Lettera aperta al Dirigente di un Liceo: rivendichiamo il diritto al pluralismo educativo
In attesa che il MIM faccia chiarezza sugli scopi di quella che a prima vista si
presenta come una vera e propria schedatura a livello nazionale di studenti/esse
palestinesi di ogni ordine e grado fino agli adulti, allievi di corsi di
italiano L2, proponiamo una lettera aperta ad un preside della provincia di Roma
che, pur in presenza di una tragedia storica come quella che sta avvenendo sotto
i nostri occhi, impotenti a Gaza e in Cisgiordania, ha fatto rimuovere, per ben
due volte, accanto alle bandiere di Unione Europea, Italia e Regione Lazio,
quella palestinese appellandosi alle normative che regolerebbero il cosiddetto
“cerimoniale”.
Di fatto, questo gesto nonviolento, pacifico e rispettoso delle altre bandiere
che si sono ritrovate accanto e non sostituite da quella palestinese, è stato
considerato letteralmente un “atto illecito”. La lettera è anche il pretesto per
elencare una serie di fatti, in comune con tante altre scuole in Italia che
vanno dalla assurdità dell’obbligatorietà imposta dal ministro dell’Istruzione e
del merito, Giuseppe Valditara, di un contraddittorio ogni qualvolta venga
invitato/a un “ospite” esterno, fino al divieto di divagare intorno a temi
politici durante i collegi-docenti, fino agli esempi di quotidiana
militarizzazione della formazione.
Egregio sig. Preside,
il nostro Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha recentemente inviato
questa circolare/nota a tutti gli istituti all’attenzione dei dirigenti e quindi
anche alla sua:
* Numero della nota: n. 5836
* Data di emissione: 7 novembre 2025
* Oggetto della nota: Manifestazioni ed eventi pubblici all’interno delle
istituzioni scolastiche — indica alle scuole di organizzare eventi e
dibattiti su temi di rilevanza sociale o politica garantendo pluralismo di
opinioni e pensiero critico anche attraverso un contraddittorio tra diverse
posizioni
Nelle aree esterne del nostro Istituto sono presenti diversi alberi di ulivo
inserite nel contesto del cosiddetto Giardino dei Giusti, dove ogni anno
viene attuata la raccolta delle olive con la collaborazione del plesso
agrario.
Questa iniziativa dall’alto valore simbolico, oltre che didattico, per i ragazzi
e le ragazze dell’agrario viene ogni anno pubblicizzate e diffusa anche sui mass
media come attività a favore della Pace e del rispetto tra i popoli. Elenco qui
di seguito la lista delle targhe, presenti nel giardino che ricordano alcuni
personaggi della storia:
1. Jan Karski
– Messaggero della verità sulla Shoah: cercò di avvertire le potenze alleate
dell’Olocausto e del destino degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale.
Gariwo
2. Franca Jarach
– Sopravvissuta alla Shoah; la sua storia è spesso legata al ricordo della
persecuzione antisemitismo
3. Emanuele Stagnaro
– Comandante della nave Esperia che simulò di non “vedere” per salvare circa
1500 ebrei durante le deportazioni.
4. Gino e Esterina Scarlatti
– Coppia che offrì rifugio ad ebrei durante la Shoah.
5. Gino Bartali
– ciclista italiano che, con l’aiuto di documenti falsi e reti di aiuto,
contribuì a salvare ebrei sotto persecuzione.
6. Giorgio Perlasca
– Si finse console onorario spagnolo e salvò circa 5 000 ebrei ungheresi nei
campi di Budapest.
La raccolta delle olive e quindi la produzione dell’olio ampiamente comunicate
pubblicizzata verso l’esterno è svolta ogni anno tra gli ulivi del Giardino di
Giusti rappresenta, appunto, uno di questi “eventi” indicati dal ministro
Valditara ed in ogni caso, gli ulivi stessi e le targhe dei Giusti rappresentano
perennemente una manifestazione di un pensiero politico (che non vuol dire
partitico). La Scuola stessa, per definizione, sul piano sociologico e
filosofico è un luogo politico e di elaborazione di un pensiero politico e il
fatto stesso di “andare” e relazionarsi in un luogo come, appunto, la scuola, è
di per sé un fatto politico.
Le domande che le rivolgo sono quindi:
1) quale contraddittorio o a quale voce riequilibrante, Lei ha dato spazio
rispetto alla Shoah?
2) Di fronte allo sradicamento, con i bulldozer, non solo delle case dei
palestinesi a Gaza e nei territori occupati della Cisgiordania ma anche di una
pianta, altamente simbolica e al centro della cultura stessa palestinese,
appunto l’ulivo, quale simbolo o quale attività ha promosso per ricordare per
esempio il genocidio a Gaza e la pulizia etnica attualmente in corso mentre io
sto scrivendo in Cisgiordania?
