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FREE MARWAN BARGHOUTI: AUDIO DEL WEBINAR “PRIGIONIERE POLITICHE. LE DONNE PALESTINESI NELLE CARCERI DI ISRAELE”
Il “Comitato Nazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi“ ha organizzato giovedì 19 febbraio 2026 l’interessante webinar ‘Prigioniere politiche: le donne palestinesi nelle carceri di Israele’. Al webinar era annunciata la partecipazione di Khalida Jarrar, già parlamentare palestinese dell’FPLP ed ex prigioniera, attualmente ricercatrice all’università di Birzeit sulle condizioni delle donne palestinesi detenute. Non ha potuto tuttavia essere presente perché ricoverata in ospedale, a causa dei lunghi periodi detentivi a cui è stata sottoposta, che hanno lasciato segni ancora oggi, a oltre un anno dall’ultimo rilascio, a inizio 2025. “Le carceri israeliane – ha spiegato in apertura Luisa Morgantini, portavoce italiana del Comitato – sono pensate per negare sistematicamente l’umanità dei prigionieri palestinesi, per romperne il corpo e lo spirito. In questo sistema disumano e disumanizzante, le donne non solo subiscono vessazioni e torture comuni a tutti i detenuti, ma anche violenze specifiche in quanto donne”, per minare anche il loro rientro attivo in società, come tentato con la Jarrar. All’incontro c’erano comunque due autorevoli ex prigioniere politiche palestinesi: Manal Tamimi, attivista del villaggio di Nabi Saleh, voce autorevole della resistenza popolare palestinese e oggi coordinatrice sul campo di Faz3a, campagna internazionale che coordina l’arrivo di volontari internazionali in Cisgiordania per opporsi, con la propria presenza, alle angherie di coloni e soldati d’occupazione. Oltre alla Tamimi, al webinar è intervenuta anche l’avvocata Diala Ayesh, oggi legale di diversi prigionieri e osservatrice – da vicino – della situazione dentro le carceri, da dove è uscita l’ultima volta solo nel gennaio 2025, a seguito dell’ennesimo arresto su base amministrative. Con Tamimi e Ayesh hanno dialogato, grazie alla traduzione di Hatem Sabdra, Massimo Amato e Luisa Morgantini, del Comitato Nazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi. Ascolta o scarica.
February 20, 2026
Radio Onda d`Urto
CHIAPAS: “UN QUIROFANO EN LA SELVA LACANDONA”. VIA AL PROGETTO SOLIDALE PER UNA STRUTTURA SANITARIA AUTONOMA ZAPATISTA
30 anni fa, il 16 febbraio 1996, l’EZLN – l’Esercito zapatista di liberazione nazionale, in Chiapas – e l’allora Governo messicano guidato dal presidente Ernesto Zedillo – firmavano gli Accordi di San Andrés. L’intesa, siglata a San Andrés Larráinzar (Chiapas) a due anni dall’insurrezione zapatista del Capodanno 1994, puntava a “riconoscere i diritti, l’autonomia e la cultura delle popolazioni native”, trasformando la rivolta zapatista in battaglia politica.  Le promesse di San Andrés furono ben presto tradite dallo Stato messicano: “gli accordi – scrive a commento oggi, 30 anni dopo, il nostro collaboratore Andrea Cegna nella newsletter Il Finestrino – diventeranno legge solo nel 2001, con il governo di Vicente Fox. Una legge che, secondo l’EZLN, tradiva però quanto firmato cinque anni prima. Tradimento è la parola usata dai neozapatisti: non per indicare una semplice applicazione parziale o ritardata, ma la rottura di un patto e la fine dello spazio di dialogo”. Da allora a oggi, il movimento zapatista ha continuato il proprio percorso di autonomia, in dialogo continuo e costante con le comunità del Chiapas e con il sostegno di realtà solidali in tutto il mondo. Da quest’intreccio nasce, in queste ore, un nuovo progetto, la seconda tranche di “Un Quiròfano en la Selva Lacandona“, che punta a realizzare una struttura sanitaria autonoma per le popolazioni della Selva Lacandona. L’obiettivo è raccogliere 50.000 euro: clicca qui per partecipare alla raccolta fondi. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a due voci con Andrea Cegna – nostro collaboratore, curatore de “Il Finestrino” e del collettivo 20zln.org – e Vito Raspanti, compagno di Terra Insumisa – Sicilia Sud Globale, realtà che fanno parte della Rete Europa Zapatista. Ascolta o scarica  
February 16, 2026
Radio Onda d`Urto
“KOBANE CALLING”: SABATO 24 GENNAIO MANIFESTAZIONE IN PIAZZA ROVETTA A BRESCIA CON LA RETE RISE UP FOR ROJAVA
Sabato 24 gennaio a Brescia la rete Rise Up For Rojava chiama una manifestazione a sostegno della rivoluzione confederale della Siria del Nord e dell’Est, sotto attacco militare diretto da parte delle bande jihadiste di Al Jolani, autoproclamatosi presidente (a interim) della Siria, grazie all’esplicito sostegno di Turchia, Usa, Nato, Ue, Israele e regimi arabi regionali. La decisione arriva dopo l’assemblea pubblica di mercoledì 21 gennaio, partecipata da diverse decine di persone, al Csa Magazzino 47. Tra i presenti anche numerosi esponenti della comunità curda bresciana. La manifestazione in solidarietà al movimento di liberazione curdo e al confederalismo democratico si terrà sabato 24 gennaio, ore 15.30, in largo Formentone (l’ex piazza Rovetta) a Brescia. Su Radio Onda d’Urto Giuseppe, compagno del csa Magazzino 47 e della rete Rise Up For Rojava. Ascolta o scarica   Dalla rete Rise Up 4 Rojava Brescia: “KOBANE CALLING: RISE UP 4 ROJAVA! Sabato 24 gennaio 2026 ore 15.30 Largo Formentone – Brescia. CON LA RESISTENZA, CONTRO LE GUERRE E I GENOCIDI DEL CAPITALISMO, PER L’AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI. Il confederalismo democratico in Siria è sotto attacco, scendiamo in piazza per difendere la rivoluzione! L’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est, l’autogoverno del Rojava, e il popolo curdo sono sotto attacco su tutti i fronti. Nel silenzio complice della comunità internazionale le milizie salafite dell’attuale regime siriano assediano Kobane – la città simbolo della resistenza contro Daesh – liberano miliziani jihadisti dalle prigioni, massacrano, uccidono e torturano i civili, rapiscono le donne per ridurle in schiavitù. Il cosiddetto governo di transizione di Al Jolani (Al Sharaa) è comandato dalla Turchia e sostenuto dagli Stati Uniti, dall’Ue e da Israele. Le potenze capitaliste, globali e regionali, hanno raggiunto un accordo per la spartizione della Siria e hanno dato il via libera a Damasco per cercare di cancellare l’autogoverno del Rojava fondato sulla democrazia diretta delle comuni, l’autonomia delle donne, l’ecologia sociale, l’autodeterminazione e la convivenza pacifica tra i popoli. La minaccia esistenziale che incombe sul confederalismo democratico è parte della ristrutturazione globale del sistema capitalista attraverso la nuova fase di imperialismo aggressivo in corso. L’Amministrazione autonoma del Rojava rappresenta un’alternativa allo sfruttamento e alla distruzione imposte dal capitalismo a lavoratori e lavoratrici, oppresse e oppressi, allo stato-nazione, ai nazionalismi e alle divisioni settarie della nostra epoca, che devastano e opprimono il Medio oriente e il mondo. In un mondo in fiamme, la rivoluzione confederale resiste da 15 anni al baratro nel quale ci vuole trascinare la barbarie capitalista. La dobbiamo difendere. Difenderla significa continuare a lottare insieme contro le guerre e i genocidi del capitalismo, per l’autodeterminazione dei popoli e la resistenza degli oppressi dalla Siria e dal Kurdistan alla Palestina, dall’Iran all’Europa e a tutto il mondo”
