Sanharib Barsoum (leader siriaco-assiro): «Difenderemo il confederalismo democratico»
I siriaci, spesso definiti siriaco-assiri, fanno parte del mosaico multietnico
del Rojava insieme a curdi, arabi, armeni ed ezidi. In questi anni hanno
partecipato in modo attivo alla costruzione dell’Amministrazione Autonoma
Democratica del Nord-Est della Siria (DAANES), attraverso partiti politici,
consigli civili e organizzazioni culturali e religiose. Tra le principali forze
di rappresentanza c’è il Partito dell’Unione Siriaca, guidato da Sanharib
Barsoum, che è anche membro del Comitato generale di dialogo incaricato dei
rapporti tra l’Amministrazione Autonoma e il governo centrale di Damasco.
> Oggi, però, il clima è segnato da un senso diffuso di assedio. «Il popolo
> siriaco percepisce un pericolo reale che minaccia la sua stessa esistenza»,
> afferma Barsoum, riferendosi al susseguirsi di attacchi contro le regioni
> della Jazira, da Hasakah a Qamishlo, da Tal Tamr a Derik, fino a Qubri Hiyori,
> Darbasiyah e Amuda. Aree in cui la presenza siriaco-assira è storica e
> profondamente radicata.
Di fronte a questa situazione, la posizione della leadership siriaca resta
netta: rifiuto della soluzione militare e richiesta di una via politica. Ma
senza illusioni. «Sosteniamo una soluzione pacifica – spiega Barsoum – ma
sappiamo che la sicurezza non può essere delegata ad altri. Per questo adottiamo
tutte le misure necessarie di protezione e autodifesa, per garantire la nostra
sopravvivenza su questa terra».
Sul terreno, intanto, la crisi assume contorni sempre più drammatici. Villaggi
svuotati, famiglie in fuga, infrastrutture colpite: intere zone del Nord-Est
siriano stanno scivolando verso una nuova emergenza umanitaria. «L’ingresso
delle fazioni dell’esercito siriano nelle nostre regioni – avverte Barsoum –
rischia di aprire la strada a tragedie e a uno sfollamento di massa. Ciò che
chiediamo alla comunità internazionale è di intervenire per fermare questi
attacchi e di garantire un sostegno umanitario urgente alle decine di migliaia
di civili già costretti a lasciare le proprie case».
Secondo Barsoum, Damasco continua a evitare un confronto reale con le componenti
della regione. «Il governo siriano deve scegliere il dialogo e affrontare le
crisi politiche e sociali attraverso un confronto autentico con i rappresentanti
dei popoli del Nord-Est, in particolare curdi e siriaci. Solo così può nascere
una soluzione giusta e duratura».
Un terreno particolarmente delicato è quello dei rapporti intercomunitari. Il
ruolo delle tribù arabe, in particolare, viene spesso strumentalizzato
all’interno di strategie di divisione che mirano a spezzare il fragile
equilibrio costruito negli ultimi anni. «Il governo siriano e la Turchia hanno
lavorato a lungo per influenzare le decisioni delle tribù arabe e separarle dai
curdi, alimentando un discorso settario pericoloso», afferma Barsoum. Ma non è
l’unica realtà. «Esistono tribù arabe nella Jazira che difendono la convivenza e
rifiutano il linguaggio dell’odio. Sono la prova che un futuro basato sulla
cooperazione tra i popoli non solo sia possibile, ma sia già in parte realtà».
> In questi anni la DAANES ha tentato di costruire un modello alternativo,
> fondato sulla partecipazione paritaria di tutte le comunità. Curdi, arabi e
> siriaci sono riconosciuti come componenti costitutive del sistema, con diritti
> politici, culturali e linguistici. Un equilibrio fragile, oggi sottoposto a
> forti pressioni. «Le nostre regioni e le nostre chiese sono una linea rossa –
> dice Barsoum – e continueremo a difenderle. Siamo promotori di pace, ma le
> nostre richieste, rivendicazioni e la nostra esistenza devono essere
> rispettate. I fatti, purtroppo, non ci rendono fiduciosi».
La partecipazione siriaca alla difesa del Nord-Est non è stata solo politica.
Attraverso le forze di autodifesa Sutoro e altre formazioni integrate nelle
Forze della Siria Democratica (SDF), molti giovani siriaci hanno combattuto in
prima linea contro ISIS. Un contributo decisivo, che ha rafforzato il senso di
appartenenza a un progetto comune. «Il sangue dei martiri di tutte le componenti
si è mescolato su questa terra – ricorda Barsoum – ed è grazie a questo modello
che noi siriaci e cristiani abbiamo potuto vivere con libertà e dignità.
Tuttavia, nelle attuali circostanze, e di fronte ai tentativi di distruggere
questo progetto, il futuro appare incerto. Forse, addirittura negato».
Per Barsoum, le condizioni per un vero processo politico sono chiare: «Limitare
l’intervento turco, che considera curdi e siriaci un ostacolo al proprio
progetto e rendere il ruolo degli Stati Uniti più equilibrato, che tenga conto
della costruzione di un sistema democratico e non settario».
La richiesta finale è rivolta a Damasco: riconoscere l’identità del popolo
siriaco, la sua lingua, la sua cultura, le sue festività; garantire una reale
partecipazione istituzionale, come partner nella costruzione della Siria, come
unica strada per evitare un nuovo ciclo di violenza. «Vogliamo uno Stato laico –
conclude Barsoum – fondato sull’uguaglianza, senza discriminazioni di fede,
etnia o genere».
La copertina è di Wikicommon, e ritrae la bandiera del popolo siriaco-assiro
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