Tag - Dottrina Monroe

Accendiamo la luce su Cuba
Cgil, Anpi, Arci, Nexus e Italia Cuba, rilanciano la campagna “Energia per la vita” che era partita nel settembre dello scorso anno. Articoli di Andrea Mulas, Geraldina Colotti ed una Cronologia del blocco e degli attacchi degli Stati Uniti a Cuba (1961-2025) tradotta in italiano dal Comitato Carlos Fonseca. “L’assalto al cielo” 67 anni dopo. Contro l’assedio Usa di Cuba
February 25, 2026
La Bottega del Barbieri
Venezuela: “Qui non c’è resa, non c’è capitolazione…
… c’è lotta per la pace e il socialismo”. Intervista di Geraldina Colotti al dirigente comunista venezuelano Carolus Wimmer (*) Carolus Wimmer (1948) non è solo un accademico e un politico; è un pilastro dell’internazionalismo militante in Venezuela. Ex deputato ed ex presidente (GPV) al Parlamento Latinoamericano (2005 – 2016), Dirigente della Gioventù Comunista (JCV) (1971 – 1980), Direttore della
February 18, 2026
La Bottega del Barbieri
la Strategia di Sicurezza Nazionale di Donald Trump
Proprio nei giorni in cui l’attenzione dell’America e del mondo era concentrata sui misfatti di Minneapolis, il cosiddetto Dipartimento della Guerra statunitense pubblicava quasi in sordina il suo documento di “Strategia di Difesa Nazionale” a firma del ministro Pete Hegseth, che andava ad integrare e completare la National Security Strategy uscita nel novembre 2025 a firma di Donald Trump. La somma dei due documenti delinea un progetto altamente inquietante che, nell’insieme, non è stato adeguatamente compreso e interpretato. Molti vi hanno voluto vedere soltanto il manifesto di una rinnovata “dottrina Monroe”: gli Stati Uniti intenderebbero riaffermare il proprio dominio sull’emisfero occidentale, escludendo da questo ogni altra potenza, ma riconoscendo in cambio le sfere d’interesse altrui senza pretendere di sopraffarle. Si è parlato di una nuova “età degli imperi”. Sarebbe il progetto della spartizione del pianeta in un sistema di sfere d’influenza delle grandi potenze, con le quali gli Stati Uniti sarebbero pronti a convivere senza schiacciarle. Ma non è affatto questo il disegno. Non si progetta nessun ripiego. Al contrario, si prospetta un riarmo generale, spalmato su tutti i continenti. Quel che emerge con grande evidenza dall’analisi dei due documenti è l’intenzione degli Stati Uniti di difendere con le unghie e coi denti la loro posizione di predominio per tutto il pianeta. Non è esagerato definirli il vero e proprio Manifesto di una Dittatura Planetaria. Il richiamo esplicito alla dottrina Monroe è soltanto una componente del complessivo disegno globale, un disegno che discende evidentemente dalla malaugurata dottrina sullo “scontro di civiltà” propugnata da Samuel Huntington dopo la fine della guerra fredda, forse dimenticata in Europa, ma non certo in America. Delle nove “civiltà” immaginate da Huntington, tre erano indicate come potenziali avversari: quella islamica, quella “ortodossa” (la Russia), quella cinese. Sono esattamente questi gli “avversari” che emergono nei documenti della strategia trumpiana. Dalla National Defense Strategy si ricava un’indicazione molto chiara sul versante militare del confronto con questi avversari. Gli Stati Uniti riservano a se stessi il controllo dell’Emisfero Occidentale e quello dell’Indo-Pacifico, ossia il confronto con la Cina, mentre il resto è delegato alle forza alleate: all’Europa il contrasto alla Russia, a Israele il controllo sul Medio Oriente, alla Corea del Sud il confronto “convenzionale” con la Corea del Nord, mentre è scontato che il nucleare rimane responsabilità americana. A chi favoleggiava di un ripiego americano, dovrebbe bastare una frase: “le alleanze dell’America formano un perimetro difensivo attorno all’Eurasia […] una rete di gran lunga più ricca di tutti i nostri