USA: LA CAMERA VOTA IL RITIRO DELLE TRUPPE IMPEGNATE CONTRO L’IRAN, GUERRA SEMPRE PIU IMPOPOLARE ANCHE TRA I REPUBBLICANI
Cresce il dissenso verso le politiche guerrafondaie dell’amministrazione
statunitense guidata da Donald Trump. Mercoledì alla Camera dei Rappresentanti,
quattro Repubblicani hanno votato con i Democratici una risoluzione che ordina
il ritiro delle truppe impegnate contro l’Iran.
La risoluzione sottolinea il fatto che Trump non è passato dal Congresso prima
di entrare in guerra. La “War Powers Resolution” del 1973 impone infatti che
“dopo 60 giorni dall’avvio di un conflitto” il Congresso debba autorizzare una
guerra. Una legge che tuttavia è stata “spesso aggirata”.
Il “gioco della Presidenza”, spiega ai nostri microfoni il giornalista Marino
Mazzonis, è quello di rompere il termine dei 60 giorni affermando che “in questo
momento non stiamo combattendo” per poi ricominciare con la conta dei giorni.
Nonostante l’approvazione del Congresso della risoluzione, resta il potere di
Trump di porre il veto, il che farebbe rientrare il testo al Congresso, che
dovrebbe approvarlo una seconda volta con i due terzi dei voti. Uno scenario
“improbabile”.
Da segnalare il “dissenso interno al partito Repubblicano che avviene di fronte
a sondaggi che dicono che la guerra è altamente impopolare presso il pubblico
americano”, specialmente tra i giovani. Proprio gli under 30, nelle elezioni del
2024, avevano “segnato uno spostamento del voto dei giovani verso Trump”,
attirati dalla promessa di non fare mai più guerre.
Oltre al malcontento causato dalla guerra, sottolinea ancora Martino Mazzonis,
negli Stati Uniti crescono i malumori per la situazione economica, in
particolare l’aumento dei prezzi.
In risposta al calo dei consensi, in alcuni Stati Repubblicani “si stanno
ridisegnando le mappe elettorali” per favorire il “Grand Old Party” e non
perdere la maggioranza al Congresso alle elezioni di metà mandato, previste per
novembre.
L’approfondimento con il giornalista e americanista Martino Mazzonis. Ascolta o
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