Rilevazione alunni palestinesi nelle scuole: a che cosa serve?
In data 08 gennaio u.s. l’Ufficio Scolastico Territoriale di Roma, su
indicazione del Ministero dell’Istruzione, ha emanato una nota (“Rilevazione
alunni/studenti palestinesi a.s. 2025/26”), con cui ha richiesto ai dirigenti
scolastici “informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso
le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”, senza specificare né
la motivazione né lo scopo di tale rilevazione.
Alle note critiche che sono state immediatamente sollevate e che rilevavano
l’aspetto discriminatorio di una tale rilevazione, il Ministero ha replicato,
con una nota firmata dalla Dr.ssa Palumbo, che la rilevazione sarebbe stata
avviata dalla Direzione affari internazionali del Ministero “allo scopo di
favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole
(…) per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di frequenza” al fine di
“assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli
studenti palestinesi”. L’attività avrebbe quindi le stesse finalità e userebbe
lo stesso format utilizzato dal precedente governo per gli studenti ucraini.
Ma nel testo della nota dell’USP di Roma non si parlava di azioni di accoglienza
né di integrazione degli alunni/e e degli studenti/esse palestinesi, ciò che
invece era stato fatto per gli studenti/esse ucraini/e espatriati/e dopo
l’invasione russa dell’Ucraina, per i quali il Ministero aveva previsto
specifici finanziamenti per le attività di accoglienza a scuola, organizzando un
monitoraggio mirato diretto agli allievi/e ucraini/e accolti/e dopo il 24
febbraio 2022 (come è chiarito in una nota ministeriale del 9 marzo 2022).
Nella nota dell’8 gennaio sugli allievi/e palestinesi non si fa riferimento
all’arrivo recente di allievi/e palestinesi né si chiarisce il senso e la
finalità della rilevazione. Perciò, una rilevazione che segua le indicazioni
date non deve distinguere tra allievi/e palestinesi residenti in Italia da anni,
e allievi/e arrivati/e di recente. Quando il Ministero avvierà concretamente le
stesse azioni messe in atto per gli studenti/esse ucraini/e, la questione avrà
forse un altro aspetto.
Ma certamente la giustificazione data a posteriori dal Ministero, evidentemente
per replicare alle critiche mosse da più parti, non appare congrua con le
precedenti azioni del Governo. Sin dall’inizio dell’invasione russa, il Governo
Italiano ha sostenuto l’Ucraina, assicurandole un costante sostegno economico,
politico e militare, e organizzando un’accoglienza della popolazione ucraina
profuga di guerra.
Invece, rispetto alla situazione palestinese, lo stesso Governo non solo ha
mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza verso il massacro subito
dalla popolazione palestinese, ma ha appoggiato le posizioni del Governo
Israeliano, anche quando le sue azioni sono sfociate nel genocidio; ha emanato
decreti che tendono a reprimere le critiche al governo israeliano assimilandole
addirittura all’antisemitismo.
E perciò resta intatto il fondato timore che la rilevazione verso gli
studenti/esse palestinesi abbia un senso diverso da quello conclamato, e possa
essere una forma di schedatura su base etnica o nazionale, il che sarebbe
un’ulteriore novità nel panorama scolastico italiano, almeno dopo il 1948.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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