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La Germania destina 700 miliardi alle spese militari e 40 milioni al Programma alimentare mondiale!
> Milioni di persone in tutto il mondo sono afflitte dalla guerra e dalla fame, > mentre il governo federale tedesco prevede tagli drastici ai fondi destinati > agli aiuti. Ciò avrà delle conseguenze. In un periodo segnato da gravi > catastrofi umanitarie, il governo federale tedesco pianifica massicci tagli ai > finanziamenti destinati alla cooperazione allo sviluppo e all’assistenza > umanitaria. A prova della necessità di potenziare e aumentare i finanziamenti > destinati ai soccorsi ci sono le immagini provenienti da Gaza, dal Congo > orientale, dall’Etiopia o dal Sudan. Solo in Sudan, le Nazioni Unite stimano > oltre 12 milioni di profughi e decine di migliaia di morti. Quasi un bambino > su due con meno di cinque anni è denutrito. Il contributo tedesco al Programma alimentare mondiale nel 2023 ammontava ancora a 78 milioni di euro, per scendere nel 2025 a 50 milioni e attestarsi a 40 milioni di euro nel bilancio statale dell 2026. 1 Allo stesso tempo, la voce di spesa per la difesa dovrebbe arrivare al 5% del PIL entro il 2035, circa 225 miliardi di euro. Tra l’altro è previsto l’acquisto di oltre 1.000 carri armati Leopard, per un prezzo di circa 25-30 milioni di euro l’uno. Ne deriva che i fondi stanziati dal governo federale per il Programma alimentare mondiale equivalgono al valore di poco meno di due carri armati Leopard. IL GOVERNO FEDERALE STA PERCORRENDO UNA STRADA DECISAMENTE SBAGLIATA! Il 18 marzo 2025 il Bundestag (la camera del parlamento tedesco con potere legislativo n.d.t) uscente ha approvato, con due terzi della maggioranza, l’abolizione del freno all’indebitamento. 513 deputati contro 207 hanno votato a favore di un allentamento del freno al debito previsto dalla Costituzione. È stato deciso un notevole aumento delle spese per la difesa e la creazione di un fondo speciale di 100 miliardi di euro, destinato tra l’altro a interventi infrastrutturali. Grazie alla decisione del marzo 2025, in futuro sarà facile per il Bundestag aggirare il freno alla spesa pubblica con una delibera a maggioranza, ad esempio per ulteriori investimenti militari. In altre parole, in Germania non esiste più alcun tetto di spesa per i programmi di riarmo. La decisione è stata presa in fretta e furia al Bundestag senza la necessaria discussione pubblica a livello nazionale. Il cancelliere Friedrich Merz vuole che la Germania abbia l’esercito convenzionale più forte d’Europa. Mentre si arriva a tanto, il governo federale sostiene l’obiettivo di riarmo pari al 5% del prodotto interno lordo stabilito dalla NATO e la Germania si colloca attualmente al quarto posto nel mondo per risorse destinate agli armamenti. 2 LA GERMANIA IN ASSETTO DA GUERRA Al ritorno dal vertice NATO di Ankara (il 7 e 8 luglio 2026 n.d.T.), il Cancelliere tedesco ha inoltre comunicato di aver concordato con Donald Trump che la Germania acquisterà dagli Stati Uniti missili da crociera Tomahawk americani da stazionare sul suo territorio. «In questo modo colmiamo un’importante lacuna strategica nella nostra difesa», ha spiegato Merz nella sua dichiarazione di governo. I missili da crociera possono trasportare testate del peso di 450 chilogrammi e colpire obiettivi altamente fortificati come sistemi di difesa aerea, centri di comando e basi aeree militari. Volando a un’altitudine inferiore ai 200 metri, non si lasciano individuare facilmente dai radar nemici e sarebbero in grado raggiungere in pochi minuti obiettivi in Russia, distruggendo missili nucleari russi così come altre infrastrutture nucleari.3 Il progetto di riarmo è stato concordato senza aver fatto alla Russia alcuna offerta di negoziato – come invece era avvenuto con la “doppia decisione” della NATO sotto Helmut Schmidt. E oltre tutto, anche questa misura di riarmo – proprio come lo schieramento dei missili statunitensi, ormai fallito, previsto per la fine del 2026 – è stata attuata in Germania senza un dibattito pubblico. Il Paese deve diventare pronto per la guerra, entrare nell’ottica della guerra. La società deve prepararsi, in tutti gli ambiti della vita, a una possibile guerra di difesa. Questo vale, tra l’altro, per la sanità, l’economia e l’industria, nonché per i settori della comunicazione e della logistica. Sono in programma