Gary Lachman / I maghi del caos
Gary Lachman è stato tra i fondatori nel 1975 del gruppo new wave americano dei
Blondie, ricordato soprattutto per la cantante, la super bellona ex coniglietta
di Playboy Debbie Harry (“voglio essere una bionda platinata proprio come
Marilyn (Monroe) e Jean (Harlow), Mae (West) e Marlene (Dietrich), loro sì che
si sono divertite….”), dal brano Platinum Blonde, ma si potrebbero citare varie
altre Hit come Heart of Glass, Hanging on the Telephone, One Way or Another, e
molte altre). È stato bassista nella band sotto il nome di Gary Valentine fino
al 1977 e in qualche occasionale reunion live successiva, ma dagli anni ’90,
trasferitosi a Londra, ha lasciato la musica e intrapreso la carriera letteraria
dedicandosi soprattutto alla saggistica riguardante la mistica, l’esoterismo e
l’occultismo, con ben documentate monografie che spaziano da Swedenborg a
Crowley, da Steiner a Gurdjieff, da Madame Blavatsky a Jung, individuando
soprattutto le relazioni dell’occulture con la società e con la politica. Lessi
a suo tempo in inglese uno dei suoi primi libri Turn Off Your Mind: The Mystic
Sixties and The Dark Side Of The Age of Aquarius (2002), che mi parve
interessante, e con altrettanto interesse ho affrontato questa sua opera più
recente. Un’opera in realtà uscita nel 2018 durante il primo mandato Trump, di
cui questa attuale è la seconda edizione con una breve introduzione che aggiorna
a grandi linee il testo all’infausto panorama del secondo mandato.
La tesi di Lachman è che la vittoria di Trump, grazie alle strategie dell’allora
consigliere politico – e non solo – Steve Bannon, l’architetto culturale
dell’alt-right (già caduto in disgrazia nel 2018 come la postfazione
contemporanea alla fine del libro rileva e attualmente sostituito nel movimento
MAGA, come oggi si preferisce definire l’alt-right, da J.D. Vance), parallela e
simmetrica alla precedente e ormai da anni purtroppo definitivamente consolidata
democratura instaurata in Russia da Putin, anche questa sostenuta con l’apporto
di un pianificatore intellettuale, Aleksandr Gel’evič Dugin, principale ideologo
dell’eurasiatismo, sia stata ottenuta utilizzando i meme, internet e le tattiche
di controllo dell’utenza sui siti web, con metodi affini a quelli praticati in
varie forme di occultismo: movimenti del potenziale umano come il New Thought e
il Positive Thinking o congreghe stregonesche come la Chaos Magick. Nella
intrapresa deriva di un postmodernismo metafisico non è più rilevante se una
cosa sia vera o falsa: “Verità e falsità sono convinzioni che possiamo togliere
e mettere alla bisogna. È per questo motivo che combattere Trump e i suoi
seguaci portando le prove dei suoi errori, delle sue imprecisioni e delle sue
spudorate menzogne è stato finora inefficace. Sottolineare che spara cazzate non
fa differenza. Lui lo sa. Lo fa apposta ed è il modo in cui ha sempre agito”.
Nella tradizione magica, ad esempio, si parla di eggregora, una forma-pensiero,
sorta di entità incorporea creata e alimentata dalla devozione di un gruppo di
persone: i loro pensieri e la loro immaginazione muovono una specie di essere
psichico, uno spirito di gruppo scaturito dalla concentrazione di tutti i membri
che talvolta prende vita e coscienza autonoma, un po’ come l’intelligenza
artificiale sui computer. Gli eggregora possono essere usati per gli scopi e i
fini del gruppo, ma questo aiuto ha un prezzo: “È difficile controllare un
eggregora una volta creata, ed è molto più facile aiutarla a crescere che
sopprimerla”. In oriente, specialmente in Tibet, un fenomeno simile, manifestato
però più sul piano individuale che collettivo, viene chiamato tulpa: secondo
Blavatsky, la fondatrice della teosofia, anche gli “spiriti” delle sedute
medianiche non sono spettri di defunti ma analoghe forme-pensiero emanate dai
partecipanti. È questa la magia nera che può possedere un’intera nazione, il
caso di Hitler, incarnazione della Volksgemeinschaft tedesca, è un esempio di
cui egli stesso era pienamente consapevole: come scrisse nel Mein Kampf, “Mi
muovo con la sicurezza di un sonnambulo”. A somiglianza del nazismo anche
l’alt-right o l’eurasia trovano in Trump e in Putin il loro eggregora o tulpa
vivente, creato e alimentato dai suoi sostenitori.
È significativo, tra l’altro, che gli ideologi alle spalle rispettivamente di
Trump e di Putin, Bannon e Dugin, siano entrambi dei cultori del poligrafo
italiano – sedicente “filosofo” e sedicente “barone” – Julius Evola, teorico del
razzismo “spirituale”, del tradizionalismo integrale, collaboratore di Himmler e
delle SS, ispiratore delle frange più estreme della destra neofascista e del
terrorismo nero, nel miraggio di una delirante rivolta contro il mondo moderno.
La pretesa, condivisa con René Guénon e pochi altri tradizionalisti, di rifarsi
alla tradizione (termine da loro sempre scritto rigorosamente con iniziale
maiscola), una immaginaria philosophia perennis (termine in realtà coniato
proprio nel Rinascimento, periodo da loro esecrato in quanto origine della
Modernità) alla base di tutte le tradizioni spirituali successive in una
filosofia della storia regressiva (una sorta di Illuminismo a rovescio) che
parte dall’età dell’oro e termina con il kali yuga, l’età del ferro attuale, in
cui le caste basse e perfino gli intoccabili reclamano i loro diritti nei
confronti delle caste alte dei sacerdoti e dei guerrieri, e in cui ogni
spiritualità autentica ed ogni corretta gerarchia è disgregata o invertita di
segno, non è che un mitologico cascame, e neanche fra i più interessanti, del
patchwork culturale occultista e teosofico dal quale, con la loro ridicola
spocchia, i tradizionalisti vorrebbero prendere le distanze, ma nel quale
restano invece totalmente impantanati.
Che questa temperie di sciocchezze, superstizioni e dogmatiche credenze agiti
personaggi, moralmente e antropologicamente ripugnanti, ma al vertice delle
maggiori potenze mondiali, catafratti al culmine della forza e
irresponsabilmente disposti ad usarla per annullare il katéchon, la forza
frenante e ritardante, accelerando un’escatologia apocalittica che ponga fine al
kali yuga e realizzi – per i pochi sopravvissuti, le razze e le caste
“superiori” – la palingenesi di una nuova età dell’oro, è una prospettiva
fortemente inquietante. Se, come lascia intuire Lachman, la lotta è anche (o
magari soprattutto) magica, cioè coinvolge l’immaginazione, la visione, il piano
immaginale – come lo chiamava Henry Corbin, filosofo e studioso di misticismo
citato in chiusura del libro – sarebbe davvero l’ora, finché siamo ancora in
tempo (se lo siamo) – di scatenare, con tutti i mezzi, fisici e metafisici, la
più drastica delle controffensive.
L'articolo Gary Lachman / I maghi del caos proviene da Pulp Magazine.