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FAZ3A, cioè “dare forza”, ricordando che “la solidarietà è la tenerezza dei popoli”
La campagna internazionale per la protezione della popolazione civile palestinese aggredita da coloni, esercito e polizia israeliana prevede la presenza di volontari in Cisgordania. In Italia, dove è promossa e coordinata in Italia da AssoPace Palestina, vi hanno aderito diverse associazioni e movimenti, tra cui Pax-Christi, Un Ponte per, Cospe e Cultura è libertà. «Dal 2024 vi hanno partecipato più di 60 volontari italiani, la cui esperienza deve essere conosciuta – spiega Luisa Morgantini – Con il loro corpo e con la loro mente hanno sentito cosa significa vivere sotto occupazione militare israeliana, hanno vissuto la violenza e la crudeltà dei coloni illegali e, soprattutto, hanno condiviso con le famiglie aggredite momenti di dolore, ansia, paura ma anche la gioia della solidarietà e della condivisione. Dal genocidio di Gaza alla pulizia etnica in Palestina, il piano di Israele è unico: cancellare la presenza del popolo palestinese dalla propria terra, portare a compimento il piano di insediamento coloniale. “Il mondo è grande e terribile” scriveva Antonio Gramsci, e non c’è niente di più vero, ma la solidarietà, che “è la tenerezza dei popoli”, e la condivisione lo rendono migliore». Con la presentazione della campagna FAZ3A  (DARE FORZA), i promotori invitano ad organizzare iniziative pubbliche con i volontari di ritorno dalla loro missione. Gli eventi possono articolarsi in vari modi. In specifico, mediante la proiezione di una sequenza di immagini – mappe, foto proprie scattate sul campo,… – che servono da spunto per raccontare ciò che i volontari hanno visto e vissuto, per testimoniare la vita quotidiana dei palestinesi sotto occupazione. Gli interessati ad organizzare eventi o a promuovere la campagna pubblicando sui propri social la locandina (sotto acclusa) sono pregati di rispondere all’email faz3a.italia@gmail.com FAZ3A CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETÀ E PROTEZIONE CIVILE PER LA POPOLAZIONE PALESTINESE La campagna promossa in Palestina dal Popular Struggle Coordination Committee (PSCC) esiste da molti anni, ma è stata rilanciata nel 2024 vista la recrudescenza delle aggressioni di coloni, esercito e polizia israeliana della Cisgiordania. Il PSCC si è formato nella lotta popolare contro il muro di annessione coloniale, costruito a partire dal 2002 e condannato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel luglio del 2004 a partire dalle prime lotte di Budrus e di Bilin che avevano visto la loro terra confiscata. I pilastri del PSCC sono tre: * l’autonomia dalla forze politiche palestinesi, ed è quindi aperto a tutte le forze sociali; * l’alleanza con movimenti e singoli israeliani contrari all’occupazione militare e alla colonizzazione e che partecipano alla lotta comune; * la partecipazione internazionale. La finalità della campagna FAZ3A è di fornire protezione civile nonviolenta internazionale e sostegno organizzato alle comunità palestinesi sotto attacco continuo da parte di coloni esercito e polizia con l’intento di evacuare le comunità palestinesi nelle aree della Cisgiordania occupata. La campagna ha carattere internazionale e in Italia è stata promossa e coordinata da AssopacePalestina ed hanno aderito in modo attivo Un Ponte per.., Cospe, Cultura e Libertà e Pax-Christi Italia. 1. CONTESTO A partire dall’occupazione militare israeliana della Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est del giugno 1967, Israele ha condotto una politica di colonizzazione illegale con la costruzione di insediamenti, di apartheid e di evacuazione forzata delle comunità palestinesi.   Dall’ottobre 2023, dopo l’attacco di Hamas in Israele,la scelta  di annientamento del popolo palestinese da parte di Israele si è mostrata apertamente, con il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania e Gerusalemme Est. La politica di insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati – in particolare nella Cisgiordania e Gerusalemme Est – è stata definita illegale dal diritto internazionale e da molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite. In particolare, la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2334 (23 dicembre 2016) afferma che «l’istituzione di insediamenti da parte di Israele nei territori palestinesi occupati dal 1967, incluso Gerusalemme Est, non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale» e richiede l’immediata cessazione di tali attività. Così come nel Giugno del 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato l’occupazione militare israeliana, illegale, ordinando lo smantellamento. 