Daniele Mencarelli / Altre anime, altre oscurità
I fan più radicali ed estremisti di Daniele Mencarelli (e ce ne sono tanti,
tutti ampiamente giustificati) potranno rimanere sopresi e disorientati alla
lettura della più recente novità dello scrittore romano, nomade ormai per mezza
Italia. Prima di tutto, questo suo nuovo lavoro lo si trova negli scaffali delle
librerie proposto da un altro editore, anche lui prestigioso e qualificato, come
Sellerio. Con una identità editoriale rafforzata presso il grande pubblico dai
gialli di Andrea Camilleri, con Montalbano, di Gianrico Carofiglio, con Guido
Guerrieri e diversi altri protagonisti tra signore avvocati e carabinieri e non
ultimo, di Antonio Manzini con il suo Rocco Schiavone. E allora perché Sellerio
per Daniele Mencarelli? Perché il libro in uscita, dal titolo Quattro presunti
familiari, è un vero e proprio giallo.
Ambientata nella provincia di Latina, nel paesino di Norma, la vicenda ha come
protagonisti il capitano Damasi e l’appuntato Circosta, con loro uno scheletro
di donna ritrovato per caso nei boschi vicino al paese. Tutto potrebbe filare
nella routine a volte banale dei gialli “facili” per i quali il modello
indiscusso è stato per tutti Agatha Christie (e il titolo del libro potrebbe
addirittura farlo presagire) ma per fortuna non è così. E i fan di Mencarelli ne
possono facilmente uscire assai rinfrancati. I veri protagonisti per una gran
parte del libro sono infatti gli abitanti del paesino, i quattro presunti
parenti della vittima appunto, che Mencarelli sembra conoscere da sempre perché,
fatti i dovuti distinguo, sono gli stessi personaggi di quella piccola borghesia
ipocrita e piccina, ma anche così umana che egli ci ha raccontato in moltissime
altre occasioni, in molti altri libri precedenti.
Il punto di vista è quello “laterale” dell’appuntato Circosta, di cui anche il
lettore si accorge con un certo ritardo, perché a menare i tempi delle indagini
naturalmente è il suo capitano. Ma sembrano essere soprattutto le congetture che
riguardano i quattro presunti familiari, i loro legami, i loro piccoli intrighi,
i loro segreti e le loro cose meno note a segnare un filo conduttore che ci
porta a percorrere tutta la narrazione insieme all’autore.
In questo contesto si rilevano due importanti novità nella proposta narrativa di
Mencarelli. La prima riguarda l’uso abbondante – ma necessario – dei dialoghi,
serrati, fortemente aderenti ai contesti, che si sostituiscono efficacemente
alla necessità della prosa. L’altra novità riguarda il ritmo della narrazione,
mai così spedito e avvincente, pertinente con la scelta del modello narrativo.
Tutto questo ha il pregio di rapire il lettore per una buona metà della storia.
Dialoghi, ritmo, sorprese e eventi. Poi, nella seconda metà del libro, riemerge
il Mencarelli più conosciuto che inizia a prendersi cura in un modo diverso dei
suoi personaggi, rimasti parzialmente penalizzati nella prima parte che li aveva
un po’ schiacciati sulle necessità della narrazione giallistica con i fatti che
accadevano in rapida successione. Qui, con una virata, l’autore conferisce loro
uno spessore forte e chiaro.
Tutto viene riportato a una dimensione più umana. La narrazione si nutre delle
piccolezze e delle miserie di ciascuno e il plot lascia spazio a una dimensione
drammaturgica convincente e sempre di forte impatto etico e sociale.
L’irritazione verso alcuni personaggi e alcune situazioni, che nel lettore non
può mancare, si incontra e forse si scontra con una visione dolente della realtà
che per molti aspetti invita a sospendere i giudizi facili per lasciare spazio a
personalissime digressioni malinconiche e poetiche che ci allontanano dalle
miserie del mondo e ci chiamano alla dolcezza dell’amore.
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