potenziali avversari messi insieme”. Russia e Cina sono strette in un assedio permanente, ma si chiama “perimetro difensivo”. Sostenere che dobbiamo difenderci da Russia o Cina che ci minacciano, quando siamo noi che li stiamo assediando è per lo meno ardito: ma questa è la orwelliana neolingua che si addice all’infantile bellicosità americana. Questo per quanto riguarda il versante militare: il quale però è solo uno degli apparati di portata planetaria su cui contano gli Stati Uniti. Ce ne sono almeno altri tre non meno poderosi. Innanzitutto l’ultimo arrivato, il colossale sistema informatico di produzione e trasmissione dei dati attraverso il quale si possono condizionare (e spiare) istituzioni e infrastrutture per il mondo intero; poi il grande apparato dei mercati finanziari, che la National Security Strategy apertamente rivendica come formidabile strumento di potere; e infine il più anziano, il sistema mondiale dei media sui quali l’influenza americana, occulta o meno, incombe dai tempi della guerra fredda. Ce n’è quanto basta per poter aspirare a tenere in pugno il pianeta. Soprattutto se si decide, come si è deciso, di scrollarsi di dosso l’ingombrante edificio del diritto internazionale a cui, dopo l’ultima guerra mondiale, tutti i governi del mondo avevano convenuto di affidarsi per bandire la guerra dalla storia e scongiurare il sopruso dei più forti. L’attacco frontale al diritto internazionale apertamente proclamato nei due documenti e forse l’aspetto più clamoroso di questo inquietante Manifesto. Il motto è peace through strength, pace attraverso la forza: che non è che un altro limpido esempio di neolingua per alludere alla legge babbuina del più forte, dalla quale la specie umana ha osato tentare di affrancarsi fin dagli albori della sua vicenda terrestre. L’America, sta scritto, vuole guidare il mondo con la “deterrenza”, ovvero mettendo paura. Dicesi dittatura una situazione politica in cui un soggetto pretende di imporre le sue decisioni ad una collettività dalla quale non è stato scelto e che non è in grado di rimuoverlo se fa cattivo uso del potere, un soggetto che per mantenere il suo predominio può fare affidamento su un ventaglio di mezzi, dalla manipolazione del consenso, all’illusione finanziaria, alla sorveglianza occulta, alla predoneria mascherata, ma in ultima istanza si affida soprattutto alla minaccia dell’uso della forza per imporre il suo potere. Se quella collettività è data dagli stati e dalle nazioni del mondo, oggi quel soggetto si incarna negli Stati Uniti d’America: e i documenti in questione sono il progetto, fortunatamente incompiuto, di edificare quella dittatura. Qui non c’è da accusare il capitalismo, non c’entra l’economia di mercato. Peggio: c’entra soltanto quella fame di potere che dalla notte dei tempi incombe su ogni forma di convivenza umana e che ha generato tutte le tirannidi, tutte le autocrazie, gli assolutismi, le dittature. Con una straordinaria aggravante: che ben pochi dittatori hanno osato proclamare apertamente l’intento di esercitare il potere nel proprio esclusivo interesse. Questo invece fanno gli Stati Uniti di Donald Trump. Dev’essere per questo che una delle parole più ricorrenti è unapologetically, “senza chiedere scusa”. Un’espressione che tradisce la consapevolezza che ci sarebbe da chiedere perdono, perché c’è da vergognarsi. L’America non si merita Donald Trump, è un paese capace di grande intelligenza e grande cuore. Proprio mentre Hegseth pubblicava i suoi deliri, la città di Minneapolis si ribellava al sopruso del potere scatenato dai bruti di ICE per le sue strade e Bruce Springsteen componeva un capolavoro come Streets of Minneapolis. Non è stato e non sarà l’unico canto. L’America si vergognerà di Donald Trump.  