Tag - evasione fiscale

Un Paese a economia sommersa e a bassa fedeltà fiscale
Il lavoro sommerso è un’economia che non si vede e non si tassa, che raggiunge i 197,6 miliardi di euro, pari al 9,2% del Pil del Paese, sottraendo a ogni italiano, dai neonati agli anziani, 3.350 euro. Con la stessa somma, potremmo coprire, per oltre un anno, la spesa sanitaria nazionale che vale circa 142 miliardi. E’ quanto sottolinea il recente Focus Censis – Confcooperative “L’economia sommersa. Il costo dell’irregolarità per l’economia italiana”. Il sommerso italiano si compone di tre ingranaggi e non pesano tutti allo stesso modo: 108,2 miliardi di euro (+21,6% dal 2019) da sotto-dichiarazione, con imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva; 77,2 miliardi di euro (+4% dal 2019) da lavoro irregolare, cioè rapporti di lavoro non registrati o solo in parte dichiarati;  12,2 miliardi di euro da altre componenti, quali affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona, sostanzialmente stabili nel periodo. Il messaggio è chiaro: la crescita del sommerso italiano è trainata sempre più dalla sotto-dichiarazione dei redditi, più che dal solo lavoro nero. Chi lavora in nero guadagna quasi la metà. Dietro i numeri assoluti ci sono le persone: nel 2024 gli occupati irregolari in Italia sono 2 milioni e 725mila, in crescita di 117mila unità rispetto alla stima precedente, pur restando in calo complessivo del 2,1% in sei anni dal 2019-2024 (contro un +5,4% dell’occupazione regolare, salita di 1.219mila unità). A pesare più del numero è il prezzo di questa condizione: un lavoratore irregolare ha guadagnato in media 9,2 euro lordi l’ora, contro i 17,8 euro di chi lavora regolarmente. Una differenza di 8,6 euro l’ora, pari a una perdita del 48,3%: chi lavora senza contratto, in media, guadagna la metà. Il divario più ampio si registra nell’industria in senso stretto, dove si sfiora una perdita del 53,5% (20,2 euro contro 9,4 euro l’ora). Il Focus quantifica anche il conto per le casse pubbliche: fra il 2019 e il 2023 l’evasione tributaria e contributiva si è attestata fra 99 e 103 miliardi di euro l’anno, per circa il 90% legata a mancati versamenti fiscali, in particolare Iva (30 miliardi) e Irpef di autonomi e imprese (oltre 36 miliardi). La propensione media all’evasione sul totale delle entrate tributarie è pari al 17,4%: in pratica, ogni 100 euro di gettito atteso, quasi 17 non arrivano mai allo Stato. Il picco si registra sull’Irpef dei lavoratori autonomi e delle imprese, dove la propensione all’evasione sale al 60,6%. Il conto finale di tutto ciò ricade sull’intero Paese: il debito pubblico ha superato 3.000 miliardi di euro, pari al 136,7% del Pil. Solo fra il 2021 e il 2023 la somma dei mancati introiti fiscali e contributivi ha raggiunto 313 miliardi di euro, una cifra superiore di 88 miliardi all’intero ammontare delle risorse del PNRR destinate all’Italia (225 miliardi). Secondo le simulazioni dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, un miglioramento strutturale della compliance fiscale potrebbe portare il rapporto debito/Pil, entro il 2041, in un intervallo fra 115,9 e 118 punti percentuali. In questi giorni è stata pubblicata anche l’analisi 2026 dell’Osservatorio di Itinerari Previdenziali sulle dichiarazioni dei redditi relative al 2024, realizzata a partire del vasto database reso disponibile dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dalla quale emerge che su circa 58,9 milioni di residenti, 42,8 milioni risultano contribuenti e poco più di 34,1 milioni versano effettivamente l’imposta. La differenza porta a circa 24,8 milioni di persone che non versano Irpef. Occorre precisare che sostenere che 24,8 milioni di italiani non pagano  tasse o che sono evasori appare quanto meno fuorviante. C’è ovviamente una parte che non dispone di redditi imponibili,  comprendente bambini e familiari a carico,  c’è  chi ha un’Irpef netta nulla per effetto dei livelli di reddito e delle detrazioni e c’è una povertà che avanza sempre più.  