Tag - Davos

Davos e quelle mani invisibili sull’abitare
Al Forum economico mondiale imperversano colossi finanziari come Blackrock, che controllano il mercato immobiliare. Il diritto alla casa diviene un privilegio per pochi. Anche quello di studenti e studentesse. di Chiara Davoli (*) Il World Economic Forum, svoltosi a Davos, ha confermato lo strapotere dei grandi fondi d’investimento nel determinare non solo le dinamiche economiche globali, ma anche le scelte
February 3, 2026
La Bottega del Barbieri
Davos, i miliardari e il potere crescente della ricchezza
> L´intervento di Donald Trump al Forum Economico Mondiale a Davos fa luce su > come la ricchezza e il potere politico siano sempre più strettamente legati. > Anche in Austria cresce la concentrazione della ricchezza, ciononostante, > anche in tempi di consolidamento del bilancio, si continua a rinunciare al > gettito fiscale derivante dal patrimonio. Un commento di Barbara Schuster, > vice capo economista del Momentum Institut. Come l’amen nella preghiera, i potenti e i ricchi si incontrano ogni anno a Davos per il World Economic Forum per discutere di questioni globali attuali, del futuro del mondo e dell’economia. Allo stesso tempo, le ONG sfruttano i riflettori mediatici di questo incontro per sottolineare uno sviluppo preoccupante, particolarmente evidente proprio in questo contesto: la crescente disuguaglianza di ricchezza e reddito. Come da tradizione, all’apertura del forum anche Oxfam ha pubblicato un nuovo Inequality Report. CRESCITA DEL PATRIMONIO = CRESCITA DEL POTERE POLITICO Il rapporto evidenzia ancora una volta lo squilibrio delle disuguaglianze sociali a livello mondiale: i miliardari possiedono più che mai prima. Nel solo anno 2025, il loro patrimonio è cresciuto tre volte più velocemente rispetto agli anni precedenti. Si sono aggiunti 2,5 trilioni di dollari. 2.500.000.000.000 dollari, un importo superiore alla ricchezza complessiva della metà più povera della popolazione mondiale. Nel mondo ci sono più di 3.000 miliardari: un numero mai visto prima. E il loro patrimonio cresce alla velocità della luce. Complessivamente, i miliardari controllano ormai circa 18,3 trilioni di dollari, pari all’intero prodotto interno lordo (PIL) dell’Unione Europea nel 2023. Questa estrema concentrazione di ricchezza non è un problema astratto di distribuzione, ma una disparità sempre più evidente nella vita quotidiana delle persone. La ricchezza, infatti, significa potere politico, che viene esercitato in modo sempre più aperto, anche per garantire i privilegi esistenti. Non è necessario aver studiato economia per rendersi conto che la questione della ricchezza è totalmente fuori controllo. Anche gli stessi super ricchi hanno già riconosciuto che una disuguaglianza esorbitante, come quella che tutti stiamo vivendo, è estremamente pericolosa. Settimana scorsa, 400 milionari e miliardari provenienti da 24 Paesi hanno esortato i leader di tutto il mondo ad aumentare le tasse per i super ricchi, poiché cresce la preoccupazione che i più ricchi si stiano comprando influenza politica. Uno sguardo oltreoceano rivela che questa preoccupazione sembra essere ormai realtà. LA RICCHEZZA REGNA SOVRANA: IL GABINETTO DI TRUMP COME ESEMPIO ESTREMO Il vertice economico mondiale di quest’anno è stato ulteriormente oscurato dalla visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La sua presenza ha dominato i titoli dei giornali. La visita di Donald Trump rende particolarmente evidente il legame tra ricchezza e influenza politica. Il suo gabinetto è il più ricco nella storia degli Stati Uniti. Il patrimonio complessivo stimato dei membri del governo ammonta a diversi miliardi di dollari. La persona “più povera” del gabinetto dispone di un patrimonio nell’ordine dei milioni. LA CONCENTRAZIONE DELLA RICCHEZZA AUMENTA ANCHE IN AUSTRIA Ma anche in Austria la ricchezza è sempre più concentrata. Il 5% delle famiglie più ricche possiede più della metà del patrimonio. Le dieci persone più ricche dell’Austria sono oggi sette volte più ricche rispetto a vent’anni fa. Nello stesso