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Presidenziali Colombia: per Cepeda strada in salita
A sorpresa, dopo il primo turno del 31 maggio, il candidato di ultradestra Abelardo De La Espriella ha circa settecentomila voti di vantaggio su Iván Cepeda, esponente delle sinistre. Sul voto pesano le pesanti ingerenze Usa e numerose anomalie denunciate dal Pacto Histórico ai seggi. Il ballottaggio si terrà il 21 giugno di David Lifodi Foto: https://www.nodal.am/ Sono poco più
Colombia. “Vogliamo permettere che rubino le elezioni?”
Presento le prove verificate della potenziale frode, che posso trasmettere all’autorità competente. Ho dichiarato di non aver riconosciuto i dati preliminari del conteggio dei voti provenienti dal software dei fratelli Bautista perché sono in possesso di tali dati. Il mio impegno verso il mio popolo e il mio amore per […] L'articolo Colombia. “Vogliamo permettere che rubino le elezioni?” su Contropiano.
June 4, 2026
Contropiano
ELEZIONI IN COLOMBIA: al primo turno in testa l’estrema destra di Abelardo de la Espriella
Il 31 maggio in Colombia si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali. Con il 43,72% dei voti è arrivato in testa Abelardo de la Espriella, candidato di estrema destra di Firme por la Patria. Lo segue con il 40,92% Iván Cepeda, candidato di Alianza por la Vida e principale erede politico del progetto del presidente uscente Gustavo Petro, che quattro anni fa portò per la prima volta la sinistra alla guida del Paese. Come hanno sottolineato numerosi analisti, il voto ha assunto i contorni di un secondo turno anticipato, segnato da una forte polarizzazione tra i due principali candidati. Determinante è stata la convergenza di larga parte dell’elettorato conservatore attorno a de la Espriella, che si è presentato separatamente da Paloma Valencia, candidata del Centro Democrático e principale esponente dell’area uribista. Le ingerenze statunitensi nella campagna elettorale e gli attacchi al progetto progressista hanno avuto un impatto significativo sul risultato. In vista del ballottaggio del 21 giugno, la sfida per Cepeda sarà ampliare la propria base di consenso e mobilitare una parte dell’ampio elettorato che al primo turno ha scelto l’astensione. Ne abbiamo parlato con Alioscia Castronovo, ricercatore universitario, redattore di DinamoPress ed autore dell’articolo “Elezioni in Colombia, al ballottaggio l’estrema destra contro il progressismo”
Elezioni in Colombia, al ballottaggio l’estrema destra contro il progressismo
Le elezioni del 31 maggio hanno aperto uno scenario che fino a poche settimane fa appariva quantomeno poco probabile: alla chiusura dei preconteggi del voto del primo turno delle presidenziali, con il 58,7 per cento di partecipazione elettorale, l’ex outsider dell’estrema destra Abelardo de la Espriella della lista “Firme por la Patria”, filo trumpiano e difensore dei paramilitari, sfiderà con il 43.74% il candidato del Pacto Histórico, candidato della coalizione “Alianza por la vida”, Iván Cepeda Castro, secondo con il 40.90%, il prossimo 21 giugno al ballottaggio per le presidenziali in Colombia. Quel giorno si definirà il nuovo governo che a partire dal prossimo 7 agosto si insedierà alla Casa de Nariño, il palazzo presidenziale nella capitale colombiana, a seguito del primo governo di sinistra della storia colombiana che durante questi ultimi quattro anni è stato guidato da Gustavo Petro: sarà una virata verso una nuova estrema destra, che va oltre (e con) l’uribismo, nel solco di Trump, Milei, Noboa e Bukele, e della ripresa della guerra, dell’estrattivismo e del paramilitarismo, o si riuscirà a rilanciare nelle urne la continuità di una proposta di governo progressista e popolare, con l’orizzonte della pace e della giustizia sociale? Se nelle scorse settimane questa seconda opzione sembrava la più probabile, dopo il primo turno lo scenario è fortemente riconfigurato: da mesi era in