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Recensione: “Viottoli”. Guerra e pace: una lettura in cammino
La riflessione intorno ai rapporti fra sinistra e mondo cattolico, visti dal lato della guerra e della pace, attraverso la lettura della carta stampata e del web, è un’impresa molto impegnativa. Qui voglio annotare solo alcuni spunti, atti a sviluppare ulteriori e più articolate considerazioni. Cerco di proporre un ragionamento a partire da una piccola rivista semestrale, piuttosto sui generis nel panorama del mondo credente, non solo cattolico, e di quello laico. Si tratta di Viottoli, periodico semestrale della omonima Associazione, nata più di vent’anni fa a Pinerolo su impulso di una Comunità di Base (CdB) e di due Maestri elementari, Carla Galetto e Beppe Pavan (www.cdbpinerolo.it). Alla guerra, alle sue cause e conseguenze, la redazione e i collaboratori guardano con preoccupazione e soprattutto, con messa in campo di azioni politiche. Prima di entrare nel merito provo a fare una breve introduzione. Durante il papato di Francesco, le spoglie della sinistra italiana, il multiforme Partito Democratico (PD) e tutto quel che si aggira intorno alle idee progressiste (di campo largo), molto vagamente ispirate al marxismo e al socialismo riformista del dopo-Ottantanove, hanno utilizzato continuamente le parole pronunciate dal soglio vaticano, sul tema della giustizia sociale, e della pace nello specifico. Spesso, per completa mancanza di parole proprie sullo stato attuale della società, sulla violenza istituzionale, sul drammatico panorama bellico. E se mancano le parole, la capacità di metterle in Discorso, è perché manca una visione e con essa ogni forma credibile di analisi e di prospettiva. Siamo un paese cattolico a tinte contrastanti, che è stato governato dal dopoguerra dalla Democrazia Cristiana, compagine scioltasi nel 1994, dopo varie ibridazioni con il socialismo, spezzoni del PCI, partiti ultraconservatori, nel corso degli anni Ottanta. Con le altrettanto variegate divisioni interne fra integralisti, pragmatici, nel differente calibro culturale e religioso di personalità facenti parte delle ali destra e sinistra del partito. Lo ha raccontato diffusamente uno dei protagonisti, Gianni Baget-Bozzo, prete capace di districarsi fra le stanze vaticane e quelle dei ministeri. (Gianni Baget-Bozzo, Il Partito cristiano al potere. La DC di De Gasperi e di Dossetti 1945/1954, Vallecchi, FI 1974; in controcanto, Giorgio Galli, Storia della Democrazia Cristiana, Laterza, RM/BA 1978). Un cattolicesimo piuttosto singolare visto dal basso, dal lato popolare. Un esempio era ed è il Meridione credente, preso nella confusa mescolanza di magismo e fedeltà parrocchiale. Ancora oggi in alcune chiese di Palermo si pratica l’esorcismo, dopo circa settant’anni dagli studi antropologici di Ernesto De Martino (da rileggere almeno: Sud e magia, ripubblicato da Einaudi nel 2024). Come accadde con sanguinosa evidenza in Spagna, durante la Guerra Civile (sui cui abbondano testi storici, romanzi, film): aspettative oracolari, miracoli, presunte santificazioni, appartennero anche a varie divisioni antifasciste, repubblicane, soprattutto nel Sud del Paese. Cattolicesimo magico, fanatismo clericale, odio viscerale per una chiesa troppo spesso schierata con los terratenientes, los poderosos, con i mafiosi nostrani e i campieri, si mescolarono nelle due penisole. L’appartenenza delle classi contadine e operaie alle organizzazioni sindacali di sinistra senza per questo mancare alla fede nel credo cattolico, è presente anche nel Veneto dei cosiddetti metalmezzadri, contadini e operai, o dei repetini capaci di mille mestieri occasionali, reietti isolati nelle periferie delle zone industriali (Alessandro