January 22, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: L’ESERCITO OCCUPANTE ISRAELIANO MINACCIA DI DEMOLIZIONE IL CAMPO DI CALCIO DI AIDA CAMP
Striscia di Gaza: sono almeno 430 i palestinesi uccisi da Israele in tre mesi di cosiddetto “cessate il fuoco”, 5 in media al giorno, mentre Israele fa sapere di aver definito “nuovi piani militari” per lanciare altre aggressioni militari contro Gaza. I media israeliani parlano di marzo come mese individuato per il possibile attacco.  Oltre alle uccisioni dirette,  a Gaza si muore anche per freddo, fame, malattie. 4 persone decedute solo martedì 13 gennaio 2026, nel crollo di alcuni ruderi, spazzati dal vento e dalle piogge continue, mentre – nonostante le promesse di Netanyahu – il valico principale, quello di Rafah, rimane sigillato. Da Gaza alla Cisgiordania. Anche qui proseguono le violenze e le uccisioni, da parte sia dei coloni che dell’esercito israeliano. “La quotidianità è sempre più segnata da incursioni militari, arresti arbitrari e una crescente ondata di aggressioni da parte dei coloni contro i civili palestinesi”, denuncia Fabian Odeh, cittadino italo palestinese che viaggia spesso in Cisgiordania, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “La sottrazione – prosegue Odeh – di risorse e territori è sistematica, vengono demolite le infrastrutture vitali e si espandono gli insediamenti. Violenze che negano anche l’accesso alle situazioni più normali: andare all’università è pericoloso. Pochi giorni fa l’attacco dell’esercito con l’incursione all’ateneo di Birzeit, vicino a Ramallah: l’esercito ha sparato pallottole vere e ferito almeno una dozzina di studenti”. Altre situazioni che altrove sarebbero normali, in Cisgiordania sono a rischio, come il gioco del calcio. Negli ultimi giorni infatti si è parlato con insistenza dell’abbattimento per volere israeliano del campo sportivo del campo profughi di Aida, vicino Betlemme, a pochi metri dal muro dell’apartheid voluto da Tel Aviv. Quello di Aida Camp è uno dei pochissimi spazi ricreativi rimasti e proprio per questo nel mirino dell’esercito e dell’occupazione. L’ordine di demolizione, in scadenza in queste ore, è stato al momento rinviato, ma solo di una settimana. Una petizione per salvarlo rivolta a Fifa e Uefa si sta avvicinando al mezzo milione di firme ed è stata già siglata da decine di realtà sportive popolari italiane e internazionali.  Della situazione in Cisgiordania Occupata, di quanto accaduto a Birzeit e della situazione di Aida Camp su Radio Onda d’Urto l’intervista a Fabian Odeh, cittadino italopalestinese spesso in West Bank. Ascolta o scarica  
January 13, 2026
Radio Onda d`Urto
VENEZUELA: ALMENO 40 MORTI NELL’AGGRESSIONE MILITARE USA. TRUMP MINACCIA MEZZO CONTINENTE AMERICANO
Almeno 40 morti, tra militari e civili, è il primo bilancio parziale dell’aggressione militare Usa contro il Venezuela di sabato 3 gennaio 2025. Un assalto militare che ha pochi precedenti nei tempi moderni, quello contro il Venezuela ordinato da Trump, per rapire il presidente Nicolas Maduro e la moglie, Cilia Flores, caricarli su una nave militare Usa e processarli negli Stati Uniti (con quali garanzie e quale autorità non è dato sapere…) per “narcotraffico e terrorismo”. Maduro e Flores sono arrivati effettivamente a New York e, scesi dalla nave da guerra Uss Iwo Jima, deportati al Metropolitan Detention Center, carcere federale di Brooklyn. Intanto, dopo gli attacchi terroristici della notte del 3 gennaio, non ci sono stati ulteriori sviluppi, almeno pubblici. Per ora. “Siamo pronti a un nuovo attacco”, annuncia il tycoon promettendo che gli Usa “gestiranno Caracas fino alla transizione”, mettendo le mani sul petrolio e le altre imponenti risorse naturali del Venezuela. Non solo questo, però; i raid Usa mandano un messaggio lampante a tutti gli altri Paesi, a partire da quelli del SudAmerica, non ancora allineati alla dottrina neocoloniale e imperiale Usa; da Trump minacce dirette sono andate, in ordine sparso, a Cuba, Colombia, Brasile, Messico e pure…il Canada, tutti accusati a vario livello di “narcotraffico”. Su questo, dal Messico, Paese simbolo dei disastri causati nei decenni dalle varie “guerre alla droga”, la corrispondenza con Andrea Cegna, nostro collaboratore e curatore della newsletter Il Finestrino dedicata al SudAmerica. Ascolta o scarica Sul fronte del futuro del Venezuela, dall’estero si fa sentire -‘è arrivata l’ora della libertà’, le sue parole – la premio Nobel per la pace e leader dell’opposizione fascista e golpista Maria Corina Machado, che si dice “pronta a governare”. Trump però la scarica subito: ‘non ha il sostegno necessario’. La Casa Bianca guarda quindi prima a cosa accadrà a Caracas, dove la situazione è in evoluzione. A muoversi per prima la Corte Suprema,che ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la presidenza, dandole così mandato di rispondere all’attacco Usa e delineare il futuro della stessa Repubblica Bolivariana e più in generale del Venezuela, di cui discuterà lunedì 5 gennaio anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a cui Caracas si era appellata fin dalle ore successive dell’aggressione militare Usa. Su Radio Onda d’Urto l’analisi di Rodrigo Andrea Rivas, ex esule politico cileno in Italia, giornalista, saggista, economista e profondo conoscitore della realtà politica sudamericana. Ascolta o scarica
January 4, 2026
Radio Onda d`Urto
AMERICHE: GLI USA ATTACCANO IL VENEZUELA. RAID SULLA CAPITALE CARACAS
Attacco militare Usa contro il Venezuela. Nelle prime ore di sabato 3 gennaio 2026 raid di Washington hanno squarciato il cielo di Caracas e di altre regioni del Paese caraibico, al centro ormai dall’estate 2025 delle mire espansionistiche di Trump, con continui attacchi nei mari antistanti il Venezuela (e un centinaio di vittime), che la Casa Bianca ha genericamente definito come (presunti) “narcotrafficanti”. Ora l’accelerazione bellica anche dentro il territorio venezuelano, con attacchi che colpiscono infrastrutture militari in particolare attorno e dentro Caracas, oltre a zone fortemente simboliche – e senza nessun risvolto militare – del potere bolivariano, come il mausoleo dove riposano le spoglie di Hugo Chavez. In una nota, Maduro parla di “gravissima aggressione militare Usa” in “siti civili e militari nella città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”. Sempre secondo la dichiarazione riportata da Tele Sur, “lo scopo dell’aggressione è l’appropriazione delle risorse strategiche del Venezuela. L’obiettivo non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. E ancora: “il presidente Maduro ha attivato tutti i piani di difesa nazionale e ha ordinato l’attuazione del decreto che dichiara lo stato di turbativa esterna su tutto il territorio nazionale, per proteggere i diritti della popolazione, il pieno funzionamento delle istituzioni repubblicane e l’immediata transizione alla lotta armata”, anche se – al momento – non ci sono risposte della contraerea venezuelana all’attacco Usa, ancora in divenire. Su Radio Onda d’Urto un primo commento (ore 10 del mattino) con Andrea Muratore, analista di scenari geopolitici e collaboratore di Inside Over.  Ascolta o scarica   ITALIA – In Italia, Rete dei Comunisti, Osa e Cambiare Rotta annunciano per lunedì 5 gennaio una giornata di mobilitazione nazionale “contro l’aggressione militare Usa al Venezuela e con i popoli della Repubblica Bolivariana”. Qui il comunicato, diffuso da Contropiano.org 
