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Processo Fileni: la tenacia della società civile contro uno dei colossi dell’agroalimentare
Si apre il 27 gennaio alle ore 9, con l’avvio della prima udienza presso il Tribunale di Ancona, il processo al gruppo industriale avicolo Fileni. Diciassette cittadini, componenti del “Comitato per la Vallesina”, chiederanno di costituirsi come singoli ‘parte civile’, in ragione di anni di molestie olfattive subite, che ne hanno condizionato e compromesso il benessere quotidiano, nell’auspicio che tale iniziativa possa costituire un primo passo per riconoscere la gravità, anche penale, di una situazione incresciosa e tutt’ora irrisolta. “L’aumento sconsiderato degli allevamenti avicoli del Gruppo Fileni nella Vallesina negli ultimi dieci anni ha cambiato radicalmente la vita dei residenti – spiega il Comitato – costretti soprattutto nei periodi estivi a subire la puzza nauseabonda proveniente dagli allevamenti intensivi. Oggi nella Vallesina si stima che vengano allevati circa 25 milioni di polli l’anno, con una densità per abitante da fare invidia alle regioni del nord Italia: Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Una destinazione avicola a cui una intera vallata è stata sacrificata, senza, a nostro avviso, ponderare adeguatamente l’impatto olfattivo che ciò avrebbe generato. Non agiamo mossi da posizioni ideologiche, ma dalla disperazione dei residenti delle aree interessate e, al netto delle ulteriori iniziative giudiziarie in corso, auspichiamo che le denunce inoltrate e gli attuali processi pendenti, inducano il signor Fileni e le proprie società ad operare i doverosi investimenti per evitare il protrarsi della puzza”. L’azione penale nello specifico è contro Giovanni Fileni, legale rappresentante delle Società Agricole Ponte Pio e Fileni, a seguito della opposizione avanzata a tutti i decreti penali di condanna emessi dal GIP di Ancona per il reato di cui all’art 674 c.p., a seguito delle molestie olfattive causate ai cittadini residenti nei pressi degli allevamenti di Jesi (località Ripa Bianca, Cannuccia, Ponte Pio) e Monteroberto. Per le Marche, dopo il processo si tratta di dell’avvio di un processo per certi versi ‘storico’, grazie alla caparbietà della società civile, che porta di fronte al giudice uno dei colossi industriali dell’agroalimentare italiano. “Grandi assenti i sindaci di Jesi e Monteroberto – scrive il Comitato per la Vallesina – che anche questa volta hanno mostrato indifferenza ai problemi dei loro concittadini non considerando in nessun momento di potersi costituire parte civile al loro fianco e di fatto, in questo modo, schierandosi dalla parte di chi è già stato condannato con quattro decreti penali di condanna. Assenti anche le associazioni ambientaliste, WWF e Legambiente, che al contrario dei loro colleghi di altre regioni sembrano non essere preoccupati dagli effetti su ambiente e salute degli allevamenti intensivi nella Vallesina”. Il solo rappresentante delle istituzioni che, distinguendosi dal silenzio tombale della politica locale e regionale su questo problema, è il consigliere regionale indipendente Andrea Nobili, eletto nella lista AVS, che qualche giorno fa ha discusso in Consiglio Regionale due sue interrogazioni: la prima sulla situazione degli allevamenti agricoli in Vallesina, e la seconda sulle iniziative di ‘educazione alimentare’ promosse nelle scuole marchigiane da un’ “impresa che gestisce direttamente o tramite filiera attività riconducibili agli allevamenti intensivi”. Il gruppo Fileni, oggetto in questi anni di inchieste di Report, condanne per emissioni odorigene, multe commisurate dall’Antitrust, indagini per abusivismo edilizio, è dal 2023 Official Partner e fornitore delle nazionali italiane di calcio, oltre che attivo nel territorio in attività filantropiche come il restauro del teatro di Monteroberto (nel cui territorio sorge uno degli impianti), nel welfare aziendale, in progetti assieme a Legambiente di cui è partner, alla collaborazione da anni con le università marchigiane. Il gruppo industriale si distinse anche nel marzo 2020, quando per incentivare i dipendenti a recarsi comunque al lavoro durante il primo mese di lockdown totale pandemico, offrì ‘buoni spesa’ da consumare nei negozi di generi alimentari (che avevano orari e accessi fortemente regimentati). Nel dicembre 2024 Fileni è stato premiato dal Codacons come “amico del consumatore 2024’; la stessa associazione, nel gennaio 2024 aveva stigmatizzato Fileni per le multe ricevute dall’Antitrust, che “accogliendo un esposto presentato dal Codacons, ha elevato una sanzione da 100mila euro per pratica commerciale scorretta nei confronti della società Fileni Alimentare”. Nel