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Conversazioni con Vincenzo Scalia su repressione, scuola e deriva autoritaria a cura dell’Osservatorio
PUBBLICHIAMO IL TESTO DELL’INTERVISTA FATTA DA RENATA PULEO AL PROF. VINCENZO SCALIA, DOCENTE DI SOCIOLOGIA DEL DIRITTO E DELLA DEVIANZA DIP. SCIENZE POLITICHE E SOCIALI UNIVERSITÀ DI FIRENZE SU ALCUNE QUESTIONI E PUNTI DI VISTA PROPOSTI PER CONTO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ. IN FONDO C’È ANCHE IL LINK A UN’INTERVISTA FATTA FEDERICO GIUSTI ALLO STESSO VICENZO SCALIA PER RADIODGRAD. R.P.: Il nostro Governo sembra oggi trarre ispirazione, per la sua agenda sicuritaria e repressiva, non tanto dal modello Orban, quanto dal trumpismo. Dall’omicidio di Stato a Minneapolis, ultimo atto, in ordine di tempo, della volontà di reprimere ogni dissenso attraverso una guerra federale condotta contro una parte di cittadini americani, fino al discorso del Presidente USA a Davos. Le politiche migratorie e i respingimenti con sequestri operati nelle strade e nelle case di cittadini stranieri, considerati legittimi come difesa della America grande e WASP, il negazionismo climatico, la politica estera fuori da ogni regola internazionale. La repressione appare come un micidiale ingranaggio culturale, razziale e di classe, fatto di dispositivi che hanno i corpi come bersaglio: donne, neri, latinos, proletariato urbano e sottoproletariato senza accesso al diritto, nemmeno come habeas corpus. Da noi, i fatti di La Spezia hanno rinforzato questa simbologia culturale e antropologica che, del resto, era già stata anticipata nei decreti e nel disegno di legge presentato dagli Interni. Un clima di guerra interna come preparazione a quella condotta dagli eserciti, nella diffusione dell’obbedienza come valore. V.S.: Ormai le politiche “legge e ordine” sono rimaste l’ultimo collante sociale che un governo può utilizzare per legittimarsi. Le risorse da redistribuire sono sempre più ristrette, le scelte in politica economica ed estera sono ridotte, la caduta del Muro di Berlino ha significato la fine di orizzonti progettuali diversi. Di conseguenza, una società debole, sfrangiata, priva di prospettive, avanza una domanda di protezione che i governi di destra offrono secondo maniere brutali ma esplicite. Individuare un nemico da combattere, combatterlo, sortisce un effetto pacificatore e risolutore. Per questo i linguaggi di guerra e di polizia si sovrappongono. L’ideologia e le narrazioni complottiste alimentano le paure e il senso di insicurezza. Siamo in preda a forze oscure, ci vuole una politica muscolare. Questo è il senso del discorso. R.P: La rappresentazione del pericolo come la cultura del coltello attribuita sprezzantemente alla cosiddetta maranza, gli sgomberi dei centri di aggregazione sociale (vedi il caso Askatasuna, inscenato come in un set di film americano), la mappatura delle città attraverso la definizione di zone rosse, sembra volta alla criminalizzazione dei giovani. Tutto ciò appare funzionale all’elaborazione del consenso basato sulla paura. V.S.: Siamo sempre all’interno della logica del nemico. Prima erano i migranti, poi i consumatori di sostanze, poi i no global, quindi gli LGBTQIA+, che hanno rimpiazzato i comunisti. Adesso tocca ai maranza, ai giovani delle periferie, che, se ci facciamo caso, cumulano gli stigmi delle altre categorie: migranti, marginali, sovversivi, magari anche perversi in quanto spacciatori e consumatori di sostanze. R.P.: Nella simbologia della destra anche la religione sembra giocare un ruolo negli USA, come rinforzo alle credenze, ai miti di fondazione del Paese, riprese dal discorso MAGA. In Italia un certo cattolicesimo (dalla Sentinelle in Piedi a Reggio Emilia, all’allarme per l’educazione al genere nelle scuole, all’isteria antiabortiste e contro l’eutanasia) può farsi complice delle politiche repressive. Per contro esiste anche un cristianesimo soccorrevole e antimilitarista, soprattutto in aree valdesi e in alcuni quartieri periferici delle grandi città, ma riceve scarsa risonanza sia sui media