A Cremona “Lo giuro”: educare alla Costituzione… con l’elmetto in biblioteca
Una biblioteca (statale) dovrebbe connotarsi come uno spazio di pluralismo, un
laboratorio di pensiero e discernimento, non il palcoscenico per eventi a forte
connotazione militare. Eppure, a Cremona, la presentazione del Calendario
dell’Esercito 2026 – accompagnata dallo slogan solenne “Lo giuro!” – si è svolta
proprio lì, all’interno di un luogo dedicato alla conoscenza critica, alla
cultura e alla cittadinanza.
Il pubblico era composto dalle più alte cariche civili e militari, con la
partecipazione di una classe di una scuola superiore, l’IIS A. Stradivari di
Cremona; l’obiettivo dichiarato era la difesa dei valori costituzionali, in
particolare attraverso “i principi etici che guidano i militari nelle missioni
di pace e nel servizio quotidiano alla comunità”.
Il risultato, però, forse ha rischiato di essere un altro: parlare di
Costituzione attraverso la retorica militare, trascurando un suo principio
fondativo – il ripudio della guerra, nato dalle ceneri della dittatura fascista
e della Seconda guerra mondiale, quanto mai urgente oggi – significa operare una
torsione narrativa e una banalizzazione che rischia di svuotare quel principio
del suo significato originario.
Nell’incoraggiare la partecipazione degli studenti e delle studentesse a un
evento autocelebrativo dell’Esercito, ma privo di un reale dibattito critico, il
messaggio implicito è stato chiaro: legittimare agli occhi dei ragazzi la
gerarchia, la cultura bellicista, le Forze Armate come garanti della
Costituzione; a sua volta la presenza delle Istituzioni scolastiche ha
convalidato il valore pedagogico dell’iniziativa.
Presentare simili iniziative come “educazione alla Costituzione” svilisce
pericolosamente quella che dovrebbe essere una seria ed articolata educazione
civica utilizzando messaggi banalmente accattivanti (disciplina, etica, impegno,
missioni di pace…), invece di portare alla conoscenza dei ragazzi quale impegno
civile sarebbe urgente per reagire ai venti di Terza guerra mondiale sempre più
pericolosamente vicina! Esiste una lunga tradizione di pedagogia della pace,
spesso ignorata in contesti istituzionali: da Maria Montessori ad Aldo Capitini,
da Lorenzo Milani, Paulo Freire alle più recenti riflessioni sull’educazione
nonviolenta, il messaggio è inequivocabile: la pace non è semplice assenza di
guerra, ma una competenza da apprendere, da educare, una pratica da esercitare,
una responsabilità collettiva. E ci sono strumenti da conoscere come la
nonviolenza e l’obiezione di coscienza, una delle forme più alte di fedeltà
costituzionale, la gestione dei conflitti nel micro e nel macro, la diplomazia.
Insomma, formare i/le giovani al pensiero critico per renderli cittadini/e
attivi/e e costruttori/trici di un futuro di pace è inconciliabile col
propagandare una pedagogia dell’obbedienza, con l’insegnare a giurare.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci
chiediamo se sia proprio il caso che si inculchi negli studenti e studentesse
questa fascinazione per il mondo militare, mentre assistiamo ad un rialzo
pauroso delle spese militari (che tolgono risorse a sanità, scuola e welfare), a
progetti di ripristino della leva già in stadio avanzato in tanti paesi europei
e di cui già si parla anche in Italia, al decadimento del Diritto Internazionale
surclassato dalla legge del più forte.
Il generale Masiello ha recentemente affermato che mancano all’appello 45mila
militari; i più alti generali delle Forze armate francesi e britanniche hanno
dichiarato che serve rimpolpare gli eserciti e che le famiglie si devono
preparare a perdere i loro figli per la patria. Sono consapevoli gli adulti
formatori che aderiscono a momenti di propaganda bellica e militare ormai sempre
più pervasiva di questi scenari internazionali? E che gli stessi giovani, oggi
pubblico a “Lo giuro”, in un domani non troppo lontano potrebbero essere
destinatari dei nuovi disegni di legge sulla leva, al fine di fare la guerra?
La presenza di una scuola superiore in una biblioteca avrebbe potuto
trasformarsi in un’occasione preziosa di formazione e confronto: si sarebbero
potuti ascoltare costituzionalisti, pedagogisti, associazioni pacifiste,
cooperanti, testimoni dell’obiezione di coscienza. Una pluralità di voci,
insomma, all’altezza della complessità del tema per intravedere una alternativa
di respiro e speranza oltre i cupi orizzonti di guerra.
LO GIURO? NOSSIGNORE!!
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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