testa nei sondaggi la formula che vede candidato presidente Iván Cepeda Castro, senatore di sinistra, figura riconosciuta delle lotte per i diritti umani, fondatore del movimento delle vittime dei crimini di Stato (suo padre fu un leader politico della Unión Patriótica assassinato dai paramilitari nel 1994), con Aida Quilcué, leader del movimento indigeno del Cauca ed ex senatrice, oggi candidata vicepresidenta. Insieme hanno riempito le piazze con grandissime mobilitazioni, forti del sostengo popolare al presidente e al governo uscente (il più alto degli ultimi decenni) e dei buoni risultati delle elezioni parlamentari dello scorso marzo dove il Pacto Histórico si era confermato primo partito a livello nazionale. > Ma questa volta il primo turno è di fatto diventato un secondo turno > anticipato, con il voto dell’elettorato di destra spostato direttamente su > Abelardo de la Espriella, che ha fatto irruzione nell’ecosistema digitale > negli ultimi mesi, con un forte sostegno dell’estrema destra a livello > internazionale e statunitense in particolare, convogliando sulla sua figura i > voti della destra tradizionale. Infatti, la candidata del partito Centro Democratico, la destra (estrema) tradizionale dell’uribismo, Paloma Valencia, dopo aver ottenuto oltre 3 milioni di voti alle primarie di marzo, si è fermata al 6.92%, non andando oltre il milione e seicentomila voti: è evidente che gran parte del suo elettorato ha votato direttamente il candidato visto come favorito per affrontare la proposta della continuità dell’attuale governo di sinistra, e che l’alleanza con il centrodestra moderato di Oviedo, dichiaratamente omosessuale e candidato vicepresidente con Valencia, non ha pagato in termini elettorali (e proprio Oviedo difficilmente sosterrà, a differenza di Valencia, il voto per Espriella, apertamente omofobo e misogino, aprendo una contesa anche su un settore di votanti di centrodestra in vista del secondo turno). Quarto il centro moderato di Fajardo, con il 4,26 %, pochissime percentuali per tutti gli altri e le altre candidate, a partire dall’ex sindaca di Bogotà Claudia López, che per poco non ha raggiunto l’1 per cento. * * Seppur questo risultato è apparso in buona parte inatteso, la figura di estrema destra di Abelardo de la Espriella stava crescendo in maniera significativa nelle ultime settimane nelle reti sociali e nei sondaggi, fino ad arrivare a presentarsi come il più votato al primo turno in vista del ballottaggio: se la sfida delle sinistre e del progressismo nei mesi scorsi era confrontarsi con l’eredità dell’uribismo, adesso la contesa è su un piano politico differente definito dal protagonismo di una figura nuova sullo scenario politico colombiano che, in sintonia con Trump, Milei, Bukele e Noboa, punterà sulle politiche tradizionali dell’estrema destra, oltre a promettere di “sventrare la sinstra e incarcerare i suoi dirigenti”, minacciando di usare la forza contro Petro e Cepeda (in un paese devastato dalla violenza, reduce da genocidi politici e terrorismo di stato,  queste parole detto da un avvocato difensore dei paramilitari e dei narcotrafficanti pesano veramente tanto). > Nel programma di Abelardo de la Espriella troviamo le ricette dell’estrema > destra a livello internazionale: allineamento strategico in politica estera > con gli Stati Uniti e Israele, smantellamento del pubblico, mano dura > repressiva, intensificazione della guerra. Le proposte vanno dalle carceri speciali alla Bukele, fino ad un intenso e duro attacco contro le politiche sociali e le conquiste di questi anni di governo progressista, misure contro l’aborto e i diritti lgbtqi+, smantellamento della giustizia transizionale e degli accordi di pace, politiche in favore dell’impresa privata e dei latifondisti, misure in favore dell’estrattivismo e contro la transizione energetica. Con il 43,7 per cento dei voti (che corrisponde a 10.361.499 voti), De la Espriella