Dove va a parare l’educazione finanziaria a scuola, un convegno Cesp-Cobas
Si è svolto ieri, 14/01/2026, il convegno nazionale “Finanziarizzazione e
scuola, studenti e docenti imprenditori di se stessi?” organizzato dal
CESP-COBAS Palermo per discutere sulla recente introduzione dell’educazione
finanziaria nei curricula delle scuole di ogni ordine e grado. Il convegno è
stato animato dalle relazioni del prof. Emiliano Brancaccio dell’università
Federico II-Napoli (Piccoli speculatori crescono? Una critica all’Ed.
Finanziaria), del prof. Andrea Fumagalli dell’università di Pavia (
Privatizzazione dell’istruzione e del general intellect in Italia), dell’avv.
Giuseppe Nobile- ufficio legale COBAS (Contratti di lavoro e dinamiche
salariali), del prof. Ferdinando Alliata del CESP Palermo (Previdenza
integrativa e silenzio assenso. Il caso Espero) e del sottoscritto, anche io
CESP-COBAS Palermo (Educazione finanziaria a scuola: acquisire competenze o
veicolare il messaggio?). Il convegno ha fatto registrare un vero e proprio boom
di presenze con oltre 400 partecipanti collegati da molte città nonché una
partecipazione attiva costituita da decine di domande e osservazioni poste ai
relatori.
La misura in oggetto, introdotta nelle scuole a partire dall’anno scorso,
2024/25, con il DDL Capitali trasformato in legge n.21/03/2024 stabilisce
l’introduzione dell’educazione finanziaria nei programmi scolastici e si
configurerà come una materia interdisciplinare e trasversale volto alla
costruzione di un percorso formativo su finanza, risparmio, investimento. Tale
percorso verrà integrato nelle 33 ore di lezione destinate all’educazione civica
e i contenuti verranno determinati dal Ministero d’intesa con (udite, udite) la
Banca d’Italia, la Commissione nazionale per le società e la borsa, l’Istituto
per la vigilanza sulle assicurazioni e la Commissione di vigilanza sui fondi
pensione.
Nell’attesa il comitato EDUFIN ha definito “Le linee guida per lo sviluppo delle
competenze di educazione finanziaria nella scuola” che si articoleranno in
diversi ambiti di intervento: denaro e transazioni; pianificazione e gestione
delle finanze; rischio e rendimento; ambiente finanziario. Posto che la materia
deve affrontare anche i temi assicurativi e previdenziali, per il ministero
sembra fondamentale che tali argomenti vengano affrontati quanto prima da
ragazzi e bambini poiché godendo di un orizzonte temporale ampio possano pensare
da subito a progetti di risparmio o investimento con finalità previdenziali.
Pensate, si potrebbe ipotizzare di spingere i genitori ad investire una quota
paghetta in un fondo pensione per evitare che i figli debbano lavorare fino a 80
anni.
Molto centrata e interessante da questo punto di vista la relazione del Prof.
Alliata che ha analizzato la funzione e la composizione tecnica del fondo Espero
evidenziandone i limiti e i rischi a causa di una componente azionaria sempre
più ampia, ma soprattutto denunciando sia l’impossibilità di percepire il TFR in
cambio di rendimenti medi fino ad oggi ben al di sotto di quelli garantiti
dall’INPS con il TFS, sia soprattutto il meccanismo del silenzio assenso che
espropria il neoassunto un po’ distratto della gestione del suo TFR.
Molto esplicativa benché sintetica la disamina delle dinamiche finanziarie e
borsistiche operata dal Prof. Brancaccio che ha reso palese a tutti i
partecipanti l’impossibilità di prevenire in modo assoluto i rischi derivanti
dagli investimenti operati dai fondi nonché la possibilità di controllarne o
deciderne gli indirizzi (molti di questi fondi investono nell’industria degli
armamenti purché convenzionali e non vietati
La relazione del prof. Fumagalli ha centrato invece il focus sugli effetti della
finanziarizzazione sull’università e su come ormai i grandi gruppi intervengano
direttamente sugli orientamenti della ricerca offrendosi di pagare i ricercatori
che operano sui progetti proposti nei singoli atenei. Il suo intervento, che ha
provocato un fuoco di fila di domande e osservazioni, ha sottolineato come
questa strategia sia in realtà parte di un disegno che a livello mondiale vede i
grandi gruppi finanziari impegnati nel tentativo di risucchiare l’intelligenza
collettiva veicolandone i linguaggi verso le start up.
