Grecia, Seán Binder e altri 23 attivisti assolti da tutte le accuse. Soccorrere migranti non è reato
Oggi, 15 gennaio, la Corte d’Appello di Lesbo, in Grecia, ha emesso un verdetto
di assoluzione al termine del procedimento a carico di Seán Binder, volontario
impegnato nelle operazioni di soccorso, e di altre 23 persone imputate insieme a
lui.
Commentando la decisione della corte di assolvere Seán Binder, insieme agli
altri imputati, da tutte le accuse, tra le quali presunta appartenenza a
un’organizzazione criminale, frode, riciclaggio di denaro e favoreggiamento
dell’ingresso irregolare, Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio istituzioni
europee di Amnesty International, ha dichiarato: “La sentenza di oggi è un
sollievo che attendevamo da tempo per Seán, per i suoi amici, la sua famiglia e
tutte le persone che lo hanno sostenuto, ma anche per la società civile in
Grecia e altrove. Pur accogliendo con favore questo esito, Amnesty International
ribadisce ancora una volta che queste accuse non avrebbero mai dovuto arrivare
in tribunale.
I diritti umani di Seán sono stati violati e la sua vita è rimasta sospesa per
molti anni. Ci auguriamo che la decisione di oggi invii un messaggio forte alla
Grecia e agli altri Stati europei: la solidarietà, la vicinanza e la difesa dei
diritti umani devono essere tutelate e valorizzate, non punite.
Anche l’Unione Europea deve prendere atto di questa sentenza e introdurre
garanzie più solide contro la criminalizzazione dell’assistenza umanitaria nel
proprio diritto. Nessuno dovrebbe essere punito per aver cercato di aiutare.”
Seán Binder ha dichiarato: “Oggi la corte ha preso l’unica decisione possibile,
alla luce della debole base giuridica delle accuse e delle fragili prove
presentate dall’accusa. È un enorme sollievo sapere che non trascorrerò i
prossimi 20 anni in carcere, ma allo stesso tempo è profondamente preoccupante
che questa sia stata anche solo una possibilità.
“Oggi è stato chiarito, come avrebbe sempre dovuto essere, che fornire
assistenza umanitaria salvavita è un obbligo, non un reato; che usare WhatsApp è
normale, non la prova di un reato; che acquistare lavatrici per un campo
profughi non rende una persona responsabile di riciclaggio di denaro. Questa
assoluzione deve costituire un precedente,” ha concluso Binder.
Ulteriori informazioni
Seán Binder era sotto processo davanti alla Corte d’Appello di Lesbo nell’ambito
di un procedimento penale legato ad attività di soccorso alle persone migranti.
Rappresentanti di Amnesty International hanno assistito al processo.
Amnesty International