andrà al secondo turno forte del sostegno di Uribe e della destra tradizionale, mentre Iván Cepeda, con il 40,9 per cento, avendo ottenuto il numero più alto di voti nella storia della sinistra al primo turno elettorale delle presidenziali in Colombia, con 9.688.361 voti (ben un milione in più rispetto al primo turno di Petro di quattro anni fa), dovrà comporre alleanze con parti del centro moderato, ma soprattutto conquistare voti tra le milioni di persone che si sono astenute al primo turno, che potrebbero votare, almeno in parte, al ballottaggio, e che saranno decisive per la vittoria dell’uno o dell’altro candidato. Cepeda ha vinto sulla costa dei Caraibi, sulla costa Pacifica, nelle regioni più povere e marginalizzate, ed in quelle colpite storicamente dalla guerra, ma anche nelle grandi città della costa, a Cali e Bogotá (seppure nella capitale con risultati che si possono migliorare); nelle regioni interne, a Medellin e in alcune delle aree colpite dalla crisi umanitaria degli ultimi anni, ha invece vinto Abelardo, riproducendo una mappa elettorale simile a quattro anni fa. Saranno tre settimane decisive per mantenere la speranza e difendere la democrazia per delle elezioni che hanno un valore che andrà bel oltre i confini nazionali colombiani e riguarda quantomeno lo scenario latinoamericano, se non oltre: la contesa sarà durissima, venti giorni di campagna elettorale decisive per la definizione del prossimo presidente in un paese ancora più fortemente polarizzato di quanto non lo fosse già. Quattro anni fa, Petro ha recuperato oltre tre milioni di voti tra il primo e il secondo turno, vincendo le presidenziali, nonostante la somma dei voti del primo turno dei due candidati di destra fosse superiore a quanto ottenuto, in termini di numeri di voti, dalla sinistra. > Seppure ci troviamo in uno scenario differente e difficile, la possibilità di > tornare a vincere per le sinistre è aperta, e queste tre settimane di campagna > saranno decisive per negoziare accordi elettorali ma anche e soprattutto per > convincere nuovi votanti in uno scenario più polarizzato che mai. Da ieri è cominciata una campagna elettorale completamente nuova, dove ogni passaggio, ogni parola e azione saranno decisive, e dove è in gioco non solo la scelta di un presidente, ma il futuro del paese, la possibilità stessa della democrazia, della pace e della difesa della vita in un paese che viene da sessant’anni di conflitto armato, diseguaglianza e violenza, e che in questi quattro anni ha conosciuto importanti avanzamenti e iglioramenti in termini di crescita economica, di diritti sociali e condizioni socio-economiche, dall’innalzamento del salario minimo all’abbassamento del tasso di disoccupazione ed informalità, con significativi avanzamenti per i diritti del lavoro, delle economie popolari e delle comunità indigene ed afrodiscendenti, in un panorama però segnato anche dai limiti incontrati dal processo della pace totale e da una nuova intensificazione delle violenze dei gruppi armati e del narcotraffico. In questo scenario, bisogna tener conto del contesto geopolitico, oltre a quello ideologico: un fattore di grande importanza è l’influenza sulle elezioni dell’ingerenza statunitense, passato negli ultimi mesi per le minacce di Trump di bombardare la Colombia e le misure contro Petro (dopo l’attacco contro il Venezuela a gennaio, mentre continuano le minacce e il blocco criminaale contro Cuba), ai dazi e alle tensioni militari al confine con l’Ecuador attraverso le politiche del presidente filo trumpiano Noboa, fino alle fake news e agli ingenti finanziamenti per campagne mediatiche e nelle reti sociali contro il governo Petro che arrivano da tanti esponenti dell’estrema destra statunitense e latinoamericana: un campo di battaglia decisivo in vista del ballottaggio. > Nelle piazze, nelle reti sociali e nelle strade ieri sono cominciate le > mobilitazioni per questo secondo turno