Non c’è bisogno di essere profeti per fidare che la Dittatura Planetaria americana non cadrà sotto il fuoco dei nemici immaginari paventati con l’inganno in queste pagine. E’ più facile che cada sotto il chiasso di quei canti, sotto il peso di questa vergogna. Un’analisi dettagliata dei due documenti è ora disponibile in dieci brevi puntate sul mio blog “Politics, Poetry and Peace” 1 – Un progetto altamente inquietante 2 – La colpa più grave fu non essere abbastanza cattivi 3 – Vogliamo essere i primi del mondo 4 – Ci interessano i nostri interessi 5 – Comandare mettendo paura 6 – Poteri spaventosi e segni di idiozia 7 – Signoria sull’emisfero americano 8 – Indo-Pacifico: patetiche prove di forza 9 – Europa e Russia, Medio Oriente, Africa: uno strano, incoerente balbettio 10 – Conclusione: il peso di questa vergogna Alberto Cacopardo
February 6, 2026
Pressenza
Furundulla 305 – La ricoperta dell’America
Se dobbiamo fare a chi le spara più grosse (le cazzate, intendo)  di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Bella scoperta!! Minneapolis   Memorial Day     Revivals https://www.ilpost.it/2015/09/27/asse-patto-tripartito/ Cicloni “Le vittime invisibili del ciclone Harry: 380 persone sono disperse nel
January 29, 2026
La Bottega del Barbieri
Dialogo Caracas-Washington risultato della Diplomazia Bolivariana di Pace, Rodriguez: “Il popolo venezuelano rimanga unito”
Rodriguez: “Non abbiamo paura di dialogare con gli USA” La Presidente vicaria (facente funzioni) del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito venerdì 16 gennaio che il suo Paese non ha paura di stabilire “relazioni” bilaterali con gli Stati Uniti, perché, nonostante siano state segnate da difficoltà nel corso della loro esistenza, si tratta di legami “storici”.  “Non abbiamo paura di stabilire relazioni con un Paese di questo emisfero, con gli Stati Uniti. Si tratta di relazioni storiche, mantenute persino dal nostro liberatore Simón Bolívar. Sono relazioni storiche, che hanno indubbiamente subito battute d’arresto, credo dovute alla scarsa comprensione da parte della [Casa Bianca] della realtà politica, economica e sociale del Venezuela” – ha affermato la Presidente durante un incontro con i membri del Consiglio Nazionale per l’Economia Produttiva. Alla vigilia dell’incontro con gli USA, ha affermato che le autorità venezuelane sono consapevoli che gli Stati Uniti “sono molto potenti, una potenza nucleare letale”, ma nonostante questa differenza di potere, Caracas è convinto che sia possibile negoziare su un piano di parità.  Delcy Rodríguez (a sinistra) saluta il Ministro dell’Industria e della Produzione Nazionale del Venezuela, Alex Saab. Caracas, 16 gennaio 2026. Ufficio stampa presidenziale venezuelano “Abbiamo visto il loro operato nella storia dell’umanità. Lo sappiamo. E  non abbiamo paura di affrontarlo diplomaticamente, attraverso il dialogo politico, come è opportuno, e  di risolvere una volta per tutte questa contraddizione storica “ – ha sostenuto, riferendosi al contrasto tra, da un lato, la Dottrina Monroe (e la attuale e vergognosa Dottrina Rubio, in violazione con il diritto internazionale) difesa dal Paese nordamericano e, dall’altro il bolivarismo venezuelano e la Diplomazia Bolivariana di Pace. Dialogo Caracas – Washington su energia, commercio e cooperazione economica, ma al servizio del popolo venezuelano Sebbene si debba ammettere che da 18 trimestri consecutivi il Venezuela, guidato dal governo socialista bolivariano di Nicolas Maduro fosse in crescita economica – diventando il primo Paese in crescita in Sudamerica nel 2025 – e che la Legge di Bilancio 2026 (presentata dalla stessa Delcy Rodriguez, in qualità di vicepresidente) aveva già previsto un futuro investimento del 77,8% del bilancio in piani sociali, l’aggressione USA del 3 gennaio ha scombussolato i piani del governo bolivariano.  