ampi interventi edilizi per la realizzazione di bunker e il potenziamento delle linee ferroviarie e dei ponti. La difesa aerea militare dovrà essere rafforzata per garantire la protezione della società civile e delle importanti reti di approvvigionamento energetico e idrico. Le ragioni di tutto ciò sono da trovarsi nell’aggressione russa in Ucraina e nel pericolo che la Russia possa attaccare uno Stato della NATO nel prossimo futuro. Ma quest’ultimo è improbabile, se si pensa che dopo oltre quattro anni la Russia non è ancora riuscita ad occupare l’Ucraina. Un attacco ad uno Stato membro della NATO farebbe scattare il patto di alleanza e la Russia si troverebbe ad affrontare una netta superiorità militare. Anche rispetto alla sola componente europea della NATO – cioè senza gli Stati Uniti – la Russia sarebbe nettamente inferiore in termini di armi convenzionali e numero di truppe. 4 IL RISCHIO DI UNA GUERRA NUCLEARE È ALTO In tutto il mondo ci sono oltre 12.000 testate nucleari. Anziché venire smantellati, gli arsenali continuano ad essere modernizzati. Gli esperti avvertono: il rischio di una guerra nucleare non è mai stato così alto. L’Istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI) documenta nel suo rapporto del 2026 che le potenze nucleari – Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia, Cina, India, Pakistan, Corea del Nord e Israele – stanno modernizzando i propri arsenali. Delle testate, attualmente oltre 9.000 sono operative. Di queste, ben 2.100 sono mantenute in stato di allerta. «I pericoli legati alle armi nucleari stanno aumentando a causa dei progressi nella tecnologia bellica, del crollo del controllo degli armamenti nucleari e dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche, oltre ad una serie di altri fattori. Allo stesso tempo gli eventi mondiali – non da ultimo lo scoppio del conflitto tra India e Pakistan, entrambi dotati di armi nucleari – mettono in discussione la logica della deterrenza nucleare», ha affermato Karim Haggag, direttore del SIPRI. 5 La strategia della deterrenza nucleare è instabile sia dal punto di vista politico che tecnico. Essa comporta continui aumenti degli armamenti per poterne mantenere l’efficacia e la credibilità. Le conseguenze di questa strategia sono vulnerabilità alle crisi, conflitto e spreco di risorse. La deterrenza nucleare presuppone che una controparte sia disposta a utilizzare armi nucleari e ad uccidere milioni di persone innocenti. L’uso di armi nucleari è un crimine di guerra. Viola il diritto internazionale umanitario. L’impegno per il controllo degli armamenti e il disarmo sarebbe più urgente che mai. Allo scopo si dovrebbero utilizzare tutti i canali possibili di dialogo a livello diplomatico così come tra i comandi militari di gestione delle emergenze, al fine di aprire una porta ai negoziati. Se si guarda all’attuale situazione mondiale di crisi sembrerebbe una cosa difficile, ma non è impossibile. Le offerte di dialogo dovrebbero mirare ad ottenere una riduzione del rischio attraverso l’abbassamento del livello massimo di allerta. IL TRATTATO SULLA PROIBIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI: UN PRIMO PASSO VERSO UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI? Il Trattato è entrato in vigore il 22 gennaio 2021. Ad oggi, è stato firmato da 100 Stati in tutto il mondo. Esso vieta a tutti gli Stati firmatari di sviluppare, produrre, stoccare e testare armi nucleari. È vietata anche la diffusione della tecnologia nucleare (per scopi bellici n.d.t.). Nei prossimi anni, il trattato di proibizione acquisirà sempre più importanza e spingerà altri Stati in tutto il mondo a firmarlo. Neanche l’influenza delle potenze nucleari riuscirà a fermare un tale sviluppo. Anzi, crescerà la pressione su questi Stati affinché finalmente si facciano onere degli impegni assunti nel Trattato di non proliferazione nucleare. Il pericolo, che alla fine degli anni Ottanta era stato scongiurato con un insieme di fortuna e determinazione, oggi si ripresenta. Chi lo terrà a bada questa volta? CONCLUSIONI Da questa analisi complessiva emergono le seguenti misure, che potrebbero contribuire alla distensione e alla prevenzione della guerra: * firmare e ratificare il Trattato delle Nazioni Unite sul divieto delle armi nucleari; * porre fine alla partecipazione nucleare della Germania e avviare il ritiro delle armi nucleari