elettorale: nei quartieri popolari e > nelle università, in tanti e tante sono scese in strada per fare campagna e > difendere la democrazia e la vita contro l’estrema destra, e per dare > continuità al progetto di trasformazione sociale cominciato con gli accordi di > pace, le rivolte sociali e il governo Petro. Ivan Cepeda, dopo aver chiesto di attendere i risultati ufficiali dello scrutinio elettorale, denunciando rischi di frodi elettorali nel preconteggio, a seguito dell’annuncio del presidente Petro, che ha presentato una denuncia di una alterazione del censo elettorale corrispondente a poco più di 800mila voti (poco più della differenza di voti tra De La Espriella e Cepeda), ha dichiarato che bisognerà mobilitarsi per vincere le elezioni contro il fascismo e il paramilitarismo, e per continuare il progetto del cambiamento sociale e politico in Colombia. Poche ore dopo, il presidente Petro ha dichiarato: “Abbiamo tutti il dovere morale di lottare contro il fascismo mafioso che ha governato per decenni la Colombia con Uribe e che oggi vuole tornare al potere con Abelardo. Ma Abelardo ha perso nella sua regione natale, ed è stato sconfitto in tutta la regione dei Caraibi: la gente del suo territorio sa cosa può succedere se un fascista difensore del paramilitarismo torna al potere. Invito tutte le persone democratiche a unirsi per difendere la democrazia contro la morte che si avvicina. Invito la gioventù colombiana a votare in massa per difendere la vita. Oggi serve una vera e grande alleanza per la vita”. Dalla forza e dall’efficacia di questa alleanza per la vita passerà la possibilità e la speranza della Colombia, dell’America Latina e oltre, per resistere alla guerra e al fascismo e all’estrattivismo, e per costruire orizzonti politici di trasformazione nel regime di guerra globale.   Immagine di copertina a cura di Alioscia Castronovo, mobilitazione contro l’ingerenza di Trump in Colombia, Bogotá, 2026. L'articolo Elezioni in Colombia, al ballottaggio l’estrema destra contro il progressismo proviene da DINAMOpress.
June 2, 2026
DINAMOpress
“LATINOAMERICA”: COSA E’ SUCCESSO AL PRIMO TURNO DELLE PRESIDENZIALI IN COLOMBIA? L’ANALISI DI RODRIGO ANDREA RIVAS
LatinoAmerica, trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto. 30 minuti assieme tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”. Appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, il martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 1 giugno 2026 ci porta in Colombia. Con Rodrigo Andrea Rivas – giornalista, scrittore, analista di questioni sudamericane e nostro collaboratore – cerchiamo di leggere il primo turno delle elezioni presidenziali in Colombia, tenutesi il 31 maggio 2026; Alle urne il 57,9% degli aventi diritto, un dato in crescita rispetto al 2022 di quasi 3 punti percentuali. Sarà ballottaggio, il 21 giugno, come previsto, ma con numeri ben distanti rispetto a quanto ipotizzato alla vigilia. In testa è arrivato infatti Abelardo de la Espriella, candidato dell’ultradestra trumpiana e fascista, epigono dei vari Milei e Bukele. A lui un inaspettato 43,7% dei voti, pari a 10milioni e 362mila consensi. Al secondo posto invece Iván Cepeda, candidato della coalizione progressista Pacto Historico, con il 40,9%, pari a 9milioni e 688mila voti. Lo scarto tra i due è quindi piuttosto significativo: 674mila voti. Lontanissima invece la candidata uribista, Paloma Valencia, sotto il 7%. Il candidato dell’estrema destra, De la Espriella, ha ottenuto i migliori risultati nello storico Eje Cafetero, tra Cali e Medellin, nella zona di Santander e nelle pianure dei Llanos, Iván Cepeda, invece, è andato meglio nel Sud-Ovest, nei Caraibi e nella capitale, Bogotà. Ascolta l’analisi sul voto in Colombia, sulle sue implicazioni sociali e politiche verso il ballottaggio del 21 giugno 2026 con Rodrigo Andrea Rivas, dentro “Latinoamerica” di lunedì 1 giugno 2026 su Radio Onda d’Urto. 
