Riforma della magistratura: siamo quelli del NO--------------------------------------------------------------------------------
Siamo quelli del NO alla riforma della magistratura, che non è una riforma
della giustizia.
La giustizia continuerà ad essere lenta e inefficiente perché continueranno a
mancare personale, risorse, spazi di lavoro per renderla più rapida e più
adeguata alla domanda di giustizia dei cittadini. E gli uffici giudiziari
continueranno a essere ingolfati da milioni di procedimenti (ogni anno circa 2,5
milioni di nuovi procedimenti) in larga parte per reati “bagatellari”, cioè
reati di scarsa gravità che spesso non arrivano neanche a giudizio.
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Siamo quelli del NO alla riforma della magistratura, che non è una riforma che
separa le carriere.
Già oggi le carriere di giudice e di pubblico ministero (PM) sono di fatto
separate, perché è molto difficile passare da una funzione all’altra. A causa
delle varie limitazioni introdotte nel tempo – i magistrati possono cambiare
funzione una volta sola e devono trasferirsi in un’altra regione – non succede
quasi mai: nel 2024, appena 42 passaggi su quasi 9.000 magistrati: lo 0,4%
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Siamo quelli del NO alla riforma della magistratura, che vuole trasformare il
pubblico ministero nell’ “accusa” all’americana.
In Italia il pubblico ministero non è l’avvocato dell’ “accusa” contrapposto
all’avvocato della “difesa”, perché hanno doveri, obiettivi e responsabilità
molto diverse: il pubblico ministero resta un pubblico ufficiale, con l’obbligo
di imparzialità e con un obbligo ulteriore che l’avvocato non ha: l’obbligo di
verità. Il PM “svolge altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della
persona sottoposta alle indagini” (art. 358 del Codice di procedura penale) e se
nel corso del processo si accorge che non vi sono elementi per portare a una
condanna, o che quegli elementi non sono sufficienti, ha l’obbligo di chiedere
l’assoluzione. Se vengono violate queste regole deontologiche, non solo vi è la
possibilità di un procedimento disciplinare, ma anche di una sanzione penale,
che sono gli stessi magistrati ad attivare.
Siamo quelli del NO a una riforma che, dichiarando di voler rendere il giudice
più imparziale e libero da condizionamenti del PM, in realtà crea le premesse
per il controllo politico del PM e ne esalta il ruolo di accusatore
Si sostiene che l’attuale sistema – con un unico concorso e un unico Consiglio
Superiore della Magistratura (CSM) – renda i giudici «parziali» e li spinga a
favorire i pubblici ministeri all’interno del processo. Ma – sulla base dei dati
pubblicati nel 2021 dalle stesse Camere Penali – solo il 40,4% dei processi che
sono andati a sentenza si concludono con la condanna. Quindi, affermare che
«solo con la riforma e la separazione delle carriere si avrà un giudice terzo e
imparziale» induce falsamente gli elettori a pensare che in tutti questi anni i
giudici non siano stati imparziali né affidabili, screditando l’impegno di
un’intera categoria di cui fanno parte anche quei magistrati che per garantire
giustizia ai cittadini hanno dato la loro vita e la rischiano ogni giorno.
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Siamo quelli del NO alla riforma della magistratura, che con il pretesto di
cancellare le correnti ridimensiona l’autogoverno dei magistrati.
L’autogoverno dei magistrati è una garanzia della effettiva separazione dei
poteri – esecutivo (governo), legislativo (parlamento), giudiziario
(magistratura) – e dell’autonomia della magistratura, che garantisce
l’applicazione imparziale della legge per tutti i cittadini, compreso il mondo
della politica e dei cosiddetti “poteri forti”.
“Divide et Impera”, “Dividi e comanda”: smembrare il CSM in due consigli
separati – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri- e nella cosiddetta
“Alta corte disciplinare”, vuol dire ridimensionare un organo a cui i
costituenti hanno affidato l’autogoverno proprio per garantire l’autonomia e
l’indipendenza del potere giudiziario.
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Siamo quelli del NO all’adozione del sorteggio per individuare i membri togati
degli istituendi Consigli Superiori della Magistratura e Alta Corte
disciplinare.
La riforma introduce l’estrazione casuale mediante sorteggio “secco” dei membri
“togati” – i rappresentanti dei giudici e dei pubblici ministeri, mentre i
cosiddetti “membri laici” – avvocati o professori universitari nominati
dal Parlamento – sarebbero estratti da una rosa di nominativi indicati con
votazione parlamentare a maggioranza semplice. Avremmo, quindi, i componenti
magistrati selezionati a caso e non secondo capacità, e senza alcun criterio
democratico, mentre quelli laici sarebbero selezionati con un forte mandato
politico della maggioranza parlamentare.
