Klaus Wagenbach / Viandanza praghese
Praga, città di mistero e crogiolo di tradizioni alchemiche, come spesso ha
sottolineato Manganelli scrivendo su Meyrink e ovviamente Kafka. Le passeggiate
di Franz sono narrative almeno quanto nelle sue prose i luoghi reali e le
fantasie s’incontrano senza nessuna ansia decorativa. Klaus Wagenbach (editore,
saggista) estrae dai suoi studi un taccuino di viaggio per le strade dove Kafka
ha camminato in ogni ora del giorno e della notte e dove ha abitato mutando
spesso casa al seguito della famiglia o al seguito di sé stesso. Sembra proprio
che la città non abbia mai dismesso gli artigli usati per tenere stretto il suo
figliolo condannato a breve vita. Wagenbach nel suo “reiselesebuch” ci svela
quale vita facesse lo scrittore, di quali magioni prendesse possesso in anni in
cui la sua mente nomade non lo lasciava per niente tranquillo. La meticolosità
topografica è quasi maniacale, tanto da inserire in questa sorta di guida mappe
e foto di ogni genere, e virtuosismi biografici che dovrebbero aiutare il povero
visitatore a districarsi nei fantasmi cittadini fatti di pietra e mattoni, e nei
fantasmi fatti di vapori che, c’è da sospettarlo, ancora vagano per ponti,
vicoli, e palazzi a cui il bianco e nero di certo dona.
Veniamo a sapere che Franz venne educato secondo regole borghesi, che
comprendevano governante, donna di servizio, cuoca, e traslochi che l’ascesa
sociale ed economica del padre pretendevano. Da adulto, grazie a orari di lavoro
favorevoli, non si fece mancare lunghe passeggiate, visite a teatri, caffè e
cinema seguendo un prospetto reso nei suoi dettagli perfino in una lettera alla
fidanzata Felice Bauer. Fidanzata a cui certamente le rotture e le
riconciliazioni non andavano troppo a genio, perché sempre legate alla
produttività letteraria alternante dello scrittore. Diviso fra amori e
fidanzamenti di rara prospettiva, minato dalla tubercolosi polmonare, invia
centinaia di lettere (soprattutto a Felice) mentre la Prima guerra mondiale
infiamma l’Europa, ma scrive anche Il processo e Nella colonia penale, ed escono
tre volumi: Il fuochista, La metamorfosi, La sentenza. Tant’è, Wagenbach avverte
che in Franz l’attrazione per la vita non si placa, avendo però la peggio il 3
giugno 1924 quando muore a soli 41 anni.
Praga ieri e Praga oggi, il saggista tedesco insiste nell’accompagnare il
lettore nelle minime variazioni che la città offre a chi non si accontenta di
uno sguardo superficiale o, peggio, “turistico”: occorrono passi e menti
allenati alle digressioni, tollerare i mutamenti avvenuti in un secolo, evitare
le distrazioni che allontanerebbero da quell’“accanito camminatore e indiano
metropolitano” che fu Kafka dentro l’amata/odiata città boema. Si passa un tempo
pressoché vitale seguendo le passeggiate particolarmente care allo scrittore:
sul Monte San Lorenzo, attraverso il Belvedere al parco Chotek e alla Malá
Strana, all’Orto botanico e a Troja. Occorre stare attenti, le svolte sono
improvvise, quel che viene suggerito ha bisogno di piedi attenti e abilità
mnemoniche, e sagge soste per raccapezzarsi. Ma basti sapere che alcuni luoghi
ameni, già frequentati da Franz, ancora esistono – e sembrerebbero in grado di
confortare il viaggiatore curioso.
Kafka frequentava i teatri ma ancor di più certi localini malandati come il Café
Savoy dove si esibiva una compagnia yiddish. Oltre alle librerie non si faceva
mancare le prime “immagini animate”: nell’ottobre 1907 al Café Orient venne
aperto il primo cinematografo. Ma di certo le attenzioni maggiori andarono al
teatro di varietà Lucerna, amato locale notturno dove riscuotevano successo
cabarettisti e canzonettiste. Gloriosa avventura viene promessa a chi vuole
rifare le gite di Kafka tenendo ben stretto in tasca un biglietto da visita –
così come faceva Kafka – nel caso per sorte s’incontrasse un golem mal disposto
verso il moderno (e poco riguardoso) visitatore.
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