A che punto sono i diritti in Italia? I dati del Rapporto di A Buon Diritto
63.868 persone sono attualmente detenute a fronte di 51.275 posti, con un
sovraffollamento del 138,5%. Nel 2025 nelle nostre carceri ci sono stati 79
suicidi; l’Italia è al 49° posto nella classifica mondiale sulla libertà di
stampa; il 70% dei trattenimenti nei CPR di Gjader in Albania non è convalidato
dall’autorità giudiziaria; quasi una persona su dieci rinuncia alle cure,
principalmente per le liste d’attesa; lo scorso anno ci sono stati 99
femminicidi, con il 73% delle donne che contattano il 1522 senza sporgere
denuncia: sono alcuni dei dati del recente Rapporto sullo stato dei diritti in
Italia, realizzato da A Buon Diritto grazie al sostegno dell’Otto per mille
Valdese. Il Rapporto restituisce un quadro profondamente critico dello stato dei
diritti fondamentali nel nostro Paese. Alcuni dati risultano particolarmente
emblematici, fotografando un Paese in cui la libertà di stampa, come si diceva,
scivola al 49° posto mondiale, mentre crescono discorsi d’odio e
discriminazioni. Quasi una persona su dieci rinuncia alle cure e il 94,5% dei
Comuni è esposto a rischio idrogeologico. L’istruzione diventa sempre più
selettiva e diseguale, i salari reali continuano a diminuire, le persone con
disabilità subiscono un aumento del 66% delle violenze. Il diritto d’asilo è
svuotato da pratiche illegittime e le politiche migratorie restano securitarie.
L’antiziganismo nei confronti delle persone Rom e sinti rimane a livelli
altissimi sia nel discorso pubblico sia politico. Le persone LGBTQIA+ sono quasi
prive di tutele e monitoraggi, le donne sono colpite da discriminazioni e
violenza e da un accesso ostacolato all’autodeterminazione, oltre un quarto
delle famiglie con minori vive a rischio povertà, il carcere soffoca e la salute
mentale non migliora: circa 1 italiano su 6 convive con un disturbo mentale,
clinicamente diagnosticato o diagnosticabile e il diritto all’abitare si riduce
più a un privilegio e a una questione di “sicurezza” che a un diritto che
dovrebbe essere garantito a tutte e tutti. E a proposito di “sicurezza”, il 2025
è stato un anno in cui la maggioranza di governo è intervenuta attraverso la
decretazione d’urgenza con norme che compromettono sempre di più la possibilità
di manifestare liberamente il dissenso.
“È da oltre dieci anni che realizziamo il monitoraggio dello stato di salute dei
diritti sociali e di quelli soggettivi nel nostro Paese,” ha sottolineato Luigi
Manconi, presidente di A Buon Diritto. “Nel biennio 2016-2017 sono state
riconosciute importanti garanzie di libertà (le unioni civili, il testamento
biologico e la legge contro la tortura), ma da allora i diritti della persona
hanno conosciuto un periodo di oscuramento. Per quanto riguarda lo stato attuale
dei diritti in Italia, un solo dato: un italiano su dieci rinuncia alle cure a
causa delle liste d’attesa e dei costi esorbitanti. Questo dato, da solo,
racconta l’erosione dei diritti fondamentali: quando un diritto come l’accesso
alla salute risulta compromesso, il principio di uguaglianza viene svuotato.
Ma la rinuncia alle cure è solo uno dei segnali di un arretramento più ampio che
riguarda la libertà di informazione, il diritto di manifestare dissenso, le
condizioni di vita in carcere, la tutela delle minoranze e di categorie
discriminate, dalle donne alle persone con disabilità, dai minori alle persone
migranti. Il Rapporto restituisce l’immagine di un Paese in cui la compressione
dei diritti viene normalizzata, spesso in nome della sicurezza o dell’emergenza.
Di fronte a questo quadro, il rapporto non mette solo in evidenza i dati, ma
denuncia l’urgenza di cambiare al più presto paradigma, ricordando che i diritti
non sono concessioni revocabili, ma il fondamento stesso della democrazia”.
Nello specifico del capitolo su Salute e libertà terapeutica, a cura di Silvia
Demma, il Rapporto evidenzia come il diritto alla salute in Italia continui a
essere segnato da forti disuguaglianze territoriali e da una crescente rinuncia
alle cure: nel 2024 quasi una persona su dieci ha rinunciato a prestazioni
sanitarie, principalmente a causa delle liste d’attesa e il 23,9% dei cittadini
ha sostenuto interamente il costo dell’ultima prestazione specialistica, senza
alcun rimborso, in aumento rispetto al 19,9% del 2023.
L’impatto della legge 107/2024 per la riduzione delle liste d’attesa è risultato
limitato: a marzo 2025 il 27% delle strutture sanitarie presentava ancora
irregolarità gravi, incluse chiusure illegittime delle agende di prenotazione e
a novembre 2025 mancavano ancora 2 dei 6 decreti attuativi. Il Fascicolo
Sanitario Elettronico resta poco utilizzato: a giugno 2025 solo il 43% dei
cittadini aveva autorizzato l’accesso ai propri dati, con forti divari regionali
(oltre 90% in Emilia-Romagna, Trento e Veneto contro 1-2% in Calabria e
Campania).
Sul fronte della cannabis terapeutica, nel 2024 sono stati venduti 1.694,8 kg,
ma solo 211,28 kg provenivano dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare
di Firenze, unico autorizzato alla produzione nazionale. Il resto del fabbisogno
continua a essere coperto tramite importazioni, mentre alcuni pazienti ricorrono
all’autocoltivazione e sono esposti a procedimenti penali. Sul fine vita, il
Parlamento non ha ancora legiferato nonostante i ripetuti richiami della Corte
Costituzionale: con la sentenza n. 132/2025, la Consulta ha ribadito il diritto
della persona a essere accompagnata dal Servizio Sanitario Nazionale nel
percorso di suicidio medicalmente assistito, chiarendo il ruolo di garanzia
delle strutture pubbliche. L’insieme di questi elementi mostra un sistema
sanitario sotto pressione, in cui la libertà terapeutica e l’uguaglianza
nell’accesso alle cure restano diritti incompiuti.
I ricercatori e le ricercatrici del Rapporto sullo Stato dei diritti in Italia
sono: Antonio Ardolino per il capitolo Rom e Sinti; Angelica Gatti per il
capitolo Istruzione; Federica Resta per il capitolo Prigionieri e il capitolo
Dati sensibili; Benedetta Rinaldi Ferri e Chiara Pineschi per il capitolo
Minori; Paola Finzi per il capitolo Salute mentale; Domenico Massano per il
capitolo Persona e disabilità; Enrico Puccini per il capitolo Diritto
all’abitare; Lorenzo Fanoli e Daniela Bauduin per il capitolo Lavoro; Silvia
Demma per il capitolo Salute e Libertà Terapeutica; Ilaria Valenzi per il
capitolo Pluralismo religioso; Francesco Damiano Portoghese per il capitolo
Migrazione e integrazione; Rita Vitale per il capitolo profughi e richiedenti
asilo; Gianfranco Nucera per il capitolo Ambiente; Marina de Stradis e Benedetta
Caporusso per il capitolo LGBTQIA+; Marina de Stradis e Michela Pugliese per il
capitolo Autodeterminazione femminile.
Qui è disponibile il rapporto: www.rapportodiritti.it.
Giovanni Caprio