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Nasce “Difesa Channel”: un nuovo canale dedicato alla “Cultura della Difesa” e alla propaganda bellica
Difesa Channel sta per nascere, ne danno notizia alcuni siti e giornali (ad esempio Il Fatto Quotidiano), un canale analogo a Netflix interamente dedicato alle forze armate e artefice di questo progetto sarà la società in house legata al Ministero della Difesa ossia Difesa Servizi. Il bando, in scadenza il prossimo 4 giugno, è scaricabile dal sito della società in questione al seguente link: https://www.difesaservizi.it/avviso-esplorativo-zona-militare-club-piattaforma-tv-ott E da questa pagina traiamo alcune informazioni sul progetto: «Difesa Servizi S.p.A., Società in house del Ministero della Difesa, intende procedere ad un’indagine esplorativa per l’acquisizione di “domande di partecipazione” (FASE I) inerenti alla partecipazione  ad una successiva procedura competitiva (FASE II) finalizzata all’affidamento, mediante contratto attivo, della concessione in licenza, in regime di esclusiva, del Brand “Zona Militare Club” per la classe merceologica 38, nonché in regime non di esclusiva per la classe merceologica 35, ai fini della  realizzazione, messa in esercizio, gestione, sviluppo editoriale, tecnologico e commerciale di una  Piattaforma televisiva OTT dedicata al mondo della Difesa, identificata con il segno “ZMC+”. Difesa Servizi ha appena fis­sato al 4 giu­gno il ter­mine per raccogliere le manifestazioni di interesse all’affidamento della licenza d’uso e di sfruttamento commerciale del brand “Zona Militare Club” per i servizi legati alle telecomunicazioni e per pubblicità e marketing “ai fini della realizzazione, messa in esercizio, gestione, svi­luppo edi­to­riale, tecnologico e commerciale di una Piat­ta­forma televisiva dedicata al mondo della Difesa». Siamo davanti a un progetto ideologico e commerciale che scaturisce dalla necessità di promuovere non solo la cosiddetta cultura della Difesa, ma anche di vendere nel mondo il brand della difesa, infatti la società in house viene incaricata di gestire questo progetto vigilando sullo stesso come una normale stazione appaltante. Un’operazione di business e di mera propaganda per dotare il Ministero della difesa di uno strumento propagandistico bello e buono e con soldi pubblici. Siamo davanti ad un progetto ambizioso, cioè quello di dotarsi di un vero e proprio canale monotematico di promozione della cultura della difesa, una piattaforma alla quale accedere con estrema facilità per favorire la diffusione dei messaggi con una serie di contenuti che spazieranno da documentari a interviste, da film a iniziative di semplice propaganda, innumerevoli servizi, digitali e non, funzionali magari al ripristino della leva, alla diffusione di culture favorevoli ad accrescere le spese militari, un canale che si avvarrà di  abbonamenti, pubblicità, sponsorizzazioni «nel rispetto dei valori, dell’immagine e delle esigenze istituzionali della Difesa». Una propaganda bellica di cui non c’era assolutamente bisogno in un momento storico che vede aperti più fronti di guerra dal Mediterraneo all’Europa dell’est. E, soprattutto, una propaganda indirizzata alla normalizzazione della guerra, alla diffusione della cultura della difesa che viene effettuata con i soldi pubblici sottratti alla sanità e alla istruzione. Ricordiamoci di questo scempio quando una scuola chiuderà per mancata ristrutturazione, quando non basteranno sei mesi per una visita specialistica, quando saranno cancellati voli per il caro carburanti. BASTA CON LA PROPAGANDA DI GUERRA! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La propaganda militare prende quota con la Rete dei Musei Aeronautici
Nel 2015 in Italia, su iniziativa dell’Aeronautica Militare, è nata la Rete dei Musei Aeronautici che, con il sostegno di attori pubblici e privati, ha l’obiettivo dichiarato di promuovere la storia e la cultura tecnica dell’aviazione italiana. Notiamo che le otto realtà museali inserite in questa rete espongono un patrimonio a forte connotazione militare. La loro narrazione associa il fascino della tecnica del volo alle imprese di guerra, ma non viene neppure accennata l’annosa questione della libertà scientifica piegata dalla guerra a scopi distruttivi e di morte e, dunque, il ripudio della guerra stessa. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vediamo nella Rete dei Musei Aeronautici uno strumento della cultura nazionalista e di normalizzazione della guerra. Ci chiediamo, inoltre, in quale misura questa venga finanziata dalle casse dello Stato e in quale dall’iniziativa privata. E da entrambe le parti, pubblico e privato, perché foraggiare la celebrazione della guerra quando, invece, in ogni angolo del mondo le persone chiedono in tutti i modi possibili di fermarla? Il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare) di Vigna di Valle, costruito all’interno del Parco Naturale Bracciano-Martignano, è stato completamente ristrutturato e ampliato in occasione del centenario dell’Aeronautica Militare (2023). Non possiamo provare a quanto ammonti la spesa sostenuta, ma possiamo immaginare si tratti di una quota molto alta. Il Museo Francesco Baracca di Lugo, a Ravenna, compie cento anni nel mese di giugno di quest’anno e attualmente è in fase di restauro: 300 mila euro drenate dalle casse comunali. Evidentemente il museo è considerato un patrimonio storico irrinunciabile per Lugo; infatti Baracca è nato in quella città. L’immobile che oggi ospita il museo apparteneva alla sua famiglia ed è stato ceduto al Comune con l’impegno di ricordare il pilota che firmava la carlinga dei suoi velivoli con un cavallino rampante nero, insegna del 4° Stormo dal 1933, e di alcuni caccia Eurofighter; simbolo che Enzo Ferrari ha scelto per la sua casa automobilistica. La famosa Ferrari, appunto.  Di recente sul canale YouTube dell’Aeronautica Militare si è festeggiato questo lungo connubio con la Ferrari sotto l’insegna di Francesco Baracca e il Tricolore. Il Museo “Gianni Caproni” a Trento è intitolato all’omonimo ingegnere che con il fratello Federico progettava e produceva aeroplani per la prima guerra mondiale. Nel periodo del fascismo e dell’espansione militare la loro azienda si è ingrandita aprendo numerosi nuovi stabilimenti in Italia e all’estero. Il Museo Storico dei Motori e dei Meccanismi dell’UniPa ha con l’Aeronautica Militare un solido rapporto di collaborazione. Così sarebbe possibile proseguire per tutti gli altri musei della Rete. La loro storia è strettamente legata al mondo militare del nostro Paese, e la promozione che di essi si sta facendo come centri culturali, in questi ultimi anni, ricalca i termini della vecchia propaganda: Patria, sacrificio, gloria con l’intenzione di riaffermarli. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo che questa offerta sovrabbondante in Italia nasconda delle insidie, soprattutto perché questi musei sono aperti a visite scolastiche guidate, spesso anche per le scuole dell’infanzia. La narrazione suggestiva e promozionale dell’Aeronautica Militare non si concilia con l’impegno per la coesistenza pacifica internazionale che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni. Ma c’è dell’altro. Il sistema Difesa se, da un lato, sta rafforzando la propria prestazione militare, dall’altro ha iniziato a organizzarsi come brand commerciale, una veste che gli permette di entrare con la massima facilità nei contesti ricreativi popolati dalla società civile. È prova di questo il parco aeronautico Volandia di Somma Lombardo (Varese) che, con oltre 100 velivoli civili e militari di varie nazioni a fare da sfondo, mette a disposizione una vasta area giochi esterna per bambini, disponibile anche per feste di compleanno e pic nic. Altro esempio è il Parco dell’Aviazione di Rimini, 75.000 mq di superficie, che non rientra ancora nella Rete degli otto Musei Aeronautici, ma che, immerso nel verde delle colline che furono teatro di importanti azioni belliche della Seconda guerra mondiale, oggi espone decine di velivoli militari e in un grande caveau sotterraneo centinaia di decorazioni e onorificenze, molte delle quali conferite a Gabriele d’Annunzio, Aldo Finzi, Benito Mussolini, Italo Balbo. Nel 2019 il Comune di Rimini ha approvato nel suo piano RUE/PSC la costruzione di bungalows, un centro benessere e una sala convegni all’interno del Parco dell’Aviazione per aumentarne la fruibilità a residenti e turisti. Questo museo di guerra sarà così integrato a pieno titolo nei servizi per il turismo enogastronomico, l’escursionismo, le città d’arte e l’outlet di marchi di lusso che dista da lì solo 5 Km. Interessante la nota mistica sul museo storico aeronautico di Loreto. Come il Parco di Rimini anch’esso non fa parte della Rete ma è un centro di potere e di influenza militare sul territorio. Papa Benedetto XV (1914-1922) dichiarò la Madonna patrona degli aeronauti per quel volo prodigioso che avrebbe fatto su ali angeliche la casetta della Beata Vergine sui continenti, da Nazareth nella città di Loreto. Nel 2008 il museo ha omaggiato la patrona della città, la Madonna di Loreto, con un velivolo Aermacchi MB-339 PAN.  IL SISTEMA DIFESA VUOLE AVVICINARE A SÉ IL PUBBLICO E NON LASCIA NULLA AL CASO. FA LEVA SUL MADE IN ITALY E SUL FURORE DEI NOSTALGICI, ASSEGNA CREDITI FORMATIVI A CHI SEGUE LE SUE CONFERENZE, GONFIA PALLONCINI COLORATI PER LE FESTE DI COMPLEANNO DEI BAMBINI, CONVERTE LE SUE COMPETENZE DAL MILITARE AL TURISTICO IN UNO SCHIOCCO DI DITA. PECCATO CHE CONTINUI ANCHE A FARE LA GUERRA! 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Estate militarizzata a Trevignano Romano tra incidenti, esercitazioni e propaganda
