Angelo Ferracuti, Giovanni Marrozzini / La successione inviolabile dell’ultima destinazione
Rimuovere il tema innominabile della morte, riconquistare un linguaggio inedito
per trasformare lo sguardo sul mondo e le immagini che depositiamo sui
turbamenti, trasmettere alla mente l’attualità della consapevolezza per
convertire ogni vincolo in occasione, un varco per altra vita. L’ultimo viaggio
è il coraggioso cammino narrativo verso la capacità di mantenere l’ascolto e la
vicinanza, nella circostanza più solitaria e angosciante della vita, nel suo
silenzioso intervallo dalla natura vitale. Il libro oltrepassa la soglia della
sofferenza descrivendo, con delicata e premurosa lucidità, la parabola
esistenziale e morale del dolore, la disperazione intimista della malattia, il
tragico e commovente esito della morte, nella viva voce di chi si confronta con
le sensazioni devastate dall’assenza, si prende cura e affronta pienamente il
presente muto della desolazione e dello sconforto. Comunica la responsabilità di
occupare la permanenza della fine, l’impegno etico e civile del diritto alla
morte, esamina i contenuti ancora preclusi, come la possibilità del suicidio
assistito o la scelta dell’eutanasia, sostiene l’indulgente, compassionevole
decisione tra la vita e la facoltà di rinunciarvi.
Angelo Ferracuti solleva interrogativi, si misura con l’adesione filosofica,
familiare, sanitaria e giuridica allo smarrimento dell’umanità, percorre la
disponibilità dei sentimenti, nell’incrocio delle estenuanti attese, omaggia la
vitalità e la fermezza di accogliere la provvisorietà e percepire la
vulnerabilità come una pratica di fiducia e di discernimento spirituale. Invita
a riflettere sulla direzione profonda e tangibile dell’accompagnamento nella
conclusione e la libertà della coscienza.
Il libro, composto dalla materia suggestiva del reportage di Ferracuti e dalla
qualità evocativa delle fotografie in bianco e nero di Giovanni Marrozzini,
spinge il lettore alla scoperta di un universo nascosto e impercettibile, nella
centralità delle relazioni affettive, dove gli incontri con le persone incarnano
l’assistenza, la custodia e la cura negli istituti albergano la pena e
rappresentano le rispettabili interpretazioni del momento del congedo. L’ultimo
viaggio racchiude il persistente valore dell’integrità, la nitida stesura di una
cronaca che ripercorre l’efficacia antropologica di fronte alla vita e al fine
vita, spiega la difficoltà quotidiana di chi condivide e sostiene una malattia
incurabile, il segno della degenza, la dimora dell’inquietudine e la fragile
dignità, pone l’accento sulla ragione dell’uomo, sull’attenzione empatica e sul
confidenziale bisogno dell’accettazione.
Ferracuti riconosce la sospensione del giudizio, dà spazio alla vulnerabilità ma
non allontana il sostegno all’indipendenza e al significato del tempo, elabora
il racconto nella sua reale espiazione, coglie l’essenza delle testimonianze
dirette, frutto dei suoi numerosi viaggi in giro per l’Europa, mantiene il suo
carattere di osservazione affiancando l’esperienza negli hospice, nelle case di
cura, ai luoghi interiori. Un itinerario privato e pubblico nel passaggio
inesorabile dell’epilogo, dove le indicazioni e le sfumature accumulate sul
terreno dell’anima, i colloqui, lo studio sulle leggi in atto in Italia e negli
altri stati, spediscono l’inchiesta nel cambiamento della disperazione, nel
sintomo rimosso del nichilismo, accolgono l’impronta di un confine
introspettivo, la potenzialità a un passo dal margine della forza, recuperano la
difesa di ogni respiro, nella presenza e nel contatto. La sensibilità plana come
una sincera carezza sull’esitazione umana, avvicina il volto della memoria e
separa i connotati della dimenticanza, accerta lo scioglimento drammatico del
distacco, il lutto in speranza, rappresenta una fortezza invisibile, misteriosa,
di ispirazione e di ricchezza emotiva.
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