January 3, 2026
Radio Onda d`Urto
CAMPAGNA ABBONAMENTI: TRASMISSIONI D’ARCHIVIO PER I PRIMI 40 ANNI DI RADIO ONDA D’URTO
Campagna Abbonamenti di Radio Onda d’Urto: 1985 – 2025! Per i primi 40 anni della Radio, da lunedì 15 a sabato 20 dicembre 2025 la programmazione quotidiana sarà dedicata in buona parte alla Campagna Abbonamenti della nostra e vostra emittente. Dentro lo Spazio Approfondimenti, dalle ore 11.10 a mezzogiorno e dalle ore 17.40 alle ore 18.45 riprenderemo file storici dai nostri archivi, per ripercorrere e attualizzare assieme il nostro percorso di lotta e di informazione dal basso, senza un secondo di pubblicità. Lunedì 15 dicembre – pomeriggio: Lunedì 15 dicembre – mattina: antifascismo. 5 novembre 19888: il dirigente del Movimento sociale italiano, il fascista Pino Rauti tiene un comizio al Quadriportico di Piazza Vittoria il 5 novembre. La Brescia antifascista non tollera che a pochi passi da Piazza Loggia ci sia un raduno dell’ MSI e con la pratica dell’antifascismo militante cerca di impedirlo.  Ascolta o scarica   ABBONATI! – Abbonarsi a Radio Onda d’Urto significa versare una sottoscrizione mensile di 8 euro – o più – alla nostra emittente (per un totale di almeno 96 euro all’anno) attraverso diverse modalità. Abbonarsi a Radio Onda d’Urto è fondamentale per la Radio. La nostra emittente non ha introiti pubblicitari e può vivere solo attraverso l’autofinanziamento che garantisce una totale autonomia di pensiero e di azione, coprendo le (ingenti) spese di gestione di una Radio che trasmette informazione indipendente e libera 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, in FM, DAB, digitale terrestre, streaming e app gratuita. Come puoi abbonarti? * * Contanti  nei nostri studi radiofonici di via Luzzago, 2/b a Brescia, nei giorni feriali dalle 7 alle 19, il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 , la domenica (o festivi) dalle 9 alle 12. * Con una contribuzione postale tramite bollettino. * In banca, anche tramite modulo Sepa/ex Rid. * Direttamente online su PayPal all’indirizzo ufficio@radiondadurto.org * con sottoscrizione IBAN tramite: CONTO CORRENTE BANCARIO intestato a RADIO ONDA D’URTO ODV presso BANCA POPOLARE ETICA – IBAN: IT54Y0501811200000011007481 Tutte le informazioni dettagliate le trovi qui!
December 15, 2025
Radio Onda d`Urto
BRESCIA: IN MILLE AL CSA MAGAZZINO 47 PER RICORDARE, IN MUSICA, IL NOSTRO JEAN LUC STOTE
Almeno un migliaio di persone ha attraversato, domenica 7 dicembre 2025, il centro sociale Magazzino 47 di Brescia per il Pop Club in versione extralarge per Jean Luc Stote, storico redattore di Radio Onda d’Urto, scomparso lo scorso 30 settembre, Dal pomeriggio fino a tarda serata oltre una ventina di gruppi, musiciste e musicisti sul palco del centro sociale di Brescia tra tanti concerti live, aneddoti, ricordi e pensieri per e con il nostro Jean. Il modo migliore, crediamo, per non disperdere lo straordinario patrimonio di idee, relazioni e legami che Jean Luc Stote è riuscito a creare, in 20 anni da responsabile delle trasmissioni musicali di Radio Onda d’Urto, e altri anni da redattore e collaboratore. Per rivedere la lunga diretta, 9 ore, di Radio Onda d’Urto puoi cliccare qui. Di seguito, il video e audio della giornata.  