Rodríguez, garantendo la continuità con il governo Maduro, soprattutto per quanto riguarda il Programma di Ripresa Economica del 2018, ha dichiarato: “Ratifichiamo pienamente il programma di ripresa economica , prosperità e crescita presentato al Paese dal Presidente Nicolás Maduro nel 2018, che ci ha permesso di essere dove siamo; che ha permesso all’economia venezuelana di essere un’economia leader nella crescita in America Latina”. Con l’avvio degli attuali dialoghi con gli USA, Rodriguez ha rivelato al pubblico che Caracas e Washington stanno “affrontando questioni di energia, commercio e cooperazione economica in vari modi”, sebbene abbia sottolineato che “questa agenda economica deve essere al servizio del popolo venezuelano”, in conformità con le linee guida definite dal presidente Nicolás Maduro.    Delcy Rodríguez saluta un membro del Consiglio Nazionale per l’Economia Produttiva. Caracas, 16 gennaio 2026.Ufficio stampa presidenziale venezuelano Il modello, ha spiegato, si basa sulla produzione nazionale di cibo, manufatti, medicinali e altri beni strategici, attraverso un’alleanza tra il settore pubblico e gli enti privati. Ha inoltre riferito che sono stati implementati programmi di assistenza sociale, sottolineandone l’importanza nel fornire  supporto psicologico e alimentare alla popolazione di fronte all’impatto dell’attacco di Washington (2). In questo modo, ha sostenuto, ci si aspetta che “i nuovi investimenti che potrebbero arrivare nel Paese saranno volti a potenziare i processi produttivi nazionali attorno a ciò che si produce in Venezuela “, perché questa espressione di sovranità ha permesso “di superare le gravi condizioni generate dal blocco criminale” degli Stati Uniti.  Quest’anno si prevedono maggiori risultati, investimenti e benessere per il popolo venezuelano, ha assicurato la presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, attraverso i suoi social media: “Nel 2025, la nostra industria degli idrocarburi e i 14 motori dell’economia hanno registrato una performance straordinaria e quest’anno si prevedono risultati, investimenti e benessere ancora maggiori per la nostra gente”. Ha inoltre sottolineato che, dopo il Primo Consiglio Nazionale dell’Economia Produttiva del 2026 (3), ha ascoltato attentamente i rappresentanti dei vari settori produttivi del Paese e che questi hanno presentato la tabella di marcia che guiderà il cammino di crescita economica a beneficio dei venezuelani. Ogni centesimo ricevuto e investito dai fondi sovrani verrà reso noto Per quanto riguarda i ricavi che il Paese otterrà dalla vendita del suo petrolio greggio, Rodriguez ha sottolineato che saranno destinati a “due fondi sovrani”, uno destinato a “migliorare il reddito dei lavoratori “ e un altro a migliorare le infrastrutture e i servizi.  La presidente vicaria ha ribadito che i due fondi sociali sovrani, recentemente annunciati, avranno lo scopo di “equilibrare le disuguaglianze”. Lo ha annunciato sabato durante una giornata di assistenza completa nell’agglomerato urbano di Ciudad Tiuna, i cui spazi sono stati colpiti dall’attacco militare perpetrato dagli Stati Uniti (USA) contro il Venezuela. “Abbiamo creato due fondi sociali. Questa settimana lavoreremo con il Consiglio dei Ministri dell’Economia e il Consiglio dei Servizi Pubblici. Il primo fondo sovrano sarà destinato alla protezione sociale; qualsiasi reddito derivante dalla produzione di petrolio e gas andrà direttamente a sostenere il reddito dei nostri lavoratori, i programmi sanitari, la sicurezza alimentare, l’istruzione e l’edilizia abitativa. Il secondo fondo sovrano sarà destinato ai servizi pubblici, alle infrastrutture, all’acqua, al gas, all’elettricità e alle strade” – ha sottolineato, sottolineando anche che il governo nazionale riferirà su ogni centesimo che entra e viene investito dai due fondi sovrani. “Quello che vogliamo è che queste valute estere siano destinate allo sviluppo economico e sociale del Venezuela attraverso la creazione dei fondi sovrani che ho annunciato ieri […]. Le entrate petrolifere devono essere per tutto il Venezuela e per tutto il popolo venezuelano , in tutte le sue circostanze” – ha sottolineato .  A sostegno della sua tesi, ha spiegato che un aumento del reddito dei lavoratori ha un impatto positivo sui consumi – e quindi sui settori industriale e commerciale – mentre la rivitalizzazione economica consentirà “la sostituzione strategica delle importazioni” e l’aumento delle casse pubbliche attraverso la “riscossione delle imposte”, nell’interesse di “colmare i divari fiscali”.  “Nessuno impazzisca qui , perché il piano di diversificazione della nostra economia lontano dalle entrate petrolifere deve proseguire, e questo Consiglio economico nazionale deve diventare il motore affinché le piattaforme industriali abbiano accesso al credito, affinché i settori economici abbiano accesso al credito, affinché i comuni, attraverso consultazioni popolari, abbiano la garanzia di un sostegno finanziario per gli imprenditori […], affinché il credito diventi un motore dell’apparato produttivo del Venezuela” – ha aggiunto.  Il popolo venezuelano rimanga unito contro l’estremismo golpista Sabato 17 gennaio 2026, la presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha esortato i venezuelani a restare uniti, sottolineando che “l’estremismo sta lavorando” per dividere il popolo venezuelano. “L’appello è a restare uniti. Il nemico è all’opera, sia il nemico esterno che l’estremismo interno; stanno lavorando per dividere il nostro popolo, e la migliore risposta è la calma, la pazienza e la prudenza strategica ” – ha affermato durante una visita alla comune di Heroínas de la Patria a Fuerte Tiuna, uno dei quartieri colpiti dall’aggressione statunitense del 3 gennaio 2026, culminata nel sequestro del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores (1). Rodríguez ha affermato che il Paese sudamericano è la “terra dei liberatori” e ha quindi esortato “il popolo di Simón Bolívar a continuare a fornire esempi storici di superamento delle difficoltà “. “Che nulla ci abbatta, nulla ci sconfigga e che quello spirito, lo spirito di Bolívar, che era uno spirito vittorioso e indistruttibile, sia lo spirito del Venezuela di oggi”, ha aggiunto. La presidente ad interim ha ribadito il suo appello, chiedendo il rilascio di Maduro e Flores. “È la volontà del popolo venezuelano: che il presidente Maduro torni, che la primera combatiente torni” – ha affermato. La centralità della Diplomazia Bolivariana di Pace nel dialogo Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha uno scopo, da parte del sistema mediatico occidentale e del suo establishment: frammentare ancora di più il movimento in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana facendo leva su uno scetticismo emotivo e non ragionato. Rodriguez è sostenuta dalla base chavista ed è sostenuta dal 91% dei venezuelani godendo di stima, oltre che di territorialità, cosa di cui pochi capi di stato godono. Come ha ribadito recentemente Rodriguez, la Diplomazia Bolivariana di Pace – ossia la “filosofia del dialogo” con chiunque – è parte delle grandi innovazioni umanistiche della Rivoluzione Bolivariana che ha segnato una svolta in politica estera rispetto ai governi pre-chavisti in Venezuale, oltre che ha segnare un esempio per chiunque in ambito esterno uscendo dalle logiche dell’unilateralismo ed aprendo al multipolarismo. Lo strumento diplomatico usato come prevenzione esclusiva ai conflitti militari, diplomatici, economici e geopolitici. Questo è lo strumento che è applicato ora dal governo bolivariano nel dialogo con Washington. Diosdado Cabello Rondón, segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il 13 ottobre 2025 ha espresso la sua posizione quando era stato consultato in merito alla convocazione di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite promossa dal Paese nei giorni precedenti. Cabello aveva sottolineato che “il Venezuela utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi parte del mondo. Il Venezuela si è sempre caratterizzato, durante la rivoluzione, per avere una diplomazia di pace”, e ha esortato le persone a ricordare “come i diplomatici venezuelani sono stati utilizzati in passato, ad esempio in El Salvador, dove gli squadroni della morte sono stati creati dall’ambasciata venezuelana”. Ha ricordato: “Quando Luis Herrera Campins era presidente, negli anni ’70 e ’80 c’erano gli squadroni della morte; persone che non avevano scrupoli di alcun tipo e usavano il corpo diplomatico per creare squadroni della morte insieme alla CIA, per assassinare figure religiose, leader popolari e leader sindacali. Con il Comandante Chávez siamo entrati in una nuova fase; prima di non ingerenza, ma anche di una diplomazia di pace, dove il nostro attuale presidente Nicolás Maduro ha ricoperto la carica di Ministro degli Esteri per sette anni. È una scuola. Abbiamo presentato il nostro Paese come una forza di pace davanti a tutti gli organismi competenti” – ha concluso. Oggi, più che mai, il governo bolivariano guidato dalla Presidente vicaria Delcy Rodriguez è questo: governare dialogando in pace per la pace senza dimenticare la sovranità del proprio Paese e il diritto all’autodeterminazione dei popoli.   (1) Con il pretesto di combattere il narcoterrorismo, il 3 gennaio gli Stati Uniti  hanno lanciato  una massiccia aggressione militare in territorio venezuelano (1), colpendo Caracas e gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. L’operazione si è conclusa con il rapimento di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, che sono stati condotti a New York. Le aree prese di mira erano di interesse militare, ospitavano sistemi di difesa aerea e infrastrutture di comunicazione, sebbene anche le aree urbane siano state colpite e vi siano state vittime civili. Caracas ha descritto le azioni di Washington come una ” aggressione militare molto grave ” e  ha avvertito  che l’obiettivo degli attacchi “non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione”. Molti Paesi in tutto il mondo, tra cui Russia e Cina,  hanno chiesto  il rilascio di Maduro e di sua moglie. (2) Il Ministero degli Esteri russo  ha sottolineato  che al Venezuela deve essere garantito il diritto di decidere autonomamente del proprio destino, senza alcuna ingerenza esterna. Secondo il Ministero degli Interni, della Giustizia e della Pace del Venezuela, nell’attacco  sono morte almeno 100 persone , tra cui 32 cubani appartenenti alla squadra di sicurezza che proteggeva Maduro. (3) incontro con i leader aziendali nazionali, pubblici e privati, per coordinare e promuovere gli investimenti nel Paese.   Fonti: https://actualidad.rt.com/actualidad/582571-delcy-rodriguez-no-tener-miedo-relaciones-eeuu https://actualidad.rt.com/actualidad/582706-extremismo-trabaja-delcy-rodriguez-llama-union   Lorenzo Poli
January 19, 2026
Pressenza
Dalla parte degli Inuit, dei cani, delle slitte
Luca Casarini, su Comune.info Prima che ci sbilanciamo nelle fantasmagoriche visioni dei bombardieri statunitensi che colpiscono la Danimarca, facendo attivare l’articolo 5 della Nato e dunque, le contraeree europee contro gli stealth, e innescando così la rivoluzione mondiale (ho letto anche questo ve lo giuro), suggerisco sommessamente di dare un occhio a cos’è e com’è la Groenlandia. Una serie “leggera” su
January 15, 2026
La Bottega del Barbieri