Casellato, Gilda Zazzara, Renzo e i suoi compagni. Una microstoria sindacale in Veneto, Donzelli, RM 2022, pp. 26; Piero Brunello, Storia d’Italia. Le Regioni Il Veneto, Einaudi TO, 1984 p 877). Quanto all’atteggiamento verso guerra e patriottismo l’analisi si complica ulteriormente, nel tentativo di afferrare soggettività collettive e individuali complesse. Tornando indietro alla Grande Guerra è nota la passione bellica e nazionalista di una parte cospicua del movimento operaio, e per contro, il caso di preti soldati senza fucile, di disertori anarchici, di oppositori tenaci al discorso patrio. E anche per questo aspetto storico-politico la bibliografia è enorme e vi andrebbe dedicata una sezione a sé. Fatta questa breve premessa, vengo alla rivista. La storia delle CdB, sempre viste con sguardo censorio dal Vaticano, la si ricorda per l’emblematico caso di Enzo Bianchi, straordinario Priore a Bose, allontanato dalla sua comunità con un’ingiunzione vaticana. Gli incontri ecumenici di preghiera organizzati dalla CdB pinerolese hanno dato vita al collettivo di autocoscienza maschileplurale. Nella sede valdese Agape, discutono uomini, cristiani, valdesi, atei, persone LGBT+, ebrei, ortodossi, sufi e islamici, nell’ascolto reciproco e nel sostegno a chi vuole riscattarsi dalla pratica della violenza domestica. Soprattutto intensa è l’amicizia con la chiesa valdese (molto presente nelle valli pinerolesi), la comune organizzazione di incontri pubblici e la tessitura di rapporti internazionali. Di questo lavorio rende conto il foglio on line Uomini in cammino. Il rapporto fra religione e violenza come tratto machista-patriarcale è sempre a tema in Viottoli, soprattutto da quando si sono fatti più impetuosi i venti di guerra ed è cresciuta un’idea di una pace aliena da forme romantiche, intesa come capacità di relazione e di cura reciproca fra soggetti, e con la Madre Terra. Analizzo, a titolo di esempio, l’ultimo numero uscito a fine 2025. In copertina sotto il titolo appare la frase alzati e cammina (Atti, 3,6), esortazione e impulso all’azione per cristiani e non, come dimostra la decina di foto scattate durante le manifestazioni contro la guerra in Palestina. Impegno all’azione sollecitato anche nel numero precedente in cui compare – in copertina – il testo di una poesia “[…] Pace sono i covoni che dardeggiano sui campi dell’estate […] pace sono le mani strette degli uomini e il pane caldo sulla tavola del mondo […] Pace. Niente altro. Pace”, tratta da una raccolta del poeta greco Ghiannis Ritsos. L’editoriale a cura del gruppo Donne contro la guerra di cui fa parte Carla Galetto, introduce la Carta dell’impegno per un mondo disarmato-tessere la pace, custodire il futuro, articolato in otto punti. La violenza bellica non è un destino, l’idea del progresso guadagnato a colpi di sfruttamento su tutti i viventi, induce a ragionare sul capitalismo, sulla sicurezza come assurda difesa dei confini tracciati nelle mappe da chi è titolare del Discorso Dominante. Uno sguardo femminista, praticato da sempre dalla rivista, estraneo alle sue diverse polemiche, fasi e spaccature, nella rivendicazione della cura materna verso tutti i figli, a cui anche il maschile deve avere accesso e della cui potenza compassionevole deve farsi carico. I lavori di Maria Zambrano, Simone Weil, Hannah Arendt dettano la differenza fra la pietas greco-romana, virtù maschile piegata all’eroismo, e il com-patire, come forma empatica. Nel passato la rivista ha commentato anche la lettera ai cappellani militari di Lorenzo Milani, a parer mio assai più importante della più famosa rivolta alla professoressa. Un Milani sobrio, pur nel deciso monito al ruolo bellicista svolto dai sacerdoti nei battaglioni, lontano dal sarcasmo e dalle ambigue prese di posizione presenti in altri scritti (Adolfo Scotto di Luzio, L’equivoco Don Milani, Einaudi TO, 2023; a fronte delle azzardate osservazioni di una esperta in tutto, Vanessa Roghi, Una lettera sovversiva. Da Don Milani e De Mauro, il potere delle parole, Laterza RM/BA,2023).  