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Sicurezza, o repressione? Parliamone… per “costruire pensieri, costruire dialogo”
Venerdì 6 febbraio dalle 18 alle 19 a Bra si terrà l’assemblea pubblica convocata dalla Rete Cuneo per la Palestina con questo comunicato, che invita tutti a una riflessione: QUANDO LA LIBERTÀ VIENE TRATTATA COME UNA MALATTIA Non possiamo evitare uno sguardo critico sul presente che stiamo vivendo. Lo abbiamo scritto nel percorso del Giorno “del fare” Memoria: quando, in nome della sicurezza, si risponde con repressione, aumento delle pene, controllo e silenziamento del dissenso,… si ripropone una logica antica: una logica che riduce la complessità sociale a un problema di ordine pubblico. Le persone diventano numeri, categorie di rischio, corpi da contenere. Il conflitto non si ascolta: si reprime. Il disagio non si comprende: si punisce. È da qui che guardiamo con forte preoccupazione al nuovo Decreto Legge sulla Sicurezza annunciato dal Governo. Un altro tassello di una lunga sequenza di provvedimenti che promettono sicurezza, ma producono meno diritti, meno fiducia, meno libertà. SIAMO CONTRO OGNI VIOLENZA Le azioni violente avvenute il 31 gennaio durante la manifestazione Torino Partigiana e a difesa dello spazio di Askatasuna, ci interrogano profondamente. Lo diciamo senza ambiguità: siamo tutti e tutte contrari alla violenza. Sempre. La violenza non è una risposta, non è una scorciatoia, non è un linguaggio che ci appartiene. Ma rifiutare la violenza non significa accettare che ogni conflitto venga criminalizzato, che ogni dissenso venga trattato come una minaccia, che ogni spazio sociale venga trasformato in un problema di sicurezza… Il nuovo Decreto Legge continua a proporre una risposta semplice a problemi complessi: “più reati, più pene, meno diritti”. È una logica che non previene, non cura, non ascolta. È una logica che alimenta paura e produce esclusione. Si colpiscono le manifestazioni, si restringono gli spazi di protesta, si ampliano i poteri discrezionali delle forze dell’ordine, si indeboliscono i controlli. La sicurezza viene identificata sempre più con il controllo e sempre meno con la giustizia sociale. Ma la sicurezza di chi? Non certo di chi subisce razzismo, violenze di genere, discriminazioni. Non certo di chi patisce la precarietà, la marginalità, il disagio. Non certo di chi manifesta, studia, occupa spazi,… costruisce socialità. C’è una domanda che ritorna, ogni volta che la paura prende il posto del pensiero: “Non sarebbe meglio rinchiuderli?”… È una domanda che abbiamo già sentito, che conosciamo bene e che tanto spazio occupava quando si “pensava, giustamente, ad eliminare i MANICOMI” e che, a pensarci bene, oggi, è tanto è attuale. “Non sarebbe meglio rinchiuderli?” funziona così: “rinchiudere chi? non tutti, solo quelli pericolosi“. Chi decide chi è pericoloso? Un giudice. E allora si è disposti a togliere la libertà a qualcuno prima che abbia fatto qualcosa, “per sicurezza”. Non sarebbero carceri, si dice. Sarebbero case di cura. Ma cosa succede se sbagliamo? Cosa succede se priviamo della libertà qualcuno che non avrebbe mai fatto nulla? Su un muro di quello che un tempo era il manicomio di Trieste c’è una scritta enorme, dagli anni Settanta: La libertà è terapeutica. Quella scritta ci ricorda che rinchiudere, escludere, separare non cura: produce altra violenza. Una società che risponde al disagio con la reclusione e al conflitto con il controllo è una società che peggiora i problemi che dice di voler risolvere. Trieste – Il Frenocomio Civico, ora Parco di San Giovanni, nasce nel 1908 e nel 1924 diventa Ospedale Psichiatrico Provinciale. Dal 1971 al 1978 è fulcro della rivoluzionaria riforma di Franco Basaglia, descritta anche nella raccolta di saggi La libertà è terapeutica? L’esperienza psichiatrica di Trieste edita a cura di Diana Mauri nel 1983. CONSUMARE È NORMALE, PENSARE DIVENTA SOSPETTO C’è un filo che lega tutto questo. La partecipazione collettiva viene raccontata come rischio, il dissenso come fastidio, la socialità che sfugge al consumo come qualcosa di sospetto. Consumare è normale. Pensare, organizzarsi, dissentire crea problemi. Si preferisce reprimere piuttosto che investire