Tuttavia, dai dati emergono chiaramente le distorsioni del fisco italiano, con quasi la metà degli italiani che non ha redditi, mentre il 18,78% dei contribuenti, ovvero coloro che dichiarano redditi dai 35mila euro in su, corrispondono da soli il 65% di tutta l’IRPEF. Siamo, come si vede, di fronte ad un Paese a bassa fedeltà fiscale, ove c’è una forte concentrazione del gettito: il 47% dei contribuenti, circa 20,2 milioni di persone con redditi dichiarati fino a 20 mila euro, versa complessivamente appena il 5% dell’Irpef, a fronte di un 18,78% di contribuenti con redditi superiori a 35 mila euro che sostiene circa il 65% dell’imposta complessiva. Stiamo parlando di anomalie del nostro sistema fiscale che pesano inesorabilmente sul finanziamento del welfare.  Se il 70% degli italiani paga solo poco più del 21% dell’IRPEF (45 miliardi su 332 di spesa) sarà complicato continuare a finanziare il nostro welfare state, soprattutto per sanità, assistenza sociale e welfare degli enti locali. “Il sommerso, sottolinea Maurizio Gardini presidente di Confcooperative, è un moltiplicatore di diseguaglianze, che colpisce prima di tutto chi lavora senza tutele. Ogni euro che sfugge alla fiscalità generale è un euro in meno per la sanità, per le pensioni, per i servizi che tengono insieme il Paese: un macigno che si scarica sul debito pubblico e sulle prossime generazioni. Il contrasto al sommerso è una priorità da affrontare per la coesione sociale ed economica dell’Italia”. Qui per approfondire la tredicesima indagine sulle entrate fiscali a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali: https://www.itinerariprevidenziali.it/ricerca/osservatorio-2024-redditi-irpef/. Giovanni Caprio
October 1, 2026
Pressenza
L’economia sommersa in Italia vale 200 miliardi di euro l’anno
Nel nostro Paese, l’economia sommersa costa più di un anno di sanità pubblica e sottrae circa 3.350 euro ad ogni cittadino italiano. È questa la fotografia scattata dal nuovo rapporto pubblicato da Censis Confcooperative, dal titolo “L’economia sommersa. Il costo dell’irregolarità per l’economia italiana”, che ha attestato come lavoro nero ed evasione valgano circa 197,6 miliardi di euro, una cifra pari al 9,2% del PIL del Paese, andando a “bruciare” una ricchezza che equivale all’intera produzione dell’Emilia-Romagna. Censis Confcooperative passa in rassegna i principali canali del sommerso. 108,2 miliardi di euro derivano dalle sottodichiarazioni, nelle quali «imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva». Tale quota ha visto un balzo del +21,6% dal 2019 a oggi. Ci sono poi 77,2 miliardi di euro che derivano dal lavoro irregolare, ovvero da «rapporti di lavoro non registrati o solo in parte dichiarati» (+4% dal 2019). In ultimo, 1,22 miliardi di euro riguardano altre componenti, come «affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona». Una cifrarimasta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi anni. Nel rapporto si analizza l’impatto dell’evasione tributaria e contributiva, che fra il 2019 e il 2023 si è attestata tra i 99 e i 103 miliardi di euro l’anno. Per il 90% essa risulta connessa a mancati versamenti fiscali (per l’Irpef di autonomi è imprese si superano i 36 miliardi, con una propensione all’evasione che arriva al 60,6%, mentre per l’Iva si toccano i 30). Mediamente, la propensione all’evasione sul totale delle entrate tributarie è pari al 17,4%: «In pratica, ogni 100 euro di gettito atteso, quasi 17 non arrivano mai allo Stato», mette nero su bianco nel rapporto Censis Confcooperative. Per quanto concerne il lavoro