Tag - Cultura della difesa

Avanza la militarizzazione delle scuole: cultura della difesa inserita nei programmi scolastici?
Non avevamo dubbi che la tragedia che si è consumata in una scuola professionale di La Spezia sarebbe stata utilizzata da coloro che, dopo aver da anni picconato la scuola pubblica e da sempre abbandonato le nostre periferie senza uno straccio di politiche giovanili, pensano di affrontare il disagio dei giovani attraverso politiche repressive e securitarie. Abbiamo registrato le preoccupanti decisioni ministeriali su metal detector e sui comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, come se le scuole fossero luoghi pericolosi da sottoporre a controllo poliziesco. Ma ciò che è stato votato nella giunta della regione Liguria, benché più periferico, è a nostro avviso ancora più pericoloso, facendo fare un ulteriore e deciso passo avanti nel processo di militarizzazione delle scuole. Lo scorso 17 febbraio è stato infatti votato un ordine del giorno (17 favorevoli – centrodestra e 10 contrari – centrosinistra e Cinque Stelle) che impegna la giunta regionale «a chiedere all’ufficio scolastico regionale di valutare l’attivazione, a partire dalle scuole della Regione Liguria, di corsi strutturati di autodifesa di base e di primo soccorso, affidati a personale qualificato, finalizzati esclusivamente alla tutela dell’incolumità personale, alla gestione di situazioni di estrema emergenza e al primo soccorso con esplicita esclusione di qualsiasi forma di addestramento offensivo o aggressivo, anche come strumento complementare di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne». Si tratta di un passo ulteriore che porta la cultura della sicurezza e della difesa direttamente all’interno dei curricula scolastici, si tratta cioè di un salto di qualità perché non siamo di fronte “solamente” a una militarizzare gli spazi scolastici con metal detector e altro (atto già gravissimo) e non si tratta nemmeno più di organizzare episodiche conferenze alla presenza di militari e forze dell’ordine; qui si punta all’intervento diretto e continuativo sul fare scuola quotidiano, stravolgendo ciò che invece la scuola è chiamata o sarebbe chiamata a fare. Su questo l’Odg approvato è chiarissimo: nelle premesse si scrive infatti che non è «più sufficiente limitarsi a interventi esclusivamente educativi se non accompagnati da strumenti concreti di prevenzione, controllo e responsabilizzazione»; insomma la violenza non è arginabile con gli strumenti propri della pedagogia e dell’educazione, ma sono necessari interventi concreti di risposta, come ad esempio i corsi di autodifesa. Questo significa distorcere completamente il senso e la funzione educativa della scuola: il gruppo classe non viene più considerato un gruppo di relazione in cui i conflitti, inevitabili, possono essere affrontati con il dialogo e la riflessione, ma diventa un luogo in cui l’altro può trasformarsi in qualsiasi momento in un nemico, anche mortale, da cui bisogna imparare a difendersi. La destra dunque ripropone dentro le aule la stessa cultura della paura su cui nell’intera società ha costruito e continua a costruire il suo consenso politico: la paura è necessaria perché sottende la costruzione di un nemico incombente da cui è necessario difendersi.   Allo stesso modo la violenza di genere non si affronta con l’educazione affettiva o con riflessioni sul patriarcato, ma appunto attraverso corsi di autodifesa. A ben guardare si tratta di una proposta “didattica” che mina alle radici il senso del fare scuola: le aule sono luoghi di apprendimento e, insieme, di costruzione di un futuro diverso dal presente, mentre qui si dà per scontato che la realtà negativa presente non è superabile, e anzi viene portata con tutta la sua negatività anche all’interno delle aule scolastiche. Dobbiamo prestare molta attenzione a questi passaggi perché in molti Paesi d’Europa i governi sono intervenuti proprio per implementare la cultura della difesa all’interno delle scuole inserendo direttamente e strutturalmente nei programmi scolastici materie come corsi di sopravvivenza, lezioni sul ruolo delle forze armate, esercitazioni di orientamento e addirittura tiri ad aria compressa. Ecco perché la decisione della regione Liguria rappresenta un salto di qualità: non più “solamente” far intervenire militari e forze dell’ordine in modo episodico dentro le scuole; qui siamo di fronte al tentativo di entrare direttamente nei curricula, di cominciare a sostituire ore curriculari di lezione con corsi collegati con la cultura militarista che, come si dice nella delibera, dovranno essere tenuti da “personale qualificato” (gli istruttori di ginnastica dinamica militare che già sono presenti per le loro attività pomeridiane o serali nelle palestre di molte scuole italiane?); l’educazione motoria è ben altro ed anzi è una disciplina che ha nelle sue finalità proprio quella dell’insegnamento, attraverso l’attività sportiva, alla cooperazione, al rispetto dei compagni che devono essere sentiti come alleati, al massimo come avversari sportivi da rispettare e non certo come potenziali nemici da cui difendersi. La regione Liguria inoltre impegna «a promuovere, in sede di Conferenza Stato–Regioni, un confronto finalizzato al rafforzamento delle politiche di prevenzione della violenza giovanile», con l’intento cioè di farsi promotrice di interventi simili o addirittura più pesanti a livello nazionale. Siamo ben consapevoli di come la questione del disagio e della violenza giovanile (fenomeni esistenti e frutto anche dell’affossamento della scuola pubblica e dell’assoluto disimpegno della politica nei confronti delle nostre periferie e dei suoi abitanti) sarà l’arma propagandistica più forte per incentivare una qualche forma di ritorno della leva. Occorre dunque che le scuole e soprattutto i Collegi Docenti siano consapevoli di tali dinamiche affinché rifiutino di appaltare pezzi interi di educazione a chi nelle nostre scuole vuole portare la cultura della difesa, del sospetto e della paura. Di seguito il documento presentato alla Regione Liguria. autodifesa scuola liguriaDownload Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Un argine alla “cultura della difesa” attraverso percorsi di pace. Osservatorio su Rivista DEP di “Ca Foscari”
PUBBLICHIAMO IN PDF IL TESTO DI CRISTINA RONCHIERI, DOCENTE E PROMOTRICE DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, APPARSO SUL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA DELLA RIVISTA TELEMATICA DI STUDI SULLA MEMORIA FEMMINILE DEP – DEPORTATE, ESULI, PROFUGHE DELL’UNIVERSITÀ DI VENEZIA “CA FOSCARI” DIRETTA DA BRUNA BIANCHI (CLICCA QUI PER LA RIVISTA). IL TITOLO DEL SAGGIO È UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ. INTRODUZIONE AL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA La guerra a bambini e bambine, principali vittime o bersagli privilegiati delle guerre contemporanee, il loro vissuto, i tentativi di protezione giuridica, l’opera di aiuto da parte delle donne umanitarie, è stato un asse portante della Rivista fin dal suo primo numero. Alla luce degli eventi recenti, DEP riprende e amplia questo tema e nelle sue rubriche lo affronta dal punto di vista storico, filosofico, giuridico, educativo, nei suoi rapporti con il femminismo e l’ecologia. Gli infanticidi perpetrati a Gaza hanno avviato un processo di legittimazione della guerra genocidaria che tende a privare l’infanzia di ogni forma di protezione e la guerra russo-ucraina ha esacerbato il processo di militarizzazione nei paesi coinvolti nel conflitto. A quest’ultimo tema è dedicata una intera sezione, mentre un saggio nella rubrica Ricerche invita a riflettere anche sulla militarizzazione “di tutti i giorni” che invade le menti infantili. Un’altra rubrica, Testimonianze, raccoglie scritti poetici e letterali di giovani scrittori e scrittrici palestinesi nonché alcune “lettere” che da tante parti del mondo sono state dedicate ai bambini di Palestina, lettere di indignazione, dolore, condivisione e amore a base della rivolta morale, antidoto alla guerra, che sarà al centro di un prossimo numero di DEP. UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ 11_RonchieriDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente