Fino al 40% dei fondi europei per l’agricoltura va all’1% più ricco
Una piccola fetta di beneficiari molto ricchi riceve la maggior parte dei
sussidi della Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea: è quanto
emerge dall’ultimo rapporto di Greenpeace Europa che ha raccolto e analizzato i
dati sui pagamenti PAC del 2024, che evidenzia come alcuni tra i grandi
proprietari terrieri e gli attori economici più ricchi d’Europa abbiano
percepito quote molto elevate di contributi agricoli in Italia, Repubblica Ceca,
Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Spagna. Infatti, nei sei Stati membri
considerati, due terzi dei fondi vengono destinati in media al 10% più ricco,
mentre circa l’80% dei sussidi si concentra nelle mani del 20% più benestante.
Nei Paesi Bassi, in particolare, si registra la concentrazione più elevata, con
l’1% più ricco dei beneficiari che riceve il 40% dei sussidi PAC. L’Italia
risulta in linea con questo trend o leggermente sopra la media, considerato che
nel nostro Paese lo scorso anno il 31% dei fondi erogati è finito nelle tasche
dell’1% più ricco dei beneficiari, il 69% al 10% e l’82% al 20% dei più ricchi.
“Per effetto delle distorsioni della PAC, sottolinea Marco Contiero, direttore
delle politiche agricole di Greenpeace Europa, il welfare finisce per favorire i
più ricchi, mentre non raggiunge in misura sufficiente chi ne ha realmente
bisogno: agricoltori a rischio di fallimento, piccole aziende agro-ecologiche e
tutte le realtà che vogliono passare a pratiche più sostenibili. Non c’è alcun
valore sociale nel creare disuguaglianze, danneggiare la natura e compromettere
la sostenibilità futura della produzione alimentare. La prossima PAC ha urgente
bisogno di riforme orientate al bene comune, anziché alle tasche dei più
abbienti”.
Tra i maggiori beneficiari di questa distribuzione squilibrata di fondi pubblici
figurano il gruppo AGROFERT del Primo ministro designato ceco Andrej Babiš, il
più grande proprietario terriero italiano Bonifiche Ferraresi (BF Spa) e gli
aristocratici della Casa d’Alba in Spagna. Secondo Greenpeace, i soldi della PAC
potrebbero essere meglio spesi per sostenere i piccoli agricoltori e incentivare
la sostenibilità. In base ai costi medi ricavati da evidenze pubblicate e
raccolti dall’Institute for European Environmental Policy, le risorse destinate
al solo gruppo AGROFERT di Babiš (16,6 milioni di euro nel 2024) potrebbero
essere utilizzate, ad esempio, per sostenere fino a 7.703 piccole aziende
agricole nell’adozione di pratiche più efficienti nell’uso dell’acqua. Sommando
i contributi pubblici incassati dalle prime due aziende italiane in classifica
per pagamenti diretti, cioè BF Spa e Genagricola, ramo agricolo del gruppo
Generali, si ottiene una cifra di oltre 6 milioni di euro, che potrebbe
sostenere circa 2.500 piccole aziende nell’adozione di pratiche per il risparmio
idrico. Il gruppo BF rafforza la propria influenza non solo attraverso i
Consorzi Agrari d’Italia, ma anche grazie a legami strutturali con Coldiretti,
il cui segretario generale, Vincenzo Gesmundo, presiede BF International e ha
partnership strategiche con il gigante fossile ENI e con Leonardo, promuovendo
le proprie attività anche in sedi internazionali come la COP30.
Parallelamente, Genagricola estende il proprio controllo su oltre 17.000 ettari
tra Italia e Romania, con attività che includono allevamenti intensivi e
acquisizioni fondiarie su larga scala associate all’esclusione dei piccoli
agricoltori e all’aumento dei prezzi dei terreni. “Mentre entrambi i gruppi
rivendicano un impegno verso la sostenibilità, sottolinea Simona Savini,
campaigner Agricoltura di Greenpeace Italia, i loro modelli, supportati da reti
politiche e industriali di grande peso, rischiano di ampliare le disuguaglianze,
accentuare impatti ambientali e mettere in secondo piano le esigenze delle
comunità agricole e dei territori più vulnerabili”.
La PAC, come è noto, rappresenta circa un terzo del bilancio dell’UE. Negli
ultimi anni, la concentrazione dei sussidi ha alimentato una tendenza
preoccupante: in Europa le aziende agricole di piccola scala sono diminuite del
44%, con la perdita di circa due milioni di aziende. Governi dell’UE,
Commissione Europea e Parlamento Europeo stanno ora negoziando il prossimo
bilancio, che include anche il principale sistema di sussidi agricoli. In linea
con le conclusioni del Dialogo Strategico sul Futuro dell’Agricoltura,
Greenpeace chiede che la nuova PAC elimini gradualmente i pagamenti diretti
basati sulla superficie, dia priorità al sostegno al reddito per le aziende con
il maggior valore ecologico e sociale, applichi scale progressive e tetti
massimi ai sussidi, e destini almeno il 50% del budget PAC ad azioni ambientali
e climatiche entro la fine del periodo di programmazione.
Qui la sintesi in italiano e il rapporto completo in inglese “Chi si intasca la
PAC?” di Greenpeace Europa”:
https://www.greenpeace.org/italy/rapporto/29928/chi-si-intasca-la-pac/
Giovanni Caprio