irregolare, l’analisi evidenzia come nel 2024 gli occupati che si trovano in questa condizione abbiano raggiunto il numero di 2 milioni e 725mila, in aumento di 117mila unità rispetto alla stima precedente (sebbene dal 2019 si sia assistito a un progressivo calo del 2,1%, mentre l’occupazione regolare è salita del 5,4%). «A pesare più del numero è il prezzo di questa condizione: un lavoratore irregolare ha guadagnato in media 9,2 euro lordi l’ora, contro i 17,8 euro di chi lavora regolarmente – si legge all’interno del report -. Una differenza di 8,6 euro l’ora, pari a una perdita del 48,3%: chi lavora senza contratto, in media, guadagna la metà». Censis Confcooperative sottolinea come la forbice più ampia di registri nell’industria in senso stretto, in cui «si sfiora una perdita del 53,5% (20,2 euro contro 9,4 euro l’ora)». Se si pensa che la sanità pubblica è un servizio che oggi richiede circa 142 miliardi di euro l’anno, questa enorme riserva invisibile basterebbe per coprire l’intera spesa per più di un anno. Le conseguenze sul sistema Paese sono chiare. «Il debito pubblico ha superato 3.000 miliardi di euro, pari al 136,7% del Pil – scrivono gli autori della ricerca -. Solo fra il 2021 e il 2023 la somma dei mancati introiti fiscali e contributivi ha raggiunto i 313 miliardi di euro, una cifra superiore di 88 miliardi all’intero ammontare delle risorse del Pnrr destinate all’Italia (225 miliardi)». Secondo quanto stimato dalle simulazioni dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, «un miglioramento strutturale della compliance fiscale potrebbe portare il rapporto debito/Pil, entro il 2041, in un intervallo fra 115,9 e 118 punti percentuali», conclude il rapporto. Nel 2025, un’analisi effettuata dalla CGIA di Mestre su dati raccolti dall’Agenzia delle Entrate ha spiegato come, negli ultimi 25 anni, non sono stati riscossi ben 1.279,8 miliardi di euro in tasse, contributi, imposte, bollette, multe e altri oneri: una cifra che quasi potrebbe coprire metà del debito pubblico. Di questi importi, il 64,3% – ovvero 822,7 miliardi di euro – è imputabile alle società di capitali, tra cui Spa, Srl, consorzi e cooperative, mentre solo il 12,2% deriva dai piccoli imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti. Le statistiche evidenziano insomma come il fenomeno dell’evasione sia concentrato nei grandi contribuenti, mentre piccoli imprenditori e lavoratori autonomi si trovano a rappresentare una quota marginale del debito fiscale. The post L’economia sommersa in Italia vale 200 miliardi di euro l’anno appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 26, 2026
L'INDIPENDENTE
In Italia ormai il 25% delle transazioni sotto i dieci euro si fa con carta di credito
Anche in Italia si sta affermando sempre di più l’uso di strumenti digitali di pagamento per le piccole spese: secondo i dati emersi dalle elaborazioni di Bancomat, infatti, nei primi sei mesi del 2026, il 25,7 per cento delle transazioni con carta comprendeva piccoli pagamenti, in particolare quelli con un importo fino a dieci euro. Si tratta di un dato quasi raddoppiato negli ultimi cinque anni: nel 2021, infatti, i pagamenti digitali sotto i dieci euro rappresentavano il 13 per cento del totale e l’8 per cento nel 2018. Inoltre, quest’anno il 10,7 per cento delle transazioni elettroniche si colloca addirittura nella fascia sotto i 5 euro di acquisti. Si tratta, dunque, di un fenomeno in crescita che ha subito una forte accelerazione durante gli anni del Covid e che non è comunque privo di rischi e criticità, sebbene venga solitamente ben visto e incentivato per la sua presunta capacità di contrastare l’evasione fiscale. Secondo il Sole 24 Ore, il sistema cashless si è consolidato e si stima che oggi il 45% dei consumi venga regolato con strumenti elettronici (518 miliardi di euro il transato nel 2025). I settori in cui si usano di più i mezzi elettronici di pagamento risultano la grande distribuzione, ristoranti, fast food e negozi. Secondo Fabrizio Burlando – amministratore delegato di Bancomat – «se è vero che oggi quasi un pagamento su due avviene senza contante, anche sulla spinta degli acquisti contactless, c’è tanta strada da fare, perché l’Italia resta ancora sotto la media europea». Le carte di debito sono lo strumento di pagamento più utilizzato, con una quantità di transazioni pari a circa 313 miliardi di euro nel 2025, di cui una quota Bancomat del 35 per cento. Sebbene l’uso del contante resti ben saldo, in molti vedono nei mezzi digitali di pagamento un nuovo e determinante vincolo antievasione, tanto che sono stati introdotti sia incentivi che obblighi per incrementarne l’utilizzo: tra gli incentivi c’è il “tax credit” del 30 per cento sulle commissioni agli esercenti; mentre tra gli obblighi, quest’anno si è aggiunto – in ottemperanza agli impegni europei – il nuovo vincolo di collegamento tra Pos e registratori di cassa. Secondo il Sole 24 Ore, “proprio quest’obbligo nel primo semestre ha già fatto emergere un maggior imponibile di 9,1 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2025”. Il quadro normativo e commerciale nella direzione dell’incentivo all’uso degli strumenti digitali di pagamento è, dunque, in continua evoluzione, ma questa soluzione non è esente da limiti e criticità: innanzitutto, una stretta troppo radicale sull’uso del contante non è in linea con la cornice giuridica europea, secondo la quale – come si legge sul sito di Banca d’Italia – “L’unica forma di moneta legale è la moneta contante emessa da una banca centrale – per l’euro la Banca Centrale Europea (BCE) – in quanto la sua creazione si basa su rigorose procedure che garantiscono la fiducia generale nella moneta e la stabilità del suo valore nel tempo. La moneta scritturale bancaria è una forma di moneta privata”. Quest’ultima è offerta come servizio a pagamento dal circuito bancario e finanziario, il quale ne ricava un cospicuo giro d’affari: per ogni transazione elettronica, infatti, sono previste delle commissioni che rappresentano il costo del servizio fornito dalla banca. Ma oltre ai costi delle commissioni, per gli esercenti ci sono anche i costi fisici del Pos, affittato o acquistato con rate mensili. Il costo delle commissioni, invece, varia in base al circuito scelto o alle fasce dei pagamenti effettuati dai clienti. Attualmente, le commissioni bancarie sui pagamenti con POS per spese inferiori a 10 euro non sono state eliminate per legge, ma sono oggetto di un Protocollo d’intesa firmato al MEF il 15 giugno 2026 tra istituzioni, banche e categorie di esercenti. Oltre a questo, bisogna considerare che la grande evasione fiscale in Italia viene effettuata, quasi in modo legale, portando le sedi e gli utili aziendali fuori dal Paese – nei cosiddetti paradisi fiscali – soprattutto da parte delle grandi multinazionali o di grandi imprese: secondo il rapporto State of Tax Justice 2025 del Tax Justice Network, ad esempio, a causa dell’elusione fiscale delle multinazionali, in Italia ventidue miliardi di euro sono stati sottratti al fisco in sei anni. Il dossier paragona l’evasione fiscale a un vero e proprio saccheggio da parte di «corporation statunitensi che svuotano silenziosamente i nostri tesori pubblici». Tra il 2016 e il 2021 le aziende con sede nei grandi centri finanziari hanno spostato artificiosamente i profitti nei paradisi fiscali, sfruttando lacune normative e la complicità delle istituzioni internazionali. Se, dunque, da un lato, la lotta al contante non incide minimamente sulla grande elusione fiscale dei colossi aziendali, dall’altra, essa si può facilmente trasformare in un efficace strumento di controllo sociale e tracciabilità. Oltre all’obbligo di accettare carte di debito (Dl 179/2012), carte di credito e prepagate (2016), con la conversione del Dl 63/2026, sono stati aggiunti gli «strumenti di moneta elettronica», vale a dire wallet digitali, smartphone, smartwatch e app di pagamento. Il futuro degli scambi commerciali appare, dunque, sempre più improntato al digitale – coerentemente con i piani di digitalizzazione dell’Ue, ma anche di organismi privati come il World Economic Forum (WEF) – mentre banche e circuiti di pagamento cercano di stare al passo coi tempi ritagliandosi i propri spazi e i propri vantaggi all’interno del nuovo sistema in cui – a fronte di un carovita che rappresenta una minaccia per l’economia reale – tutto è digitalizzato e tracciabile. L’ultima frontiera in questa direzione è rappresentata dalle stablecoin che, secondo l’amministratore delegato di Bancomat, «saranno dentro il portafogli del futuro, insieme all’euro tradizionale e all’euro digitale». The post In Italia ormai il 25% delle transazioni sotto i dieci euro si fa con carta di credito appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 25, 2026
L'INDIPENDENTE
Siamo alle ronde
Le indagini sono ancora in corso, ma pare che venti maschi “coraggiosi” di S. Fruttuoso abbiano aggredito a bastonate un minorenne non accompagnato, colpevole (forse) di molestie e danneggiamenti. Gli hanno spaccato il cranio. Sembra anche che una ronda analoga  sia stata organizzata a Quinto, i cui abitanti da tempo lamentavano molestie e atti di vandalismo. Non “sembra”, ma “è certo” che sui social si contino centinaia di commenti che approvano le ronde e la giustizia “fai da te”. E chi prova a ragionare viene invitato a portarli a casa sua. In Italia muoiono tre persone al giorno sul lavoro, soprattutto in edilizia. Un fatto che dovrebbe creare un forte allarme sociale. Vogliamo organizzare ronde per sprangare i padroni che ignorano le norme di sicurezza? Chi plaude ai venti vigliacchi di S. Fruttuoso ribadirebbe anche in questo caso “colpirne uno per educarne cento?” In Italia l’evasione fiscale ha raggiunto livelli record. Gli evasori li conosciamo tutti, con nome e cognome, perché ogni giorno abbiamo a che fare con loro. L’evasione fiscale incide fortemente sul bilancio dello Stato. Vogliamo aspettare sotto casa medici, idraulici, negozianti che non rilasciano lo scontrino fiscale? A Taranto esiste un’azienda (ha cambiato diversi nomi: ILVA, Acelor Mittal, ecc, ma sono sempre gli stessi) che da decenni emette sostanze cancerogene. Ha sulla coscienza migliaia di tumori, anche di bambini. Cerchiamo i padroni e i loro complici e gli bruciamo la casa? Intere regioni italiane sono ostaggio della criminalità organizzata. Mafia, camorra, ‘ndrangheta, stidda, sacra corona unita. Vivono a “cento passi” da casa nostra. Anche in questo caso vale il principio del “colpirne uno per educarne cento”? Li spranghiamo?  E da quale mafioso vogliamo cominciare? I venti vigliacchi di S. Fruttuoso hanno scelto di colpire chi dà loro fastidio, ma sta anche sotto di loro nella scala sociale e hanno perfettamente assimilato i disvalori che hanno portato le destre al governo: meritocrazia, competizione, indifferenza verso gli altri, nazionalismo, razzismo. E’ più che mai necessario che, a partire dalle scuole, dai quartieri  e dai luoghi di lavoro, l’individuazione delle radici delle ingiustizie e il valore della solidarietà vengano riscoperti. 1256° ora in silenzio per la pace Redazione Italia
June 22, 2026
Pressenza
Ancora sulla Patrimoniale: che va sostenuta
di Danilo Tosarelli Finalmente c’è in campo una proposta di legge, d’iniziativa popolare, per la tassazione dei grandi patrimoni. Il comitato promotore riunisce economisti, docenti universitari, ricercatori e giuristi. C’è alle spalle un grande lavoro. E’ stata depositata presso la Corte di Cassazione il 7 maggio 2026. Sino al 15 novembre si potrà sottoscrivere. La campagna di adesione, che è partita