2. OBIETTIVO DEL PROGETTO L’iniziativa Faz3a nasce dalla necessità di organizzare e potenziare una risposta internazionale civile, nonviolenta e strutturata alle violenze su civili palestinesi, in particolare nelle comunità esposte ad attacchi diretti. Il progetto si propone di: 1. Costruire una rete internazionale di solidarietà efficace e attiva. 2. Mobilitare volontari internazionali per la protezione diretta dei civili palestinesi, sotto la      guida e le priorità delle comunità locali. 3. Rafforzare la capacità palestinese di sumud – resilienza, permanenza sulla terra e recupero dei propri spazi – tramite accompagnamento e documentazione delle violazioni. 4. Documentare e monitorare violazioni di diritti umani e illeciti internazionali, ai fini di advocacy, responsabilizzazione e processi futuri di accountability. Questa iniziativa è un movimento di costruzione e consolidamento dell’impegno internazionale in solidarietà con le comunità palestinesi al fine di far conoscere le reali condizioni di vita del popolo palestinese.. 3. STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE Il PSCC (Comitato di coordinamento della lotta popolare palestinese) ha l’obiettivo di organizzare sul campo la protezione della popolazione palestinese dalla violenza e dalle aggressioni israeliane.  Il PSCC ha fondato e dirige la campagna Faz3a, iniziativa basata e sostenuta dalla società civile palestinese in Cisgiordania, proveniente da ogni spettro politico. Il comitato è composto da attivisti palestinesi veterani, giovani, studenti e gruppi comunitari in tutta la Cisgiordania, con gruppi di coordinamento locale nelle aree in cui si svolgono attività di protezione. La struttura organizzativa si basa su: * Leadership palestinese come guida primaria nell’operatività e nell’identificazione e nella risposta ai bisogni. * Coordinamento in partnership  con associazioni, movimenti  internazionali * Formazione in intervento nonviolento, de-escalation, diritti legali, monitoraggio e documentazione. 4. ATTIVITÀ PRINCIPALI Le principali linee di intervento comprendono: 1. Orientamento e formazione * Orientamento preliminare e sessioni di formazione sul campo per i volontari palestinesi e  internazionali su contesto giuridico, diritti umani, sicurezza e tattiche di de-escalation. 1. Protezione diretta 365 giorni l’anno * Presenza civile internazionale durante tutto l’anno nei pressi delle comunità sotto attacco. * Accompagnamento quotidiano di civili, inclusi agricoltori e famiglie, nelle zone a rischio. * Protezione specifica durante il periodo di raccolta delle olive. 1. Monitoraggio e documentazione * Raccolta sistematica di testimonianze, prove e report su violazioni di diritti umani e crimini. * Condivisione di report con organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali. 4b. Attività stagionali: raccolta delle olive Ogni anno, la stagione della raccolta delle olive in Palestina è un momento critico di repressione e resistenza. Le comunità palestinesi affrontano spesso violenze di coloni durante la stagione agricola. Faz3a organizzerà gruppi di volontari internazionali per: * Accompagnare i raccoglitori di olive ogni giorno durante il periodo di raccolto e della semina * Rispondere in tempo reale a situazioni di violenza o minaccia, garantendo presenza, osservazione e supporto nonviolento. * Documentare sistematicamente gli eventi e le violazioni associate a tali momenti cruciali. 5. RISULTATI ATTESI Attraverso questo progetto si prevede di: * Ridurre incidenti di aggressioni e distruzioni proprieta’ contro civili grazie all’accompagnamento internazionale. * Migliorare la capacità di risposta nonviolenta delle comunità locali. * Produrre documentazione affidabile e continua sul terreno, utile per advocacy internazionale, tutela dei diritti umani e responsabilità legale futura. * Rafforzare legami e comprensione tra società civile internazionale e COMUNITA’ palestinese, creando reti di solidarietà sostenibili nel tempo. 