in educazione, prevenzione, spazi di incontro, relazioni. Si sceglie il diritto penale al posto della responsabilità politica e sociale. Si trasforma il disagio in colpa. UNA DOMANDA CHE RIGUARDA TUTTI E TUTTE Forse dovremmo avere il coraggio di farci una domanda scomoda: siamo tutti “matti” per qualcun altro? E allora la domanda diventa ancora più radicale: per chi oggi siamo “ebrei”? Chi è, oggi, il soggetto da isolare, controllare, zittire, reprimere “per il bene di tutti”? Avremmo dovuto dire, e lo diciamo ora, che sì: è devastante sapere che non sempre riusciamo a proteggere una vittima indifesa. Ma se cerchiamo la sicurezza calpestando i diritti, se smettiamo di riconoscere le persone come persone – tutte, anche quelle che sbagliano – finiremo per avere più vittime, non meno. Il nuovo Decreto Sicurezza ci obbliga a interrogarci: stiamo costruendo una società più sicura, o semplicemente più silenziosa? più giusta, o solo più obbediente? Noi scegliamo di farci queste domande. Senza violenza. Ma senza rinunciare al pensiero critico, al dissenso, alla responsabilità collettiva. Perché una sicurezza che cancella i diritti non è sicurezza. È solo paura istituzionalizzata. Solo per “costruire pensieri, per costruire dialogo” ci troveremo venerdì 6 febbraio dalle ore 18 alle 19 a Bra in via Cavour SICUREZZA O REPRESSIONE? retecuneeseperlapalestina@gmail.com https://www.instagram.com/retecuneesepalestina/ Redazione Piemonte Orientale
February 4, 2026
Pressenza
Interpellato sulle sue attività in Israele… il ‘gigante buono’ non risponde
Dal 6 dicembre scorso ad oggi, 21 gennaio 2026, i dirigenti della Ferrero S.p.A. non hanno ancora risposto alla lettera inviata da numerose associazioni e aggregazioni del territorio dove è sorto il primo stabilimento del rinomato brand dei dolciumi. ‘LA’ FERRERO, E I SUOI TESTIMONIAL Fondata da Pietro Ferrero con il fratello Giovanni e la moglie Piera nel 1946 ad Alba, dove ha tuttora la sede principale, l’azienda multinazionale è il terzo gruppo a livello mondiale nel mercato della pasticceria al cioccolato. Le sue produzioni vengono realizzate negli impianti dislocati in 55 stati. Chi da piccolo prima di andare a nanna vedeva Carosello… ricorda lo spot della Ferrero con i suoi personaggi, Jo Condor e il Gigante buono, e ‘tormentoni’, E che c’ho scritto Jo Condor? e Gigante, pensaci tuuuuuuuu… : > due modi di dire che noi che non siamo nati ieri continuiamo ad usare, a volte > dimenticando che non tutti comprendono … Il Paese Felice non era mai felice > abbastanza. Ma quando il Gigante sistemava tutto, noi bambini capivamo il > messaggio, arriva il dolce! …  Ferrero sapeva come ipnotizzare i bambini, che > di certo non si preoccupavano di implicazioni nutrizionali, impatto sul volume > addominale e sulla circonferenza di fianchi e glutei, ma andavano pazzi per i > Kinder, la Fiesta, i Mon Cheri e, ovviamente, la Nutella” – Jo Condor e il > Gigante: un carosello, due meme immortali / BOOMERISSIMO, 08.11.2025 PROPOSTA DI DIALOGO CON FERRERO S.P.A.: UNA RICHIESTA DI CHIAREZZA E RESPONSABILITÀ SULLE ATTIVITÀ ECONOMICHE IN ISRAELE Siamo un gruppo di cittadinə appartenenti ad associazioni e collettivi impegnatə nella tutela dei diritti umani universali e nel sostegno al popolo palestinese. Rendiamo pubblico un dialogo avviato il 6 dicembre 2025 con Ferrero S.p.A., che ad oggi non ha ricevuto risposta. La lettera – che alleghiamo integralmente e che chiediamo cortesemente che venga pubblicata senza estratti o sintesi arbitrarie – nasce da una richiesta di chiarimento sulle attività economiche di Ferrero in Israele e sulla posizione dell’azienda rispetto alle violazioni dei diritti umani, non da un’accusa. Abbiamo scelto consapevolmente la via del dialogo, convinti che sia più utile costruire ponti piuttosto che alzare muri, e che il confronto con realtà complesse e influenti possa aprire spazi concreti di azione positiva. Allo stesso tempo, non possiamo ignorare una dinamica che si ripete tristemente in molti contesti: non si può dare priorità all’economia trasformando la natura e le persone in mera risorsa, senza rispetto per la Vita Integrale; non si può continuare nella logica di guadagni enormi per poche persone, mentre il