Crescono le disparità nel sistema fiscale
L’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) ha presentato ieri, 10 giugno, il Rapporto sulla politica di bilancio 2026, evidenziando come la guerra in Medio Oriente pesi sul PIL Italia: -0,3 punti percentuali nel 2026, -0,4 nel 2027. “I conflitti e le altre tensioni geopolitiche rappresentano, si legge nel Rapporto, il principale fattore di rischio per lo scenario macroeconomico. Le nuove simulazioni dell’UPB stimano che la guerra in Medio Oriente, rispetto alle previsioni pre-guerra dello scorso febbraio, comporti una riduzione della crescita del PIL pari a 0,3 punti percentuali nel 2026 e a 0,4 punti nel 2027 e un aumento dell’inflazione di 1,4 punti percentuali quest’anno e 1,1 punti il prossimo. Lo shock energetico conferma, inoltre, una vulnerabilità strutturale dell’economia italiana e rafforza la necessità di accelerare il percorso di transizione energetica, che può diventare una leva di competitività e innovazione”. Per quanto riguarda il fisco, il Rapporto dell’UPB parla di aumento delle disparità fra tipologie di reddito e di elevata evasione. L’accresciuta progressività dell’Irpef sui redditi di lavoro dipendente e l’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta allontanano l’obiettivo di graduale perseguimento dell’equità orizzontale. Il rafforzamento degli strumenti digitali in ambito fiscale ha contribuito a limitare le opportunità di evasione e a favorire l’adempimento spontaneo. Secondo il DFP nel 2025 l’attività di recupero ha raggiunto 36,2 miliardi, ma l’Italia continua a presentare uno dei più bassi livelli di fedeltà fiscale dell’Unione Europea. Permangono rilevanti fenomeni di evasione dell’Irpef da lavoro autonomo, inefficienze nella riscossione delle amministrazioni locali e ampi margini di miglioramento nell’analisi dei dati per individuare i rischi di evasione. La presidente Lilia Cavallari nella sua relazione di presentazione del Rapporto ha posto l’accento sull’esteso bacino di inattività, che nel 2025 contava più di dodici milioni di persone, due terzi delle quali donne. “Vi appartengono in prevalenza individui caratterizzati da bassa scolarità, mancanza di competenze specifiche da spendere sul mercato del lavoro e scarsa motivazione, giovani che non studiano e non lavorano, donne oberate da carichi di cura e assistenza, così come persone scoraggiate dalla mancanza di opportunità, effettiva o percepita. Il tasso di inattività – pur in riduzione negli ultimi anni – eccede gli ordini di grandezza osservati fra i principali partner europei. Per incidere in modo efficace sulle scelte di partecipazione occorre intercettare le caratteristiche, i bisogni e le aspettative delle persone inattive. La ricetta non è universale e le esigenze differiscono nel territorio. È essenziale favorire il raggiungimento di un elevato livello d’istruzione e promuovere una diffusa alfabetizzazione in ambito scientifico e tecnologico; affinare le competenze professionali, incluse quelle digitali, lungo l’intero ciclo della vita in età lavorativa; garantire una più agevole conciliazione tra vita e lavoro”. Un altro elemento di criticità rilevato attiene alla fuga dal Sud di giovani laureati, una tendenza che – a giudizio della Presidente – si può invertire attraverso migliori condizioni lavorative e un ambiente favorevole a sviluppare un progetto di vita radicato nel Paese. Vi possono contribuire migliori infrastrutture e servizi sul territorio, salari attrattivi e attività mirate di sostegno all’imprenditorialità giovanile. Non mancano le preoccupazioni relative alla transizione demografica ed energetica, con