June 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Alle elezioni in Colombia è in vantaggio il candidato che piace a Trump e a Milei
I colombiani dovranno attendere il prossimo 21 giugno per conoscere il loro nuovo presidente. Il primo turno delle elezioni si è infatti concluso con un testa a testa tra due candidati che non hanno sfondato la soglia del 50% dei consensi. Si tratta di Abelardo de la Espriella, esponente dell’estrema destra che contro ogni pronostico ha ottenuto il 43,7% dei voti e di Iván Cepeda, “erede” dell’attuale presidente Gustavo Petro, fermatosi al 40,9% dei consensi, lamentando irregolarità nel conteggio dei voti. Sorridono Donald Trump e Javier Milei all’idea di avere un nuovo alleato nella regione, ma la corsa alla presidenza resta aperta, soprattutto considerando l’elevato astensionismo che ha caratterizzato il primo turno. Abelardo de la Espriella, meglio conosciuto come El Tigre, ha ribaltato i pronostici della vigilia, chiudendo la tornata elettorale del 31 maggio in testa. Avvocato e imprenditore, Abelardo de la Espriella ha concentrato la sua campagna elettorale su toni militaristi e patriottici, promettendo una lotta serrata contro i gruppi paramilitari attivi nel Paese. Il leader del partito Defensores de la Patria si ispira a un altro presidente della regione, Nayib Bukele, che a El Salvador ha sospeso lo stato di diritto per reprimere le gang. Sul piano economico l’influenza è invece argentina, trovando un riferimento nel neoliberismo di Javier Milei, che ha accolto con favore l’esito elettorale. «Se si ripeterà questo risultato al secondo turno — ha scritto su X Milei — non ho dubbi che la Colombia entrerà nuovamente nel concerto delle Nazioni Libere e riprenderà una rotta orientata alla difesa della vita, della libertà e della proprietà». A sorridere è anche il presidente USA Donald Trump, con il quale El Tigre ha dichiarato di voler stringere un’alleanza strategica, superando le attuali ostilità del governo Petro. In continuità con quest’ultimo, Iván Cepeda, senatore e filosofo, ha invece insistito sul mantenimento dell’autonomia rispetto alle mire statunitensi, diventate delle vere e proprie minacce belliche a seguito del golpe in Venezuela. Il candidato progressista intende continuare il programma di pacificazione con i gruppi armati lanciato da Petro e ancora lontano da una conclusione, visti i recenti attacchi. Dopo una prima parte del mandato segnato da ingovernabilità e rimpasti di ministri, Petro ha risalito la china, approvando la riforma del lavoro ed ergendosi quale baluardo americano contro amministrazione Trump e governo Netanyahu. Così negli ultimi mesi il consenso è risalito, fino a conquistare i sondaggi. La realtà ha però raccontato uno scenario differente, con Abelardo de la Espriella in testa. A separarlo da Iván Cepeda sono poco meno di tre punti percentuali. Per il prossimo turno El Tigre potrà contare sul sostegno dei conservatori, fermatisi al 6%. Anche il fronte progressista, che lamenta irregolarità nel conteggio dei voti, cercherà di racimolare voti tra i partiti esclusi dal ballottaggio. Sulla strada della presidenza risulterà cruciale la capacità di mobilitare chi ha deciso di disertare le urne. Al primo turno l’astensionismo è arrivato al 45%, coinvolgendo praticamente un elettore su due. L'Indipendente
June 1, 2026
Pressenza