Dopo la propaganda dell’Aeronautica Militare il 23 maggio, che ha visto le piazze del paese riempirsi di mezzi militari aeronautici e stand di propaganda rivolti ai giovani, con aerei trasportati nei luoghi civili e di socialità del paese e che ha offerto alle giovani generazioni simulazioni di tiro con pistole giocattolo e visita agli aerei esposti, il 3 luglio sui cieli di Trevignano si è svolta una esercitazione militare finita in tragedia. Durante l’esercitazione un paracadutista è precipitato su alcune abitazioni del paese per un errore di coordinate, così ci viene segnalato. Sotto shock gli abitanti, spaventati per la stato di salute del giovane paracadutista, ma anche per la militarizzazione della cittadina, che ha assistito ad un via vai di camionette nel tentativo di tenere sotto controllo l’accaduto. Trevignano Romano è una bellissima cittadina sulle rive del Lago di Bracciano, culturalmente vivace e turisticamente animata che nel periodo estivo si riempie di visitatori e bagnanti che godono le bellezze storiche e naturalistiche. Purtroppo, come tutti paesi del lago, si situa anche in una zona fortemente militarizzata per la presenza di caserme e per la presenza del MUSAM e del SICRAL, strutture che stanno invadendo il territorio, inserendosi in quel programma di conquista delle menti, di guerra cognitiva, che da anni ormai come osservatorio denunciamo, volta alla normalizzazione della guerra, all’accettazione delle politiche belliciste e all’arruolamento dei giovani. Il fatto accaduto a Trevignano, però, ci mostra anche come la presenza delle forze armate mini la sicurezza del nostro territorio sottoposto a continue esercitazioni militari che potrebbero trasformarsi in tragedia anche per i cittadini stessi. L’incidente sembra non abbia coinvolto altri oltre al militare, al quale facciamo i nostri sinceri auguri di guarigione, ma sarebbe potuto andare anche diversamente e fare altre vittime coinvolgendo civili. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università lanciamo un appello alla cittadinanza e ai sindaci: respingiamo le esercitazione sui nostri territori e rifiutiamo di dare le piazze ai militari per le loro azioni di propaganda! Vogliamo per il nostro territorio una sicurezza reale che solo la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza e la demilitarizzazione possono garantire. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Bracciano
Consegna delle bandiere in un tripudio di propaganda militarista all’IC di Frascati
Il 28 aprile alle ore 10.30 presso l’Istituto Comprensivo di Via Massimo D’Azeglio a Frascati è stata celebrata la consegna delle Bandiere Istituzionali da parte dell’Associazione Sportiva Sociale Paracadutisti Colline Romane. A detta della dirigente Paola Felicietti, l’iniziativa era necessaria in quanto la vecchia bandiera «faceva pena, era un oltraggio» e il regalo dei paracadutisti ha consentito proprio di mettere fine a questa grave offesa. A sostegno di questa necessità la Ds disturba la Costituzione, ricordando come questa preveda che ogni scuola debba esporre il tricolore, quando, in realtà, è la legge 22 del 1998 e il DPR 121/200 a porre l’obbligo della esposizione della bandiera negli edifici pubblici, comprese le scuole (art. 1 comma 4). In ogni modo, per cambiare una bandiera, e non ricorrere all’accusa di vilipendio, che tanto preoccupava la Ds, non serviva scomodare forze militari, la cui presenza, a giudicare dalle foto, mostra ben altri fini, che vengono, in effetti, spiegati da Marco Bernardi ,presidente dell’Associazione Sportiva Sociale Paracadutisti Colline Romane, dichiarando che «Il Tricolore, a cui gli studenti daranno la giusta importanza e rispetto, è quanto di più caro esiste per i militari in servizio e non» e che, in quanto «simbolo della nazione»,  per esso «si serve e si muore». A sostegno del messaggio che i paracadutisti volevano portare ai minori presenti è stata la scelta di dedicare all’istituto una