territorio regionale gli stabilimenti del gruppo Fileni, che insistono tra le province di Ancona, Pesaro Urbino e Macerata, riportati nello studio ISDE presentato a Jesi (AN) il 26 marzo scorso, sono 14, di cui 11 in provincia di Ancona. Se poi i Comuni di Maiolo, San Leo, Talamello e Novafeltria, in Valmarecchia, nel 2009 non avessero fatto la secessione dalle Marche a seguito del referendum locale del 2006, passando dalla provincia di Pesaro-Urbino a quella di Rimini in Emilia-Romagna, sarebbe quasi pronto un altro mega allevamento intensivo del gruppo Fileni. A fine marzo 2025 venne presentato a Jesi un importante studio scientifico grazie alla collaborazione tra e ISDE Italia (Associazione Medici per l’Ambiente) e il Comitato per la Vallesina. L’ISDE è affiliata all’International Society of Doctors for the Environment, analoga associazione internazionale, unica al mondo nel suo genere e riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’OMS. Nello studio vengono evidenziate le gravi ricadute per la salute e l’ambiente della presenza nel territorio della provincia di Ancona di 1641 animali d’allevamento ogni km quadro. In quell’incontro fu Giulia Innocenzi, giornalista di Report (autrice dei servizi sugli impianti della Vallesina), e co-autrice del film “Food for profit”, ad intervenite: “La Vallesina si è oramai guadagnata il poco lusinghiero soprannome di ‘valle dei polli’, ma in generale tutte le Marche stanno incrementando la presenza degli allevamenti intensivi. Io mi auguro che questa splendida regione non diventi una seconda Pianura Padana ma che anzi torni a puntare sulle tradizioni e sulla genuinità delle sue produzioni alimentari; sono convinta che grazie a queste scelte strategiche si possa aumentare il benessere della popolazione sia sotto l’aspetto sanitario che economico, visto che ad esempio il flusso turistico viene completamente annullato dalla presenza dei grandi allevamenti intensivi”. Nell’ambito delle proprie competenze e mission, lo studio ISDE valuta dal punto di vista zootecnico la specificità della provincia di Ancona, in relazione agli aspetti critici che generano gli insediamenti zootecnici a livello generale per l’equilibrio sanitario e ambientale.  “La densità allevatoriale e gli insediamenti nella provincia di Ancona – spiega il rapporto ISDE – determinano un danno alla salute, e una diminuzione delle aspettative di vita dei cittadini. Dal sito del Air Quality Life Index, AQLI AQLI si evidenzia come le aspettative di vita nella provincia di Ancona siano accorciate, per le sole polveri sottili, di 9 mesi contro gli 8 mesi delle Marche”. Le parti si danno appuntamento al Tribunale di Ancona da domani; il gruppo Fileni sarà difeso dagli avv. Marina Magistrelli di Ancona e Corrado Carrubba di Roma. I diciassette cittadini di parte civile saranno assistiti dall’avv. Luca Fanfani di Arezzo. “Il Comitato per la Vallesina – afferma il presidente Luca Tesei – confida che la Magistratura possa finalmente riconoscere i disagi subiti dai cittadini in tutti questi anni. Proprio in questo momento in cui la Magistratura è messa da molti in discussione, noi riteniamo che sia l’Istituzione che possa riconoscere e tutelare i nostri diritti, confidando che il dibattimento possa essere celebrato con tempi compatibili con la natura contravvenzionale dei reati e il giudizio ‘immediato’”.       Leonardo Animali
January 26, 2026
Pressenza
Salute e inquinamento atmosferico nelle città: anche nel 2025 l’emergenza non si è arrestata
I dati definitivi del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, confermano un quadro ancora fortemente critico per la qualità dell’aria nelle aree urbane del Paese. Il progetto ha analizzato in modo sistematico i dati ufficiali delle reti regionali di monitoraggio delle ARPA/APPA, confrontando le concentrazioni degli inquinanti con i limiti normativi attuali, anche con quelli fissati dalla Direttiva europea n. 2881/2024, che entreranno in vigore dal gennaio 2030 e con i valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con l’obiettivo di fornire uno strumento di conoscenza e di pressione civica a tutela della salute collettiva. Sono stati rilevati mensilmente nei siti delle ARPA/APPA competenti per territorio e, quando i dati non erano presenti online, richiedendoli alle medesime Agenzia, che hanno assicurato fattivamente la loro collaborazione, i dati relativi a 57 stazioni di monitoraggio (di traffico e di fondo) in 27 città italiane (Torino, Genova, Milano, Bergamo, Brescia, Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Trento, Trieste, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Prato, Terni, Ancona, Roma, Pescara, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Catania, Messina, Palermo, Cagliari). L’analisi