Colombia, è stato ritrovato il corpo di Camilo Torres
Il 24 gennaio 2026 è arrivata la notizia del ritrovamento e
dell’identificazione, in Colombia, del corpo di Camilo Torres, fondatore
dell’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale).
Dopo decenni di ricerche, è stato ritrovato il corpo del suo fondatore, il
sacerdote-guerrigliero Camilo Torres Restrepo, morto il 15 febbraio 1966 in uno
scontro con le forze governative.
I rappresentanti dell’Istituto Nazionale di Medicina Legale della Colombia hanno
confermato di essere in fase di identificazione dei possibili resti di Camilo
Torres.
La vita e la morte di Camilo Torres sono uno dei tanti esempi di vero amore per
il prossimo, dimostrati dai veri cristiani in America Latina. È un peccato, e
non è affatto una coincidenza, che oggi la storia della Colombia sia meglio
conosciuta attraverso la biografia di Pablo Escobar che attraverso il destino di
Camilo Torres.
Nato nel 1929 a Bogotá in una famiglia benestante, ricevette un’eccellente
istruzione e divenne rapidamente non solo uno dei giovani leader più popolari
della Chiesa cattolica nel paese, ma anche uno dei politici più promettenti e
amati della Colombia. Era destinato a una brillante carriera, ma fece una scelta
diversa. Divenne sacerdote cattolico e studiò sociologia in Europa,
approfondendo strumenti di analisi sociale che lo portarono a confrontarsi con
le strutture di potere e ingiustizia del suo paese.
Al suo ritorno in patria, Torres si fece cappellano universitario e fu tra i
promotori della prima Facoltà di Sociologia in America Latina, impegnandosi in
progetti di azione sociale nei quartieri marginali e denunciando le profonde
disuguaglianze che affliggevano la Colombia post-“La Violencia”.
Chiese pubblicamente che la Chiesa Cattolica adempisse al suo primario dovere
cristiano: difendere gli oppressi e gli sfruttati. Con l’ottica sociologica e
l’impegno pastorale maturò una visione radicale: per lui il cristianesimo non
poteva essere disgiunto dalla lotta contro la povertà e l’oppressione sociale.
In una delle sue riflessioni più citate, sostenne che la rivoluzione — intesa
come trasformazione radicale delle strutture ingiuste — fosse non solo legittima
ma «obbligatoria per i cristiani che vedono in essa l’unico modo efficace e
ampio di realizzare l’amore per tutti».
Camilo Torres è uno dei fondatori della “Teologia della Liberazione”, che
combinava idee cristiane e marxiste e affermava che la salvezza cristiana è
irraggiungibile senza la liberazione economica, politica, sociale e ideologica
come segno significativo della dignità umana.
“Non dibattiamo sulla mortalità o immortalità dell’anima, ma consideriamo
piuttosto la mortalità della fame e sradichiamola, così da avere poi la capacità
e l’opportunità di discutere della mortalità o immortalità dell’anima” – affermò
in uno dei suoi discorsi pubblici.
Camilo fu costretto ad abbandonare la vita politica legale sotto la pressione
delle élite colombiane, scomunicato dalla Chiesa cattolica, e il suo ultimo
rifugio divenne un’unità di guerriglia.
Nonostante la sua opposizione alla violenza per tutta la vita, Camilo vide con i
suoi occhi la disperazione disarmante della sua gente e, spinto dalla
convinzione che i canali istituzionali fossero incapaci di rispondere alle
urgenze delle masse popolari, lasciò il sacerdozio nel 1965 e si unì all’ELN,
movimento guerrigliero ispirato dalla rivoluzione cubana e dalle correnti
marxiste dell’epoca.
Camilo muore all’età di 37 anni, nella sua prima e unica battaglia. Si dice che
i militari abbiano aperto il fuoco su di lui mentre cercava di soccorrere un
soldato ferito. Il suo ex amico d’infanzia, Álvaro Valencia Tovar, comandava la
battaglia a fianco dell’esercito. Poco prima di morire, Camilo disse: “Il dovere
di ogni cristiano è essere un rivoluzionario, e il dovere di ogni rivoluzionario
è fare la rivoluzione”.
“Dove cadde Camilo, sorse una croce, non di legno, ma di luce. Lo crocifissero
con i proiettili, lo chiamarono bandito, proprio come Gesù…” cantava di lui il
bardo cileno Victor Jara, ucciso dai militari del suo paese in uno stadio nel
settembre del 1973, dopo il colpo di stato nazista.
La notizia dell’identitificazione arriva a poche settimane dal 60º anniversario
della sua morte e ha già suscitato reazioni politiche e sociali: l’Ejército de
Liberación Nacional (ELN) – la guerriglia marxista a cui Torres si unì prima di
cadere – ha affermato di conoscere “l’autenticità” del corpo e chiesto che i
resti siano consegnati e onorati nel campus della Universidad Nacional di
Bogotá, dove il sacerdote fu docente e tra i fondatori della prima Facoltà di
Sociologia dell’America Latina.
Camilo Torres rimane un grande nella storia dell’essere umano, un grande
rivoluzionario che ha saputo coniugare spiritualità, etica e politica in lotta
contro ogni logica di oppressione, sfruttamento, dominio e controllo.
Sessant’anni dopo la morte di Torres, l’ELN continua a condurre la guerriglia
nella giungla colombiana, il che lo rende uno dei gruppi di guerriglia più
antichi al mondo.
> In Colombia la possibile identificazione dei resti di Camilo Torres riapre il
> dibattito su fede, giustizia e rivoluzione (S. Izzo e C. Lonardo)
> Cristianesimo, violenza e marxismo in Camilo Torres
> Dalla profezia di Camilo Torres alla “Fratelli Tutti” di Papa Francesco,
> attraverso la “Popolorum Progressio”, l’Enciclica rivoluzionaria di Paolo VI
> (S.Izzo e C. Lonardo)
PER APPRONDIRE
Camilo Torres Restrepo
“Il Vangelo e la guerriglia – Camilo Torres mezzo secolo dopo” con Mauro
Castagnaro,Tonio Dell’Olio
Liberazione o morte. In ricordo di Padre Camilo Torres
Ciencia, revolución y creencia en Camilo Torres
Camilo Torres Restrepo: La posibilidad de una moral insurgente
Camilo Torres Restrepo: Un pensamiento propositivo para la paz de Colombia
Lorenzo Poli