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Noccioleti e glifosato: vietare il diserbo per salvare le falde
Ne avevamo già parlato qui della pericolosità dell’uso del diserbante a base di glifosato e della sentenza con la quale la Monsanto era stata condannata a pagare un risarcimento di 289 milioni di dollari a favore di un uomo, malato terminale, per non aver avvertito sui rischi nell’utilizzo del prodotto contenente glifosato. Ora neanche il rischio per le preziose riserve idriche profonde può più essere ignorato. Il castello di carta costruito per proteggere il glifosato è ufficialmente crollato. Con il ritiro (retraction) dello studio Williams et al. (2000) da parte della rivista scientifica “Regulatory Toxicology and Pharmacology“, la narrazione sulla sicurezza assoluta del diserbante più usato al mondo subisce un arresto definitivo. > Per 25 anni, questo documento è stato lo scudo “scientifico” usato per > rassicurare governi e cittadini, ma oggi l’indagine accademica conferma una > realtà inquietante: lo studio era inquinato da gravi conflitti d’interesse e > ghostwriting industriale. La Monsanto, l’azienda ora controllata dal gigante Bayer, che ha brevettato, prodotto e commercializzato il Roundup, un erbicida proprio a base di glifosato, sembra aver contribuito alla stesura del lavoro senza essere menzionata come co-autore. Questo terremoto scientifico ha ripercussioni immediate e pesantissime su un settore agricolo strategico e delicato: la corilicoltura intensiva. Il problema del diserbo nei noccioleti nel territorio della Tuscia viterbese non è solo una questione di chimica superficiale. La vera minaccia è ciò che accade nel sottosuolo. I noccioleti sorgono spesso sopra bacini idrici caratterizzati da una fitta rete di pozzi artesiani. Queste strutture, essenziali per l’agricoltura, creano una connessione diretta e senza filtri tra la superficie e le falde acquifere profonde. Se lo studio che garantiva la “non pericolosità” del glifosato è stato ritirato perché manipolato dall’azienda produttrice, l’uso di questa sostanza sopra queste “autostrade verticali” diventa un azzardo inaccettabile per la salute pubblica. Il principio attivo e i suoi metaboliti, trascinati dalle piogge, possono bypassare i naturali strati filtranti del terreno, infiltrandosi direttamente nelle riserve idriche che alimentano acquedotti e abitazioni private. Finché lo studio del 2000 è rimasto in vigore, le autorità hanno potuto ignorare i significativi segnali d’allarme, definendo il glifosato come «sicuro se usato correttamente». Oggi, quella base scientifica è dichiarata nulla. Pertanto la sicurezza non è mai stata provata e i dati sulla tossicità cronica erano stati “confezionati” per evitare restrizioni commerciali. In presenza di pozzi artesiani e corsi d’acqua limitrofi, il rischio di contaminazione è concreto, attuale e privo di una soglia di sicurezza credibile. Una scelta obbligata diventa il divieto. > Alla luce di queste rivelazioni, la politica non può più restare a guardare. > Nelle aree vocate ai noccioleti, dove la vulnerabilità idrogeologica è > massima, il divieto del diserbo chimico non è più una proposta radicale, ma > una misura di sicurezza nazionale. La protezione dell’acqua che beviamo, difesa dai pozzi che la estraggono dalle viscere della terra, deve valere più della comodità di un trattamento chimico oggi privo di ogni credibilità scientifica. La gestione dei noccioleti deve evolvere verso lo sfalcio meccanico e l’inerbimento: solo così potremo garantire che il “frutto d’oro” della nostra terra non diventi il veleno delle nostre falde. La copertina è di Oregon State University da Flickr SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Noccioleti e glifosato: vietare il diserbo per salvare le falde proviene da DINAMOpress.