orgasmo dopo l’altro. L'articolo Alda Teodorani / Chirurgia fantascientifica proviene da Pulp Magazine.
March 16, 2026
Pulp Magazine
La società horror degli Epstein files
Ci siamo istintivamente tenuti lontani dalla storiaccia degli “Epstein files” perché troppo facile da prendere per i lati sbagliati, trasformando le necessità dell’informazione con il guardare dal buco della serratura “i peccati dei potenti”. E’ la strada intrapresa da tutta la stampa mainstrem del mondo euro-atlantico, virata con qualche leggera […] L'articolo La società horror degli Epstein files su Contropiano.
February 2, 2026
Contropiano