La relazione dell’Avv. Nobile dopo un’analisi dell’ultimo rinnovo contrattuale
del quale ha sottolineato la generale insufficienza e le criticità, ha
evidenziato come in pochi sappiano come è costruita una busta paga e come
spesso, nella scuola, si evincano inesattezze, ritardi ed errori sempre a
scapito del lavoratore, ritardi ed errori che poi necessitano di ricorsi e mesi
o anni di tempo per essere risolti.
Infine la mia relazione è entrata nel merito delle competenze e degli obbiettivi
prefissati dalle linee guida di EDUFIN che sottolineano innanzitutto
l’importanza di educare a riconoscere la sussidiarietà orizzontale quale
principio costituzionale che promuove l’iniziativa autonoma dei cittadini anche
in sostituzione dell’intervento pubblico. E’ in questo senso che vanno viste le
spinte continue alla creazione di welfare aziendali anche nel pubblico e
l’istituzione dei fondi pensione. Si tratta di un progressivo abbandono da parte
del pubblico e della conseguente aziendalizzazione di ambiti e settori come per
l’appunto scuola, sanità, trasporti ecc. cui la popolazione è bene che si abitui
fin dalla più tenera età in modo da non avanzare, raggiunta l’età lavorativa,
richieste pretestuose e potenzialmente sovversive.
Ora, tutti i relatori concordavano che se anche dovessimo accettare questa
impostazione, qualora aggiungessimo obiettivi di apprendimento e competenze che
vanno dalla conoscenza approfondita delle condizioni che favoriscono la crescita
economica, alla conoscenza di forme funzioni e modalità di impiego delle monete
reali e virtuali, che dovrebbero essere raggiunti dagli allievi di primaria e
secondaria con un massimo di 20 ore annue (i corsi si svolgono all’interno delle
33 ore dedicate all’educazione civica) capiremmo immediatamente quanto ci sia di
velleitario in questo percorso. Se consideriamo inoltre che in queste linee
viene illustrato l’attuale modello economico come l’unico possibile, risulta
molto semplice comprenderne il fine.
Trait d’union di tutte le relazioni è stato infatti disvelare la valenza
ideologica di queste misure che arrivano nelle scuole alcuni anni dopo
l’introduzione di un linguaggio bancario (debiti o crediti formativi, portfolio
delle competenze, ecc.) adottato nella valutazione degli allievi. Deve apparire
necessario per gestire il futuro costruire un soggetto che si concepisca come un
capitale e adatti alla sua esistenza le tecniche ed il linguaggio di un fondo
finanziario e tale introiezione parte proprio dall’acquisizione di tale
linguaggio. Alla solidarietà deve sostituirsi la concorrenza tra figure che, pur
restando subalterne, cercano di valorizzarsi come capitale umano investendo su
competenze che escludono il sapere come visione del mondo, che escludono la
costruzione di un sé collettivo.
Quesito emerso dal dibattito è stato: come opporsi a questa terribile deriva?
Tanto per cominciare riaffermando, nell’insegnamento dell’educazione civica e
non solo, il dettato costituzionale laddove emerge con chiarezza che l’economia
è uno strumento nelle mani dell’uomo e non il contrario ma soprattutto che
questa deve essere sottoposta a scelte politiche finalizzate al benessere
collettivo, che l’impresa deve, pur se privata, rispondere ad un ruolo sociale,
che libertà senza giustizia sociale ed ecologica significa sfruttamento e abuso,
che infine non si può parlare di giustizia ed equità senza ipotizzare una
massiccia ed accurata redistribuzione della ricchezza collettivamente prodotta
ma che oggi purtroppo si concentra in poche ed avidissime mani.
Sergio Riggio