complessiva dei dati mostra che neppure la normativa attuale è rispettata in tutte le città: 1 città supera i valori massimi per la media annua di PM10, 7 per il numero dei giorni di superamento del limite giornaliero; 4 città superano il limite annuale per il biossido di azoto. Considerando i limiti previsti dalla nuova Direttiva UE, per quanto riguarda la media annuale, 21 li superano per il PM10, 25 per il PM2,5 e 24 per il biossido di azoto. Per quanto riguarda i limiti giornalieri, tra le 27 città monitorate 16 li superano per il PM10, 19 per il PM2,5, 11 per il biossido di azoto e 17 per l’ozono. Solo tre città (Trieste, Bari e Reggio Calabria) non registrano più di 18 superamenti dei limiti giornalieri stabiliti dalla Direttiva UE per uno di questi quattro inquinanti. L’Istituto Superiore di Sanità definisce il PM10 come frazione toracica in quanto, passando per il naso, è in grado di raggiungere la gola e la trachea (localizzate nel primo tratto dell’apparato respiratorio), mentre il PM2,5 è chiamato anche frazione respirabile, in quanto queste particelle più piccole possono invece arrivare in profondità nei polmoni e passare nel circolo sanguigno. Le particelle fini (PM2,5) sono particolarmente dannose perché possono penetrare la barriera emato-encefalica. L’esposizione a sostanze inquinanti, come il PM2,5, può alterare le connessioni tra i neuroni, influenzando l’attenzione e altre funzioni cognitive. L’inquinamento può rallentare lo sviluppo cerebrale e portare a ritardi cognitivi a lungo termine. Il particolato è originato da varie fonti di inquinamento (impianti di riscaldamento, attività industriali, attività agricole, traffico, ecc.. Nel 2025 il PM10 continua a rappresentare un problema strutturale: Palermo, Napoli e Milano superano i limiti attuali, il capoluogo etneo per la media annua e i primi tre anche per il numero di superamenti del limite giornaliero; 21 città (41 stazioni) superano i limiti previsti dalla nuova Direttiva europea per la media annua, e 16 (32 stazioni) i limiti giornalieri; 54 stazioni di monitoraggio su 58 rilevate superano i valori raccomandati dalle Linee guida 2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in 26 città. Per quanto riguarda il PM2,5,  l’inquinante più pericoloso per la salute, nessuna città supera il limite annuale massimo previsto dalla vigente normativa, che non prevede un limite giornaliero massimo. In 25 città (33 stazioni su 41) le medie annue superano i limiti fissati dalla Direttiva europea 2881/2024; 19 città (28 stazioni) superano il numero massimo di giorni consentiti dalla normativa europea per i limiti giornalieri, situazioni particolarmente critiche si registrano a Milano, Torino e Padova con più di 100 giorni di superamento; tutte le città monitorate presentano medie annuali superiori ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità; nessuna stazione rispetta i valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per i limiti giornalieri. Anche nel 2025 il biossido di azoto, inquinante fortemente correlato al traffico veicolare, continua a incidere in modo rilevante sulla qualità dell’aria: le medie annuali previste dalla normativa vigente sono superate in 4 città (Napoli, Palermo, Genova e Catania);  24 città superano il limite previsto dalla normativa europea per la media annuale e 11 città superano il numero massimo di giorni per i limiti giornalieri. In alcune realtà urbane i giorni di superamento risultano estremamente elevati: Napoli (197), Palermo (173), Genova (100), Messina (82), Torino (78), Milano (60), contro i 18 giorni massimi previsti dalla normativa europea i valori giornalieri raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità risultano superati in pressoché tutte le stazioni monitorate. Per quanto riguarda questo inquinante valori elevati sono stati rilevati anche in molte città del Sud, dove evidentemente pesano i problemi relativi alla mobilità. Un contributo significativo, nelle città portuali è dato anche dal trasporto navale. “I dati del 2025 confermano senza ambiguità che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane è un’emergenza sanitaria strutturale, dichiara Roberto Romizi, presidente di ISDE Italia. Non siamo di fronte a episodi occasionali, ma a un’esposizione cronica che incide ogni giorno sulla salute dei cittadini, in particolare di bambini, anziani e persone fragili. Rimandare ancora l’adozione di politiche efficaci significa accettare un carico evitabile di malattie e di morti premature”. Qui il dossier completo: https://www.isdenews.it/wp-content/uploads/2026/01/CAMBIAMO-ARIA-dossier-rev3-15gen.pdf. Giovanni Caprio
January 25, 2026
Pressenza