che presso le gerarchie vaticane. V.S.: Non è il problema del cattolicesimo. Oggi la chiesa è più a sinistra del PD. Vedo piuttosto affiorare un certo neopaganesimo, afferente ai miti nazifascisti. Oppure, il cristianesimo, se filtrato dall’ideologia della terra e del sangue, come quella del fascista romeno Cornelius Codreanu, a cui la premier e i suoi accoliti, in passato, hanno più volte dichiarato di ispirarsi. È una combinazione sinistra tra mito dell’origine e fondamentalismo cristiano che fa paura. R.P:: Il digitale, la comunicazione attraverso internet sta certamente favorendo la possibilità di diffondere informazioni utili a chi lotta nelle strade e nelle piazze, a chi resiste nella difesa dei territori, in Iran, in USA, a Gaza, In Rojava. Ma, l’uso dei social come moltiplicatori di bias e di esposizione violenta della parola e dei corpi, rappresenta una parte importante nel panorama della violenza di stato e dell’abbrutimento culturale del Paese.  V.S.: Certamente, viviamo in una società capitalistica, caratterizzata strutturalmente dalla disuguaglianza del possesso e del controllo di risorse materiali e simboliche. Noi magari abbiamo il cugino, la vicina o i compagni che ne capiscono, Trump ha al suo fianco Musk e tutto il suo apparato. Chi vince, secondo voi? La proporzione è presto fatta. Non a caso, Julian Assange, che aveva mostrato un uso alternativo dei media, è stato annichilito. Ma è quella la dimensione da coltivare. R.P.: La sottocultura della valutazione a test (e della tracciatura dei fragili venduta come misura di inclusione), il conformismo culturale basato sulle competenze, la marginalizzazione della conoscenza come ricerca e dubbio, la burocratizzazione del lavoro docente, possono contribuire secondo noi al rinforzo di una mentalità obbediente. V.S.: Certo, ma anche la logica binaria, quella legata alla performatività, l’ansia da prestazione, il successo a tutti i costi. Tutti aspetti deleteri, da combattere. Ma non come si fa oggi. Oggi ti offrono counselling, DSA…sacrosanto, ma a volte funzionale al neoliberismo. Che ci manda un messaggio esplicito: oggi si aiuta solo chi presenta disagi psicofisici. Non a caso, adesso, fioccano le dislessie e gli ADHD, per esempio. Ripeto, attenzione alta, ma, a volte, anche strategie sotterranee, però poco costruttive. Non è bello farsi prendere per uno che presenta un problema. O valorizziamo il problema come ricchezza, oppure alimentiamo la macchina dell’esclusione o del compatimento. R.P.: L’installazione dei metal detector nelle scuole è diventato un fattore di responsabilità diretta dei Dirigenti, qualora decidessero di sottrarsi alla progressiva trasformazione delle scuole in caserme e in check point. L’autonomia è sempre più fittizia, la catena di comando sempre più verticalizzata: piovono provvedimenti disciplinari, ispezioni sul controllo della didattica, intimidazione prodotta attraverso il profluvio quotidiano di note ministeriali e di indicazioni di comportamento. V.S.: Un neofascismo postmoderno, basato sul controllo sinottico e sulla riaffermazione dei ruoli apicali, a discapito della comunicazione orizzontale, della partecipazione, delle decisioni condivise. Bisogna resistere, opporsi, boicottare questo tipo di irregimentazione travestito da tecnicismi. R.P.: La scuola, l’educazione e l’istruzione nelle istituzioni scolastiche possono ancora svolgere un’azione di contrasto alla cultura  amico-nemico e alla guerra in tutte le sua forme? V.S.: Anche la mobilitazione sui luoghi di lavoro e la ripresa di slancio da parte della società civile e dei militanti, su questioni come i diritti dei detenuti e le libertà civili, possono e devono contribuire a invertire la tendenza. La scuola può dare molto. Purché sia mossa dal principio dell’uguaglianza ed operi in un contesto pubblico. E non accetti di farsi irregimentare nel reticolo di valutazioni, autovalutazioni, ispezioni, performatività orientata al mercato. Clicca qui per l’intervista a Vincenzo Scalia su Radiograd. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente