Venezuela, 8 gennaio 2026: 5.000 comunas nelle strade di Caracas in difesa della sovranità, la pace e la liberazione di Nicolas Maduro e Cilia Flores
Mentre il mondo eurocentrico gioiva in modo isterico per il sequestro illegale e
in totale violazione del diritto internazionale del Presidente Costituzionale
del Venezuela Nicolas Maduro Moros e di sua moglie Cilia Flores da parte degli
USA, pensando addirittura che questo fosse un “possibile spiraglio di luce”
verso la “liberazione del popolo venezuelano dal chavismo”, oltre che uno
“spiraglio di democrazia”, il potere popolare in Venezuela (ovvero il popolo
chavista) è sceso in piazza per dimostrare cosa pensava in merito al rapimento
di Maduro. Innanzitutto ha ribadito chiaramente che la democrazia in Venezuela è
stata portata da Chavez nel 1998 con l’avvento del proceso bolivariano e del
potere popolare (fondato sull’orizzontalità del potere e non sulla sua
verticalità) e non da nessun altro personaggio esterno.
Il risultato è stato ecclatante: il popolo venezuelano ha risposto al sistema
mediatico occidentale, che ha sempre la pretesa di dire cosa dovrebbe fare un
popolo a lui estraneo. Con manifestazioni oceaniche in tutto il Paese in
sostegno alla sovranità nazionale, al socialismo bolivariano, al suo governo e
alla pace, il popolo venezuelano è sceso in piazza per la liberazione di Maduro
e sua moglie.
L’8 gennaio 2026 più di 5.000 Comunas di tutto il Paese si sono riunite nel
Parco Alí Primera, alzando la voce in difesa della sovranità nazionale,
chiedendo la liberazione del presidente Nicolás Maduro e della primera
combatiente Cilia Flores e respingendo con fermezza gli attacchi del governo
degli Stati Uniti contro il popolo venezuelano.
Le Comunas sono organizzazioni sociali e politiche di autogoverno popolare,
create da Chavez per gestire direttamente i bisogni delle comunità (strade,
sanità, istruzione) e hanno un Ministero apposito di riferimento: Il Ministero
del Potere Popolare delle Comunas. Le Comunas sono considerate la sintesi del
socialismo territoriale, il pensiero del Comandante Hugo Chávez il quale
affermava che prima della Rivoluzione Bolivariana “non eravamo un popolo (…)
Oggi abbiamo un progetto comune, condiviso con il socialismo bolivariano”.
Chávez ha tracciato un percorso chiaro verso il vero socialismo, ed è questa
forma di società che secondo i bolivaristi “deve prevalere in ogni Comunas e
Consiglio Comunale” insieme all’organizzazione politica, la partecipazione
comune e comando nelle mani del Potere Popolare.
Tutto il processo storico venezuelano e internazionale ha portato il territorio
nazionale a un sentimento comune, ad approfondire il modello delle Comunas per
avere una società in cui il popolo è colui che comincia a governare.
“Il Governo di Strada deve emergere, e questo non può essere decretato.
L’importante è che questo sia il governo centrale, questo sia l’epicentro (della
Rivoluzione). Questo è il livello di coscienza che abbiamo raggiunto dopo tutti
questi anni (…) Comune o niente, diceva Chávez” – affermava il rettore
dell’Università Nazionale dei Comuni, Jorge Arreaza, presso la Scuola
Internazionale di Leadership Giovanile, nello stato di Miranda,
sottolineando che è il popolo ad avere il potere, “non il sindaco, non il
governatore”.
Il popolo organizzato delle comunas ha mostrato coscienza viva e dignità nelle
strade: nulla che sia stato riportato dai mass media mainstream occidentali.
Fonte foto – Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba
Lorenzo Poli