Le letture bibliche svolte nei gruppi ecumenici di Agape non rifiutano nessuna interpretazione, anche quando dissidente, quando non francamente ereticale. Ogni osservazione mette a fuoco l’originale contemporaneità del messaggio cristiano, assai poco incline al cattolicesimo della Chiesa ufficiale, come si ricorda nella sezione Teologia politica e cultura. Il dialogo interreligioso può liberare i credenti dai dogmi, dalle censure, la Chiesa deve riuscire a mettere a frutto le “cosiddette sette ereticali”, restituendo loro dignità e dando così nuova luce a un percorso storico che il Vaticano fatica a riconoscere. Una straordinaria, dolorosa testimonianza è raccontata da Paolo Zambaldi che ha lasciato il sacerdozio dopo dieci anni di riflessione sull’intolleranza della Chiesa di Roma. Una confessione aperta in cui denuncia gli aspetti reazionari, anche nel vicariato di Papa Francesco: la chiusura verso le donne che interrompono una gravidanza indesiderata, “le assurdità mariane” segnate dalla misoginia, la mancanza di ascolto verso le sofferenze dei malati che chiedono di poter mettere fine alla propria vita, la scarsa attenzione verso forme di spiritualità coltivate come vita interiore, come consapevolezza di fare parte di un mondo più ampio, di una coscienza senza confini politici, religiosi, etnici. La rivista ha ospitato spesso analoghe riflessioni critiche e letture evangeliche di numerose teologhe contemporanee, così come di Vito Mancuso, anche lui uscito dal servizio sacerdotale, a cui si devono toccanti lavori sul dolore, sulla sofferenza inflitta ai più fragili, a cui Dio sembra sordo (Il dolore innocente. Handicap, la natura e Dio Garzanti MI, 2023). Mentre il ministro Matteo Piantedosi promette ancora una stretta sui migranti, una ulteriore manovra repressiva interna contro le piazze e contro gli spazi di aggregazione, il tema della migrazione forzata da guerre e disastri ambientali, in questo numero è affidata a due interviste. La nigeriana Aissa continua a coltivare il sogno del ritorno, in un’Africa pacificata; il senegalese Dioncouda, passato dall’inferno libico all’approdo a Lampedusa, presenta un progetto di agricoltura sostenibile sulle colline torinesi, i cui profitti sono inviati in Africa. Le segnalazioni bibliografiche, che di consueto vengono suggerite a fondo rivista da Beppe Pavan, riguardano due saggi su Gesù nel rapporto con il marxismo: Gilberto Squizzato, Il sovversivo di Nazareth. La conversione dell’operaio che non voleva essere il Messia, Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano (VE), 2025; Lorenzo Tibaldo, Gesù e Marx. Una società giusta, Le Piccole Pagine, Calendasco (PC) 2025.    Chiudo con un elogio alla Maestritudine, all’educazione alla pace come disobbedienza e dissenso, postura professionale e politica che sempre Carla e Beppe hanno praticato a scuola. Un esempio della responsabilità che abbiamo come adulti e come insegnanti nella gestione del conflitto, nella pratica dell’ascolto dell’altro da sé, nel contrasto alla sterile tolleranza, alla ipocrita inclusività di cui oggi sono affollati i testi ministeriali e gli scritti di non pochi pedagogisti. Mosche cocchiere nella lettura gramsciana, sepolcri imbiancati in quella evangelica, sempre al servizio di chi ha il potere di decidere la guerra, forniscono l’apparato retorico mediante il quale creare un consenso acefalo, proprio nelle aule scolastiche. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente