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L’offensiva di Washington contro le brigate mediche cubane
Negli ultimi giorni, circa 170 medici cubani hanno lasciato l’Honduras, dopo che l’attuale governo del conservatore Nasry Asfura ha deciso di non rinnovare l’accordo interistituzionale, firmato durante l’amministrazione dell’ex presidente Xiomara Castro e scaduto lo scorso 25 febbraio. Una scelta che non sorprende e che lo stesso Asfura ha catalogato come “una decisione di politica estera”, visti i legami di estrema sudditanza della nuova amministrazione honduregna nei confronti degli Stati Uniti e l’offensiva lanciata da Donald Trump contro Cuba. È proprio di questi giorni la disposizione del presidente ecuadoriano Daniel Noboa di rompere i rapporti diplomatici con la maggiore delle Grandi Antille ed espellerne il personale accreditato. Per promuovere “libertà, sicurezza e prosperità nella regione”, Noboa, Asfura e altri 10 presidenti latinoamericani allineati fedelmente agli interessi di Washington si riuniranno con Trump il prossimo 7 marzo. Limitare la presenza e l’influenza politica ed economica di Cina e Russia in America Latina, raccattare sostegno diplomatico (e logistico) all’ultima avventura trumpiana in Medioriente e rafforzare la “Dottrina Donroe” nel continente in vista delle elezioni in Colombia e Brasile, sembrano essere i veri obiettivi dell’incontro. In questo contesto, l’attacco sistematico dei governi vassalli a Cuba assume una rilevanza particolare. Sgretolare la credibilità del lavoro svolto dalle brigate mediche in giro per il mondo diventa un tassello strategico per l’amministrazione Trump. Proprio per questo, lo scorso anno gli Stati Uniti hanno annunciato un ampliamento delle restrizioni sui visti a quelle persone che si beneficiano del presunto “sfruttamento del lavoro” dei medici cubani all’estero. Cuba è stata inoltre inserita in una lista nera di nazioni che non compiono gli standard minimi di lotta contro la tratta delle persone. Nel mirino ci sono lavoratori e funzionari del governo cubano e di quelle nazioni coinvolte in programmi legati alle missioni mediche. Misure in perfetta continuità con le politiche adottate da Trump durante il suo primo mandato. Sono quasi 150 le disposizioni che hanno inasprito la famigerata Legge Helms-Burton. L’attacco alle brigate mediche non è altro che l’ennesimo tentativo di delegittimare il prestigio internazionale di cui gode uno dei bastioni della politica solidale della rivoluzione cubana. Si dà inoltre un’ulteriore spallata agli ingressi di divisa nell’isola. Quattro sono i pilastri del servizio medico cubano verso l’estero: brigate mediche di risposta immediata (durante l’epidemia di Covid, la brigata Henry Reeve ha soccorso circa 1,26 milioni di persone in 40 nazioni), creazione di strutture sanitarie pubbliche all’estero, formazione medica per stranieri e cura di pazienti stranieri a Cuba. Dal 1963, data d’inizio del lavoro delle brigate mediche, la patria di Martí ha mandato più di 400 mila tra medici e infermieri in 180 Paesi. Cuba investe ogni anno il 6,6% del Pil in concetto di assistenza ufficiale per lo sviluppo, la proporzione più alta al mondo. Se la compariamo con lo 0,39% della media europea e lo 0,17% degli Stati Uniti, abbiamo un’idea dell’enorme apporto realizzato nonostante l’asfissia del bloqueo statunitense. Prima della decisione di vari stati latinoamericani di fare a meno del sostegno medico cubano, le brigate operavano in circa 60 Paesi, più del 40% dei quali non pagava nulla per il sostegno ricevuto. “La decisione del nuovo governo honduregno è in sintonia con la politica anti cubana di Washington e con l’ondata neoconservatrice nella regione. Questo mette in evidenza la mancanza d’indipendenza in politica estera del nuovo governo e pregiudica principalmente la popolazione più povera”, dice a Pagine Esteri, Dyron Roque Lazo, membro della Segreteria operativa di ALBA Movimientos. Per il cattedratico ed educatore popolare, il provvedimento non tiene nemmeno in conto l’integralità dell’intervento realizzato, che non consiste solo nell’assistenza medica diretta alla popolazione, ma anche nell’offerta di borse di studio a studenti honduregni. “Purtroppo non è la prima, né sarà l’ultima volta che un governo asservito darà le spalle alla propria gente per garantire gli interessi statunitensi. Per questo noi condanniamo con forza tale decisione”. Dall’aeroporto “Ramón Villeda Morales”, nel nord dell’Honduras, l’ambasciatore cubano Juan Loforte ha ricordato l’importante lavoro svolto dai membri della brigata medica, che durante i due anni di permanenza si sono distribuiti tra ospedali, cliniche e centri di salute in 17 dei 19 dipartimenti del Paese, realizzando circa mezzo milione di visite e almeno diecimila interventi chirurgici. In particolar modo, il diplomatico ha voluto sottolineare quanto fatto con il programma Operación Milagro. “Sono state create cinque cliniche oftalmologiche, realizzando più di 40 mila visite specialistiche e almeno 7 mila operazioni”. Migliaia di persone con scarse capacità economiche, che devono fare i conti con una sanità estremamente deficitaria e che non hanno accesso a cliniche private in cui i costi di queste operazioni variano tra i 4500 e i 5700 dollari. Per Amable Hernández, ex direttore dell’Istituto nazionale di previdenza sociale per i dipendenti pubblici, ente statale che insieme al ministero della Sanità, a quello di Progettazione strategica e all’Istituto di previdenza sociale del settore scolastico hanno firmato la convenzione biennale con Cuba, la decisione di non rinnovare l’accordo è totalmente assurda. “Ogni centro oftalmologico ha la capacità di visitare dagli 80 ai 120 pazienti e di realizzare dalle 10 alle 15 operazioni al giorno, tutto completamente gratis. Quello che il governo dovrebbe fare è rinnovare l’accordo e mandare giovani medici honduregni a Cuba per specializzarsi in oftalmologia e creare risorse per il futuro. Qui non importa il colore politico o l’ideologia, ma il bene della gente. Chiudere queste cliniche è inumano, miope e attenta contro la salute visuale della popolazione”, assicura Hernández a Pagine Esteri. Particolarmente aggressiva la campagna di disinformazione lanciata da settori legati al partito di governo, con il sostegno dei principali mezzi di comunicazione in mano alle grandi famiglie e ai gruppi di potere oligarchico, che sono arrivati addirittura a ipotizzare che i medici fossero “spie del regime cubano” o comunque persone strapagate che nulla avevano a che fare con la professione medica. “Sono state inventate molte cose e ci dispiace. Quello che però è veramente importante è l’apprezzamento della gente per il lavoro svolto. Abbiamo sentito l’affetto, il sostegno e la solidarietà della gente e siamo orgogliosi di avere portato a termine la missione”, ha sottolineato l’ambasciatore Loforte. Oltre all’Honduras, anche Guatemala, Paraguay, Bahamas, Guyana, Antigua y Barbuda, San Vicente y las Granadinas hanno iniziato il ritiro delle missioni mediche. In particolare, il governo “progressista” di Bernardo Arévalo in Guatemala ha annunciato la fine dell’accordo di cooperazione che data quasi 30 anni. Il progressivo ritiro dei 412 operatori sanitari cubani, di cui 333 medici, che lavoravano in 16 dei 22 dipartimenti, specialmente nelle zone rurali con un alto grado di inaccessibilità, dà l’idea del grado di subordinazione al governo statunitense. “La relazione tra Cuba e Honduras è di vecchissima data. Qui si sono esiliati molti indipendentisti cubani e la presenza delle brigate mediche solidali risale agli uragani Fifi (1974) e Mitch (1998). Hanno salvato vite, hanno raggiunto le zone più isolate. Hanno svolto un lavoro impressionante. Non possiamo accettare che l’ingerenza straniera stronchi un’esperienza così importante per la nostra gente”, manifesta a Pagine Esteri, Erasto Reyes, presidente dell’Associazione di amicizia Honduras Cuba. Negli ultimi 25 anni, i medici cubani hanno realizzato 30 milioni di visite, decine di migliaia di operazioni chirurgiche, di cui 80 mila interventi oftalmologici, e quasi 1700 giovani si sono laureati in medicina a Cuba. “Condanniamo la decisione del signor Asfura che colpisce gli strati più poveri della popolazione. Condanniamo l’atteggiamento di totale sottomissione agli interessi di Washington. Rifiutiamo gli attacchi indiscriminati a Cuba, al diritto all’autodeterminazione dei popoli, all’uso di meccanismi di pressione per sottomettere chi non si adegua”, conclude Reyes. Fonte: Pagine Esteri Giorgio Trucchi
March 6, 2026
Pressenza
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Il governo di Nasry Asfura avvia lo smantellamento dello Stato tra privatizzazioni selvagge, licenziamenti di massa nel settore pubblico e una nuova legge sull’impiego che punta a cancellare i diritti dei lavoratori e dei sindacati. di Giorgio Trucchi (*) Non è passato nemmeno un mese dall’insediamento alla presidenza del conservatore Nasry Asfura, pupillo di Trump eletto in consultazioni marcate da
Centroamerica: autoritarismo e repressione
Stato d’assedio, pugno duro e completa genuflessione all’invadente vicino nordamericano caratterizzano gran parte dei governi della regione centroamericana. Le elezioni presidenziali che, il 1° febbraio hanno incoronato Laura Fernández, trumpiana di ferro, presidente del Costarica, hanno contribuito a far slittare ancora più a destra l’America centrale. di David Lifodi Foto: https://www.dw.com/ (Laura Fernandéz) Lo scorso 1 febbraio Laura Fernández è
February 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Chi governa l’Honduras?
> L’attacco di Donald Trump al Venezuela e il rapimento del suo capo di Stato > hanno messo in secondo piano la sua operazione di cambio di regime in > Honduras, meno sfacciata ma forse più efficace. Nessuno può essere sicuro che > Nasry “Tito” Asfura, del Partito Nazionale, abbia davvero vinto le elezioni > presidenziali del 30 novembre, ma era il candidato sostenuto da Trump e quasi > certamente entrerà in carica il 27 gennaio. Dal 2021 l’Honduras ha avuto un governo di sinistra, guidato da Xiomara Castro del partito Libre. Lei ha rivitalizzato un servizio sanitario pubblico trascurato, ridotto la povertà e frenato la violenza delle bande. Ma il potere presidenziale in Honduras è fortemente limitato. Un aneddoto locale racconta di un bambino a cui è stato chiesto chi governa il Paese e che ha risposto: “Il presidente, il capo dell’esercito e l’ambasciatore degli Stati Uniti”. Il marito di Castro, Manuel Zelaya, eletto presidente nel 2005, è stato destituito con un colpo di Stato nel 2009, guidato da un generale dell’esercito e con il tacito sostegno dell’ambasciata degli Stati Uniti. Alla sinistra è stato negato fraudolentemente il potere nelle elezioni del 2013 e del 2017, consentendo a Juan Orlando Hernández, sostenuto dagli Stati Uniti, di governare l’Honduras come uno Stato narco. Nel 2021, tuttavia, la maggioranza di Castro è stata schiacciante. A differenza di Hernández, lei ha rispettato il limite costituzionale di un solo mandato. La candidata del Libre, l’ex ministro Rixi Moncada, era in testa a diversi sondaggi di opinione all’inizio dell’anno. Quando però alla fine di agosto la ‘armata’ di Trump è entrata nei Caraibi, i due avversari a destra di Moncada, Asfura e Salvador Nasralla del Partito Liberale, hanno affermato che ‘l’Honduras sarebbe stato il prossimo’ se Moncada, che hanno falsamente dipinto come ‘comunista’, fosse diventata presidente. La scarsa fiducia degli honduregni nel loro sistema elettorale è stata ulteriormente compromessa alla fine di ottobre, con la