6. FINANZIAMENTI E SOSTEGNO ECONOMICO Donazioni per * progetti in difesa dei diritti umani, * spese penali per gli attivisti arrestati, aiuto a contadini e pastori e altri che hanno avuto case demolite, razzie da parte dei coloni, * organizzazione dei volontari palestinesi e internazionali. In Italia AssopacePalestina si fa carico di raccogliere fondi che verranno inviati direttamente al PSCC. I versamenti con specificazione della causale CAMPAGNA FAZ3A possono venire effettuati su Iban : IT55G0501803200000020001143 BIC: ETICIT22XXX pay pal ASSOPACEPALESTINA Assopace Palestina
February 17, 2026
Pressenza
Il terrorismo dei coloni parte integrante del genocidio israeliano
Da qualche giorno Leila (nome di fantasia) è rientrata dalla Cisgiordania, ma conta di tornare in Palestina al più presto. Incontrarla ci aiuta a capire come, spenti da qualche tempo i riflettori del mainstream sul genocidio di Gaza, la quotidianità dei palestinesi non cambia. Le violenze e i soprusi dei coloni e dei militari proseguono, così come a Gaza di continua a morire; sia di freddo e fame, sia per mano dell’IDF, mentre si prepara la spartizione affaristica della ‘fase 2’ post tregua affidata al board guidato da Tony Blair. Leila ci racconta la sua esperienza. “Insieme a una mia compagna – inizia a raccontarsi – ho trascorso tre mesi in Palestina come forma di solidarietà internazionale con il popolo palestinese. Utilizziamo nomi fittizi perché i confini dei territori palestinesi occupati, sono controllati dalle forze di occupazione israeliane, che attraverso ingressi negati, arresti e deportazioni cercano di impedire sistematicamente la presenza solidale internazionale sul territorio. Moltissim* attivist* ricevono ban di anni o permanenti, che impediscono loro di rientrare. Le persone palestinesi che attraversano i confini per entrare o uscire dalla propria terra sono sottoposte ad attese interminabili, interrogatori che possono durare ore, perquisizioni fisiche invasive e violenze fisiche e verbali. Siamo arrivate per la raccolta delle olive e per garantire una presenza di solidarietà nei villaggi minacciati di pulizia etnica da parte dei coloni israeliani illegali, che dal 1967 occupano ed espropriano la terra palestinese”. D: Conoscevi le attiviste aggredite a Gerico lo scorso 30 novembre? R: Sì. Le persone internazionali aggredite e le persone palestinesi che vivono nel villaggio, terrorizzate e minacciate quotidianamente dai coloni israeliani, sono mie amiche. La comunità di Ein al-Duyuk si trova nella valle di Gerico, sugli altopiani della Valle del Giordano, e conta circa 100 persone, tra cui molti anziani e bambini. È circondata da colonie, outpost e basi militari israeliane, tra le quali i coloni si muovono liberamente, terrorizzando le comunità beduine e i piccoli villaggi giorno e notte attraverso incursioni, raid intimidatori, attacchi mortali e violenze fisiche. Hanno già distrutto telecamere, pannelli solari e finestre per entrare nelle case, picchiare le persone e intimidirle affinché vadano via e non tornino più. Esattamente due settimane dopo, bande organizzate di coloni illegali armati sono tornate ad attaccare il villaggio durante la notte. In seguito a quest’ultimo attacco, molte donne e bambini hanno deciso di spostarsi a valle. Nelle vicinanze di Ein al-Duyuk, nel villaggio beduino di Ras ‘Ein al-‘Auja, la creazione di un nuovo outpost e la violenza quotidiana di esercito e coloni hanno costretto, pochi giorni fa, centinaia di abitanti a lasciare l’area. Negli ultimi anni circa 7.000 palestinesi sono stati sfollati all’interno della Palestina stessa. D: Siete un collettivo? Che cos’è il progetto Faz3a e chi lo porta avanti. R: Faz3a è una campagna di solidarietà a guida palestinese. Il nome deriva da un’espressione colloquiale che indica l’aiuto immediato e collettivo nei momenti di necessità, una pratica profondamente radicata nella società palestinese. Il progetto nasce come risposta all’intensificarsi della violenza israeliana contro le comunità palestinesi, in un contesto segnato anche dal genocidio in corso a Gaza. Faz3a lavora per organizzare una presenza internazionale di protezione civile sul territorio, sotto coordinamento