una popolazione in età lavorativa che continua a ridursi e le spese legate all’invecchiamento – pensioni, sanità e assistenza – che sono destinate ad aumentare fino a raggiungere il picco intorno al 2040. Per questo, occorre puntare su una più ampia partecipazione al mercato del lavoro attraverso politiche in grado di valorizzare pienamente il capitale umano disponibile, oltre che un’adeguata gestione dell’immigrazione. Al fine di garantire la sostenibilità della spesa e l’adeguatezza delle prestazioni nel medio-lungo termine, occorre preservare il legame tra età pensionabile e aspettativa di vita. Una buona notizia arriva, invece, dal PNRR, che ha migliorato l’attività di affidamento di lavori dei Comuni: “La trasformazione procedurale del Piano si manifesta soprattutto attraverso maggiore velocità nell’affidamento di lavori (-32 giorni in media per le procedure PNRR), più aggregazione (+17,8 per cento) e una diversa composizione del mercato con una maggiore presenza di piccole e medie imprese (+13 per cento). Tali risultati sono in parte spiegati dalle caratteristiche interne delle amministrazioni e, in particolare, dalle competenze operative direttamente legate all’esperienza nell’attività di affidamento. Le evidenze ancora preliminari relative all’impatto della digitalizzazione impressa dal PNRR sulla capacità amministrativa dei Comuni suggeriscono possibili effetti persistenti. Emergono segnali di una maggiore concorrenzialità anche nelle procedure non finanziate dal PNRR, con incremento del 22,4 per cento delle offerte (+0,4 offerenti) e ribassi di aggiudicazione più elevati di 0,8 punti percentuali, ma affidamenti meno rapidi (+12 giorni). Il lascito effettivo del Piano dipenderà dalla capacità di trasformare strumenti e pratiche sviluppate in questi anni in un rafforzamento stabile dell’amministrazione ordinaria: competenze tecniche, infrastrutture digitali, cooperazione sovracomunale e capacità di monitorare l’intero ciclo delle opere. La sfida sarà trasformare gli investimenti in un aumento permanente della produttività e del potenziale di crescita ed evitare che l’esaurimento delle risorse del Piano si traduca in un rallentamento delle riforme.” Qui per approfondire: https://www.upbilancio.it/it/attivita/pubblicazioni/rapporto-annuale/rapporto-sulla-politica-di-bilancio-2026/#.   Giovanni Caprio
June 11, 2026
Pressenza
Risposte alle obiezioni sull’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze
a) “È una misura illegittima perché introduce una doppia tassazione” Si tratta di un equivoco concettuale. Anche l’IVA normalmente pagata sui consumi grava su redditi che sono già stati tassati. In generale, ogni sistema fiscale moderno prevede una pluralità di strumenti di imposizione che possono gravare, in momenti diversi, sulla […] L'articolo Risposte alle obiezioni sull’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze su Contropiano.
June 11, 2026
Contropiano
Il patto suicida americano
La marcia suicida dell’America è iniziata molto prima di Donald Trump. Trump e i buffoni che lo circondano rappresentano l’inevitabile capitolo finale di un impero in decadenza. Come sosteneva il celebre storico Arnold J. Toynbee, le civiltà “muoiono per suicidio, non per omicidio“. Crollano dall’interno. Cadono preda del decadimento morale, […] L'articolo Il patto suicida americano su Contropiano.
May 10, 2026
Contropiano
Pierino I-soldi: Romagna mia fatti capanna/5
di Davide Fabbri   CLAMOROSO. L’IMPRENDITORE FALLITO PIERINO ISOLDI SI E’ RIPRESO L’HOTEL MOSAICO A CESENA. Dopo averlo perso per fallimento. Ora ne ha la gestione piena e diretta. L’hotel Mosaico di Cesena risulta oggi nella piena disponibilità gestionale di Pierino Isoldi. E pensare che l’hotel Mosaico faceva parte del gruppo di ben 93 immobili sequestrati dalla magistratura e poi