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Siamo quelli del NO alla nomina di rappresentanti di magistrati che non sono
stati scelti con il criterio democratico della rappresentanza
I membri togati dei due CSM non sarebbero eletti per le loro idee sulla
giustizia, condivise da altri magistrati, ma finirebbero con l’esprimere
essenzialmente visioni personali, non avendo nessuna responsabilità né obbligo
di “rendere conto” nei confronti dei magistrati, che non li hanno eletti.
Siamo quelli del NO alla inevitabile disparità tra membri togati e membri laici
nei nuovi CSM
I rappresentanti dei magistrati sarebbero estratti a sorte tra migliaia di
appartenenti alla categoria (circa 8000 giudici e 2500 PM), al di fuori di
un’occasione e di un’abitudine al confronto sulle idee, favorendo una mentalità
individualista, autoreferenziale ed isolata, mentre il drappello dei selezionati
dal Parlamento – cioè dalla maggioranza di turno – sarebbe del tutto
verosimilmente un corpo omogeneo, coeso, deciso e orientato a un fine comune.
Ma soprattutto siamo quelli del NO all’istituzione di un’Alta Corte
Disciplinare, una sorta di tribunale speciale, vietato dalla Costituzione (art.
102 comma 2)
La materia dei processi disciplinari a carico dei magistrati viene tolta dal CSM
ed assegnata ad un organo che già da ora si prefigura come un tribunale
squilibrato, sia per la diversa proporzione della sua composizione tra
magistrati e laici rispetto all’attuale CSM, sia perché le condanne potrebbero
essere impugnate solo davanti alla stessa Alta corte, in diversa composizione.
In sostanza, un giudice o un PM sottoposto a condanna disciplinare non potrebbe
più fare ricorso alla Corte di Cassazione, ma dovrebbe rivolgersi alla stessa
Corte che gli ha comminato la condanna. La riforma costituzionale non chiarisce
quali sarebbero le modalità di organizzazione e funzionamento dell’Alta Corte:
le regole, compresa la composizione dei collegi giudicanti ed il rapporto fra
togati e laici, saranno stabilite in seguito con legge ordinaria e i
provvedimenti disciplinari sui magistrati potrebbero essere il frutto di
decisioni prese a maggioranza dai soli consiglieri indicati dalla politica.
Siamo quelli del NO a una riforma raccontata dai promotori con slogan
farlocchi.
I sostenitori del SI’ alla riforma sostengono che le modifiche costituzionali
non toccano l’autonomia della magistratura e che la riforma non prevede di
portare il pubblico ministero sotto il controllo del potere esecutivo, cioè del
governo. Tuttavia, viste le premesse, la riforma appare in tutta evidenza come
il primo passo in quella direzione, tanto più che le ulteriori modifiche
potranno essere introdotte con semplici leggi ordinarie. E già il Ministro
Tajani ha manifestato l’intenzione di rendere la polizia giudiziaria autonoma
dal pubblico ministero, cioè non sottoporre più alla direzione del PM le
attività di indagine.
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Siamo quelli del NO a una riforma apertamente punitiva nei confronti dei
magistrati
Gli stessi esponenti del governo e della maggioranza hanno più volte attaccato
le sentenze dei magistrati con ricadute sulle decisioni del governo (ad esempio
in materia di centri per immigrati in Albania, di fine vita, di libertà
personale) considerandole un’inaccettabile intromissione, come se chi è stato
eletto dai cittadini o dal parlamento fosse sottratto al dovere di rispettare
le leggi, i principi costituzionali, le norme europee, senza incorrere nelle
iniziative giudiziarie che si mettono in moto per tutti gli altri cittadini.
Siamo quelli del NO ad una riforma a vantaggio dei potenti e non dei cittadini
Siamo quelli PER una magistratura autonoma e indipendente, PER la legge uguale
per tutti, PER una giustizia finalmente efficiente e accessibile.
Siamo quelli PER la Costituzione italiana, nata dalla lotta di Liberazione al
nazifascismo, voluta dalle madri e dai padri costituenti per la libertà e la
democrazia, per le generazioni future.
La Costituzione più bella del mondo.
IL 22 E IL 23 MARZO SULLA SCHEDA SCRIVIAMO NO
(ha collaborato Marco Patarnello, sostituto procuratore generale della
Cassazione e componente del comitato centrale dell ’Anm)
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17 febbraio 2026
Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@admin-2
vai a I video – Riforma della magistratura: Risposte competenti a slogan
ingannevoli con I video della serie e il calendario
Perché al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura bisogna
convintamente votare e far votare NO (in sintesi) (da un documento di analisi
della riforma di Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’Appello di Roma)
Referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, i motivi del NO
ntroduzione e conclusioni di Anna Maria Bianchi – analisi della riforma di
Alfredo M. Bonagura, Consigliere Corte d’Appello di Roma
vedi anche Riforma costituzionale della magistratura, cronologia e materiali