palestinese, coinvolgendo attivist*, student* e membri della società civile provenienti da diversi contesti. Non è un’iniziativa umanitaria o caritatevole, ma un percorso di mobilitazione e costruzione di movimenti, volto a rafforzare sumud, la determinazione delle comunità palestinesi a restare sulla propria terra, e a creare reti di solidarietà internazionale concrete ed efficaci. D: Qual’è ora la quotidianità che vivete assieme ai palestinesi in Cisgiordania. R: I Territori Palestinesi Occupati da “Israele” nel 1967, chiamati Cisgiordania o West Bank, sono attraversati da nord a sud da colonie israeliane illegali, checkpoint, torri di avvistamento, basi militari, muri, filo spinato, cancelli all’ingresso delle città, telecamere e bandiere israeliane come simboli di supremazia. L’occupazione ha diviso il territorio in tre aree (A, B e C), di cui l’Area C è sotto completo controllo amministrativo e militare israeliano, isolando la Cisgiordania dal resto della Palestina storica con un muro alto 9 metri e lungo circa 800 km, costellato di posti di blocco militari e recinzioni elettroniche: chiunque tenti di scavalcarlo viene sparato. Questo muro, chiamato anche Muro dell’Apartheid o della Separazione, frammenta il popolo palestinese della Palestina storica tutta e isolando villaggi prima connessi tra loro. Gerusalemme, per esempio, dista solo 10 minuti da Betlemme, ma il sistema di confini e checkpoint con cui l’occupazione ha distorto la fisionomia del territorio rende impossibile prevedere quanto tempo serva per raggiungere qualsiasi luogo. La segregazione è rafforzata da strade e infrastrutture ad uso esclusivo dei coloni, vietate ai palestinesi, che vengono così costretti a interminabili attese quotidiane nel traffico e ai checkpoint. In Cisgiordania vivono circa 720.000 coloni israeliani all’interno di colonie illegali secondo il diritto internazionale. Ogni giorno molestano i villaggi palestinesi per costringere la popolazione ad andarsene. Il furto di terra e il tentativo di cancellazione dell’identità palestinese avvengono attraverso demolizioni di case, sradicamento degli ulivi, furto dell’acqua sorgente, distruzione di proprietà come abitazioni, stalle, attrezzi da lavoro, veicoli, pannelli solari e greggi. Di fronte agli attacchi dei coloni, ogni forma di autodifesa palestinese viene criminalizzata. Spesso, quando esercito e polizia arrivano sul posto a violenze avvenute e i coloni sono già fuggiti, sono i palestinesi a essere arrestati. A differenza degli internazionali, i palestinesi sono sottoposti alla legge militare israeliana, che consente la detenzione amministrativa: si può essere incarcerati per anni senza accuse né processo. L’occupazione decide arbitrariamente che intere aree diventino zone militari o di addestramento, rendendo illegale la presenza palestinese (secondo la legge israeliana) e impedendo il ritorno delle comunità indigene. Non si tratta di un singolo governo estremista, ma di un progetto coloniale e sionista strutturale, portato avanti dallo Stato, dall’esercito e da ampie parti della società israeliana attraverso pratiche sistemiche di razzismo ed esclusione. D: Avete subito o subite anche voi minacce, intimidazioni o violenze? R: Le minacce e le violenze sono costanti per chi in Palestina esiste e resiste. Se sei un’internazionale presente sul territorio, insieme ai palestinesi, verrai comunque minacciat*. Il rischio più frequente è l’arresto di 48 ore seguito dall’espulsione dal paese. Ma sì, si può anche essere picchiati o colpiti con armi da fuoco, soprattutto, ma non solo, dai coloni. Fino a qualche anno fa la presenza solidale veniva definita “presenza protettiva”, perché le forze di occupazione cercavano di evitare testimoni internazionali delle loro atrocità. Oggi, dopo anni di totale impunità, non se ne preoccupano più: anche gli internazionali sono diventati bersagli, perché non ci sono conseguenze. Nel caso dei miei compagni picchiati, media e politica hanno parlato di “casi isolati di coloni estremisti”, come se il terrorismo dei coloni non fosse parte integrante del progetto statale israeliano da decenni. Come se i coloni non fossero i soldati in prima linea dell’occupazione, incaricati di portare avanti la pulizia etnica della Palestina. Leonardo Animali
January 19, 2026
Pressenza