periodo, il patrimonio del quinto più povero della popolazione è appena triplicato. Il divario tra ricchi e poveri continua quindi ad aumentare. Allo stesso tempo, l’Austria ha sistematicamente ridotto le imposte sul patrimonio. Solo un misero 1,1% del gettito fiscale totale proviene dalle imposte sul patrimonio, un valore minimo a livello internazionale. Su 100 euro di imposte, circa 80 provengono dal lavoro e dai consumi. Chi possiede un patrimonio versa un contributo fiscale trascurabile. In tempi di consolidamento del bilancio, la struttura fiscale sbilanciata diventa un boomerang. Uno sguardo all’attuale risanamento del bilancio mostra uno schema irrefutabile: a risparmiare sono soprattutto i nuclei familiari. Più della metà del pacchetto di misure di risparmio grava direttamente o prevalentemente sulle famiglie, sui lavoratori e sui pensionati. Più di due terzi delle misure di risparmio riguardano la spesa: meno prestazioni, meno investimenti pubblici, tasse più elevate. Ciò grava non solo sui bilanci, ma frena anche la domanda, perché alla gente mancano i soldi e così viene indebolita la crescita – l’ossessione unilaterale del governo per il risparmio. in questo modo aggrava ulteriormente il problema di bilancio in un momento di rallentamento dell’economia. UNA POLITICA DI BILANCIO EQUA QUANDO SI GUARDA ALLE ENTRATE Il lato delle entrate, invece, rimane finora un tabù politico. L’Austria è fanalino di coda a livello internazionale per quanto riguarda le imposte sul patrimonio: nella media UE, il patrimonio è tassato circa 3 volte di più che in Austria. Organizzazioni internazionali come l’OCSE e il Fondo Monetario Internazionale criticano da anni il fatto che in Austria, rispetto alla media internazionale, il patrimonio e i redditi da esso derivanti contribuiscano in misura insufficiente al gettito fiscale complessivo. Raccomandano quindi all’Austria di tassare maggiormente il patrimonio e si pronunciano a favore dell’introduzione di un’imposta di successione. Anche una modernizzazione dell’imposta sugli immobili, la cui base imponibile si riferisce ancora a valori catastali degli anni ’70, è attesa da tempo. La politica di bilancio non è una legge naturale, ma sempre una questione di priorità. Chi chiede ulteriori sforzi di risparmio, ma allo stesso tempo esclude le entrate dal dibattito e non è disposto a togliersi i guanti di velluto quando si tratta di tassare i super ricchi, sceglie la strada del risanamento del bilancio a spese di coloro che già hanno abbastanza difficoltà. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza Wien
February 1, 2026
Pressenza
Davos, il Board of Peace degli immobiliaristi e Gaza in agonia
«La cerimonia odierna di istituzione del cosiddetto Board of Peace rivela un palese disprezzo per il diritto internazionale e per i diritti umani. Rappresenta un inquietante nuovo esempio del crescente attacco ai meccanismi delle Nazioni Unite, alle istituzioni della giustizia internazionale e alle regole universali. Siamo in rotta di collisione col sistema giuridico internazionale che puntella l’ordine globale». E’ Amnesty International a dirlo. A poche ora dal lancio ufficiale del Board of Peace (un pay-to play- club trumpiano, aperto ai leader mondiali, i maggiori despoti del pianeta compreso Trump stesso) per ricostruire Gaza. Ossia per distruggerla del tutto. Una Gaza che non sarà più Gaza, dall’identità completamente stravolta, sottratta ai palestinesi superstiti. Colonizzata. La cornice perfetta di questa oscenità non poteva che essere il World Economic Forum di Davos: difronte alle telecamere di tutto il pianeta Trump ha dichiarato che la guerra a Gaza sta «per finire». E ha firmato la costituzione del suo nuovo giocattolo. Il board è composto di 22 Paesi; nella lista dei prescelti che metteranno le mani su Gaza in agonia, ci sono l’Argentina di Milei, l’Ungheria di Orban, la Bulgaria, il Qatar, l’Arabia Saudita e l’Egitto di Al Sisi. Ma anche la Turchia, l’Armenia e il Paraguay. «È quasi un ritorno a un diritto internazionale che precede la nascita del sistema Onu», commenta intervistato dal Sir, il docente di diritto internazionale, Vincenzo Bonuomo. Un diritto arbitrario che scimmiotta i rapporti multilaterali, non rispetta alcuna regola concordata e favorisce la ricchezza. La quota di ingresso per entrarvi è di un miliardo di dollari. E tuttavia, pretende di essere il risultato di una decisione assunta in ambito ONU. Poiché nasce, idealmente, dalla Risoluzione 2803, adottata il 17 novembre dal Consiglio di Sicurezza; salvo stravolgerla. Il Time scrive che chi l’ha votata è stato “hoodwinked”, ingannato. Trump ha definito il Board, naturalmente, «uno dei corpi più significativi mai creati”.  A dirigerlo è lui stesso e il focus principale sarà essenzialmente il business del mattone, per dare forma e sostanza a quella Gaza Riviera che tanto aveva indignato l’opinione pubblica sensibilizzata. Trump ha definito se stesso in riferimento a Gaza, un “real estate person at heart”, un professionista dell’immobiliare. Ma il solo fatto che l’attenzione mondiale si stia rivolgendo a questo abuso di potere istituzionalizzato, senza peraltro muoversi per sanzionarlo, anziché continuare a guardare alla distruzione dentro Gaza, dovrebbe farci inorridire. Mentre il popolo superstite combatte contro il freddo, le bombe, la malnutrizione, la mancanza di tutto, e muore, il resto del mondo celebra un club privato che non vede l’ora di mettere le mani sui cantieri edili. Solo il 21 gennaio scorso sono state uccise 11 persone, a Gaza, ci ricorda Al Jazeera, tra cui tre giornalisti. I neonati, come la piccola Aisha Ayesh al-Agha, di appena 27 giorni e Shaza Abu Jarad di tre mesi, muoiono di ipotermia. Le famiglie ristagnano nei campi pieni di fango. Le armi non si fermano e il motivo è che chi dovrebbe metterle a tacere, facendo pressione su Israele affinché finalmente smetta di uccidere, attende che sia prima messo a punto un Piano immobiliare per spartirsi proventi e vendite. La complicità di ognuno in questo genocidio sfacciato, è talmente grande da non lasciare dubbi. Una pornografia della ricchezza ostentata versus un popolo ancora al martirio.   di Ilaria De Bonis Redazione Italia
January 23, 2026
Pressenza
«Board»: il mondo che Trump creò
articoli di Franco Astengo e di Mario Sommella «Board»: l’Onu personale di Trump di Franco Astengo Forse in maniera inopportuna ma mi permetto egualmente di sollevare un tema che mi pare fortemente sottovalutato. Si tratta di questo: nella crisi degli organismi sovranazionali e in particolare dell’ONU, in una fase di scontro frontale all’insegna della “logica dei blocchi” il presidente USA
January 23, 2026
La Bottega del Barbieri
#nowar Bulli, banchieri e guerrafondai alla riscossa #Davos sarà molto interessant. Israele e Gaza sono scomparsi dalle prime pagine mentre Trump attende le risposti dei grandi invitati al Board of Peace e l’Europa si rivolta alle minacce di Washington. https://www.youtube.com/watch?v=ZoVAsUtY8B4
January 21, 2026
Antonio Mazzeo
Centinaia di persone protestano a Davos prima della visita di Trump
Centinaia di persone hanno protestato a Davos prima della visita del presidente Trump al Forum Economico Mondiale, un incontro annuale delle élite economiche globali. La protesta arriva dopo che lunedì Oxfam ha pubblicato un rapporto in cui avverte che la ricchezza collettiva dei miliardari ha raggiunto la cifra record di 18,3 trilioni di dollari e che lo scorso anno il numero totale di miliardari ha superato per la prima volta nella storia i 3.000. Oxfam riferisce inoltre che i Paesi con un alto livello di disuguaglianza sono sette volte più esposti al rischio di erosione dello Stato di diritto e di brogli elettorali. “La vera storia riguarda anche il fatto che questi miliardari non si accontentano di essere super ricchi. Ora stanno comprando il potere politico, stanno comprando le elezioni, stanno comprando i media. E quello che alla fine si vede è l’ascesa dell’oligarchia. Questi pochi miliardari controllano la politica, le politiche e le narrazioni” ha dichiarato Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam.   Democracy Now!
January 20, 2026
Pressenza