Venezuela: la classe operaia in difesa dell’industria petrolifera e della sovranità nazionale
In Venezuela scendono in campo i lavoratori: le principali arterie della
capitale venezuelana Caracas saranno attraversate dalla marcia della classe
operaia, convocata per difendere con vigore l’industria petroliera nazionale e
rivendicare il rispetto della sovranità del paese, assieme alla liberazione dei
propri leader, sequestrati negli USA.
La mobilitazione, organizzata dal segretario di Mobilitazione di Strada del
Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Nahum Fernández, intende ribadire
quella che viene definita la postura incrollabile del popolo di fronte alle
continue aggressioni esterne. Il punto di ritrovo è fissato nei pressi di Bellas
Artes, dove migliaia di lavoratori del settore petrolifero e militanti del Poder
Popular daranno il via al corteo.
Il percorso, animato da cori e slogan anti-imperialisti, si snoderà attraverso
le vie del centro cittadino con una meta precisa e simbolica: il Palazzo di
Miraflores, cuore del potere politico e popolare venezuelano. Fernández ha
sottolineato come il popolo venezolano si mantenga in uno stato di mobilitazione
permanente. Il carattere indomito dei figli di Bolívar e Chávez, ha affermato il
dirigente, si fa sentire in ogni strada per respingere qualsiasi tentativo di
destabilizzazione esterna che miri a piegare la volontà nazionale.
Per i manifestanti, la difesa dell’industria petroliera è, in sostanza, la
difesa della patria stessa. Sotto la bandiera di una “pace con giustizia”, i
lavoratori esigono la cessazione immediata dell’assedio da parte di Washington,
indicando nell’incursione militare dello scorso 3 gennaio un crimine contro
l’umanità, finalizzato al saccheggio delle risorse naturali del paese.
La classe lavoratrice denuncia come queste azioni imperiali rappresentino una
ritorsione contro la politica di indipendenza energetica portata avanti dal
presidente Maduro, una politica che, a loro dire, è a beneficio delle grandi
maggioranze e dello sviluppo sociale.
La giornata di protesta si concluderà con un atto di riaffermazione democratica
di fronte al Palazzo di Governo, dove verrà ribadito che l’industria petroliera
non si fermerà, nonostante le aggressioni. I movimenti sociali presenti hanno
assicurato che l’unità tra il popolo e i suoi lavoratori è la garanzia
principale per sconfiggere il blocco economico e assicurare la stabilità della
Repubblica Bolivariana. Una mobilitazione che si annuncia, quindi, non solo come
una protesta, ma come una dichiarazione di resistenza attiva. L’ennesima della
Rivoluzione Bolivariana.
L'Antidiplomatico