Tag - Giornata della Memoria

Accade nella giornata della memoria
Nella giornata della memoria passano gli anni / e il suicidio dei popoli viene s-candito / come un orologio svizzero / tra muri di contenimento crollati /e ri-edificati da un dio padrone assoluto / che crede nelle stelle… accese e spente / da convogliare nell’emisfero americano. Nella giornata della memoria passano gli anni / e la giovane vita viene gettata nei miracoli / del paese più grande del mondo / dove solo i ricchi vanno in paradiso / con la licenza di uccidere tele-camerata / e giustificata da riser-visti e rivisti / feroci custodi di pace sicura e duratura. Nella giornata della memoria passano gli anni / e il Minosse israeliano occupa le terre / dal fiume al mare dove la speranza dei palestinesi / muore e fa vivere i coloni nelle case trincerate / dove nessuno medita che questo è stato / dove si consumano cibi caldi /e si tiene la rotta contro il resto del mondo. Nella giornata della memoria passano gli anni / e le sorgenti promesse liquide e gassose / spengono questi tempi di fuoco / e li immergono nelle vene dei neri e dei bianchi / contrassegnati, malmenati o uccisi / con violenza nuda e cruda da abbattere / per evitare una guerra… s-considerata civile. Pino Dicevi
January 28, 2026
Pressenza
La memoria del passato ci apra gli occhi davanti ai genocidi di oggi
Mai come in questo anno 2026 la commemorazione della Giornata della memoria sembra andare in cortocircuito rispetto al pesante fardello dell’attualità. Come se la Storia stessa ne domandasse un indispensabile aggiornamento, per renderne ancora valido e chiaro il messaggio educativo per il quale è stata creata. Istituita in Italia nel luglio del 2000 per ricordare lo sterminio pianificato di alcune etnie (in primo luogo ebrei, ma anche rom, sinti, persone genericamente dalla pelle scura) e di alcune fasce sociali (omosessuali, dissidenti politici), da parte della Germania nazista tra il 1938 e il 1945, con la complicità dei suoi alleati, tra cui il governo fascista di Mussolini, questa giornata commemorativa aveva degli intenti culturali ed educativi. Non dimenticare l’orrore di quanto accadde nei campi di sterminio hitleriani, di modo che una simile violenza non accadesse mai più. Di eliminazioni pianificate, pulizie etniche e genocidi è piena zeppa la storia umana: dai nativi americani, a quelli australiani, agli armeni, solo per citarne alcune storicamente comprovate. Per quanto geograficamente più lontani, quegli olocausti non possono passare in secondo piano. E invece molti giovani oggi ne sanno poco o niente. Come si può commemorare oggi la shoah, senza considerare che lo Stato ebraico sorto da quelle ceneri sta consumando un tentativo di genocidio nei confronti dei palestinesi? Dovremmo domandarci sul perché le vittime si trasformino in carnefici, per di più su altri popoli. Sarebbe complesso e probabilmente utile, ma nessuno sembra interessato ad approfondire. Che la giornata della memoria sia un’esclusiva del popolo ebraico, o addirittura dello Stato di Israele, non solo è erroneo ma, alla luce dei terribili fatti odierni, perfino imbarazzante. A questo riguardo va stigmatizzata la scelta del Comune di Capoterra di celebrare la giornata della memoria, invitando al consiglio comunale i rappresentanti dell’associazione “Chenabura”, appartenente alla Federazione delle associazioni Italia-Israele. Tale decisione è stata perciò democraticamente contestata da un gruppo di cittadine e cittadini che, durante la seduta consiliare, hanno sollevato in silenzio alcuni cartelli: LA MEMORIA SIA PER TUTTI I POPOLI VITTIME DI GENOCIDIO. Anche in questa occasione, qualcuno si è preso la briga di avvertire DIGOS e carabinieri, come se esercitare il proprio diritto di cittadinanza attiva costituisse un reato, o un potenziale pericolo. Senza mai disconoscere le vittime del passato, non possiamo chiudere gli occhi davanti a quelle del presente. Questo era il tema che stava dietro lo slogan “ricordare è resistere”, proposto da “A Foras” per un corteo regolarmente dichiarato, ma che la Questura di Cagliari ha inopportunamente vietato, con la motivazione pretestuosa che una tale iniziativa sarebbe stata confliggente con lo spirito della commemorazione. La richiesta era quella di sfilare da piazza Garibaldi lungo le vie del centro pedonale, sino a raggiungere il presidio giornaliero in piazza