statunitensi da Büchel; * proporre alla Russia negoziati su un ritiro reciproco dei sistemi d’arma nucleari, in particolare da Kaliningrad; * limitare in modo permanente la spesa per la difesa a un massimo del 2 % del prodotto interno lordo; * impegnarsi nella NATO a favore di una rinuncia reciproca al ricorrere per primi all’uso delle armi nucleari. Inoltre, il governo tedesco dovrebbe rispettare senza riserve gli impegni derivanti dal Trattato «Due più Quattro» (del 1990, in cui la Germania ribadiva la sua rinuncia alla fabbricazione, alla detenzione e ai controlli sulle armi nucleari, biologiche e chimiche  n.d.T.) e dal Trattato di non proliferazione nucleare e rifiutare categoricamente qualsiasi forma di armamento nucleare tedesco. La politica di pace richiede diplomazia, prevenzione delle crisi, controllo degli armamenti e disarmo, al posto di continue nuove escalation militari. -------------------------------------------------------------------------------- Sull’autore: Rolf Bader, laureato in Scienze dell’educazione, ex ufficiale della Bundeswehr, ricercatore e membro del consiglio direttivo dell’ex Istituto di Psicologia e Ricerca sulla Pace e.V. (IPF) di Monaco di Baviera, membro della Sezione tedesca dell’IPPNW (International Physicians for the Prevention of Nuclear War n.d.T.). -------------------------------------------------------------------------------- Fonti: 1. www.bundestag.de/presse/hib/kurzmeldungen-1127150 2. www.deutschlandfunk.de/wieder-rekord-beiweltweiten-ruestungsausgaben-deutschland-auf-platz-100.html 3. https://zeitpunkt.ch/sich-mit-aller-kraft-fuer-den-frieden-einsetzen-das-friedensgebot-des-deutschen-grundgesetzes/ 4. www.youtube.com/watch/v=WtxXT4_jXYk 5. SIPRI Report 2026 on Nuclear Weapons https://www.sipri.org/media/press-release/2026/increasing-focus-nuclear-weapons-amid-heightened-escalation-risks-new-sipri-yearbook-out-now TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE Pressenza Berlin
August 21, 2026
Pressenza
New Start, un trattato sul controllo delle armi nucleari da rinnovare
Il problema del rinnovo del New START è oggi una delle questioni più urgenti e, paradossalmente, una delle più ignorate nel dibattito pubblico internazionale. Eppure si tratta di un tema che riguarda direttamente la sicurezza dell’umanità intera. Il 5 febbraio 2026 scadrà infatti il New START, l’ultimo grande trattato di controllo degli armamenti nucleari rimasto in vigore tra Stati Uniti e Federazione Russa. Senza un suo rinnovo o senza un accordo sostitutivo, il mondo entrerà in una fase completamente nuova e molto più pericolosa: per la prima volta dalla fine della guerra fredda, non esisteranno più limiti verificabili agli arsenali nucleari strategici delle due principali potenze atomiche.  Il New START è in vigore dal 2011 ed è stato prorogato una prima volta fino al 2026. Il trattato stabilisce limiti precisi: ciascun Paese può dispiegare al massimo 1.550 testate nucleari strategiche; i vettori nucleari dispiegati – missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri pesanti – non possono superare le 700 unità; il numero complessivo dei lanciatori, compresi quelli non dispiegati, è fissato a 800. Ma il valore del trattato non risiede solo nei numeri. Il New START prevede infatti un articolato sistema di ispezioni sul campo, scambi di dati e notifiche continue che consentono a ciascuna parte di verificare il rispetto degli impegni assunti dall’altra. È questo meccanismo di trasparenza che ha garantito, negli ultimi anni, una certa stabilità strategica e ha ridotto il rischio di escalation basate su sospetti, incomprensioni o calcoli errati. La sua importanza è ancora più evidente se si considera che Stati Uniti e Russia detengono insieme circa il 90% delle testate nucleari esistenti al mondo. Senza il New START, dal febbraio 2026 non ci sarà più alcun vincolo giuridico che limiti l’espansione degli arsenali strategici di queste due potenze. La Russia ha già sospeso l’applicazione del trattato nel 2023, pur dichiarando di voler rispettare i limiti numerici. Ma una sospensione non è una garanzia, e soprattutto non sostituisce un accordo formalmente valido e verificabile. Le notizie che emergono dal dibattito internazionale mostrano un quadro complesso e contraddittorio. Il 22 settembre, il presidente Vladimir Putin ha segnalato la disponibilità russa a una proroga di un