prezzo umano, sociale e ambientale viene pagato dall’intera collettività. Rete Cuneese per la Palestina a nome di TUTTE le realtà firmatarie ACLI Asti –  ANPI Carrù – ANPI di Villanova d’Asti – ANPI Grugliasco – ANPI Nizza Lingotto – ANPI-CGIL Cuneo – Asti per la Palestina – BDS Pinerolo – Camminare Lentamente – Casa del popolo Asti – CGIL Cuneo – Collettivo Statale 590 – Comitato Bruino democratica – Comitato Palestina Ivrea – Comuneroero ODV – Coordinamento Novara per la Palestina – CUB Cuneo e provincia – Cuneo per Gaza (coordinamento di circa 50 soggetti tra associazioni, organizzazioni sindacali e partiti) – Docenti ed educatori di Cuneo e provincia per i diritti umani in Palestina – Donne in cammino per la pace Mondovì – Donne in nero contro la guerra Alba – Federazione di Sinistra italiana della provincia di Cuneo – Italia Nostra Sezione del Braidese – Global Movement To Gaza Italia – La Casa Rotta Cherasco – Legambiente Langhe e Roero Aps – Mamme in piazza per la libertà del dissenso Torino – Mononoke Alba – Osservatorio per la tutela del paesaggio di Langhe e Roero  – Partito Comunista dei Lavoratori Torino – Partito della Rifondazione Comunista / Federazione di Cuneo – Possibile Cuneo – Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia – Pro-Tetto Migranti ODV Cavallermaggiore – Ramassin Fossano – Rete Welcoming Asti – Scuola per la Pace Torino e Piemonte – Sinistra Racconigese – Torino x Gaza (coordinamento di decine di associazioni, organizzazioni sindacali e partiti) – Uniti si può Asti – USB Federazione del Piemonte > Alla cortese attenzione dell’Ufficio Stampa Ferrero S.p.A. > Piazzale Pietro Ferrero 1 > 12051 Alba (CN) – Italia > > Gentili Responsabili, > > siamo un gruppo di cittadinə appartenenti ad associazioni e collettivi > impegnatə nella tutela dei diritti umani universali, pertanto nel sostegno al > popolo palestinese. Ci rivolgiamo alla Vostra azienda in quanto realtà di > rilievo internazionale e simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo, nonché > per la reputazione che Ferrero ha costruito come impresa attenta alle persone, > ai diritti e alla sostenibilità. > > Ferrero, infatti, si presenta nei propri documenti ufficiali e nei rapporti di > sostenibilità come un’azienda che “mette le persone al centro di ogni > decisione”, operando secondo principi di etica, trasparenza e responsabilità > sociale. In più occasioni avete sottolineato il Vostro impegno a garantire che > le vostre attività globali rispettino i principi fondamentali delle Nazioni > Unite e dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, promuovendo un modello > industriale orientato al rispetto della dignità umana. > > Proprio in virtù di questi valori dichiarati, e alla luce delle informazioni > da Voi pubblicate riguardo alla vostra presenza in Israele, riteniamo > importante chiedere chiarezza riguardo alle relazioni economiche e commerciali > che Ferrero intrattiene con lo Stato di Israele. Tale richiesta viene rivolta > alla Vostra così come a tutte le imprese del territorio che hanno sede > commerciale in Israele e che non hanno ancora chiarito pubblicamente la natura > e i limiti di queste collaborazioni. > > Secondo quanto riportato sul vostro sito ufficiale: > > – Sul portale «Ferrero in Israel», Ferrero dichiara di operare in Israele > attraverso la società Ferrero Premium Confectionery & Trading Ltd, con sede > presso l’Azrieli Center di Holon. Lo stesso sito indica che la presenza > commerciale del gruppo in Israele risale al 1975 e che dal 2016 Ferrero opera > nel Paese tramite la propria organizzazione locale. > > – Nella sezione “Una presenza globale” del sito “ferrero.it”, Israele compare > fra i paesi in cui il gruppo è attivo, con la menzione del suddetto ufficio a > Holon. > > – Inoltre, la piattaforma «Ferrero Careers» pubblica regolarmente offerte di > lavoro per posizioni in Israele, a conferma di una presenza strutturata e > continuativa sul territorio. > > Alla luce delle gravi e documentate violazioni dei diritti umani in corso nei > Territori Palestinesi occupati, desideriamo chiedere alcuni chiarimenti. Da > fonti internazionali risulta che la International Criminal Court (ICC) ha > emesso mandati di arresto in