Parole in movimento: un vocabolario per capire le frontiere e chi le attraversa
Controdizionario del confine. Parole alla deriva del Mediterraneo centrale (Tamu
Edizioni, Novembre 2025) 1 raccoglie 42 parole dalla A alla Zeta, derivate dalle
lingue coloniali e dall’arabo e innovate, manipolate, ibridate nel contesto
dell’esperienza delle persone provenienti dall’Africa subsahariana o originarie
della Tunisia verso l’Europa.
Notizie/Arti e cultura
«CONTRODIZIONARIO DEL CONFINE. PAROLE ALLA DERIVA NEL MEDITERRANEO CENTRALE»
Equipaggio della Tanimar, a cura di Filippo Torre (Tamu Edizioni, Novembre 2025)
21 Novembre 2025
L’Equipaggio della Tanimar 2, l’autore collettivo che prende il nome dalla barca
a vela su cui hanno viaggiato nel cuore del Mediterraneo le ricercatrici e i
ricercatori delle Università di Genova e Parma, ha raccolto queste parole da
incontri, canzoni, diari di campo, testimonianze o post sui social network e le
ha selezionate attraverso l’interlocuzione diretta con le persone in transito,
in particolare, sul confine italo-tunisino.
Parole di mare e di terra, fuori dalla storia ufficiale, recuperate e restituite
in queste pagine con l’intento di esplorarne l’etimologia e il significato, ma
soprattutto l’uso sociale e il potenziale sovversivo: parole di una lingua viva,
in costante mutamento e movimento, parlata da chi, nel limbo determinato dalle
politiche securitarie della fortezza Europa, si trova a muoversi sulla soglia
tra il visibile e l’invisibile, subendo, resistendo e sfidando il razzismo, la
violenza e l’emarginazione che da esse derivano, sia a livello istituzionale che
sociale.
Un contro-dizionario per una contro-narrazione in cui ogni parola è accompagnata
da una o più testimonianze: esempi di campo che permettono di comprendere il
loro significato o ri-significato pratico e profondo nella vita quotidiana delle
persone in movimento.
Una contro-narrazione dell’esperienza migratoria che, smarcandola dalla
rappresentazione e narrazione dominante di massa indistinta di vittime o
criminali, riesce a restituire la dimensione individuale, il protagonismo e la
prospettiva di chi la vive, a partire dalle auto-definizioni di: adventurier,
soldats, harraga, bozayeurz.
PH: Roberta Derosas
In questo contro-dizionario, che si fa innanzitutto luogo in cui si attraversano
spazi geografici, marini e terrestri, spazi relazionali e sociali, spazi di
auto-organizzazione, emarginazione o costrizione, si incontrano termini come:
boutille (la parola “segreta” per indicare l’imbarcazione del viaggio in
partenza), skadra (che indica la motovedetta militare tunisina che pattuglia le
coste e riporta indietro), zitounes (che indica tutti i territori fatti di
ripari di fortuna in cui vivono ammassate le persone in movimento) o centro
(parola generica con cui vengono indicate tutte le tipologie di centro in cui si
può finire una volta attraversato il Canale di Sicilia).
Tra le pagine di Controdizionario di Confine trovano luogo anche le parole degli
spazi virtuali, dei post di promozione dei viaggi, di “recensioni” su
intermediari (cokseur), avvertenze su truffatori (arnaqueur) e le parole
utilizzate da pescatori, abitanti, soccorritori. In un gioco di specchi, c’è
spazio anche per un’espressione come or noir, oro nero: il termine con cui le
persone in transito sanno di essere chiamate dai trafficanti e dagli sfruttatori
autoctoni che traggono profitto dal traffico o dallo sfruttamento dei loro
corpi.
In questo archivio di parole di un Mediterraneo alla deriva, in cui si trovano
parole segrete, alternative, armate, sacre, di solidarietà, speranza,
resistenza, rabbia, sfida e rassegnazione non ci sono parole neutre perchè nella
violenza e contraddizioni del confine marittimo che tradisce la sua stessa
etimologia di “fine comune”, anche la parola “meteo” si carica di un significato
di presagio, di opportunità o minaccia e di manifestazione della volontà divina.
Mentre, il termine che, in assoluto, primeggia e ricorre come riferimento di
tante altre parole è Boza, la parola della riuscita, del grido di vittoria sulla
frontiera.
Un contro-dizionario frutto di tanti viaggi che dovrebbe, a sua volta, viaggiare
non solo tra gli esperti di migrazioni ma nelle scuole e tra i pubblici più
vari, affinché nella narrazione dominante trovi spazio una rappresentazione
dell’esperienza migratoria nella sua complessità che, travalicando
vittimizzazione e criminalizzazione riesce a rendere conto non solo
dell’ingiustizia prodotta dalle politiche europee e dagli accordi tra l’Unione
europea e i Paesi del Nord Africa, ma anche della consapevolezza, della capacità
di resistenza, di difesa, di auto-organizzazione collettiva e di
autodeterminazione delle persone in movimento.
L’avvertenza per fare buon uso e comprendere il senso profondo del lavoro che ha
portato a questo prezioso dizionario si trova nella prefazione di Georges
Kpuangang:
“Chi legge è invitato a entrare in queste pagine con attenzione e rispetto. Non
si tratta solo di parole: si tratta di vite che continuano a parlare anche
quando il mondo sembra non volerle ascoltare”.
PH: Roberta Derosas
1. A cura di Filippo Torre; Prefazione di Georges Kouagang. Consulta la scheda
del volume ↩︎
2. L’Equipaggio della Tanimar è composto da un gruppo di ricercatrici e
ricercatori delle Università di Genova e di Parma che studia le forme di
mobilità e l’abitare migrante nel regime di frontiera mediterraneo. Formato
da sociologi, antropologi e giuristi, si occupa di migrazioni, immaginari e
confini usando metodi etnografici, visuali e partecipativi. Dopo anni di
ricerca sul confine mediterraneo, nel 2022 l’equipaggio ha navigato tra
Pantelleria, Malta e le Isole Pelagie, esperienza da cui è nato il libro
Crocevia mediterraneo (Elèuthera, 2023). Un secondo viaggio etnografico ha
interessato, nel 2023, l’area dei porti tunisini di Kerkennah, Sfax, Mahdia
e Monastir e un terzo, nel 2025, le isole dell’Egeo, tra Grecia e Turchia.
Nel settembre 2025 l’equipaggio ha partecipato all’iniziativa politica
f.Lotta, un’occupazione massiccia del Mediterraneo. ↩︎