Egregio sig. Preside,
l’Institute for the Study of Global Antisemitism & Policy (ISGAP) ha
recentemente svolto attività di formazione agli appartenenti alla Polizia di
Stato, durante i quali si sono analizzati, in maniera molto critica e a volte
apertamente negazionista, i concetti di genocidio e di apartheid: nella nostra
scuola si sono svolte delle attività extracurriculari su alcuni temi
indubbiamente cruciali sul piano sociale e pedagogico che rientrano nei seguenti
progetti nazionali:
1) progetto Icaro che, in sintesi, intende educare al corretto comportamento
soprattutto alla guida di autoveicoli durante il tempo libero.
2) progetto Scuole sicure contro il bullismo e il cyberbullismo.
Entrambi i progetti sono portati avanti con agenti della Polizia di Stato che in
alcuni casi si sono presentati nel nostro Istituto con la volante (la cosiddetta
pantera) parcheggiata proprio di fronte l’ingresso e indossando la propria
divisa d’ordinanza.
Domande:
1) Chi abbiamo invitato per proporre ai nostri studenti e alle nostre
studentesse un’analisi del bullismo e del cyberbullismo che possa andare al di
là del concetto di deterrenza che purtroppo viene consapevolmente confuso con il
termine di prevenzione?
2) Gli operatori, tutti i sociologi o psicologi del Telefono azzurro, sono stati
individuati come soggetti aventi titolo a parlare di questi temi essendo a
contatto non solo quando accade un fatto grave, omicidio o violenza ma h24
ascoltando le sofferenze dei ragazzi e delle ragazze?
3) Non rappresentano forse questi una valida alternativa o quantomeno una voce
diversa da quella dei poliziotti/e in divisa?
4) Allo stesso modo il progetto che riguarda la sicurezza stradale e i
comportamenti a rischio perché non affrontarla con esperti dell’Automobil Club
Italiano o anche da psicologi o sociologi che da anni studiano i comportamenti a
“rischio” e le varie forme di devianza?
L’esposizione della bandiera palestinese, peraltro deliberatamente esposta la
seconda volta con il colore nero rivolto verso il suolo a significare il ricordo
delle decine di migliaia di vittime già sotto terra oggi o in procinto di
esserlo nel momento stesso in cui sto scrivendo, credo che sia un gesto
nonviolento, pacifico e silenzioso che va nella direzione di quel
“bilanciamento” delle opinioni richiesto proprio dal nostro ministro.
Nel caso specifico, peraltro, in linea del tutto teorica, potrebbe accadere nel
caso in cui si parlasse di antisemitismo e di Shoah a scuola, che qualcuno fosse
tentato di chiamare un rappresentante del movimento neonazista italiano o un
esperto che ci parlasse delle motivazioni alla base del genocidio degli ebrei e
dell’eliminazione dei loro corpi nei forni. L’esposizione della bandiera,
invece, non ha nulla a che vedere con questa visione purtroppo molto
semplicistica, ma altamente populista e foriera di voti per le politiche del
2027 del nostro ministro Giuseppe Valditara.
Trovo inoltre molto grave, per concludere, che l’istituto “Leonardo da Vinci”
con alcune sue classi, dopo aver partecipato a un incontro/convegno organizzato
gratuitamente per i nostri studenti dall’Università Europea di Roma
sull’intelligenza artificiale e i suoi risvolti nella società, sia stata poi
invitata dall’università stessa, a partecipare anche ad un successivo incontro
“gratuito” di orientamento, proprio nel periodo-chiave in cui le famiglie, le
ragazze e i ragazzi si orientano, appunto, per la scelta universitaria. Che
questo venga fatto surrettiziamente nel quadro di un’uscita didattica, da parte
di una istituzione privata le cui rette vanno da un minimo di 3.000 euro fino a
oltre 10.000, rilevo anche qui un contrasto con le indicazioni proprio del
nostro ministro. In questo caso l’alternativa è molto semplice e potrebbe essere
il salone dello studente che ogni anno viene organizzato all’EUR e dove sono
presenti istituzioni informative private e pubbliche, scuole militari ecc..
Ricordo inoltre, come già ho avuto modo di esprimermi durante un collegio
docenti che l’Università europea di Roma (UER) è collegata all’organizzazione
religiosa “reazionaria” e integralista cattolica, denominata Miles Christi che,
non a caso, ha uno dei suoi studentati a Roma proprio accanto all’università e
che l’intelligenza artificiale è al centro di quel tragico equivoco denominato
“dual-use“: vista l’enfasi che viene posta sulle virtù salvifiche
dell’intelligenza artificiale, ampiamente utilizzata, appunto, in campo militare
o per il controllo sociale in termini addirittura predittivi, il personale
esperto che possa parlare, in modo equilibrato e consapevole con nostri
studenti, deve essere accuratamente scelto e non può essere certo la vicinanza
geografica al nostro Istituto o un servizio “gratuito” come l’orientamento alla
scelta universitaria ad orientare la scelta.
Per concludere, augurandole buona giornata e inviandole un cordiale saluto,
chiedo che mi vengano gentilmente restituite entrambe le bandiere che in due
occasioni ho provveduto personalmente a fissare accanto a quelle istituzionali,
infrangendo deliberatamente le indicazioni del cosiddetto cerimoniale delle
istituzioni pubbliche, in considerazione di quanto sopra detto, ma anche della
gravità della situazione in Palestina di cui tutti noi siamo complici.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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