poesia in dialetto di un ex alunno, Marcello Cofani, dedicata al Milite Ignoto. La presenza dei militari e le parole ascoltate devono avere suscitato qualche imbarazzo alla DS che, davanti ai paracadutisti allineati, la Polizia di Stato del Commissariato di Frascati, il Comando della Compagnia e la Stazione Carabinieri di Frascati, e la Polizia Locale, ha tenuto a precisare che «questa cosa non è militare ognuno si presenta per quello che crede e come è, voi non avete una divisa e loro hanno una divisa» (vd registrazione dell’intervento della DS https://www.ilmamilio.it/wp/2025/04/28/frascati-issate-le-nuove-bandiere-alla-scuola-dazeglio-donate-dai-paracadutisti-asso-par-colline-romane/). Come se la differenza tra studenti di un’età compresa tra i 6 e i 14 anni e il mondo militare fosse solo determinata dall’indossare o no una divisa! Per riequilibrare gli interventi che l’hanno preceduta (non visibili nel video), la DS fa presente a tutte le studentesse e a tutti gli studenti che i colori del tricolore non solo rimandano al verde dei colli, al bianco della neve, al rosso del sangue (così riporta la Ds, sia stato detto dagli alunni, purtroppo!) ma rimandano anche ad un messaggio di pace, speranza e carità, di giustizia (cosa che sembra giustificare la presenza delle forze dell’ordine) e fratellanza e, infine, ricorda ai presenti che la guerra è un bullismo ad alti livelli,  siete voi che farete il futuro. Insomma, a noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università questo messaggio della Dirigente appare pieno di contraddizioni e rimanda in pieno alle contraddizioni che vivono le scuole ogniqualvolta entrano in contatto con le forze armate e con le forze dell’ordine. L’ondivago intervento passa dall’importanza dello studio e del pensare con la propria testa al lasciare intendere che ospitare i militari offra ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di scegliere, mostra loro possibilità, strisce, le chiama la Ds, indicando la sventolante bandiera nuova. Non passa per la testa della Ds la distanza che corre tra il pensare con la propria testa e la logica addestrativa, di obbedienza ai comandi tipica del mondo militare. Né la sfiora il pensiero dell’incompatibilità tra l’educazione alla pace, alla solidarietà, alla fratellanza (parole che ha invocato!) con il mondo militare, il cui fine è proprio quello di prepararsi alla guerra, eliminare il nemico, combattere fino al sacrificio di sé. Nessun sospetto di avere contribuito alla propaganda bellicista e militare, la Ds anzi sottolinea quello che il presidente dell’A.S.So.Par. Italia rilascerà in un’intervista, come «ai giovanissimi alunni, è stato consegnato invece il messaggio di unità, fratellanza e rispetto reciproco attraverso l’Inno Nazionale e il rilascio della nuova Bandiera Italiana». Un discorso pieno di nazionalismo e di banale spirito patriottico, ricorda infatti la DS che occorre essere «felici e contenti di essere italiani perché il popolo italiano e la nazione Italia è una chicca». E quindi viva l’Italia! E il conseguente invito a cantare tutti insieme l’inno italiano. Cita la Croazia la DS (probabilmente confondendola con l’Ucraina?) e vorremmo ricordarle le responsabilità italiane nelle guerre nella ex Jugoslavia, l’operazione Allied Force, ad esempio del 1999, o suggeriamo di leggere il libro di Angelo Del Boca, Italiani, brava gente o l’ultimo lavoro di Eric Gobetti, I Carnefici del duce, per ridimensionare la chicca Italia e aiutare a fare comprendere l’importanza della formazione (no dell’indottrinamento), affinché certe atrocità non vengano ripetute. Purtroppo, tra i presenti c’erano anche le e gli insegnanti. Ci chiediamo come sia possibile che nessuna e nessuno di loro abbia esercitato il dubbio sul senso di questa iniziativa, sul perché la sostituzione di una bandiera debba richiedere tale dispiegamento di militari e debba partire da forze militari. Possibile che a nessuna e nessuno sia venuto in mente di rifiutarsi di aderire a tale iniziativa? Che nessuna e nessuno abbia espresso il suo disaccordo? Che a nessuna e nessuno sia venuto il sospetto che dietro questa “parata” vi sia il fine di avvicinare giovani al mondo militare? Invitiamo la scuola ad aprire una riflessione su quanto accaduto, e invitiamo i membri del  Consiglio di Istituto (presente all’iniziativa con la Presidente) e il collegio docenti a leggere il nostro vademecum e seguire il nostro sito con l’augurio che certe iniziative non vengano ripetute. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università