Anji Matono / 100 candele di paura
Ci si riunisce in una stanza, si accendono cento candele dopodiché i
partecipanti raccontano un kwaidan (letteralmente storia, racconto di fantasmi),
al termine del quale si spegne una candela. Il buio avanza nella stanza e si
dice che una volta spente tutte le candele compaia un Aoandon, uno spirito
maligno. Queste sono le regole di un antico gioco giapponese risalente al
Periodo Edo (1603-1868, epoca di pace sotto lo shogunato Tokugawa), lo
Hyakumonogatari kaidankai che significa “insieme di cento racconti fantastici”,
le cui origini esatte sono tutt’oggi sconosciute. Si pensa che sia stato
inventato da alcuni samurai come prova di coraggio per le giovani reclute o per
scacciare la noia nelle rigide notti invernali.
Nel 1660 se ne trova menzione in una versione simile, l’Otogi Monogatari, in cui
un singolo narratore raccontava le cento storie di paura a dei giovani samurai e
spegneva le cento candele, ma di base il numero dei partecipanti è variabile
mentre il numero delle candele dovrebbe essere pari a quello dei giocatori. La
sua fama crebbe a tal punto che si diffuse anche tra i contadini e in città, e
allo scopo di avere sempre storie nuove e misteriose le persone cercavano spunti
nelle campagne, trasformando il passatempo in un vero e proprio fenomeno
popolare.
Questo gioco è alla base di una nuova mini-serie di manga firmata Anji Matono in
cui Yuma, un bambino delle elementari, dopo un tentativo fallito di suicidio,
diventa ossessionato da una leggenda che la compagna di scuola Hina gli racconta
per prendere tempo e dissuaderlo dal compiere il gesto. Se davvero è possibile
vedere un fantasma, allora non resta altro da fare che raccontare cento storie
di paura. Il lettore osserva Yuma nella sua camera e ascolta sera dopo sera i
suoi racconti del terrore, accompagnandolo in un’avventura con l’incognita del
risultato finale.
Il primo volume raccoglie una decina di storie, disturbanti, cupe, degli incubi
ad occhi aperti, che in parte ricordano le scene altamente ansiogene tanto amate
dal maestro del genere Junji Ito. Presenze inquietanti che ti seguono per strada
ogni volta che metti piede fuori casa, tua moglie torna a casa ma in realtà è
morta, una scuola vittima di una maledizione e così via in tensione crescente
che culmina con l’episodio finale. Anche la camera di Yuma però muta in qualche
modo, un cambiamento lento e impercettibile ma i più attenti coglieranno alcuni
dettagli fondamentali.
Se siete in procinto di organizzare un pigiama party e non avete idea di come
intrattenere gli ospiti potreste munirvi di alcune candele e provare
un’esperienza davvero terrificante.
L'articolo Anji Matono / 100 candele di paura proviene da Pulp Magazine.