data 21 novembre 2024 nei confronti del Primo > Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex Ministro della Difesa Yoav > Gallant, per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi > nel contesto del conflitto nella Striscia di Gaza *. > > Successivamente la Commissione d’Inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha > ufficialmente definito le azioni israeliane a Gaza come genocidio in un > rapporto pubblicato il 16 settembre 2025. Secondo la Commissione, infatti, le > autorità israeliane stanno portando avanti un’aggressione militare che ha come > obiettivo “uccidere più palestinesi possibile” con l’intento di distruggere in > tutto o in parte il gruppo palestinese e rendere Gaza un luogo invivibile per > ə sopravvissutə. Le azioni militari israeliane sono state riconosciute come > azioni compiute per “[…] deliberatamente infliggere al gruppo condizioni di > vita calcolate per provocarne la distruzione fisica […]” e “[…] imponendo > misure volte a impedire le nascite all’interno del gruppo […]” **. > > Secondo i dati aggiornati del Ministero della Salute di Gaza ***, tra il 7 > ottobre 2023 e il 10 novembre 2025 sono > almeno 68.832 ə mortə palestinesi (di cui l’83% civili) e almeno 170.6G0 ə > feritə. I dati relativi all’infanzia sono impressionanti: almeno 20.632 > bambinə sono statə uccisə (il 30% del totale deə mortə, il 65% dei quali sotto > i 13 anni di età) e 10G8 bambinə hanno subito l’amputazione di almeno un arto. > Tra ə bambinə sopravvissutə 55.861 sono orfanə di almeno un genitore; inoltre, > la carestia dovuta anche al blocco dell’ingresso degli aiuti umanitari ha > fatto registrare nel 2025 nella striscia di Gaza 62.G42 casi di malnutrizione > in bambinə sotto i 5 anni di età. > > In questo contesto, chiediamo a Ferrero (in quanto azienda che dichiara di > essere attenta alle persone, > alla giustizia sociale e ai diritti umani) di chiarire: > > * Se Ferrero intrattiene ulteriori rapporti economici o di partnership con > aziende israeliane oltre alla distribuzione locale; > * Se l’azienda ha in atto accordi di fornitura, ricerca o sviluppo > tecnologico con entità israeliane, e se tali rapporti vengono valutati > secondo criteri di due diligence etica e rispetto dei diritti > umani; > * Se Ferrero possiede stabilimenti produttivi, magazzini o attività in aree > considerate territori occupati secondo il diritto internazionale; > * Se l’azienda intende rendere pubblica una propria policy di responsabilità > sociale che chiarisca come vengono gestiti i rapporti commerciali in > contesti di conflitto o violazione dei diritti umani. > > Riteniamo che una risposta trasparente e documentata a tali domande sia > coerente con la storia, i principi e la reputazione di Ferrero come impresa > socialmente responsabile. Una presa di posizione chiara su questo tema > rappresenterebbe non solo un atto di coerenza con i valori che l’azienda > promuove, ma anche un contributo concreto al rispetto del diritto > internazionale e alla tutela della dignità umana. > > Concludiamo offrendo la nostra disponibilità ad un confronto costruttivo e > alla valutazione di progetti condivisi a sostegno del popolo palestinese. > > Ringraziamo anticipatamente per la vostra attenzione e restiamo in attesa di > un riscontro ufficiale. > > – – – > > * International Criminal Court (ICC), Situation in the State of Palestine: ICC > Pre-Trial Chamber I rejects the State of Israel’s challenges to jurisdiction > and issues warrants of arrest for Benjamin Netanyahu and Yoav Gallant, 21 > November 2024, > https://www.icc-cpi.int/news/situation-state-palestineicc-pre-trial-chamber-i-rejects-state-israels-challenges > > ** Human Rights Council, Independent International Commission of Inquiry – > Legal analysis of the conduct of Israel in Gaza pursuant to the Convention on > the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide (A/HRC/60/CRP.3), 16 > September 2025, > https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session60/advance-version/a-hrc-60-crp-3.pdf > > *** Palestinian Ministry of Health, Statistics of the Israeli aggression on > Gaza Strip 2023-2025, Sehatty, https://sehatty.ps/public/   Maddalena Brunasti
January 21, 2026
Pressenza