anno del trattato. Il 5 ottobre Donald Trump ha commentato che si trattava di “una buona idea”, ma da parte statunitense non è mai arrivata una risposta ufficiale. Il 31 dicembre, un diplomatico russo ha ribadito l’aspettativa che Washington risponda all’iniziativa di Putin, mantenendo i limiti del New START sotto forma di auto-restrizioni volontarie. Parallelamente, Trump ha dichiarato di voler perseguire una “denuclearizzazione” che coinvolga anche la Cina, ma Pechino ha definito questa richiesta irragionevole e irrealistica, sottolineando la sproporzione tra il proprio arsenale e quelli molto più ampi di Stati Uniti e Russia. A complicare ulteriormente il quadro, Mosca sostiene che anche le forze nucleari di Gran Bretagna e Francia, membri della NATO, dovrebbero entrare in un eventuale negoziato, ipotesi che Parigi e Londra respingono con decisione. In questo contesto, l’idea di un nuovo trattato multilaterale appare estremamente difficile da realizzare. Nikolai Sokov, ex negoziatore sovietico e russo per il controllo degli armamenti, ha definito questo scenario “quasi un vicolo cieco”, osservando che la costruzione di un accordo multilaterale richiederebbe tempi lunghissimi, incompatibili con l’urgenza della scadenza del 2026. Eppure una via minimale, ma concreta, esisterebbe. Come ha scritto Rose Gottemoeller, già capo negoziatrice statunitense per il New START, la proposta avanzata da Putin non richiederebbe neppure una vera negoziazione formale. Basterebbe una dichiarazione congiunta di intenti da parte di Stati Uniti e Russia per continuare a rispettare i limiti attuali: 1.550 testate, 700 vettori, 800 lanciatori. Un accordo di fatto, una sorta di “stretta di mano”, che potrebbe durare finché una delle due parti non decidesse di superare i limiti, evento che verrebbe comunque rilevato attraverso i mezzi tecnici nazionali di verifica, come satelliti e sistemi di monitoraggio. La questione più sconcertante, tuttavia, è un’altra: il silenzio quasi totale che circonda questo tema. In Italia, in Europa e nel resto del mondo, la maggior parte delle persone ignora persino l’esistenza del New START. E se le persone non sanno che un trattato del genere esiste, non possono chiederne il rispetto, la proroga o la sostituzione. Non possono difendere ciò di cui ignorano l’esistenza. Questo solleva una domanda fondamentale: perché il dibattito pubblico è così assente su una questione che riguarda direttamente la sopravvivenza collettiva? E soprattutto, come si può rompere questo silenzio? Forse è arrivato il momento di uscire da una logica ristretta di advocacy affidata solo agli esperti e agli addetti ai lavori, e di pensare a un coinvolgimento pubblico ampio, capace di parlare anche a chi non è fortemente politicizzato. Le persone possono avere opinioni diverse sulla deterrenza nucleare o sul disarmo totale, ma su un punto esiste un consenso quasi universale: nessuno vuole che una bomba nucleare esploda sopra la propria testa. Nessuno vuole che le armi nucleari, proprie o altrui, si trovino vicino alle città in cui vive. Questo è un punto di partenza potentissimo. È su questa base comune che si può costruire una mobilitazione. Azioni pubbliche simboliche, come una maratona transnazionale di podisti o ciclisti in diversi Paesi, accompagnate da un messaggio chiaro che chieda l’estensione del New START e il rilancio del disarmo nucleare, potrebbero parlare un linguaggio comprensibile e immediato, non riservato agli specialisti. Allo stesso modo, coinvolgere associazioni di sindaci, reti di città e amministratori locali potrebbe rivelarsi decisivo. Le città sono il luogo in cui le conseguenze di una guerra nucleare si manifesterebbero in modo diretto e devastante, e i sindaci hanno spesso una visione della sicurezza umana più concreta di quella dei governi nazionali. È necessario, dunque, riflettere e agire insieme per costruire una campagna mediatica e pubblica ampia, che parta da pochi elementi chiari e comprensibili a tutti: il trattato sta per scadere, al momento non esiste una sua estensione, e questo fatto ha conseguenze dirette sulla sicurezza delle persone comuni. Rendere visibile il New START significa restituire alla cittadinanza un diritto fondamentale: quello di sapere e di poter chiedere che il futuro non venga deciso nel silenzio, ma nella responsabilità condivisa.    Laura Tussi
January 31, 2026
Pressenza