COLOMBIA: ELEZIONI PRESIDENZIALI. DOPO IL PRIMO TURNO AVANTI IL CANDIDATO DI ESTREMA DESTRA ABELARDO DE LA ESPRIELLA
Sondaggi smentiti in Colombia, anche a cuasa delle pressioni Usa e di un clima politico avvelenato al termine del primo turno delle elezioni presidenziali.  In testa il candidato trumpiano e di estrema destra Abelardo De La Espriella (Defensores de la patria), con il 43,7% dei voti (10,3 milioni).  Secondo il progressista Iván Cepeda Castro (Pacto Histórico) con il 41,1% (9,6 milioni di voti) sostenuto dal presidente attuale Pedro. I sondaggi lo davano in testa. “C’è un’incongruenza che vogliamo verificare attorno al censimento elettorale“, ha detto Cepeda dopo il voto, denunciando il voto irregolare di oltre 800mila elettori extra rispetto a quelli censiti da Bogotà. Prima di lui il presidente uscente Gustavo Petro commentava che “centinaia di migliaia di voti” erano stati “aggiunti” alle urne, chiedendo verifiche al Consiglio nazionale elettorale. Il commento di David compagno italiano che vive in Italia Ascolta o scarica  Silurata Paloma Valencia, del Centro democratico, sotto il 7% (poco più di un milione e mezzo di voti).  Crolla così lo storico partito dell’ex presidente Uribe, che per decenni ha egemonizzato il voto conservatore sostenendo i gruppi paramilitari. Un dato da sottolineare è l’alta astensione: oltre 17 milioni, questo resta comunque il primo partito del Paese. Il secondo turno sarà domenica 21 giugno e secondo gli analisti la partecipazione tenderebbe a crescere del 3% . Dato che potrebbe aiutare il fronte progressista, che parte sfavorito e Cepeda potrebbe contare anche sui voti dell’ex candidato Fajardo, che ha ottenuto il 4,2%. Il commento di Andrea Cegna nostro collaboratore e curatore della newsletter Il Finestrino dedicata alle notizie dal sudamerica Ascolta o scarica 
June 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Colombia al ballottaggio tra estrema destra e Pacto Historico, che denuncia brogli
La polarizzazione della politica colombiana è stata sancita anche nelle urne, dal primo turno delle elezioni presidenziali svoltesi ieri. I risultati sono ancora preliminari, ma ormai piuttosto precisi, con la corsa alla successione di Gustavo Petro che si deciderà al ballottaggio del prossimo 21 giugno, e che vedrà sfidarsi l’estrema […] L'articolo Colombia al ballottaggio tra estrema destra e Pacto Historico, che denuncia brogli su Contropiano.
June 1, 2026
Contropiano
L’Hondurasgate portato in tribunale, e oggi si vota in Colombia
Il giurista colombiano Luis Guillermo Pérez Casas, storico difensore dei diritti umani, e il collega Mario Serrato hanno annunciato la presentazione di una denuncia penale in Colombia e in Honduras contro Juan Orlando Hernández, l’ex presidente del paese centroamericano. Hernández, condannato nel 2024 a 45 anni di carcere per narcotraffico […] L'articolo L’Hondurasgate portato in tribunale, e oggi si vota in Colombia su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
Presidenziali Colombia: la sfida di Iván Cepeda
Oggi, 31 maggio, colombiani alle urne per scegliere il nuovo presidente del paese. I sondaggi indicano Iván Cepeda (Pacto Histórico, sinistra) in vantaggio, grazie anche alla frammentazione di uribismo ed estrema destra tra Paloma Valencia e Abelardo De la Espriella, ma si teme una sorta di “Hondurasgate” orchestrato dagli Stati Uniti, già intervenuti pesantemente nella campagna elettorale. di David Lifodi