December 8, 2025
Radio Onda d`Urto
POP CLUB PER JEAN-LUC STOTE: DOMENICA APPUNTAMENTO AL MAGAZZINO 47. LA CONFERENZA STAMPA
Pop Club per Jean-Luc Stote: domenica 7 dicembre al centro sociale Magazzino 47 di via Industriale 10, a Brescia. Conferenza stampa di presentazione dell’appuntamento di domenica, dalle ore 15 alle ore 22, con la versione extralarge del Pop Club, una delle tante creazioni di Jean-Luc Stote, storico redattore della Radio, scomparso il 30 settembre. Una giornata, quella al Magazzino 47, per ricordare assieme Jean-Luc nel modo che, crediamo, avrebbe preferito. Sul palco oltre 20 tra band, artiste-i, tra musica dal vivo, bar e cucina, aneddoti, immagini, racconti su e per il nostro Jean, che – ricordava sempre – “per non morire deficienti…bisogna uscire la sera”. Dalla conferenza stampa: * Michele, della redazione informativa di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. * Laura, della redazione musicale di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. * Simone, della redazione musicale di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. Di seguito la line-up della giornata:  15:00 – 15:20 Ailex 15:20 – 15:40 Starship Collective 15:40 – 16:00 Cek Franceschetti 16:00 – 16:20 Noalter band 16:20 – 16:40 Laura Sirani 16:40 – 17:10 Bonebreakers/Gangsters 17:10 – 17:30 Ettore Giuradei 17:30 – 17:50 Hellfred & Riverjumpers 17:50 – 18:10 Gab De La Vega & the open cages 18:10 – 18:30 Ovlov 18:30 – 18:50 Andrea Van Cleef & The Blackjacks 18:50 – 19:10 Ottavia Brown 19:10 – 19:30 Jet Set Roger 19:30 – 20:00 Grande Orchestra del Disastro 20:00 – 20:20 Ducoli – Gaffurini duo 20:20 – 20:40 Garrapateros 20:40 – 21:00 Claudia is on the sofa 21:00 – 21:20 The Great Inferno 21:20 – 21:40 Giovani al doppio gin 21:40 – 22:00 Sipolo 22:00 – end Putan Club #jeanlucstote
December 5, 2025
Radio Onda d`Urto
NASCE IL COMITATO NAZIONALE PER LA LIBERAZIONE DI MARWAN BARGHOUTI E DI TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI DETENUTI NELLE CARCERI ISRAELIANE
In occasione della Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, sabato 29 novembre prende avvio anche in Italia la Campagna Internazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri militari israeliane, tra cui minori, operatori sanitari, giornalisti, donne e persone con disabilità. Organizzazioni della società civile italiane, impegnate nella tutela dei diritti umani e nel rispetto del diritto internazionale, hanno aderito alla mobilitazione globale istituendo un Comitato Nazionale per garantire un’azione coordinata sul territorio. La campagna si propone di promuovere iniziative pubbliche finalizzate a chiedere: 1. la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, 2. la liberazione del leader politico palestinese Marwan Barghouti, 3. la chiusura dei centri di tortura israeliani, 4. la tutela dei diritti umani e dei diritti dei detenuti, 5. il rispetto della Terza e la Quarta Convenzione di Ginevra (1949) e il diritto internazionale umanitario, 6. l’accesso del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) alle carceri e ai detenuti palestinesi in Israele. Si invitano associazioni, reti e realtà locali ad aderire alla campagna e coordinarsi per promuovere iniziative territoriali a partire dal 29 novembre e durante tutto il periodo della campagna. La liberazione di Marwan Barghouti e dei prigionieri palestinesi rappresenta un passo essenziale verso un percorso di giustizia, pace e libertà. PER INFORMAZIONI E ADESIONI: freemarwanitalia@proton.me Su Radio Onda d’Urto intervista a Simonetta Rossi, del Comitato nazionale Free Marwan Barghouti. Ascolta o scarica.
November 27, 2025
Radio Onda d`Urto