ROJAVA: SDF E YPJ RESISTONO, RESPINTI DIVERSI ASSALTI DELLE MILIZIE GOVERNATIVE. KOBANE SOTTO ASSEDIO SENZA ACQUA, LUCE E INTERNET
In Siria prosegue l’attacco totale alla rivoluzione confederale del Rojava da
parte delle milizie del presidente autoproclamato Al Jolani, sostenuto dalla
Turchia con il favore di Stati Uniti, Ue, Israele e petro-monarchie del Golfo.
Nonostante il cessate il fuoco dichiarato martedì sera, i tagliagole
dell’esercito governativo siriano continuano ad attaccare le posizioni delle
Forze Siriane Democratiche e delle Ypj, poste ora a difesa delle aree a
maggioranza curda dell’Amministrazione autonoma sui fronti di Hasake e
soprattutto Kobane, città simbolo della resisteza a Daesh dieci anni fa, ora di
nuovo sottoposta a un assedio. Damasco, con l’aiuto di Ankara, accerchia il
cantone dell’Eufrate, al quale ha tagliato corrente, acqua e internet. Gli
abitanti di Kobane e dintorni sono quindi senza servizi e senza cibo, poiché
tutte le vie d’accesso sono bloccate.
All’assedio governativo si aggiunge l’inverno: Kobane, infatti, è sotto una
bufera di neve. Sotto la neve, però, Sdf, Ypg e Ypj resistono e rispondono al
fuoco nemico. Nelle ultime ore hanno riferito di aver inflitto pesanti perdite
alle bande di Hts e Daesh. Stamattina respinto un tentativo di avanzata sul
fronte di Sarrin, sud di Kobane. All’artiglieria e ai droni di Damasco, le Sdf
hanno risposto distruggendo vari mezzi militari delle milizie, uccidendo o
ferendo diversi miliziani e sottraendo loro le armi.
Sempre sotto la neve, dall’altra parte del confine con lo stato turco, nel Bakur
(Kurdistan settentrionale), a Suruc, decine di migliaia di curdi continuano a
riversarsi verso il confine per unirsi alla Resistenza. In corso duri scontri
con la polizia turca. Stesse scene ai confini con la regione del Kurdistan
iracheno, dove però le autorità dei partiti nazionalisti curdi al governo stanno
facendo passare, al contrario dei soldati turchi che invece hanno sparato sulla
folla in diverse occasioni.
Proprio in Basur (Kurdistan meridionale), a Erbil, oggi ci sono stati movimenti
diplomatici: Mazloum Abdi, comandante delle Sdf, e Ilham Ahmed, rappresentante
degli Esteri dell’Amministrazione autonoma, hanno incontrato i leader della
regione autonoma del Kurdistan iracheno e Tom Barrack, l’inviato speciale Usa,
il quale però avrebbe ribadito, in sostanza, la linea statunitense: le forze di
autodifesa del Rojava devono sciogliersi e integrarsi come singoli nell’esercito
siriano.
C’è poi il fronte di Raqqa, dove gli jihadisti di Daesh, liberati dai loro
compari governativi, sono tornati a sventolare le bandiere nere del sedicente
Califfato, mettendo i video in rete. Poco distante, intanto, circondate da tutti
i lati e sotto bombardamenti continui, unità anti-terrorismo delle Sdf e delle
Ypj continuano a resistere asserragliate nella prigione di Al Aqatan, impedendo
la fuga di altri 5mila militanti di Daesh che il governo di Damasco vuole
liberare. Dentro tutto il Rojava prosegue la mobilitazione generale, con tutte
le persone dai 7 ai 77 anni impegnate nelle strade – in armi o con altri compiti
– per difendere la rivoluzione confederale.
La chiamata, comunque, è a resistere in tutto il mondo. In Europa cresce la
rabbia, a partire dai giovani della diaspora curda, arrivati ieri sotto il
Parlamento europeo a Bruxelles, cercando di entrare all’interno contro le
complicità dell’Ue con Damasco, visto il recente incontro tra Al Jolani e Von
der Leyen, con 620 milioni di euro promessi all’ex esponente di Al Qaeda. La
manifestazione è stata attaccata con gli idranti dalla polizia belga. Scene
analoghe a Ginevra, in Svizzera, intorno alla sede delle Nazioni unite.
Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto è intervenuta, per aggiornamenti e un
commento, Daniela Galiè, giornalista di Dinamo press che lo scorso autunno si è
recata nei territori dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del
nord-est. Ascolta o scarica.