Yenne, in solidarietà col popolo palestinese che da 89 giorni si ritrova, talvolta silenziosamente con solo degli slogan stampati, talaltra con canzoni e poesie, o con la drammatica lettura dell’infinito elenco dei nomi dei bambini morti, mostrando la sua persistenza quotidiana dalle 18,30 alle 20. Infine i manifestanti sono stati costretti a dividersi in piccoli gruppi per poter raggiungere il presidio. Un gruppo più numeroso è stato bloccato dalla polizia, con inconsuete ed intimidatorie identificazioni. Questo fatto, sommato all’ingombrante ed inutile presenza di un grosso mezzo della polizia dotato di idranti, testimoniano dell’atteggiamento preventivamente repressivo messo in atto dalle forze dell’ordine. Il presidio di piazza Yenne era già affollato alle sei e mezzo del pomeriggio e poi si è sempre più ingrossato, con oltre cento, forse centocinquanta persone presenti. In occasione della giornata della memoria, le numerose associazioni che partecipano al presidio si erano tassate per mettere un’inserzione sul principale quotidiano locale: MAI PIU’ VUOL DIRE MAI PIU’ PER NESSUN POPOLO. AVERE MEMORIA E’ FERMARE IL GENOCIDIO PALESTINESE. Una ventina di persone per l’occasione indossavano abiti bianchi e una maschera bianca sul viso, in memoria dei morti ammazzati nel genocidio palestinese e in tutti i genocidi della Storia. Il gemellaggio con lo storico presidio di Milano continua e continuerà, finché l’esercito israeliano proseguirà ad occupare Gaza e ad affamare e colpire i civili. Perché la memoria del passato è utile solo se rivolta al presente, per prevenire o fermare i nuovi orrori della guerra. foti Redazione Sardigna Carlo Bellisai
January 28, 2026
Pressenza
“Affinché non accada mai più?” Napoli si interroga sul senso della Giornata della Memoria
Giornata della Memoria 2026. Tra cerimonie, scuole e testimonianze, Napoli vive il 27 gennaio dentro una frattura che interroga il valore stesso del ricordare. La legge 211 del 2000, che istituisce il Giorno della Memoria, non parla solo di celebrazioni. Parla di narrazione, di riflessione, di scuole. E indica uno scopo preciso: “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico periodo della nostra storia affinché simili eventi non possano mai più accadere.” È questa frase, affinché non accada mai più, che oggi pesa più di tutte. Perché a cosa serve ricordare i genocidi di ieri se non siamo capaci di riconoscere le disumanizzazioni di oggi? A cosa serve pronunciare “mai più” se resta una formula e non diventa responsabilità? È dentro questa domanda che Napoli ha attraversato il 27 gennaio. Una giornata fatta di fiori, letture, musica, studenti. Ma anche segnata da un’assenza che ha pesato più di molte parole: per la prima volta la Comunità ebraica non ha partecipato alle iniziative organizzate dal Comune. Una scelta resa pubblica attraverso dichiarazioni riportate da diversi organi di stampa locali e nazionali, che ha attraversato l’intera giornata e che impone una riflessione sul senso stesso del ricordare. La mattina si è aperta a Borgo Orefici, nella strada intitolata a Luciana Pacifici, la più piccola vittima napoletana della Shoah: una bambina di pochi mesi morta sul convoglio diretto ad Auschwitz. Alla deposizione della corona di fiori erano presenti il sindaco Gaetano Manfredi, il prefetto di Napoli Michele di Bari, le autorità civili e militari e il vicepresidente del Consiglio regionale Luca Trapanese. In quell’occasione il prefetto ha sottolineato come “questi momenti servono soprattutto a fare memoria perché ciò che è accaduto è stata la rottura del patto di civiltà in cui l’uomo ha smarrito il senso dell’umano. Noi dobbiamo doverosamente fare memoria perché sia monito affinché non accada in futuro”. Poco dopo, altri fiori sono stati deposti in piazza Bovio, davanti alle pietre d’inciampo che restituiscono identità a chi fu cancellato. Nei teatri e nei luoghi della cultura la memoria ha assunto forme diverse. Al Teatro Mercadante si è svolta una maratona di lettura integrale di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, affidata agli studenti di numerosi istituti cittadini. Al Teatro San Carlo la commemorazione istituzionale è stata accompagnata dalla musica di Verdi, mentre in altri spazi, come la Certosa di San Martino, i protagonisti sono stati ancora una volta i giovani. Durante un incontro promosso dalla Fondazione