Chi governa l’Honduras?
> L’attacco di Donald Trump al Venezuela e il rapimento del suo capo di Stato
> hanno messo in secondo piano la sua operazione di cambio di regime in
> Honduras, meno sfacciata ma forse più efficace. Nessuno può essere sicuro che
> Nasry “Tito” Asfura, del Partito Nazionale, abbia davvero vinto le elezioni
> presidenziali del 30 novembre, ma era il candidato sostenuto da Trump e quasi
> certamente entrerà in carica il 27 gennaio.
Dal 2021 l’Honduras ha avuto un governo di sinistra, guidato da Xiomara Castro
del partito Libre. Lei ha rivitalizzato un servizio sanitario pubblico
trascurato, ridotto la povertà e frenato la violenza delle bande. Ma il potere
presidenziale in Honduras è fortemente limitato. Un aneddoto locale racconta di
un bambino a cui è stato chiesto chi governa il Paese e che ha risposto: “Il
presidente, il capo dell’esercito e l’ambasciatore degli Stati Uniti”. Il marito
di Castro, Manuel Zelaya, eletto presidente nel 2005, è stato destituito con un
colpo di Stato nel 2009, guidato da un generale dell’esercito e con il tacito
sostegno dell’ambasciata degli Stati Uniti.
Alla sinistra è stato negato fraudolentemente il potere nelle elezioni del 2013
e del 2017, consentendo a Juan Orlando Hernández, sostenuto dagli Stati Uniti,
di governare l’Honduras come uno Stato narco. Nel 2021, tuttavia, la maggioranza
di Castro è stata schiacciante. A differenza di Hernández, lei ha rispettato il
limite costituzionale di un solo mandato.
La candidata del Libre, l’ex ministro Rixi Moncada, era in testa a diversi
sondaggi di opinione all’inizio dell’anno. Quando però alla fine di agosto la
‘armata’ di Trump è entrata nei Caraibi, i due avversari a destra di Moncada,
Asfura e Salvador Nasralla del Partito Liberale, hanno affermato che ‘l’Honduras
sarebbe stato il prossimo’ se Moncada, che hanno falsamente dipinto come
‘comunista’, fosse diventata presidente.
La scarsa fiducia degli honduregni nel loro sistema elettorale è stata
ulteriormente compromessa alla fine di ottobre, con la rivelazione di un
possibile complotto per ripetere quanto accaduto nel 2017, quando l’annuncio
prematuro della vittoria del candidato sostenuto dagli Stati Uniti era stato
immediatamente avallato dall’ambasciata americana. Il 9 novembre, una prova del
nuovo sistema di voto elettronico ha dato esito parzialmente negativo.
Per gran parte di novembre, i sondaggi indicavano che il principale sfidante di
Moncada era Nasralla, con Asfura al terzo posto. Quattro giorni prima del voto,
tuttavia, Trump ha denunciato non solo Moncada ma anche Nasralla (che ha
definito un “comunista borderline”), avvertendo che i ‘narcoterroristi’
avrebbero governato l’Honduras se uno dei due fosse stato eletto. Ha poi
suggerito che gli Stati Uniti avrebbero continuato a fornire aiuti all’Honduras
solo se Asfura avesse vinto. Sui social media sono apparse notizie non
verificate minacciando 1,3 milioni di famiglie che dipendono dalle rimesse dei
parenti negli Stati Uniti che i loro pagamenti di dicembre sarebbero stati
bloccati se Asfura avesse perso.
Due giorni prima delle elezioni, Trump ha graziato Hernández, che era stato
estradato alla fine del suo mandato e stava scontando una pena detentiva di 45
anni per traffico di cocaina negli Stati Uniti, pur presentandosi pubblicamente
come un alleato nella ‘guerra alla droga’. La grazia avrebbe potuto ritorcersi
contro di lui, ma invece si è rivelata un’astuta spinta alla campagna di Asfura,
poiché molti dei suoi sostenitori continuano a idolatrare Hernández.
La notte delle elezioni, Moncada era indietro nei sondaggi rispetto ai due
candidati di destra. Nei primi risultati delle votazioni anticipate, Nasralla
era in vantaggio su Asfura. C’è stata un’interruzione nell’annuncio dei
risultati. Quando il conteggio è ripreso, Asfura era in testa. Trump è
intervenuto nuovamente, accusando i funzionari di cercare di modificare il
risultato e avvertendo che ci sarebbe stato da pagare un ‘prezzo salato’ se i
numeri fossero cambiati a favore di Nasralla.
Le interruzioni e i ritardi nel conteggio si sono protratti per giorni e poi
settimane. Quando Libre ha affermato che era in atto un ‘colpo di Stato
elettorale’, il suo rappresentante nel consiglio elettorale è stato messo da
parte dagli altri due partiti e poi sanzionato personalmente da Washington. Il
risultato delle elezioni è stato infine dichiarato più di tre settimane dopo, il
24 dicembre, mentre gli honduregni festeggiavano il Natale. Asfura è stato
dichiarato vincitore per una differenza di meno di 27.000 voti. L’esercito ha
appoggiato la decisione del consiglio elettorale.
Tuttavia, restavano ancora da contare 130.000 voti, sufficienti a cambiare
l’esito delle elezioni. Il Congresso honduregno si è riunito pochi giorni fa e
ha incaricato il consiglio elettorale di procedere a un riconteggio completo,
minacciando di farlo esso stesso se necessario. Prima della riunione, una bomba
artigianale è stata lanciata contro una deputata del Partito Nazionale,
ferendola mentre entrava nell’edificio del Congresso. L’ambasciata degli Stati
Uniti ha minacciato ‘gravi conseguenze’ se la vittoria di Asfura fosse stata
annullata.
Gli osservatori elettorali dell’Organizzazione degli Stati Americani e
dell’Unione Europea hanno disapprovato i ritardi, ma non hanno trovato prove di
frode. Sull’interferenza di Trump hanno taciuto. Xiomara Castro ha scritto al
presidente degli Stati Uniti chiedendo un incontro per discutere di quanto
accaduto. Sembra improbabile che lo otterrà.
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L’autore: John Perry vive a Masaya, in Nicaragua, dove, stranamente, scrive e
cura libri sull’edilizia abitativa e la politica sociale britannica.
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TRADUZIONE DALL’INGLESE DI STELLA MARIS DANTE. REVISIONE DI THOMAS SCHMID.
Pressenza New York