rivelazione di un possibile complotto per ripetere quanto accaduto nel 2017, quando l’annuncio prematuro della vittoria del candidato sostenuto dagli Stati Uniti era stato immediatamente avallato dall’ambasciata americana. Il 9 novembre, una prova del nuovo sistema di voto elettronico ha dato esito parzialmente negativo. Per gran parte di novembre, i sondaggi indicavano che il principale sfidante di Moncada era Nasralla, con Asfura al terzo posto. Quattro giorni prima del voto, tuttavia, Trump ha denunciato non solo Moncada ma anche Nasralla (che ha definito un “comunista borderline”), avvertendo che i ‘narcoterroristi’ avrebbero governato l’Honduras se uno dei due fosse stato eletto. Ha poi suggerito che gli Stati Uniti avrebbero continuato a fornire aiuti all’Honduras solo se Asfura avesse vinto. Sui social media sono apparse notizie non verificate minacciando 1,3 milioni di famiglie che dipendono dalle rimesse dei parenti negli Stati Uniti che i loro pagamenti di dicembre sarebbero stati bloccati se Asfura avesse perso. Due giorni prima delle elezioni, Trump ha graziato Hernández, che era stato estradato alla fine del suo mandato e stava scontando una pena detentiva di 45 anni per traffico di cocaina negli Stati Uniti, pur presentandosi pubblicamente come un alleato nella ‘guerra alla droga’. La grazia avrebbe potuto ritorcersi contro di lui, ma invece si è rivelata un’astuta spinta alla campagna di Asfura, poiché molti dei suoi sostenitori continuano a idolatrare Hernández. La notte delle elezioni, Moncada era indietro nei sondaggi rispetto ai due candidati di destra. Nei primi risultati delle votazioni anticipate, Nasralla era in vantaggio su Asfura. C’è stata un’interruzione nell’annuncio dei risultati. Quando il conteggio è ripreso, Asfura era in testa. Trump è intervenuto nuovamente, accusando i funzionari di cercare di modificare il risultato e avvertendo che ci sarebbe stato da pagare un ‘prezzo salato’ se i numeri fossero cambiati a favore di Nasralla. Le interruzioni e i ritardi nel conteggio si sono protratti per giorni e poi settimane. Quando Libre ha affermato che era in atto un ‘colpo di Stato elettorale’, il suo rappresentante nel consiglio elettorale è stato messo da parte dagli altri due partiti e poi sanzionato personalmente da Washington. Il risultato delle elezioni è stato infine dichiarato più di tre settimane dopo, il 24 dicembre, mentre gli honduregni festeggiavano il Natale. Asfura è stato dichiarato vincitore per una differenza di meno di 27.000 voti. L’esercito ha appoggiato la decisione del consiglio elettorale. Tuttavia, restavano ancora da contare 130.000 voti, sufficienti a cambiare l’esito delle elezioni. Il Congresso honduregno si è riunito pochi giorni fa e ha incaricato il consiglio elettorale di procedere a un riconteggio completo, minacciando di farlo esso stesso se necessario. Prima della riunione, una bomba artigianale è stata lanciata contro una deputata del Partito Nazionale, ferendola mentre entrava nell’edificio del Congresso. L’ambasciata degli Stati Uniti ha minacciato ‘gravi conseguenze’ se la vittoria di Asfura fosse stata annullata. Gli osservatori elettorali dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’Unione Europea hanno disapprovato i ritardi, ma non hanno trovato prove di frode. Sull’interferenza di Trump hanno taciuto. Xiomara Castro ha scritto al presidente degli Stati Uniti chiedendo un incontro per discutere di quanto accaduto. Sembra improbabile che lo otterrà. -------------------------------------------------------------------------------- L’autore: John Perry vive a Masaya, in Nicaragua, dove, stranamente, scrive e cura libri sull’edilizia abitativa e la politica sociale britannica. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI STELLA MARIS DANTE. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza New York
January 20, 2026
Pressenza