Valenzi, centinaia di ragazzi hanno partecipato alle iniziative della Giornata della Memoria, in un confronto che ha ribadito il valore educativo del ricordare. In diversi momenti della giornata, la memoria è passata anche attraverso le testimonianze. Tra queste, quella di Mario De Simone, fratello di Sergio, il bambino napoletano deportato e ucciso dai nazisti, che ha restituito volti, affetti e famiglie ai numeri dello sterminio. Accanto alle iniziative istituzionali e culturali, la Giornata della Memoria ha attraversato anche i territori. In occasione di un incontro con gli studenti alla Municipalità 5 del Vomero, nella sala consiliare, Margherita Siniscalchi ha definito la memoria “un atto di giustizia”, sottolineando il dovere di coltivarla soprattutto nelle nuove generazioni e ringraziando il mondo della scuola per essere presidio quotidiano di valori democratici. All’incontro erano presenti, tra gli altri, la scrittrice e giornalista Titti Marrone e la presidente della Municipalità Clementina Cozzolino. Un richiamo netto al fatto che dietro i numeri dello sterminio c’erano persone, volti, sogni, famiglie, e che la memoria ha senso solo se resta ancorata all’umano. Sempre oggi, anche Lucia Fortini, assessora all’istruzione della Regione Campania, ha affidato a un intervento pubblico una domanda semplice e radicale: a che serve? A che serve parlare, spiegare, raccontare, se non riusciamo a fermare la barbarie del presente, se “mai più” rischia di restare soltanto uno slogan. Fortini ha legato questa domanda all’esperienza di anni di viaggi ad Auschwitz con gli studenti. La risposta che si è data è netta: serve a formare coscienze. Perché nei volti dei ragazzi, davanti ai campi di sterminio, qualcosa cambia. Nasce una consapevolezza della barbarie umana. E forse è proprio questo il compito più profondo della memoria: provare a fare in modo che chi ha visto, chi ha capito, chi ha sentito, fuori faccia la differenza. La memoria ha parlato anche attraverso gesti simbolici. A Napoli, l’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon ha illuminato la propria facciata e piantato fiori bianchi nei giardini, richiamando in particolare le vittime più giovani della Shoah e la figura di Sergio De Simone, a cui è intitolato il pronto soccorso. Sempre in Campania, a Benevento, un percorso di luci bianche e rosse ha segnato il Centro Operativo della Soprintendenza nell’ex Convento di San Felice, in un’installazione pensata come spazio di silenzio, riflessione e coscienza civile. Luci accese contro il buio dell’oblio, per ricordare che la memoria non è solo parola, ma anche presenza nello spazio pubblico. Alla dimensione della luce si è affiancata quella della scrittura. Alla Biblioteca Universitaria di Napoli è stata inaugurata la mostra “Raccontare la Shoah: tra testimonianze e memoria scritta”, un percorso tra volumi rari, testi contemporanei e riproduzioni di giornali dell’epoca. Un’iniziativa che richiama il valore delle fonti, dei diari, della letteratura e della ricerca storica come strumenti fondamentali per costruire una memoria consapevole, capace di parlare al presente. Eppure, accanto a questo lavoro diffuso, si è aperta una ferita. La Comunità ebraica napoletana ha scelto di non partecipare alle celebrazioni comunali, denunciando una perdita di senso della Giornata della Memoria e una mancanza di dialogo con le istituzioni cittadine. Il sindaco ha richiamato alla necessità del confronto e alla tradizione di tolleranza della città. Ma il dato resta: oggi Napoli ha ricordato senza una parte fondamentale della propria storia viva. Ed è forse proprio questo a rendere questo 27 gennaio diverso dagli altri. Perché la memoria, quando è autentica, non è mai neutra. Non è mai solo commemorazione. Non è mai un gesto pacificato. La memoria viva non consola: interroga. Disturba. Costringe a prendere posizione. Oggi Napoli ha ricordato Luciana Pacifici, morta a pochi mesi su un treno per Auschwitz. In quella immagine c’è già tutto: la Shoah, ma anche ogni infanzia travolta dalle guerre, ogni essere umano ridotto a carico, ogni vita resa trasportabile. Forse è da qui che bisogna ripartire. Non dal rito, ma dalla responsabilità. Non dal passato, ma da ciò che il passato chiede al presente. Perché la memoria non è ciò che ricordiamo. È ciò che facciamo perché non accada di nuovo. Lucia Montanaro
January 27, 2026
Pressenza
Ricordare è resistere: a Cagliari manifestazione per aprire gli occhi sui genocidi del presente
RICORDARE È RESISTERE In questo giorno si mantiene viva la memoria dell’olocausto: il genocidio perpetrato ottant’anni fa dai nazifascisti contro ebrei, rom, sinti, disabili, omosessuali, oppositori politici e prigionieri di guerra. Mantenere viva la memoria oggi per noi vuol dire lottare per fermare il genocidio che stanno attuando i sionisti in Palestina e opporci alle prospettive di una guerra mondiale, portate avanti dalle potenze imperialiste e l’industria degli armamenti. L’aggressione statunitense del Venezuela, il rapimento del presidente Maduro e la minaccia di un’ulteriore escalation militare se non verranno spalancate le porte alle compagnie petrolifere americane, rappresenta un ulteriore dimostrazione dello spregio per le regole di convivenza tra le nazioni: come è successo in altri periodi bui della nostra storia, porterà inevitabilmente alla catastrofe per l’intera umanità. In questi ultimi mesi la repressione a chi si oppone alla guerra globale imminente è chiara: dalle organizzazioni palestinesi, agli arresti avvenuti in Italia e in Gran Bretagna ai danni di attivisti colpevoli di supportare la resistenza che combatte l’occupazione israeliana, allo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino, chiuso dalla polizia per ordine del governo italiano. E vanno nella stessa direzione anche i tanti procedimenti repressivi, che hanno colpito in Sardegna i compagni e le compagne che lottano contro l’occupazione dei territori sardi e palestinese e in sostegno dei popoli. La repressione non ci fermerà e continueremo a lottare fino a che Palestina, Sardegna e tutte le altre terre oppresse saranno libere e fino a che il mondo non sarà libero dall’imperialismo. Per questo invitiamo tutta la popolazione a scendere in piazza il 27 gennaio Ribadiamo che qualsiasi genocidio è intollerabile, a prescindere dal popolo che lo subisca, come lo è l’occupazione della terra per meri fini bellici o imperialisti. Possiamo opporci, è arrivato il momento di farlo! Ci vediamo il 27 gennaio alle ore 17:00 a Cagliari in piazza Garibaldi. A FORAS – CONTRA S’OCUPATZIONE MILITARE DE SA SARDIGNA   Redazione Sardigna
January 25, 2026
Pressenza
Verso il Giorno della Memoria 2026. Israele/Palestina, a che punto è la notte?
Lunedì 19 gennaio 2026 ore 18-20:30 Teatro Elfo Puccini, Corso Buenos Aires 33, Milano Apertura sala 17:30 Anche quest’anno in vista del Giorno della Memoria, Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista, in collaborazione con il Teatro Elfo Puccini di Milano, proseguono la riflessione su che cosa significhi “fare memoria” oggi. A questo scopo propongono un dibattito pubblico sui temi chiave della catastrofe in corso: guerra e crimini di guerra, sionismo, antisionismo, antisemitismo, ruolo di vittima o carnefice, termini spesso strumentalizzati. È perciò necessario fare chiarezza per un confronto che, rompendo la spirale di odio e violenza, conduca verso una prospettiva di giustizia e pacificazione. Interverranno: -Stefano Levi Della Torre, saggista, studioso del mondo ebraico: Una frattura nell’ebraismo; -Claudia Rosenzweig, docente di letteratura yiddish antica – Università di Bar-Ilan (Ramat Gan), Israele: Un po’ di storia; -David Calef, esperto di crisi umanitarie e scrittore freelance che si occupa di affari internazionali: L’ebraismo italiano di fronte alla strage del 7 ottobre e ai massacri di Gaza; -Gad Lerner, giornalista e autore: ”Dagli amici mi guardi Iddio”, a proposito dell’ambiguo filosemitismo delle destre nazionaliste; – LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista: Come fare memoria oggi? -Annie Cohen-Solal, storica, scrittrice, Distinguished Professor presso l’Università Bocconi di Milano: Ci sono mille modi di essere ebrei; Modera Matteo Pucciarelli, giornalista, membro della rete LƏA. Piccole clip musicali e letture interpretate da Elio De Capitani, attore e regista, accompagneranno gli interventi. www.maiindifferenti.it maiindifferenti6@gmail.com LƏA è su Facebook e Ig Mail: laboratorioebraicoantirazzista@gmail.com Ingresso con biglietto, 5 euro, in vendita dal 16 dicembre 2025 previa registrazione su www.elfo.org Entrate nella home page, cliccate l’omino, poi sulla pagina successiva in alto a destra ”Registrazione”   Redazione Milano
January 16, 2026
Pressenza